L’altra storia del Sud. La Cassa del Mezzogiorno finanziò le imprese del Nord

Esistono pareri contrastanti sull’eff‌icacia di questa istituzione nata nel 1950 dalla mente del meridionalista  Pasquale Saraceno e alcuni suoi collaboratori quali, Menichella, Giordano, Cenzato, Morandi e Novacco, già fondatori della Svimez. La cassa intendeva ricalcare le agenzie di sviluppo locale avviate negli Stati Uniti  durante il New Deal. Essa subì una profonda modif‌ica nel 1984, con l’istituzione dell’AgenSud, per cessare totalmente la sua attività solo nel 1992.

È opinione diffusa che questo carrozzone sia servito per politiche assistenzialistiche e clientelari per le “provincie meridionali” a scapito del “laborioso nord, ma, ad onor del vero, non fu proprio così!

In realtà gran parte dei soldi stanziati (ricordatevi bene questa parola), passò per le nostre terre, ma si dimenticò di fare la fermata e quindi ritornò nel nord del paese. Questo intervento straordinario di 42 anni (quasi come la discarica di Pianura), non ha né risolto né modif‌icato la dipendenza dell’economia meridionale dalla Padania.

Oggi, si continua a discutere sulla doppia velocità economica del paese ed i dati che sono sotto gli occhi di tutti presentano delle differenze abissali in termini di PIL, infrastrutture e disoccupazione tra le due aree del paese.

In verità una reale politica di sviluppo industriale ci fu soltanto dal 1958 alla metà degli anni ‘60, ma la quota di trasferimenti alle nostre imprese fu insuff‌iciente ed inoltre quasi cento anni di colonizzazione rendevano l’ingresso delle imprese meridionali nel libero mercato molto diff‌icoltoso.

Se prendiamo in esame, per esempio, il comparto manifatturiero nelle “provincie meridionali” ci possiamo rendere conto che la maggior parte delle imprese di grandi dimensioni non avevano titolarità meridionale e che la crescita di nuove iniziative industriali si ebbe tra 1961 ed il 1975 per poi subire un forte calo negli anni successivi. Bisogna, quindi, chiedersi il perché di tutto ciò. Nel 1961 prende avvio in modo deciso la politica di incentivazioni alle attività industriali del mezzogiorno, ma contrariamente a quello che comunemente si ritiene, l’insediamento delle imprese esterne di media e grande dimensione, che in quegli anni hanno rappresentato il 54% del totale, non è stato guidato dall’impresa pubblica, ma dall’impresa centro-settentrionale e da quella straniera (rispettivamente il 27,5% e il 15%).

L’impresa a titolarità centro—settentrionale si è insediata nel mezzogiorno soprattutto nel quinquennio 1971-1975”. Praticamente più che la nascita di imprese meridionali, la cassa del mezzogiorno f‌inanziò insediamenti industriali centro-settentrionali nel nostro territorio.

Se ci addentrassimo nei numeri ci accorgeremmo che gli stabilimenti industriali con sede legale nel centro—nord, pur essendo poco più del 9% ricevettero fra il 1976 ed il 1992 circa il 24% del totale dei contributi in conto capitale ed il 29% del totale dei f‌inanziamenti agevolati.

Fonte: Pasquale Pollio, Sudditi

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