Melfi come Santa Maria Capua a Vetere?
Dodici detenuti in particolare hanno raccontato di essere stati prelevati dalle celle, ammanettati ai polsi con fascette da elettricista, fatti inginocchiare faccia al muro e poi trascinati fuori nel piazzale. Con brutalità, stando a quanto hanno riferito.
Le testimonianze
«Alcuni agenti ci schiaffeggiavano e prendevano a calci», «qualcuno aveva la testa rotta e sanguinante, occhi tumefatti, nasi rotti…», «ci sputavano addosso», «perdevo sangue dalle gambe», «tutti venivano colpiti coi manganelli», «le guardie avevano il passamontagna», «hanno pestato mio zio che è cardiopatico», «mi hanno fatto spogliare e colpito nelle parti intime», sono le voci raccolte da avvocati e famigliari.
Le indagini
Nessuno, ribatte però la procura, al momento della visita medica, necessaria per il nulla osta al trasferimento, ha parlato di calci e pugni. Forse perché le visite si sono tenute davanti agli stessi agenti presunti autori delle violenze. «Sicuramente era presente personale della Penitenziaria», ha dichiarato ai pm il dottore del carcere di Melfi Vito Antonio Spelacchio. «Nessuno mi ha segnalato malori o di essere stato vittima di pestaggi, quindi non ho proceduto a un esame più approfondito. Farli denudare (…) poteva essere inteso come atto umiliante o invasivo». I detenuti hanno ritrovato la parola una volta lontani da Melfi, con altri dottori.
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