Ricevuto  il divieto protocollato dagli  uffici della presidenza della Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale rispetto alla richiesta di un’aula per lo svolgimento di un’assemblea studentesca per il NO al Referendum Costituzionale.

Ricevuto un’ora fa dagli universitari  il divieto protocollato dagli  uffici della presidenza della Scuola delle Scienze Umane e del Patrimonio Culturale rispetto alla richiesta di un’aula per lo svolgimento di un’assemblea studentesca per il NO al Referendum Costituzionale.  L’assemblea, prevista per domani pomeriggio alle ore 17.00 nell’aula Seminari della Facoltà di Lettere e Filosofia,  era stata pensata proprio per creare un momento di discussione e collettivizzazione della presa di posizione del corpo studentesco rispetto al Referendum, cosa che evidentemente non è ben gradita alla governance universitaria. Già ieri gli studenti del Collettivo Universitario  Autonomo Studentesco avevano ricevuto un no verbale dall’istituzione universitaria che si adegua dunque alla circolare di tre giorni fa inoltrata dai due rettori Fabrizio Micari e Davide Pignataro (rispettivamente di Palermo e di Catania) con la quale si impedisce agli studenti di organizzare dibattiti referendari perché “nessun evento sarà autorizzato salvo nei casi in cui venga garantito il contraddittorio e la piena equidistanza delle diverse posizioni politiche con la presenza di tecnici ed esperti della materia”.
La volontà palesata dalla circolare è dunque quella di non dare spazio all’interno delle facoltà universitarie  a momenti in cui si possa esprimere e collettivizzare un pensiero di parte, apertamente schierato, in questo caso a favore del No. Al tempo stesso rendiamo noto  che solo qualche settimana fa, il 22 ottobre scorso, proprio il rettore Micari ha invitato Matteo Renzi in persona al Teatro Massimo ove si stava svolgendo l’inaugurazione dell’anno accademico. Cosa che ha permesso al premier di   Perché invitare proprio il premier? Si chiedono a questo punto gli universitari? L’occasione dell’inaugurazione appare una forzatura, una vera e propria scusa. In quell’occasione ricordiamo inoltre che il nostro dissenso è stato zittito a colpi di manganello.
“Il rettore ha offerto a Renzi un’occasione ideale  per poter fare propaganda politica sul SI, per dare visibilità alla sua figura e alle sue posizioni. E noi non vogliamo aspettare il 4 dicembre per prendere parola! Abbiamo il diritto di esprimere e diffondere la nostra posizione in merito al Referendum nei luoghi che in quanto studenti ci appartengono! L’atteggiamento della Governance universitaria palesa come e quanto le istituzioni siano totalmente protese a sostenere il fronte del Si e il governo Renzi. Ad abusare del proprio potere per reprimere il nostro pensiero in quanto in netta contraddizione con il pensiero del potere dominante.E’intollerabile  come i poteri forti possano godere tranquillamente del diritto a esprimere un pensiero di parte e  a noi studenti che siamo i veri protagonisti dell’università questa stessa possibilità venga negata” afferma Silvia Fabra del collettivo universitario autonomo
“Si fanno garanti dell’indipendenza dell’ateneo, – continua Giulia Callari, studentessa anche lei del Collettivo – dopo avere ospitato il presidente del consiglio Renzi e dopo aver blindato il centro di Palermo per garantire la visibilità e la campagna elettorale del presidente? Per i potenti passerelle, palchi e tappeti rossi, per noi studenti invece manganelli, aule negate, bocche tappate! Tutto ciò è assurdo. Useremo tutti i modi possibili, approfitteremo di qualsiasi tipo di occasione per diffondere la nostra opinione in merito al referendum. Abbiamo diritto di fare quella assemblea e la faremo! Ne abbiamo il pieno diritto e nessuno può lederlo. Sapere che nelle nostre facoltà, nei luoghi deputati alla nostra formazione non siamo liberi di esprimere le nostre opinioni ci lascia basiti e al tempo stesso conferma e alimenta la nostra rabbia nei confronti di un’università sempre più lontana da noi e sempre più vicina ai  poteri forti e agli interessi del pensiero dominante”.