Lo strano boom delle aste giudiziarie a Ragusa

A Ragusa la Procura indaga sul boom delle aste

  1. Incontro oggi al Tribunale di Ragusa tra tutti i parlamentari iblei all’Assemblea regionale siciliana e il presidente facente funzioni del Tribunale Salvatore Barracca, sulla questione delle aste giudiziarie e delle procedure esecutive che negli ultimi anni ha travolto l’intero territorio della provincia di Ragusa. L’incontro, promosso dalla deputata del M5S Vanessa Ferreri, e’ stato richiesto per invitare i magistrati ad adottare un orientamento meno drastico delle norme che regolano i processi di esecuzione, anche per dare una prima risposta al dramma che stanno vivendo centinaia di famiglie ragusane, e in sintonia con i recenti interventi legislativi al codice di procedura civile volti a tutelare chi subisce l’espropriazione da accanimenti giudiziari e dalle dinamiche spesso poco trasparenti che si innestano durante il meccanismo delle aste giudiziarie. Tra le nuove norme, quella in base alla quale “quando risulta che non e’ piu’ possibile conseguire un ragionevole soddisfacimento delle pretese dei creditori, anche tenuto conto dei costi necessari per la prosecuzione della procedura, delle probabilita’ di liquidazione del bene e del presumibile valore di realizzo, e’ disposta la chiusura anticipata del processo esecutivo”. Il presidente Barracca ha reso noto come al momento, presso il Tribunale di Ragusa, vi siano circa 2400 procedimenti iscritti nel registro delle esecuzioni immobiliari, un numero esorbitante rispetto ad altri Tribunali della Sicilia, che invece godono di un organico di magistrati piu’ ampio rispetto a quello attualmente esistente nel Tribunale ibleo. Nel 2016, ha riferitolo stesso presidente, il numero delle procedure in cui e’ stata disposta la chiusura anticipata, e’ di circa 80, a testimonianza del fatto che se il caso concreto posto all’attenzione del giudice e’ idoneo a godere di tale normativa favorevole, i magistrati non esitano ad applicarla. Non solo. Reso noto, inoltre, come i casi in cui sia stata disposta la liberazione di un immobile che sia anche prima abitazione, nel 2016, siano all’incirca una ventina su 80 casi. Barranca ha infatti assicurato ai deputati iblei che quando oggetto della procedura esecutiva sia una prima casa, l’attenzione dei magistrati e’ maggiore e che l’espropriazione e’ da considerarsi come extrema ratio.
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