Le notizie in prima pagina sui giornali di domenica 5 maggio 2019

Le notizie in prima pagina sui giornali di domenica 5 maggio 2019

Economia e finanza

Energia, l’allarme per la fine degli incentivi. Sono cartiere e acciaierie. Fonderie e ceramiche. Ma anche industrie chimiche e cementifici. Per loro la questione dell’energia sta tornando a essere cruciale. Il motivo è semplice: oltre il 2020-2021 mancano certezze riguardo al costo del megawattora. I motivi sono soprattutto due. Una fonte di «sconti» sul prezzo dell’energia è legata al meccanismo dell’interrompibilità. Difficilmente nei prossimi anni Terna farà a meno di questo meccanismo utile anche per la gestione della rete. Resta il fatto, però, che dal 2021 in poi non ci sono certezze assolute. L’ultima asta triennale sull’interrompibilità ha riguardato infatti 2018-2019 e 2020. Oltre non c’è visibilità. Poi c’è il cosiddetto «interconnector». Un sistema che garantisce alle imprese – fino al 2021- agevolazioni sulle bollette in funzione dell’investimento sull’interconnessione della rete con altri Paesi. La componente a Cinque Stelle del governo, però, non pare interessata a una proroga. Proprio il Movimento grillino ha attaccato la forma in cui è stata approvata l’eliminazione del mercato tutelato dell’energia, fissata ora a luglio 2020 dopo vari rinvii. Lo scorso ottobre l’Antitrust è stata coinvolta in un tavolo tecnico coordinato dal ministero dello Sviluppo economico ma tutte le opzioni ora sono aperte, comprese modifiche normative o ulteriori slittamenti.

Conte alla Lega, no alla Flat tax. «La crescita sarà maggiore nel secondo semestre», assicura il premier Giuseppe Conte. Bankitalia lancia l’allarme sull’eccessiva vulnerabilità dell’Italia, la Commissione Europea è pronta a tagliare le stime già basse di crescita del Pil, ma il governo non perde l’ottimismo. A fronte di valutazioni congiunte che ipotizzano che il rialzo dello 0,2 per cento del primo trimestre di quest’anno possa essere il risultato di un “rimbalzo tecnico” e non una vera inversione di tendenza, il presidente del Consiglio, a San Giovanni Rotondo per un convegno, dichiara invece che nei prossimi mesi le misure messe in campo daranno i primi effetti, traghettando l’Italia verso «un trend sempre più positivo». Ma lancia anche un messaggio di moderazione della spesa verso i partiti di governo, e la Lega in particolare:
«La Flat tax? È ovvio che ci piacerebbe realizzare tutto a un tratto una misura omogenea di pressione fiscale molto bassa, ragionevolmente questo non sarà possibile. È un impegno di tutti non di una singola forza politica». II ministro dell’Economia Giovanni Tria ha spiegato ieri che «Da un più efficace contrasto all’evasione e alle frodi derivano risorse per ridurre la tassazione sui fattori produttivi e sostenere la crescita».

Politica interna

Caso Siri. «Per me è un caso chiuso, non è più all’ordine del giorno, quello che dovevo dire e fare è stato detto e fatto, ho preso una decisione e l’ho comunicata». Credeva di averlo messo definitivamente in soffitta, il caso Siri, con una conferenza stampa che aveva vivisezionato la vicenda, e invece Giuseppe Conte continua a essere inseguito dai cronisti, dai titoli dei giornali, dalle polemiche, dalla voglia delle Lega di lasciare aperto il caso. Addirittura, dai sussurri di un rischio di una crisi di governo, a cui nessuno in fondo crede veramente, ma che a tanti, soprattutto in casa leghista, fa comodo agitare. «Non resta che aspettare, e nessuno veramente crede a una crisi prima del voto europeo per una poltrona», dicono nel suo staff, dove ovviamente auspicano, come lo stesso Conte, che non si debba arrivare al Cdm prossimo per sbrogliare definitivamente la vicenda, con un voto o comunque con una riunione che prenda atto della decisione del premier, quella di revocare la nomina del sottosegretario. «Ma che ci sia almeno un rinvio a giudizio… Non si dice una condanna in terzo grado, ma almeno un rinvio a processo». In caso contrario, la «democrazia corre dei rischi». Matteo Salvini sbotta, e per la prima volta fissa l’altezza dell’asticella nella tormentata vicenda Siri. E dunque, il Consiglio dei ministri convocato per mercoledì prossimo non segnerà la fine del governo: «Che cosa succede mercoledì? Niente. Giovedì? Niente. E niente sabato e domenica…».

