Le notizie in evidenza sulle prime pagine dei giornali di lunedì 13 maggio 2019

Le notizie in evidenza sulle prime pagine dei giornali di lunedì 13 maggio 2019

Fisco. Parte la lotta all’evasione dell’Irpef. Per stanare i possibili evasori le Fiamme Gialle monitoreranno certificazioni uniche, modelli 770 e compensi sopra i 50 mila euro: pronta una lista con i primi 2 mila nomi. A spingere la Gdf ad attivare un’azione mirata sui “comportamenti fiscali” dei lavori autonomi nel 2019 è stato soprattutto il tax gap dell’Irpef dei professionisti – la differenza tra imposte effettivamente versate e le imposte realmente dovute -, che il rapporto Giovannini in materia di contrasto all’evasione, allegato alla Nadef 2018, quantifica al 68,2 per cento, pari a 33,2 miliardi. Intanto un recente studio a cura di Tommaso Di Tarano e Fabio Marchetti per la Fondazione Bruno Visentini, sottolinea come ogni anno profitti per circa 600 miliardi di dollari vengano spostati dalle grandi multinazionali verso paradisi fiscali, dove eludono la grandissima parte del gettito. Secondo l’analisi, il problema della web tax italiana consiste nella difficoltà che l’Agenzia delle Entrate rischia di incontrare quando chiederà le informazioni rilevanti ad aziende Big Tech basate in Irlanda, in Olanda o magari alle Bermude. Si chiedono i fiscalisti: “Quale potere coercitivo può esercitare (un’agenzia italiana, ndr) per costringere un soggetto situato all’estero ad una sia pur minimale collaborazione?”. La proposta della Fondazione Bruno Visentini è dunque più diretta: non tassare i profitti delle Big Tech, ovunque essi siano, ma i flussi di ricavi effettuati in ciascun Paese e in questo caso in Italia.

Welfare. A circa venti giorni dalle prime erogazioni della tessera del reddito di cittadinanza, il presidente Inps e poi il ministro del Lavoro Di Maio hanno già annunciato che avanzerà 1 miliardo sui 5,6 stanziati per quest’anno. Il milione di domande inviate all’Inps non è in fondo lontano dalla platea stimata dal governo di 1 milione e 248 mila famiglie (su 1,8 milioni contate da Istat). La quota di quelle accettate — 750 mila — è già il 60% del potenziale. E siamo solo a maggio. Eppure Di Maio vuole una sterzata, come confermato anche dallo stesso Tridico. “Nei primi due mesi sono arrivate più di un milione di domande. L’ultimo dato a mia disposizione ne conta precisamente 1.125.396, circa 120mila in più del 30 aprile. Ciò significa che le richieste procedono a un ritmo di mille al giorno. La percentuale di quelle accolte dovrebbe aggirarsi attorno al 75 per cento”. Poi Tridico annuncia novità per chi al momento è escluso dal reddito di cittadinanza perchè l’anno precedente la richiesta aveva un lavoro: “La bozza di provvedimento è sul mio tavolo, spero possa essere discussa in Parlamento al più presto, forse già alla fine di questo mese. Si potrà fotografare il reddito corrente, e ciò permetterà ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di sussidio di disoccupazione o disoccupati da oltre diciotto mesi, di accedere al reddito”. Infine un giudizio su quota 100: “Siamo assolutamente in linea con le previsioni”. Sempre in tema pensioni, Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, chiarisce il caso del taglio sulle pensioni d’oro da cui sarebbe escluso chi ha cumulato i contributi: “Ho sentito l’Inps per verificare gli aspetti tecnici. La circolare sarà cambiata”.

Politica interna

Tensioni nel governo. Continuano le tensioni a distanza tra M5S e Lega. Matteo Salvini punta le proprie fiches sul rinnovo del Parlamento di Strasburgo, come dice in un comizio a Fossano, in provincia di Cuneo: “Ci dovete aiutare ad andare in Europa come primo partito europeo, la Lega primo partito europeo, per andare a riprenderci le chiavi di casa nostra. Il 26 maggio non sono elezioni europee, è un referendum tra la vita e la morte, tra passato e futuro, tra Europa libera e stato islamico basato su precarietà e paura”. Risponde Di Maio, da San Giovanni Rotondo: “L’ultimo che ha parlato di referendum è stato Renzi e non gli è andata bene. Io non sfido gli italiani, io li rappresento e voglio lavorare per rappresentarli”. E ancora: “Gli italiani scelgono in libertà alle elezioni europee, dovranno scegliere tra chi si vuole tenere gli indagati per corruzione nelle istituzioni e chino. Chi abbassa le tasse nei comizi e chi lo fa davvero”. Nel primo pomeriggio Salvini risponde a Lucia Annunziata a In mezz’ora in più e rilancia sul decreto sicurezzabis perché “costa poco e aiuta la sicurezza”. E ai grillini dice: “Al governo siamo per i sì, con i no non si aiuta il Paese”. La resa dei conti nel governo pare avere una data precisa: lunedì 20 maggio, giorno del prossimo Consiglio dei Ministri, l’unico e ultimo prima del voto per le Europee. Prima, Di Maio e Salvini non avranno alcun incontro, nè alcun vertice a tre con il premier Conte. Così, il tavolo della riunione di governo rischia di trasformarsi nell’ultimo ring elettorale tra i palazzi romani, con al centro le questioni identitarie di Lega e Movimento.

