di Raffaele Ambrosino

Le uniche cifre certe sono quelle stampate nero su bianco sui bollettini Tari da pagare. Cifre da capogiro per una tassa, quella sullo smaltimento dei rifiuti, che ai napoletani vale un triste record: è tra le più care d’Europa. Meno chiara è la percentuale di raccolta differenziata che si riesce a realizzare in città. E la politica, quella di maggioranza come quella di opposizione, specialmente sotto elezioni spara spesso numeri a casaccio, arrotondando per eccesso o per difetto, a seconda delle convenienze. Basta fornire dati senza dichiararne la fonte, tanto chi si prende poi la briga di andare a controllare? Eppure ce ne sono molti di enti, istituti, agenzie pubbliche e associazioni ambientaliste che monitorano scrupolosamente il conferito differenziato. Basti pensare all’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), all’Orr (Osservatorio regionale rifiuti) o a Legambiente.

Con numeri alla mano forniti da fonti ufficiali è possibile tracciare un bilancio assolutamente preciso di ciò che è stato raggiunto effettivamente nel corso dell’ultimo decennio. Un decennio importante, considerata la questione ambientale, non fosse altro che in questo periodo si è manifestata l’emergenza rifiuti raccontata dai media locali, nazionali e internazionali e che su questo terreno è stata vinta, o persa (dipende dai punti di vista) più di una competizione elettorale. Dieci anni in cui è possibile mettere a confronto le percentuali di raccolta differenziata raggiunte nei cinque anni della giunta Iervolino con quelli del governo de Magistris. Chi ha fatto meglio dei due? Dai dati della tabella forniti proprio da Ispra e Orr, è evidente che nessuno dei due ha brillato. Ma è altrettanto evidente che la tanto vituperata Iervolino, ha fatto decisamente meglio o, forse è più opportuno dire, ha fatto meno peggio dell’attuale sindaco.

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Nel periodo 2006/2011 (il suo secondo mandato come inquilina di Palazzo San Giacomo), l’ex ministro dell’Interno segna un risultato a due cifre: più 10.01. Passa infatti da un 8,09 a un 18,1% dal 2006 al 2011. Poi il cambio di guardia e l’arrivo al Palazzo dell’ex pm, che in campagna elettorale aveva promesso il raggiungimento del 70% in soli sei mesi. Purtroppo non è andata così: dal 2011 a dicembre del 2015 il sindaco “arancione” ha fatto crescere la differenziata del 6,99%, portandola al 25%. Vince dunque Rosetta 10,01, contro il 6.99 di Giggino.

Eppure l’amministrazione parla di un traguardo del 30%. Cinque punti in più rispetto ai dati di Ispra e Orr. Come è possibile questo delta? Certo manca il dato ufficiale degli ultimi mesi del mandato, ossia da gennaio del 2016 ad oggi. Ottimistico pensare che questi cinque mesi abbiano segnato il passo. Molto più realistico constatare che l’amministrazione, ai risultati ufficiali delle differenziata effettivamente raccolta dal Comune di Napoli tramite l’Asìa, aggiunge quelli della raccolta “privata”, ossia quella conferita alle piattaforme direttamente da aziende private come i grossi supermercati o le fabbriche. Una percentuale pari a circa il 5% che il sindaco Iervolino non ha mai computato per evitare di “drogare” il totale.

Per approfondire

http://orr.regione.campania.it/osservatorio/docs/documenti/2015_NA_Napoli.pdf

http://www.isprambiente.gov.it/it/banche-dati/rifiuti