LE NOTIZIE DEL GIORNO. Il caso Regeni, la battaglia della madre – Libia, i piani dell’Italia per l’intervento –

Politica interna

 Roma: Giorgia Meloni lancia il suo avvertimento a Berlusconi, sottolineando come la leadership della destra dipenda dalle sue scelte; e se a Roma il presidente di Forza Italia decide di perdere, allora significa che non è più leader. Gli scambi di battute amichevoli tra Bertolaso e Marchini lasciano intendere che un accordo tra il candidato di FI e l’imprenditore romano “indipendente dai partiti” è tutt’altro che impossibile; ma questo, accusa la candidata di Fratelli d’ Italia, “sarebbe un nuovo Patto del Nazareno contro di me”. Ma è lo stesso Bertolaso a prospettare possibili sinergie con Marchini ed a criticare Giorgia Meloni per avere cambiato idea, prima rifiutando e poi accettando la candidatura a sindaco di Roma. Da Arcore Berlusconi conferma la sua fiducia nell’ex capo della Protezione civile, ma ricorda che “la partita è ancora lunga”.

Referendum: “In Italia siamo leader delle energie rinnovabili, ma il petrolio serve”. Dall’America, dove ha inaugurato un impianto ibrido di Enel Green Power per la produzione di energia rinnovabile, Matteo Renzi replica alle polemiche nazionali ed a quelle interne al suo partito, dove parte della minoranza si schiera a favore del referendum contro le trivelle, ed afferma che “realisticamente del petrolio oggi non si può fare a meno”. Resta comunque immutato l’impegno sul fronte dell’ambiente, soprattutto dopo l’appello giunto dal vertice di Parigi, con gli accordi sottoscritti dalla comunità internazionale per l’equilibrio del consumo tra energie fossili e rinnovabili. L’Italia resta all’avanguardia in questo settore che guarda al futuro, il nostro Paese può trarre beneficio sia dalla globalizzazione che dall’innovazione tecnologica.

 

Politica estera

 Caso Regeni: la famiglia del ricercatore rapito ed ucciso in Egitto chiede per la prima volta un impegno chiaro e preciso al governo italiano. Lo fa davanti alla stampa nella sala Nassiriya del Senato, e lo fa con parole precise, chiedendo una presa di posizione forte, che potrebbe arrivare sino al ritiro del nostro ambasciatore al Cairo, nel caso gli investigatori egiziani continuino, nell’incontro previsto per il 5 aprile a Roma, con i depistaggi che “fin qui hanno solo infangato la memoria e la storia di nostro figlio, oltre alla dignità del nostro Paese”. L’avvocato dei Regeni ha detto di non aspettarsi, per il 5 aprile, né il nome del colpevole né l’ultima parola, ma gli atti ufficiali dell’inchiesta, tabulati, contatti, spostamenti dei cinque uccisi nel conflitto a fuoco il giorno della scomparsa di Giulio, onde poter verificare l’ipotesi che la banda abbia avuto un ruolo nella sua morte, ma non certo per una rapina quanto perché si trattava di una delle “squadracce” che lavoravano abusivamente per la polizia egiziana.

 

Libia: venerdì a Washington incontro fra il presidente americano ed i leader dei Paesi europei in occasione della conferenza sul nucleare. Matteo Renzi sa già che il pressing di Obama, che vorrebbe chiudere la sua stagione presidenziale con la riconquista di Raqqa e la vittoria  sull’Isis in Libia, si intensificherà, e sa altrettanto bene che i francesi e soprattutto gli inglesi sono pronti ad appoggiare gli Stati Uniti in ogni loro istanza. Per questo motivo il premier italiano ha preparato una “dottrina” libica che prevede una linea di resistenza all’intervento diretto, ma anche alcune subordinate, dal dispiegarsi di reparti speciali fino all’uso dei Tornado, condizioni e disponibilità da esplicitare solo davanti ad un aggravarsi della situazione nel Paese nordafricano. Sull’intervento di terra poi l’Italia è assolutamente contraria, ritenendo inimmaginabile lo spiegamento di migliaia di soldati, in particolare senza che si sia insediato un governo legittimo a Tripoli.

 

Economia e Finanza

 Fed: la Banca centrale americana conferma, anzi accentua, la linea di grande cautela sui prossimi aumenti dei tassi d’interesse Usa. La presidente Janet Yellen ha dichiarato ieri sera che sono in aumento i rischi economici e finanziari che emergono sul palcoscenico globale, e quindi anche il loro potenziale impatto sull’economia statunitense. Tutto questo impone di procedere cautamente, anche per tenere conto delle potenziali ricadute in turbolenze che a più riprese hanno caratterizzato l’inizio dell’anno; necessaria quindi la massima prudenza ed un ancora “maggiore gradualismo” nel considerare i futuri rialzi dei tassi. La Fed comunque rimane in grado di far scattare rapidamente una stretta, qualora si verificassero accelerazioni dell’economia.

Crescita: dopo il rinvio della privatizzazione delle Ferrovie, il vero problema è il debito pubblico. Il governo è alla ricerca di non facili soluzioni alternative per assicurare la discesa del rapporto tra debito e Pil, e ragiona su una possibile cessione di un nuovo pacchetto azionario di Poste Spa; ma le condizioni del mercato non sono ottimali. Non esclusa, nel documento di programmazione economica e finanziaria che il governo sta per varare, una riformulazione dell’obiettivo delle dismissioni in forma più cauta. Il piano prevede attualmente privatizzazioni per 0,5 punti l’anno, cioè 8 miliardi per un triennio, ma considerate le difficoltà potrebbe esserci un obiettivo complessivo per il triennio, fermo restando l’impegno ad invertire già quest’anno la tendenza del debito a crescere rispetto al Pil. Il governo procederà ad una nuova revisione al ribasso delle stime di crescita dell’economia, portandole intorno all’1,3%.

 

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