Per non dimenticare: l’omicidio dell’agente di Polizia, Cappiello

Sono passati ormai quarantacinque anni dall’assassinio dell’agente della Polizia di Stato, Gaetano Cappiello, morto all’età di 28 anni, il 2 luglio del 1975, il quale lasciò la moglie e una bambina in tenera età, durante un’operazione della questura di Palermo finalizzata ad incastrare alcuni estorsori che avevano preso di mira un commerciante e cinquantuno anni dalla nascita dell’ufficiale dei carabinieri Emanuele Basile, ucciso la sera del 3 maggio del 1980, alle età di 30 anni, da un killer della mafia mentre assisteva con la propria figlia di 4 anni e la moglie ad uno spettacolo pirotecnico; il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani intende commemorare entrambe le giovani figure, in quanto simbolo di valori civici altamente istruttivi per le future generazioni. Serietà, coraggio, alto senso dello Stato e della legalità, amore per la vita sono le qualità che li contraddistinguevano e che ritroviamo nella motivazione con cui sono state concesse le medaglie d’argento e d’oro al valor civile.

«Guardia di pubblica sicurezza addetto a squadra investigativa, volontariamente ed insistentemente si offriva di partecipare a rischioso servizio per la cattura di pericolosi malviventi, autori di tentata estorsione, con il compito di agire, di sorpresa dall’autovettura della vittima. Nel corso dell’operazione, spinto da generoso impulso ed insigne coraggio, non esitava ad affrontare i due malfattori, armati e travisati, avvicinarsi all’autovettura, nel tentativo di ridurli all’impotenza e di assicurarli alla giustizia. Durante l’azione veniva, però, colpito a morte da numerosi colpi di arma da fuoco. Il suo ardimentoso intervento costringeva i malviventi a desistere dall’azione criminosa ammirevole esempio di attaccamento al dovere e di consapevole sprezzo del pericolo» (Medaglia d’argento al valor civile di Gaetano Cappiello)

«Comandante di Compagnia distaccata, già distintosi in precedenti, rischiose operazioni di servizio, si impegnava, pur consapevole dei pericoli cui si esponeva, in prolungate e difficili indagini, in ambiente caratterizzato da tradizionale omertà, che portavano alla individuazione e all’arresto di numerosi e pericolosi aderenti ad organizzazioni mafiose operanti anche a livello internazionale. Proditoriamente fatto segno a colpi d’arma da fuoco in un vile agguato tesogli da tre malfattori, immolava la sua giovane esistenza ai più nobili ideali di giustizia ed assoluta dedizione al dovere. Monreale (Palermo), 4 maggio 1980.» (Medaglia d’oro al valor civile alla memoria di Emanuele Basile)

Il CNDDU ritiene fondamentale oggi richiamare alla memoria figure di una tale levatura morale, perché costituiscano un modello di riferimento non solo per i singoli cittadini, ma anche per gli esponenti più ragguardevoli della vita sociale e politica del Paese, i quali non sempre si distinguono per spirito di sacrificio e dedizione nei confronti del proprio ruolo. Soprattutto chi occupa punti nevralgici per il consorzio civile dovrebbe massimamente custodire l’amore per le istituzioni e il culto della rettitudine. Proprio come i giovani uomini, mai troppo compianti, di cui oggi ricordiamo le gesta. Abbiano sempre una degna collocazione nella scuola italiana insieme agli altri martiri della legalità.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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