LE LEGGI DELLA LEGA CONTRO IL SUD. Il patto Pagliarini-Van Miert

“Il federalismo della Lega è così nebuloso che ognuno può riempirlo di quel che gli pare. E, ovviamente, lo riempie con quel che gli serve, ma non è detto che sia quel che farebbe davvero la Lega. Ricordo che è il partito che, pur di danneggiare il Sud e soltanto per questo, concluse un accordo con l’Unione Europea (il famigerato Pagliarini-Van Miert), che privò il Mezzogiorno di sgravi fiscali che andarono altrove e provocò la perdita di 100 mila posti di lavoro, scrive Pino Aprile.

Il patto al quale fa riferimento è quello che abolì la “fiscalizzazione degli oneri sociali” nel Sud, una misura che consentiva agli imprenditori di pagare meno tasse se assumeva nel Sud.

Dagli anni Settanta e fino al 1994, le 8 regioni del Mezzogiorno hanno goduto di sgravi contributivi totali risparmiando sul costo del lavoro il 33% sulle retribuzioni lorde dei lavoratori dipendenti e il 23% per gli autonomi. Nel 1994, la Commissione Europea valutò gli sgravi “aiuti di stato” che, a seguito dell’accordo Pagliarini Van Miert (ministro del Bilancio il primo e commissario il secondo), furono progressivamente eliminati.

Del resto Giancarlo Pagliarini, deputato leghista, ha portato più di un cadeau al Nord nelle sue battaglie parlamentari nell’ambito delle legge finaziarie. È stato Pagliarini che ha consentito una buona dote di risorse per il credito d’imposta (30 milioni di euro) da destinare anche alle aree depresse settentrionali.

Ed è sempre lui che ha messo a segno un blitz che potrebbe anticipare una devolution fiscale radicale, rischiando di spaccare in due l’Italia. Pagliarini ha approfittato di un emendamento passato per la Regione Sicilia (le imprese pagano le tasse dove si produce), facendo approvare una norma che estende questo principio in tutta Italia. «Per consentire l’applicazione del principio della compartecipazione – si legge nell’emendamento passato – al gettito dei tributi erariali riferibili al territorio, l’Alta Commissione individuerà i parametri da utilizzare per la regionalizzazione del reddito delle imprese che hanno sede legale e tutta o parte dell’attività produttiva in Regioni diverse».
Si introduce, cioè, il concetto di regionalizzazione di imposte che oggi sono dello Stato. E se per Pagliarini il suo emendamento è «ovvio», c’è invece chi legge in questa norma più di un rischio. «Mi sembra – dice Federico Pica, ordinario di Scienze delle Finanze all’Università di Napoli – un tentativo della Lega di procedere sulla strada della devolution per fatti compiuti. È chiaro che finché non si chiarisce l’interpretazione dell’articolo 119, si assisterà a forzature di questo tipo».
«Ma questo – è la tesi di Pagliarini – è già scritto nell’articolo 119 quando si parla di tributi erariali riferibili al territorio. Cos’altro vuol dire se non regionalizzare redditi prodotti, appunto, sul territorio. La mia è stata solo una precisazione, appunto, ovvia. Piuttosto il risultato sarà una maggiore trasparenza: si vedrà cioè quali territori generano più gettito». Un calcolo che potrebbe rendere più forte il potere contrattuale delle Regioni ricche quando si tratterà di redistribuire le risorse. «Ma questo già si sa», ripete Pagliarini.

Insomma, tutte cose ovvie, che già si sanno, insiste il deputato leghista, ma allora perché precisarle con un emendamento alla Finanziaria? Non è un modo per affermare già un’interpretazione? «Visto che c’era la norma sulla Regione Sicilia – spiega Pagliarini – mi è sembrata l’occasione per riaffermare che il principio della compartecipazione è legato ai territori. Ma è anche una norma tecnica: spezzare il reddito delle imprese sulla base dei luoghi dove si produce non è una cosa facile». Purché si faccia in fretta. Già ieri il ministro Umberto Bossi ha detto: «Entro giugno voglio andare in ferie con il federalismo fiscale fatto».
Acceleratore premuto sui tempi ma anche sulla direzione da prendere sull’articolo 119. Ma quali sarebbero le conseguenze se le forzature diventassero fatti? «L’operazione – avverte sempre Pica – sembrerebbe quella di mettere le mani sull’Irpeg. L’articolo 119 parla di imposte riferibili al territorio ed è su questo che la Lega punta a rafforzare, anche nei fatti, un’interpretazione più radicale, cioè di un incasso diretto. È chiaro che se passa questo principio si arriva a un meccanismo di perequazione non più verticale ma orizzontale deciso, cioè, dalle Regioni. In particolare da quelle più ricche del Nord».

Grazie Lega!

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