Caso Fazio. Come annunciato ieri in diretta da Fabio Fazio, la trasmissione Che Fuori Tempo che Fa, che va in onda il lunedì in seconda serata, chiuderà i battenti con tre puntate di anticipo: “Un avviso al nostro pubblico, per tutti coloro che ci seguono al lunedì, vorrei ricordavi che domani (oggi per chi legge, ndr) sarà la nostra ultima puntata. Ci è stato comunicato che le ultime tre previste non andranno in onda”. La spiegazione offerta dall’ufficio stampa è che si tratta di una decisione autonoma della rete che fa capo a Teresa De Santis, vicina alla Lega. Ma dallo staff dell’ad Fabrizio Salini si fa sapere che il manager è “molto irritato” per la vicenda di Fazio al punto di aver convocato oggi la De Santis, direttore di rete e il direttore editoriale e palinsesti. “Io non ne sapevo niente, non sapeva niente tutto il resto del Cda e si potrebbe aprire un dibattito su cosa sanno e cosa non sanno i consiglieri della Rai, ma questo adesso importa forse solo a noi, anche se ha il suo significato”. Così Rita Borioni, consigliera di amministrazione Rai vicina al Pd. “Penso si voglia dare una bella botta a questa azienda, al servizio pubblico. Penso anche che Fabio Fazio sia diventato il capro espiatorio di una situazione, di un clima interno ed esterno che vede in lui un bersaglio da colpire”.

Politica estera

Vaticano. Alle 22 di sabato, in uno stabile occupato in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, dopo una settimana senza corrente, è tornata la luce. Merito di monsignor Konrad Krajewslci, l’Elemosiniere di Papa Francesco, che ha rotto i sigilli in favore delle 450 persone di 18 diverse nazionalità che vivono nell’ex sede Inpdap. Racconta la missionaria laica Adriana Domenici, che sabato ha avvisaro monsignor Konrad della situazione drammatica: “Lunedì, dopo la sospensione dell’energia elettrica, abbiamo contattato il Comune. Martedì ci è stato detto che l’allaccio sarebbe stato ripristinato in 24 ore, ma non è avvenuto. Il cardinale ha promesso: se entro le 20 non succede niente, ci penso io. E così è stato”, dice. Immediata la reazione della politica. “Conto che l’Elemosiniere del Papa paghi anche i 300 mila euro di bollette arretrate e aiuti anche tutte le famiglie italiane in difficoltà”, commenta il ministro Salvini. Toni decisamente diversi quelli di Luigi Di Maio in difesa del Pontefice, contestato ieri da Forza Nuova: “Non c’è limite alla vergogna. La mia vicinanza a Papa Bergoglio e a tutti coloro che al suo fianco si impegnano per un futuro migliore. E più umano”. L’interventismo sociale di Papa Francesco si basa su due principi, la presa d’atto del vuoto di rappresentanza politica sindacale e la scelta di campo a favore dei poveri, con il duplice effetto di un monito alla politica che esclude i più deboli e di un richiamo alle gerarchie ecclesiastiche tradizionaliste ed elitarie, alle quali indica il modello di una Chiesa “povera per i poveri”, al posto dell’alleanza trono-altare a difesa dello status quo. Ed è un modo anche per riprendere saldamente in mano il timone della barra di Pietro scossa da scandali, lotte di potere e spaccature.

Elezioni europee. Ieri Stanislas Guérini, numero due di En Marche, ha incontrato il segretario del Pd Zingaretti a Torino, confermando la propria proposta: una coalizione di gruppi diversi da formare subito dopo il voto del 26 maggio: socialisti, Verdi e il nuovo gruppo liberaldemocratico che nascerà con gli europarlamentari del presidente francese e il vecchio gruppo dell’Alde di Guy Verhofstadt. Scopo della coalizione è arginare le forze sovraniste, ma anche avere forza negoziale quando si siederà al tavolo con il Partito Popolare Europeo della Merkel. En Marche tuttavia non chiede al Pd di abbandonare il partito socialista europeo. Il Pd potrebbe essere interessato ad un asse con Macron, tanto più perchè il movimento del capo dell’Eliseo sta vivendo un momento di difficoltà nei rapporti internazionali, con gli spagnoli di Ciudadamos che non offrono sufficienti garanzie. “Il motto è “uniti nella diversità”. Su molti temi europei siamo già d’accordo: salario minimo, Banca per il Clima, bilancio unico per l’eurozona. Era urgente cominciare a costruire un fronte contro i sovranisti che tessono già alleanze”, dice Caterina Avanza, oggi candidata Pd, ma nel 2016 protagonista della campagna di En Marche: “Il progetto di Macron è superare l’Alde e costruire una forza di centro che possa poi allearsi con i socialdemocratici e i Verdi. Vediamo cosa succederà dentro al Ppe rispetto ai sovranisti. Ma se il gruppo voluto da En Marche costruirà un’alleanza con socialdemocratici e Verdi la sfida di fare una maggioranza alternativa senza Ppe non è impossibile”.

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