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La vicenda della “trascrizione” dei matrimoni gay si arricchisce ogni giorno di nuovi elementi. Siamo di fronte ad una sorta di “work in progress”, un “mosaico” che si sta formando a poco a poco, dove ogni parte ambisce ad aggiungere “tasselli”, anzi, meglio, “cubetti” o “frammenti colorati” per creare un disegno, anzi, in questo caso, per definire il “progetto” che ognuno ha in mente.

Nei giorni scorsi abbiamo trattato ampiamente della circolare del 7 ottobre inviata dal Ministro dell’Interno Alfano ai prefetti, per invitare i sindaci a revocare i provvedimenti con i quali avevano autorizzato la “trascrizione” dei matrimoni gay celebrati all’estero all’ufficio dello stato civile.

Si è poi parlato diffusamente delle dure reazioni delle parti politiche e delle varie associazioni, contro le disposizioni di Angelino Alfano.

Mentre in Parlamento giacciono da tempo le proposte per legiferare su una materia tanto sensibile, il “mosaico” si arricchisce di “particolari”. Ad esempio, ieri abbiamo saputo che dare della “testa di c….” ad un sindaco omofobo (dove la c ed i quattro puntini che seguono non stanno per “cavolo”) non è reato.

In particolare, si tratta di una querela presentata dal sindaco di Sulmona, che aveva definito “l’omosessualità una aberrazione genetica” durante una trasmissione televisiva elettorale. Uno studente della Bocconi, visto il filmato su Youtube lo definì, appunto, “testa di c….”.  La procura di Busto Arsizio, tuttavia, ha chiesto l’archiviazione, sostenendo che “la reazione del giovane davanti a tale frase è stata contenuta”.

E’ andata peggio, invece, ad un residente di Milano, sposato in Spagna con il suo compagno; lui aveva definito il sindaco di Sulmona (per la stessa vicenda) “un verme”. In questo caso, infatti, il pm di Milano Enrico Pavone ha chiesto il rinvio a giudizio. Quindi, facendo un minimo di sintesi rispetto a questi “pezzi del mosaico” che si sono aggiunti: si può dire “testa di c….!”; ma, al contrario, è vietato dare del “verme”.

Sempre in tema di “elementi del mosaico”, su Huffington Post è stato pubblicato un blog di “Luiss Arcobaleno”, Associazione Lgbt, sulla manifestazione silenziosa delle “Sentinelle in piedi” (di cui ha trattato nei giorni scorsi  Francesco Colafemmina) contro il progetto di legge Scalfarotto. Il blog è significativamente intitolato “Sentinelle in piedi : la violenza del silenzio”.

Secondo gli autori del pezzo, il silenzio di queste persone che vegliano nelle piazze “è provocatorio, quasi intimidatorio”. A loro parere, “negli ultimi mesi il silenzio ha assunto, per una manciata di persone, la configurazione di arma propagandistica, di strumento di lotta politica”.

In una sorta di “crescendo rossiniano”, il silenzio delle Sentinelle in piedi viene paragonato ai film horror dove “il demone appare in giardino immobile e silenzioso ricordando che lui c’è e sta arrivando”. Solo per dovere di cronaca, ricordiamo sempre che stiamo parlando delle manifestazioni silenziose delle Sentinelle in piedi, non delle violenze dei “black block” che distruggono piazze, vetrine ed auto al loro passaggio. Ed anche questo, quindi, è un altro elemento del mosaico che si sta faticosamente costruendo.

Tornando a fatti più “istituzionali”, il sindaco di Milano, e noto avvocato, Giuliano Pisapia, ha annunciato ieri di avere completamente ignorato la circolare di Alfano e di avere “firmato personalmente, in qualità di ufficiale di stato civile, la trascrizione di sette matrimoni tra persone dello stesso sesso che si sono celebrati all’estero”.

Secondo Pisapia “si tratta di un atto nel pieno rispetto della legge che prevede questo obbligo quando si tratta di matrimoni celebrati legittimamente secondo le norme del Paese in cui si sono svolti”. In pratica, Pisapia ha “attuato” la c.d. “rivolta” dei sindaci che hanno adottato provvedimenti in materia, annunciata subito dopo la pubblicazione della circolare del Ministro dell’Interno.

A questo proposito, sempre ieri, il presidente dell’Anci e sindaco di Torino Piero Fassino, ha scritto al Presidente del Consiglio chiedendo un incontro urgente, facendo presente che sulle nozze gay decidono i sindaci. Secondo l’ex segretario dei DS “non si può affidare a ordinanze prefettizie competenze che la legge riconosce in capo agli enti locali”. E questi, dunque, sono altri pezzi del mosaico che si sta prendendo forma.

Tuttavia, la presa di posizione del rappresentanti dei sindaci italiani non è affatto condivisa da Gustavo Zagrebelsky, giurista ed ex presidente della Corte Costituzionale, che certamente non può essere accusato di simpatie verso posizioni “reazionarie”.

Secondo Zagrebelsky, intervistato su La Stampa, a prescindere dall’essere o meno favorevole ai matrimoni gay, i sindaci sono pubblici ufficiali e non semplici cittadini, che possono fare obiezione di coscienza e andare in prigione pagando il prezzo della loro obiezione. “I sindaci sono ovviamente obbligati ad osservare le leggi, fino a quando non siano abrogate, dichiarate incostituzionali o modificate; ma in più, per quel che riguarda gli atti dello stato civile -come sono le registrazioni dei matrimoni- i sindaci sono ufficiali dello stato civile, articolazioni del Governo nazionale e, in particolare, del Ministero dell’Interno”, ha concluso il giurista torinese.

In sostanza, negli ultimi anni, a seguito dell’introduzione dell’elezione diretta, sempre più spesso qualcuno ha pensato che i sindaci debbano farsi veicolo dell’opinione diffusa tra gli elettori. Ma, in qualche caso, ci si dimentica quale sia  esattamente il loro ruolo e quali siano le loro responsabilità di fronte alla legge.

Dopo questi ulteriori elementi del “mosaico”, aggiungiamo un ultimo “pezzo” al disegno che si sta intravedendo, in attesa dell’intervento del Parlamento.

Tutte queste iniziative assunte a Napoli, Bologna e Milano sulla trascrizione dei matrimoni gay, partivano da un punto di riferimento ben preciso : il provvedimento con il quale il tribunale di Grosseto, tempo fa,  aveva ordinato all’ufficiale dello stato civile del comune toscano di trascrivere il matrimonio fra due uomini celebrato a New York nel 2012.

Ebbene, senza tanto clamore, ieri il Corriere Fiorentino ha pubblicato la notizia che la Corte d’Appello, su impugnazione del pubblico ministero, ha annullato quel provvedimento del tribunale di Grosseto per difetto di notifica all’avvocatura. Motivi procedurali, quindi, ma si tratta pur sempre di una decisione con la quale è stata invalidata la prima sentenza.

Il sindaco di Grosseto ha fatto sapere di aver dato esecuzione alla decisione della Corte d’Appello di Firenze, precisando: “noi rispettiamo la legge. L’ufficiale delle stato civile, così come negò la trascrizione prima di essere costretto dalla sentenza grossetana, adesso l’ha cancellata per lo stesso motivo”. In sostanza, quel precedente più volte citato anche in questi giorni, in realtà non esiste più, anche se non è stato precisato quando questa cancellazione sia materialmente avvenuta.

E questo è l’ultimo elemento del “mosaico”. Per ora.

Moreno Morando

fonte: Il quotidiano del P.A.