Le notizie in evidenza sulle prime pagine dei giornali di mercoledì 20 febbraio

Le notizie in evidenza sulle prime pagine dei giornali di mercoledì 20 febbraio

Economia e Finanza

Industria. Male l’Italia. Ma non va meglio sui mercati esteri. Giù i ricavi. E in frenata anche quelli futuri, almeno a giudicare dalle commesse. Scorrendo le tabelle Istat per fatturato e ordinativi industriali è francamente difficile trovare anche solo spiragli di ottimismo. Ovunque si getti lo sguardo si incontrano solo segni meno, in più di un caso a doppia cifra, frenata corale che non risparmia alcun settore o macro-comparto, dai beni di consumo a quelli durevoli. Gli “antipasti” forniti da produzione industriale ed export non lasciavano in effetti ben sperare ma i numeri registrati a dicembre per le vendite sono anche peggiori: un calo del 3,5% rispetto al mese precedente (quarto mese consecutivo in “rosso”), del 7,3% su base annua, massima escursione negativa dal lontano novembre 2009. In termini di indice il salto indietro è notevole, con l’industria tornata sui livelli di aprile 2017. «Sono dati che fanno riflettere, ci obbligano a reagire. Impongono un dovere e una responsabilità di tutto il paese a reagire ad un contesto economico che sta rallentando e che è arrivato anche in casa essendo il nostro un paese ad alta vocazione all’export», ha commentato Vincenzo Boccia.  «Occorre aprire immediatamente i cantieri», un’azione «anticiclica che comporterebbe più occupazione e più crescita. La questione temporale diventa importante. In quanto tempo lo facciamo – ha detto Boccia riferendosi all’apertura dei cantieri – diventa dirimente».

Inps. L’economista Pasquale Tridico alla presidenza dell’Inps. L’intesa politica sul suo nome è arrivata nel corso del vertice che si è tenuto ieri pomeriggio a Palazzo Chigi per sciogliere gli ultimi nodi sul decretone. È il primo effetto del “salvataggio” di Matteo Salvini da parte degli alleati di governo: Tridico è il super consulente di Luigi Di Maio per il reddito di cittadinanza. Il docente di Economia del lavoro all’Università di Roma Tre, sul quale il M5S ha puntato sin dall’inizio per il dopo Boeri e su cui scommette per sovrintendere alla complessa fase di attuazione della nuova misura di contrasto alla povertà. Misura bandiera che serve come non mai al Movimento in vista delle prossime tornate elettorali. E il vicepresidente – che a questo punto toccherebbe al partito di Salvini – dovrebbe avere specifiche deleghe operative. Il ruolo, però, difficilmente sarà ricoperto da Mauro Nori che fino a giovedì scorso era il favorito per la presidenza. .

Politica Interna

Il voto su Salvini. C’è malumore nei Cinquestelle per il voto che ha negato l’autorizzazione al processo per il caso Diciotti al vicepremier Salvini, accusato di sequestro di persona. Il leader pentastellato Luigi Di Maio ha usato toni duri ma chiari: chi si schiera contro è fuori dal Movimento. II capo del Movimento è stato costretto a usare il blog per uscire dal vicolo cieco, per rendere corresponsabile il popolo dei militanti della perdita di innocenza. Ma nonostante questo, si sente sempre più solo. E teme che la rivolta cresca, tanto che non è più tabù la parola «scissione». Così indurisce i toni e si prepara a cambiare il Movimento, a trasformarlo in qualcosa di molto simile agli odiati «partiti», con referenti che rispondano direttamente a lui. Anche Grillo è stato contestato a teatro. Polemiche pure per il capogruppo dei 5 Stelle Mario Michele Giarrusso che – rivolto al Pd – ha detto : «Il problema non è il nostro processo, siete voi che avete i genitori agli arresti domiciliari…» riferendosi a Renzi. E poi ha mimato le manette. Con il Pd che ha duramente contestato il gesto. E’ vero che con la scelta di votare «no» al processo contro Salvini, Di Maio ha salvato se stesso e il Governo ma comunque è il Movimento a pagare il conto mentre per la Lega è stato tutto, ancora una volta, gratis. E allora la domanda è se il prezzo pagato serva o no a rafforzare il patto politico con il leader leghista.

