La Lettera. La verità sul trasferimento del Caravaggio da Siracusa

Su espresso mandato del Consiglio Direttivo, la scrivente Associazione ha avanzato, oggi, formale richiesta di accesso agli atti al MART di Rovereto. Ciò al fine di fare chiarezza sui fiumi di parole del Prof. Sgarbi e della Signora Mazza a proposito del progetto “Caravaggio il contemporaneo”.
Analoga richiesta è stata avanzata, negli scorsi giorni, nei confronti della Provincia Autonoma di Trento e della Soprintendenza ai BB.CC.AA. per la provincia di Siracusa.
Non ci ha convinto lo show di Vittorio Sgarbi che, in perfetta sintonia con il personaggio, lancia strali contro chi non la pensa come lui. E lo fa da ospite, in una delle Città che della tolleranza ha fatto, da sempre, la propria bandiera. Il Presidente del MART, tra tubini e paillettes, non ha perduto l’occasione di trasformare l’invito ad una conferenza stampa in uno show dei suoi, ai quali, ahimé, certa TV ci ha abituato. Lo ha fatto in un caldo pomeriggio d’estate, presso un importante monumento costruito a difesa della Città di Siracusa, alla presenza dell’Assessore regionale ai Beni Culturali ed all’Identità siciliana, il leghista Samonà. Lo stesso che – appena tre anni fa – firmava un articolo della Signora Mazza, sulle pessime condizioni in cui avrebbe potuto versare il Seppellimento di Santa Lucia e la pala del Guinaccia, da sempre presso la Chiesa di Santa Lucia alla Badia di Siracusa. Un vero e proprio grido d’allarme smentito clamorosamente dall’Istituto Superiore Centrale per il Restauro, intervenuto su richiesta del MART stesso e che ha trovato il dipinto del Caravaggio bisognoso di un semplice ritocco estetico. Semplicemente una magra figura che tradisce, però, un certo interesse della Mazza verso l’opera stessa, a far data dal 2017.
Tornando sull’argomento, ciò che rende insopportabile il comportamento della corte sgarbiana del MART in trasferta a Siracusa è proprio la mancanza dei più comuni e basilari canoni del rispetto di una Città e dei suoi cittadini. L’insulto, vero e proprio, all’intelligenza dei siracusani, eseguito in concorso, si è consumato proprio sulle somme da destinare alla mostra. Inizialmente Sgarbi, con i suoi sodali benedicenti, annunciava la disponibilità di 350 mila euro da destinare al progetto, per poi essere smentito da un deputato regionale di Italia Viva che, dopo lettura dell’impegno di spesa, ha riscontrato la disponibilità di soli 100 mila euro.
Da qui la necessità di comprendere, come si può facilmente evincere, se Sgarbi, la Mazza e quanti hanno illustrato il progetto, che prevederebbe il “prestito” del dipinto siracusano, abbiano mentito fin dall’inizio sulle disponibilità economiche reali da dedicare alla mostra ed al progetto stesso. Per questo, dopo la richiesta di istituzione di un tavolo tecnico – scientifico formulata a S.E. il Signor Prefetto della provincia di Siracusa, DRACMA ha inteso chiedere gli atti ai due soggetti, principali protagonisti della vicenda. La Provincia Autonoma di Trento ed il MART stesso.
Degno di nota è, poi, il comportamento della Sovrintendente ai BB.CC. di Siracusa, Dott.ssa Aprile, che avrebbe messo a disposizione la Sala Ipostila di Castel Maniace, senza pretendere il canone d’affitto da parte degli organizzatori. Fatto ancora più esecrabile la presenza della stessa ed il contributo portato durante lo svolgimento dell’evento.
Ciò per la sola presenza dell’Assessore regionale Samonà. Nei fatti si ravvisa l’uso individuale di un bene culturale importantissimo per una conferenza stampa, poi trascesa in uno dei tanti show sgarbiani, direttamente organizzata dal MART e dal suo Ufficio stampa, non certo una manifestazione di altissimo profilo storico o culturale, direttamente organizzata dall’Assessorato ai Beni Culturali ed all’Identità Siciliana, come avrebbe previsto la norma di esenzione dal pagamento. Da questo la richiesta di accesso agli atti in Soprintendenza, che potrebbe vedere la trasmissione degli stessi alla Corte dei Conti per temuto danno erariale.

