Le notizie sui giornali di domenica 18 ottobre: Roma in piazza contro la Raggi, Tria contro Di Maio e a difesa di Draghi

Le notizie sui giornali di domenica 18 ottobre: Roma in piazza contro la Raggi, Tria contro Di Maio e a difesa di Draghi

Ecco le principali notizie in evidenza sui giornali di domenica 28 ottobre 2018.

Politica Interna

Sit in al Campidoglio contro la Raggi. Ieri Virginia Raggi era sulle labbra di migliaia di cittadini romani assiepati in piazza del Campidoglio. «Roma dice basta»: ecco lo slogan della manifestazione, battesimo ufficiale della protesta di strada, ripresa da tutte le televisioni del mondo. Niente partiti né sindacati. Movimento civico nato su Facebook. Una marea di gente senza etichetta che urla sotto il bunker di Palazzo Senatorio: «Dimettiti! Dimettiti!». Sit in contro il degrado urbano e sociale (di cui la morte di Desirée è la più tragica delle testimonianze), contro le voragini stradali, contro gli autobus vetusti che prendono fuoco, gli alberi malati che cadono, contro la «grande monnezza» che umilia la capitale e soffoca i quartieri, centro e periferia. Primo segnale di risveglio della città. Non nasce dalla politica ma da sei «cattive ragazze» (Emma Amiconi, Francesca Barzini, Tatiana Campioni, Roberta Bernabei, Valeria Grilli e Martina Cardelli), gruppo civico che ha lanciato a giugno un appello su Facebook raccogliendo oltre ventimila adesioni. Ed eccoli qui i cittadini che dicono basta. Piazza stracolma, un ricambio continuo di gente che sale e scende dalla scalinata del Campidoglio. Diecimila persone, dicono i promotori e non vanno lontano dalla realtà. Certo, per la Raggi, un periodaccio: è alla vigilia di una sentenza che potrebbe toglierle la poltrona per statuto grillino, del referendum radicale sulla liberalizzazione dei trasporti da terzo mondo, è anche reduce dal flop maltempo con le strade allagate e flum di rifiuti in libera uscita, con i tifosi del Cska Mosca inghiottiti da una scala mobile debilitata, in ultimo la terribile storia di San Lorenzo, quartiere dove una ragazzina può morire tra le macerie di edifici feudo degli spacciatori. Eppure lei non fa una piega. La risposta di Virginia Raggi arriva nel pomeriggio e fa arrabbiare ancora di più i romani scesi in piazza. Li accusa di essere degli snob sostenuti dal Pd, di essere andati alla manifestazione con «borse firmate da mille euro» e barboncini al guinzaglio, di non aver mai fatto la spesa al mercato né preso un autobus. «È solo il Pd mascherato. Non mi lascio incantare dalle sirene degli orfani di Mafia Capitale».

Migliaia in piazza al Campidoglio “La Raggi se ne vada” – Tria difende Draghi su spread e banche: “Lo spread è dannoso e minaccia le banche” – Strage nella sinagoga Usa: 11 morti – Piano per la Siria dal vertice di Istanbul. Entro l’anno formazione del comitato costituzionale – Il Sinodo dei vescovi: più donne e apertura ai gay

Il patto per l’unità tra Minniti e Zingaretti. Il Pd prova a ripartire da Milano, dal socialismo europeo, dai padri nobili come Walter Veltroni e dal congresso che s’annuncia «vero» e dall’esito tutt’altro che scontato. Ieri tutti i big, ad eccezione di Matteo Renzi in Cina, si sono ritrovati al The Mall di Milano, al Forum per l’Italia, per una due giorni di studio e tavoli tematici che avrebbe dovuto segnare l’ultimo atto politico della segreteria di Maurizio Martina. Lui oggi annuncerà la road map congressuale – la convocazione dell’assemblea il 10-11 novembre e le primarie il 3 o 10 febbraio – poi nei prossimi giorni formalizzerà le dimissioni ma, nonostante le smentite di rito, è possibile che alla fine decida di correre in proprio presentandosi al voto dei gazebo. Chi ci sarà quasi certamente è Marco Minniti che secondo alcuni colonnelli potrebbe annunciare la sua candidatura già dopodomani. Nicola Zingaretti è invece in piena campagna per le primarie già da settimane. Secondo l’agenzia Agi, i due si sarebbero anzi già incontrati e avrebbero concordato un patto per una sfida leale senza guerre fratricide. «L’Italia è un paese cruciale nella sfida per battere i nazionalisti che vogliono distruggere l’Europa. Noi siamo pronti a costruire un progetto largo, liste aperte alle Europee, lavorando con tutte le forze che non vogliono il baratro», ha spiegato ieri Martina. Oggi la sua relazione chiuderà la seconda giornata del Forum, che si aprirà con l’intervento del sindaco Beppe Sala. E Dario Franceschini confermato il suo appoggio a Nicola Zingaretti: «Milioni di elettori che ci hanno abbandonato il 4 marzo hanno chiesto al Pd di voltare pagina. Vogliono un segnale di discontinuità. Zingaretti è il più adatto a interpretare questo bisogno. Ha sempre allargato il campo delle alleanze, ha vinto con coalizioni ampie anche quando il Pd ha perso, ha governato bene tenendo insieme tante voci». Franceschini sostiene qundi che alle elezioni europee bisogna andare con una lista che abbia «un nome nuovo» che rappresenti «il campo largo europeista e di opposizione a questo governo».

