UNA NUOVA E DIVERSA FORMAZIONE PROFESSIONALE IN CAMPANIA PER CONTRIBUIRE ALLO SVILUPPO OCCUPAZIONALE

La disoccupazione in Campania è un dato allarmante:  arriva, nel primo trimestre 2017 alla cifra record del 22,4%  con il  + 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2016 e con  + 10,3% rispetto alla media nazionale;  nel contempo,  aumentano  le persone in cerca di occupazione con un + 17,5% e aumentano, anche,  coloro i quali cercano lavoro avendone perso uno precedentemente (più 16,1%). La disoccupazione giovanile resta il dato più allarmante con circa il 50% dei giovani tra i 15 e i 29 anni. Lo stesso dato dei NEET – giovani che non studiano e non lavorano – è abbastanza contraddittorio. All’inizio di marzo 2017, su un potenziale di 295. 000,  i giovani che hanno aderito a Garanzia Giovane sono 155.923, ne sono stati presi in carico 84.008 (pari al 54% circa e con una percentuale di copertura ancora al di sotto della media nazionale). Sono stati inseriti in percorsi di formazione 9.263 giovani, 27.287 sono stati avviati in tirocinio, 3.382 in servizio civile e, grazie al  bonus occupazionale, 10.310 giovani assunti.

Alla luce dei suddetti  dati, la CLAAI – Associazione dell’Artigianato e della Piccola Impresa della Campania- non può che esprimere  un giudizio negativo sull’operato dell’Assessorato Regionale alla Formazione Professionale retto da Chiara Marciani.

E’ utile sottolineare che, a quasi due anni dall’insediamento e considerata l’allarmante disoccupazione,  l’Assessore e l’Assessorato Regionale  alla Formazione non hanno determinato una politica attiva costituita da   provvedimenti  normativi e da progetti  esecutivi  utili a contribuire  allo sviluppo occupazionale.

Di  fronte alle sfide poste  della quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0), anche al fine della riduzione del divario tra le diverse aree del Paese, occorrerebbe un grande investimento nella formazione professionale, attraverso un’alleanza forte tra istituzioni, aziende, enti di formazione e parti sociali.

La priorità della Campania è quella di costruire  un solido e organico sistema educativo, articolato in molteplici offerte formative che siano in grado di coprire i fabbisogni dell’intero arco di vita e rispondente alle effettive esigenze delle aziende, modernizzando  l’istruzione e la formazione e rafforzando, in particolare,  l’apprendimento basato sul lavoro.

A tal proposito andava e va valorizzato il contratto di apprendistato allo scopo di favorire un accesso qualificato dei giovani nel mercato del lavoro, con adeguati sostegni all’artigianato  e alle piccole imprese, sia per creare nuove e migliori opportunità di lavoro sia per strutturare un sistema di formazione duale regionale che completa e rafforza l’infrastruttura educativa.

Oltre all’apprendistato, l’Assessorato Regionale alla Formazione dovrebbe sollecitare le  attitudini imprenditoriali delle persone, in particolare i giovani, rendendo disponibili azioni formative, consulenziali, di sostegno e di  accompagnamento  all’avvio di lavoro autonomo, di impresa  e di autoimpiego e   promuovere azioni di sensibilizzazione, formazione e aggiornamento tecnico e professionale  rivolte agli imprenditori e alle figure gestionali e manageriali di impresa finalizzate all’acquisizione delle competenze strategiche  e operative necessarie a gestire processi di sviluppo, riorganizzazione,  ristrutturazione e innovazione tecnologica.

Di tutto ciò l’Assessorato Regionale  alla Formazione non si è occupato minimamente.

Fino ad oggi, l’assessorato Regionale alla Formazione ha brillato per atti che appesantiscono burocraticamente tutte le autorizzazioni, per la lentezza esasperante nelle decisioni e per il vuoto, quasi assoluto, nella progettazione e negli atti strategici.

Un confronto più serio e costante con le parti sociali – Associazioni datoriali e sindacali-, e non solo con gli enti di Formazione, alcuni dei quali presenti costantemente nelle stanze dell’Assessorato, determinerebbe, sicuramente, l‘ampliamento, il consolidamento e la diffusione  della filiera formativa – quella cioè in cui si apprende nel lavoro e attraverso il lavoro, complementare alla scuola e all’università – diventando  un asse strategico fondamentale delle politiche e degli investimenti del futuro.

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