Massimo Bray, la Scorziata in rovina, ma la voglia di riscatto dei cittadini è viva

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Il Sacro tempio della ‪#‎Scorziata‬ si chiama così perché nel 1579, oltre che grazie alle figlie del fondatore del Monte di Pietà di Napoli, fu costruito per volontà di Giovanna Scorziata, una delle figlie spirituali di San Gaetano da Thiene. Si trova nel centro di Napoli, a vico Cinquesanti: pochissimi metri da piazza San Gaetano, che dell’antica Neapolis era l’agorà.

Della chiesa destinata alle preghiere dei teatini e della comunità da loro animata, dopo che nel 1993 fu depredata di tutti i quadri, delle statue, degli altari, delle acquasantiere – e dopo che un incendio, nel 2012, ne ha parzialmente distrutto portale e travi di copertura – all’inizio di quest’anno era rimasto solo il pavimento. Adesso non c’è più nemmeno quello: è stato asportato negli scorsi mesi, prelevando quanto di riutilizzabile era possibile, fra i calcinacci distaccati, che lo nascondevano ormai alla vista di chi entrasse nella navata. Eppure qui nel 2010, in una cavità sottostante alla chiesa, fu scoperto un affresco con un crocifisso ancora ben leggibile, ancora vivido nei colori. Forse non è tutto perduto.

Qualche giorno fa, una persona mi ha scritto su Facebook, con una determinazione dalla purezza disarmante: “Oggi sono andato al Comune per fare salvare l’affresco della Scorziata, per farlo mettere in sicurezza”. È sbagliato dire che nella chiesa non sia rimasto più nulla di valore. È rimasta la voglia di riscatto di questi cittadini ‪#‎laculturachevince‬

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