L’inchiesta sui genitori di Renzi. Laura Bovoli e Tiziano Renzi hanno «fatto sparire qualsiasi documentazione societaria delle cooperative fallite» per nascondere i mancati versamenti delle imposte e le fatture per operazioni inesistenti. E’ questa la pesante accusa che ha convinto il procuratore Giuseppe Creazzo e l’aggiunto Luca Turco a sollecitare l’arresto dei genitori dell’ex premier. La richiesta di cattura accolta dal giudice ricostruisce nei dettagli l’attività della coppia a partire dal 2009, anno in cui fu fondata la Delivery. E contiene numerose mail e verbali utilizzati per sostenere la contestazione di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. Una, in particolare, è stata inviata da Renzi nel 2015 e rappresenta per i magistrati una sorta di «confessione» sulle procedure usate per nascondere gli illeciti. Ma allegati agli atti ci sono anche i verbali di dipendenti e soci che svelano come il «sistema» sia stato messo in piedi per proteggere le società di famiglia. Con il Renzi ferito si schiera tutto il Pd. Con il renzismo che usa le parole d’ordine di Berlusconi sulla giustizia, c’è invece un Pd diviso, imbarazzato, ancora sotto shock dopo la notizia dell’arresto dei genitori dell’ex premier. Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia, segna il confine: «Le sentenze e le decisioni dei pm si contestano, fa parte dello Stato di diritto. Evocare il complotto però delegittima il sistema. Ma non lo capiamo che così si fa un regalo ai nostri avversari?».

Politica Estera

Cimitero ebraico profanato in Francia. Nel giorno delle manifestazioni contro l’antisemitismo programmate in tutta la Francia, 96 tombe sono state profanate nel cimitero ebraico di Quatzenheim, in Alsazia. I vandali le hanno ricoperte di svastiche con la vernice spray gialla e blu e hanno lasciato la scritta in tedesco «I lupi neri alsaziani», riferimento a un gruppo autonomista locale attivo negli anni Settanta. Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron è andato sul posto assieme al grande rabbino di Francia, Haim Korsia. «I responsabili non sono degni della Repubblica e saranno puniti», ha promesso Macron, che portava una kippah (il copricapo ebraico) e si è raccolto sulle tombe. Più tardi il presidente è tornato a Parigi e ha fatto visita al memoriale della Shoah. «La République fa blocco», ha commentato Macron. «La Storia non può ripetersi, prenderemo atti forti e chiari». Oggi pronuncerà un discorso davanti al Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche (Crit), mentre il ministro israeliano Yoav Gallant lancia un appello agli ebrei francesi: «Tornate a casa, emigrate in Israele».

Gli Stati Uniti. Nel Presidents’ Day un gruppo di 16 stati americani, guidato dalla California, ha avviato una causa contro Donald Trump per l’emergenza nazionale dichiarata per realizzare il muro al confine con il Messico, aggirando i poteri del Congresso. «Nel giorno in cui si festeggiano presidenti americani noi portiamo Trump davanti a un tribunale per bloccare il suo abuso di potere», scrive il procuratore generale della California, Xavier Becerra. Nell’atto di citazione di 56 pagine depositato nel tribunale federale di San Francisco (causa California versus Trump, fascicolo 3:19-cv-00872) i ricorrenti sostengono che il presidente ha violato in modo evidente la Costituzione e usato come pretesto una crisi inventata per dichiarare l’emergenza quando i dati della polizia doganale mostrano che le entrate di immigranti irregolari sono ai minimi da 45 anni. Nel frattempo Bernie Sanders ha dichiarato che tornerà a correre nel ticket democratico per le elezioni presidenziali del 2020. Il senatore indipendente dello stato del Vermont ha rotto gli indugi ieri, dopo una lunga pausa di riflessione sull’opportunità di riprendere a 77 anni la faticosa strada della campagna elettorale. “Mi candido per battere Trump”.

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