L’IAMC di Napoli rilancia l’innovazione e il trasferimento tecnologico nel campo della ricerca oceanografica

L’IAMC di Napoli rilancia l’innovazione e il trasferimento tecnologico nel campo della ricerca oceanografica

image2_shelter labdi Diletta Capissi

Si chiamano PiTAM e STIGEAC e sono il fiore all’occhiello della ricerca scientifica in ambito oceanografico: portati avanti dall’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del CNR, che ha sede a Napoli, entrambi i progetti fanno parte di Parfamar, costellazione di cinqueproposte di tecnologia e ricerca scientifica per il mare ammessi al finanziamento del Programma PON Ricerca & Competitività 2007/2013.

Ennio Marsella, dirigente di ricerca presso l’IAMC di Napoli, spiega: “Obiettivo comune a PiTAM e STIGEAC è potenziare la capacità di ricerca dell’Italia Meridionale, costruire e innovare attrezzature che consentano un rilievo in mare più efficace di quanto non sia possibile oggi”. Si tratta di un progresso fondamentale per far fronte alle sempre più frequenti emergenze in ambiente marino. “Ad esempio se c’è l’urgenza di misurare l’inquinamento delle acque a seguito del danneggiamento di una petroliera– prosegue Marsella – si ha la necessità di integrare attrezzature diverse, e questo può rallentare l’operatività. L’obiettivo di PiTAM e STIGEAC è produrre piattaforme tecnologiche dove alloggiare un insieme di laboratori già pronti e calibrati che possano rispondere rapidamente a queste esigenze. Strutture resilienti e modulari: laboratori pronti a intervenire, autosufficienti ma in grado di stare in sistema e in rete tra loro”.

image1_shelter labIl tasso di innovazione tecnologica è significativo, se pensiamo ad esempio allo sviluppo delle performance dei droni, che qui possono portare un carico di 20 kg e dunque un numero maggiore di strumenti di rilievo: “oltre allo sviluppo tecnologico – prosegue Marsella – puntiamo infatti anche sulla formazione di giovani: ad esempio in questo momento c’è una grande richiesta nel mondo di operatori che possano agire sui droni marini e sui droni con carico pesante e quindi c’è una nuova generazione di tecnici/ricercatori che si sta formando proprio nell’ambito di questo progetto”.

La formazione va, dunque, di pari passo con l’innovazione e ha una forte rilevanza all’interno di PiTAM e STIGEAC che comprendono tre percorsi didattici, uno per il progetto PiTAM rivolto ai diplomati, e due per il progetto STIGEAC, rispettivamente STIGEAC OB2 rivolto ai diplomati e STIGEAC OB3 rivolto ai laureati. Al conclusione, è previsto unwork-shop in cui gli studenti/stagisti, insieme al responsabile della formazione (Dott.ssa Luciana Ferraro, IAMC – CNR Napoli) e al personale impegnato nei progetti di ricerca,presenteranno e discuteranno gli obiettivi raggiunti.

Ricerca, progettazione, innovazione tecnologica e formazione: con i progetti PiTAM e STIGEAC, l’IAMC di Napoli integra tutti questi passaggi coordinandoli, concretizzando un percorso di trasferimento tecnologico completo. Intervenendo su due variabili critiche dell’economia del Mezzogiorno: il gap tecnologico e l’occupazione. Il percorso formativo, in fase conclusiva, ha accostato alle lezioni in aula l’esperienza pratica, attraverso l’affiancamento a ricercatori e professori dell’IAMC e dell’Università Parthenope di Napoli e trasferte presso i cantieri dove si stanno realizzando le piattaforme e i laboratori tecnologici.

Marsella (Optima)
Marsella (Optima)

Una visione contemporanea della didattica e della ricerca, che passa anche per la pianificazione di spazi destinati al pubblico: “abbiamo l’idea di realizzare a Napoli, quello che chiamo in maniera impropria Museo del mare– rivela Marsella – anche se questa è un’espressione che richiama l’immagine di una struttura statica, mentre noi pensiamo ad una sorta di laboratorio aperto che partendo dalla ricerca e dalla sua strumentazione, possa raccontare ciò che succede quando si realizza una campagna di rilievo in mare. Questa capacità di diffondere i risultati, quasi spettacolarizzazione della scienza, l’ho sempre vista come possibilità di fare divulgazione scientifica”. E aggiunge: “anche le navi romane, ritrovate nel cantiere della metropolitana di Piazza Muncipio non hanno ancora una collocazione, sarebbe opportuno garantire una sede espositiva in cui, ad esempio, il pubblico potrebbe seguirne il restauro”. L’intuizione del ricercatore è strategica e lungimirante: “un museo del mare all’interno del porto, in grado di attirare turisti e cittadini in una zona importante di Napoli, ci rende attori naturali per contribuire a far rinascere questa grande risorsa che ha la nostra città”.

Nelle immagini: gli Shelter-labs e la Jack-up Platform progettati e realizzati nell’ambito del progetto, Ennio Marsella (ph Optima Italia).

Di seguito, l’intervista a Ennio Marsella, realizzata da Stefano Fedele per Optimagazine.

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