Politica Estera

Strage nella sinagoga Usa: 11 morti. È entrato nella sinagoga di Pittsburgh, Pennsylvania, gridando: «Tutti gli ebrei devono morire». E ha sparato uccidendo otto persone e ferendone almeno 12, tra questi alcuni agenti di polizia. Il killer è stato bloccato, identificato come Robert Bowers, 46 anni, armato di un fucile e due pistole. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe legato ad ambienti dell’estrema destra americana. L’Fbi ha preso in carico il caso e ha aperto un’indagine «per crimine d’odio». Secondo le testimonianze l’assassino sarebbe entrato gridando: «Sto arrivando, tutti gli ebrei devono morire». L’uomo avrebbe provato a barricarsi all’interno del tempio, ma poi si sarebbe arreso agli agenti sopraggiunti in massa. E stato preso e ancora non è stato reso noto se abbia cominciato a rispondere alle domande dell’Fbi. Gli investigatori stanno ricostruendo il profilo del killer. Ma le prime indiscrezioni sono chiare: è un fanatico antisemita, molto attivo sui social network, che imbrattava con minacce e proclami contro gli ebrei. Non si è ancora esaurito l’allarme per le bombe postali, ed ecco l’ennesima strage. Le lettere esplosive indirizzate non solo ai leader politici democratici – dai Clinton a Obama – ma anche a reti tv invise a Trump (la Cnn) e a politici di seconda linea (come Maxine Waters) divenuti bersaglio di tweet del presidente pieni di astio e insulti, potevano far sospettare una qualche manovra contro la Casa Bianca condotta con strumenti eversivi. Ma ora l’identificazione dell’autore di quei falliti attentati e il massacro nella sinagoga di Pittsburgh rendono evidente che i timori più ovvi espressi davanti al linguaggio incendiario di Trump, alle sue aperture all’estrema destra razzista e all’incosciente sdoganamento delle teorie cospirative, erano più che fondati. Questi attentati che danneggiano Trump alla vigilia del voto di midterm non possono far dimenticare che la violenza politica negli Usa non è solo di destra: perché le statistiche dicono che il 71% degli omicidi politici viene commesso da estremisti di destra e perché gli estremisti godono di una considerazione dello stesso presidente che, per ora, non si riscontra a sinistra.

Piano per la Siria dal vertice di Istanbul. Una tregua permanente, il ritorno volontario dei profughi, la formazione di una commissione costituente e, soprattutto, la possibilità di andare a elezioni. Questi i passi più importanti discussi ieri sulla Siria, in un vertice a quattro riunitosi a Istanbul. I leader di Turchia, Russia, Germania e Francia si sono ritrovati sul Bosforo per cercare di dare una svolta ai sette annidi guerra, con Recep Tayyip Erdogan in veste di ospite, giocando a tutto campo tra i conflitti in Medio Oriente, gli intoppi dell’Europa, e gli sviluppi interni e internazionali sull’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. All’ordine del giorno l’accordo sulla demilitarizzazione di Idlib, ultima importante roccaforte proprio degli oppositori al regime del presidente Bashar al-Assad e un cessate il fuoco duraturo. Turchia e Russia hanno già raggiunto un accordo sulla questione Idlib, con Ankara che si è impegnata a combattere il terrorismo, ottenendo in cambio che ai curdi siriani venga limitata la sfera di influenza nella regione. Con la creazione di una zona di sicurezza, la Mezzaluna potrà anche inviare altri rifugiati oltre confine, anche se non dalle loro città di provenienza, alleviamo il peso di una crisi migratoria da 3,5 milioni di persone e riducendo l’incidenza demografica della componente curda a ridosso del confine.  In un comunicato finale, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e quello russo Vladimir Putin hanno lanciato un appello affinché sia convocato entro la fine dell’anno un Comitato che lavori sulle riforme costituzionali come primo passo verso elezioni libere in Siria. «No – si legge nel comunicato – ad agende separatiste che mirano a indebolire la sovranità e l’integrità territoriale della Siria, come pure la sicurezza nazionale dei Paesi vicini». Putin ha detto che il lavoro per la formazione del Comitato dovrà essere «serio, minuzioso e di qualità» e che la Russia, «come garante del processo di Astana, parteciperà attivamente a questo lavoro».