È scontro Viminale-Difesa. La notizia di un presunto salvataggio di pescherecci italiani attaccati da motovedette libiche apre l’ennesima crisi. La ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, plaude in un tweet all’intervento della Marina Militare: «Grazie al coraggio e alla professionalità dell’Italian Navy si è evitato il peggio», scrive lo staff della ministra. Ma solo poche ore più tardi, una ong, Mediterranea saving humans, capisce che qualcosa non va: «Alle 11.47 il ministero della Difesa denunciava attacchi di motovedette libiche a pescherecci italiani. Poi hanno cancellato: che cosa sta succedendo? Milizie pagate da Italia e Ue catturano migranti e terrorizzano i nostri pescatori? Ministra Trenta chiarisca subito». In serata arriva la conferma: nove pescherecci italiani salvati dalla Marina italiana rischiavano di finire nelle mani della Guardia costiera libica. Il Viminale attacca: «Anziché chiedere alla “sua” Marina Militare», la ministro Trenta non è informata e non approfondisre… Le Forze Annate meritano molto di più». Dopo ore di veleni e veline incrociate tra Viminale e Difesa, il Blog delle stelle mitraglia: «La Trenta non si tocca! Non ci era mai capitato prima di vedere un ministero, l’istituzione, usata a fini elettorali. Si è superata una linea rossa». Finché, alle nove di sera, Luigi Di Maio mira al bersaglio grosso: «Non serve che la Lega attacchi Trenta per provare a coprire il caso Siri… Basta farlo dimettere».

Politica estera

Kim rilancia: salva di ordigni a corto raggio. Primo allarme dal Comando militare sudcoreano alle 9.06 di sabato mattina: «La Nord Corea ha lanciato un missile a corto raggio» verso il Mare dell’Est (quello del Giappone). Precisazione un’ora dopo: «Abbiamo rilevato lanci multipli, tra le 9.06 e le 9.27, di proiettili con un raggio d’azione tra 70 e i 200 chilometri». Missili? O proiettili d’artiglieria sparati da un lanciarazzi a lunga gittata? Fino a tarda sera gli esperti militari e soprattutto i politici non avevano ancora definito la versione ufficiale sull’azione ordinata da Kim Jong-un. Poi è giunta la rettifica: la Corea del Nord ha sparato, certo, ma una «rafficadi proiettili», afferma il Comando di stato maggiore congiunto sudcoreano rivedendo il bollettino iniziale che parlava prima di «un missile a corto raggio» e poi di più vettori balistici. «Ogni cosa in questo mondo è possibile, ma ritengo che Kim Jong-un sia consapevole del potenziale economico della Corea della Nord, e non farà nulla per interferire o mettervi fine. Sa anche che sono con lui e non vuole tradire la promessa che mi ha fatto. Un accordo ci sarà», twitta con tempestiva freddezza Donald Trump.

Caso Regeni, la confessione dell’agente egiziano. Uno dei funzionari della National security egiziana sospettati del sequestro di Giulio Regeni ha raccontato di aver partecipato al «prelevamento» del giovane ricercatore italiano rapito al Cairo la sera del 25 gennaio 2016 e ritrovato cadavere dieci giorni dopo: «Credevamo che fosse una spia inglese, lo abbiamo preso, io sono andato e dopo averlo caricato in macchina abbiamo dovuto picchiarlo. Io stesso l’ho colpito più volte al volto». E’ la sintesi di ciò che l’agente della sicurezza egiziana ha confidato a un collega straniero nel corso di una riunione di poliziotti africani, avvenuta in un Paese di quel continente nell’estate 2017. A rivelare l’episodio è una persona che ha assistito alla conversazione tra il funzionario del Cairo e il suo interlocutore. La ricostruzione proposta dal testimone viene ritenuta dalla procura di Roma di una certa attendibilità. Per due ragioni. La prima: il testimone riferisce in modo circostanziato dei partecipanti al pranzo e del luogo in cui si sarebbe svolto. La seconda: il testimone riferisce soltanto quello che giura di aver sentito. Nulla di più, nulla di meno. E ricostruisce in modo credibile come sia venuto a capo dell’identità di quell’ufficiale egiziano che fino a quel momento gli era del tutto sconosciuto: uno scambio di biglietti da visita.

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