Giovanni Di Lorenzo
Presidente DRACMA APS

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Egregio Direttore,
a norma della legge 416/1981 con la presente si chiede di rettificare alcune affermazioni dell’associazione Dracma, inesatte quando non false, riportate dalla vostra testata. Un’Associazione di cui con l’occasione apprendiamo l’esistenza, mentre Legambiente, che può vantare ben altra storia in difesa del patrimonio culturale e ambientale, si è detta “favorevole” al progetto Mart e ha stigmatizzato come “provinciali coloro i quali hanno creato un inutile polverone, cercando solo pubblicità con facili slogan e inutili allarmismi”.
E, dunque, cosa significa che l’attuale assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà, all’epoca direttore del giornale on line ilsicilia.it “firmava un articolo della Signora Mazza”? Evidentemente nulla. Si trattava in realtà di un’intervista che il Samonà mi fece nel 2017, in piena campagna elettorale per le regionali, in cui invitavo l’allora candidato a presidente Sgarbi a risollevare l’intero patrimonio culturale siciliano, di cui da anni mi occupo nelle mie inchieste, iniziando dal “Seppellimento di Santa Lucia”, capolavoro dell’ultimo Caravaggio, scandalosamente dimenticato da tutti – Dracma compresa –  da dieci anni addossato alla pala d’altare della chiesa eponima in piazza Duomo, in Ortigia. Fatto in sé già deprecabile per la totale disattesa delle basilari nozioni sulla valorizzazione e fruizione delle opere d’arte, anche se la pala fosse opera di un pittore meno noto e non del polidoresco Deodato Guinaccia. Ma fatto ancor più grave alla luce dei danni che avrebbe potuto innescare sotto il profilo conservativo.
E non si trattava certo di impressioni soggettive, ma di dati oggettivi forniti dal Centro Regionale per il Restauro di Palermo, contenuti in una relazione resa pubblica durante il convegno tenutosi alla Galleria regionale di palazzo Bellomo a Siracusa, da me promosso qualche mese prima, dopo alcuni articoli con cui avevo sollevato la questione su “Il Giornale dell’Arte”. Le indagini condotte nella chiesa tra il 2014 e il 2015 avevano, infatti,  rivelato che la temperatura e l’umidità relativa avevano superato il limite ottimale con percentuali che arrivavano al 100%. Ma non è tutto. Le indagini diagnostiche condotte dallo stesso Centro sul dipinto nel 2006 avevano evidenziato, tra l’altro, una macchia sospetta sul retro, da allora non più ispezionato. La sottoscritta non ha mai parlato di “pessime condizioni” del Caravaggio, ma solo della necessità di verificare le condizioni conservative sue e ambientali della chiesa che lo custodisce.
L’accertamento oggi finalmente effettuato dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma delle “discrete condizioni” del dipinto non costituisce, dunque, alcuna “smentita” delle mie dichiarazioni rilasciate a Samonà. E’, invece, la risposta a una sollecitazione di verifica strettamente legata alla richiesta di prestito del dipinto da parte del Mart di Rovereto al Fec. Da qui, anche, la pronta attivazione della Soprintendenza competente territorialmente, ovvero quella di Siracusa. Ecco, dunque, spiegata, la grave insinuazione da parte di Dracma sulla presenza in conferenza stampa della soprintendente Donatella Aprile.
Il progetto del Museo di Rovereto non si risolve, infatti, alla sola mostra, ma è rivolto anche al miglioramento delle condizioni conservative ed espositive dell’opera, per il quale si impegna a coprire tutti i costi che gli organi preposti alla tutela riterranno necessari, con un loan fee di 100 mila euro destinati al Fec, sui 350 mila complessivi, utili anche per un climabox, se l’Icr lo riterrà necessario, come all’epoca previsto dal Centro di Palermo. Cifre sulle quali il deputato regionale di Italia Viva, Giovanni Cafeo, non smentisce nulla, ma fa solo una grande e probabilmente strumentale confusione.
Solo illazioni sono poi quelle secondo cui il dipinto avrebbe bisogno di “un semplice ritocco estetico”, perché l’Icr nella sua relazione parla di ulteriori indagini da condurre nei propri laboratori romani, nulla anticipando degli interventi che intenderà effettuare.
Come pure un’illazione infine – per di più corredata da una minaccia di azione legale – è il sospetto che si sia “mentito fin dall’inizio sulle disponibilità economiche reali da dedicare alla mostra ed al progetto”. Su questo, sarà mia cura chiedere al presidente del Mart Vittorio Sgarbi di prendere in considerazione di adire lui le vie legali a tutela dell’immagine del Museo e per la costante interferenza condotta da mesi da Dracma e altri soggetti che a vario titolo vanno costruendo un inutile edificio di false informazioni.
Dottoressa Silvia Mazza, storica dell’arte e giornalista, responsabile del “coordinamento tecnico delle procedure inerenti il prestito e l’intervento conservativo dell’opera”.
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