Economia e Finanza

Tria difende Draghi su spread e banche. Se c’è una crisi delle banche il governo è pronto a intervenire perché «è doveroso». Ma «per ora non ci sono pericoli», e tutti gli istituti italiani più importanti «sono in grado di superare i test sulla capitalizzazione» dell’Eba che venerdì prossimo metteranno sotto esame 48 banche europee. Giovanni Tria prova a chiudere così una settimana di tensione sul nostro sistema bancario e sugli effetti di uno spread che non abbandona quota 300 abbondante. «Non si può pensare che questo sia uno spread normale», torna a dire il titolare dell’Economia richiamando l’allarme di mercoledì che aveva riacceso il confronto nella maggioranza sul tema. Per cui «abbassare lo spread» è la via maestra anche per superare le tensioni sugli istituti di credito. Ma in caso di problemi specifici «è giusto che lo Stato intervenga, anche se il ministro dell’Economia non può dire come perché altrimenti si turba il mercato». Parlando alla festa del Foglio a Firenze, Tria coglie anche l’occasione per una presa di distanza dalle accuse a Draghi lanciate da Di Maio. «Draghi non è stato inopportuno perché non ha detto nulla di strano», sostiene Tria in riferimento all’attacco del leader M55 secondo cui il presidente Bce avrebbe «avvelenato il clima» con gli allarmi sulle ricadute dello spread per imprese, famiglie e banche. Proprio quel tema era stato del resto sollevato da Tria mercoledì citando la difficoltà di «reggere a lungo» rendimenti dei Btp che pesano sui bilanci delle banche e aumentano i loro costi di funding. E aggiunge: «Non vedo tutto questo pessimismo. Bisogna abbassare i toni, ma è necessario anche valutare le cifre mantenendo lucidità di giudizio. Il precedente governo stimava la crescita nel 2019 all’1,4%, noi l’abbiamo valutata all’1,5% usando un modello del Tesoro utilizzato anche dal passato governo. Se la crescita dovesse essere dell’1% il deficit non sarebbe dei 2,42% ma dei 2,46%». E allora che cosa è che fa traballare i mercati e impennare lo spread? «L’incertezza politica – risponde Tria – i mercati non riescono a capire dove va il Paese, temono un’uscita dall’Europa, timori infondati che ancora non riusciamo a fugare».

Pensioni «Quota 100». Un “mini-versamento”senza sanzioni e senza interessi per colmare i vuoti contributivi cumulati negli anni successivi al 1996. Con un onere calcolato sullo stipendio medio dell’anno successivo al “buco” o con un “forfait” per gli under 30 e le lavoratrici madri. La pace contributiva che accompagna il debutto di “quota 100”, previsto ad aprile per i primi dipendenti privati, avrà una doppia destinazione: la prima per i quotisti che devono raggiungere i 38 anni necessari per l’uscita a 62, la seconda per i più giovani con carriere discontinue alle spalle cui viene datala possibilità di ricostruire la propria carriera contributiva per evitare, in prospettiva, una pensione di vecchiaia a 70 anni e traguardare invece l’anticipo a 41 o più. In entrambe le opzioni, ancora al vaglio dei tecnici che stanno scrivendole norme da inserire in manovra, resta da decidere il costo finale, mentre è già stabilito il requisito di 20 anni minimi di contributi effettivi per accedere alla “pace”.  Il nodo è trovare una soglia compatibile con i 780 euro al mese della pensione di cittadinanza, che saranno in parte coperte con le entrate dal contributo di solidarietà che verrà applicato alle pensioni “d’oro”. II governo sta affinando le ipotesi tecniche sul tappeto. Quella più gettonata prevede un prelievo quinquennale facendo leva su 5 distinte aliquote si parte da 8-10% per gli assegni fino al 130mila euro lordi l’anno; 12-14% fino a 200mila; 14-16% fino a 350mila; 16-18% fino a 500mila e 20% secco oltre il mezzo milione. E la manovra prova ad accelerare anche l’avvio della «staffetta generazionale» chiamata a ringiovanire gli uffici pubblici. Con due mosse: la possibilità per i ministeri e gli altri enti della Pa centrale di allargare il turn over al 100%, sostituendo con nuovi ingressi tutti i pensionamenti di quest’anno, e con un pacchetto di assunzioni extra inseriti direttamente in legge di bilancio per Polizia, Forze di sicurezza, Vigili del Fuoco e i ministeri di Interno, Giustizia e Ambiente. Il tutto, quindi, mentre si prepara l’avvio di «quota 100» anche nel pubblico impiego; nel 2019, secondo le bozze, per la Pa dovrebbe esserci nei fatti una sola finestra a luglio, con un meccanismo che rimanda a fine anno o inizio 2019 le uscite per chi matura requisiti nella seconda metà dell’anno.

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