Il diario della crisi. Conte accelera, resta lo scoglio Di Maio

Il diario della crisi. Conte accelera, resta lo scoglio Di Maio

Ormai il premier incaricato Giuseppe Conte è armato di una golden share difficilmente eludibile, lo sostiene la stampa internazionale (ieri il New York Times), lo sostengono i mercati finanziari, che hanno dato segnali inequivocabili, oltre ai sondaggi. Conte è uscito dal colloquio con il presidente Sergio Mattarella intenzionato a stringere i tempi e «andare avanti senza curarsi delle ambizioni personali di chiunque, perché prevalente è l’interesse generale del Paese». L’Italia, ha sottolineato il Colle, non può permettersi attese estenuanti. Il presidente non entra nella vicenda delle nomine ma chiede di fare presto, anche per non complicare, in caso di mancato accordo, la tempistica di eventuali nuove elezioni. A Palazzo Chigi sono convinti che la varietà e la somma delle munizioni di Conte sono tali da prevalere, in un ottica di real politik, su qualunque esito possa avere il referendum sulla piattaforma Rousseau. La minaccia impugnata e gettata sul tavolo delle trattative con il fine di sparigliare da Luigi Di Maio appare al presidente incaricato del tutto spuntata, e, nonostante il pressing grillino, distante dalla serietà dei percorsi istituzionali per dare un nuovo governo al Paese. Anche Beppe Grillo si schiera a sostegno di Conte. «Sono esausto, abbiamo un’occasione unica, non si riproporrà più così, cerchiamo di compattare i pensieri, di sognare a 10 anni», si sfoga il garante in un video in cui parla di futuro, tecnologia, urbanistica. E aggiunge:.  «Abbiamo da progettare il mondo, invece ci abbruttiamo: e le scalette, e il posto lo do a chi, e i dieci punti, i venti punti, basta!». Un messaggio chiarissimo a Di Maio, certo, ma anche alla base del Movimento che dopodomani sarà chiamata a votare su Rousseau.  E Nicola Zingaretti, con un tweet, raccoglie l’assist: “Caro Grillo, nella vita mai dire mai, cambiamo tutto e rispettiamoci”.

Trattative di Governo, il dibattito nel Pd   «Vediamo alla fine se comanda più Conte o Di Maio». I Dem sono ansiosi di capire se vincerà Di Maio, che pretende di restare a Palazzo chigi al fianco di Conte, insieme ad un pari grado del pd; o se vincerà Conte, che secondo loro è d’accordo con lo schema invocato da Zingaretti, che così riassume i termini della diatriba: «Il cuore del problema è chiaro: il Pd vuole fare un governo nuovo con i 5stelle e altri, di svolta e con un programma nuovo e scritto insieme. Il M5S vuole i voti del pd e della sinistra per un governo 5Stelle guidato da Conte e Di Maio». Intanto si registra la presa di posizione di Matteo Renzi: «La posta in gioco è troppo alta – ha detto – per cui se bisogna dire un “sì” a Di Maio “vicepremier” per far partire il governo e renderlo più forte, non mi sembra un grosso problema». E sullo stesso schema ragionano, con toni diversi, personaggi come Dario Franceschini e Graziano Delrio

Economia e finanza

Trattative di Governo: il dibattito sulle misure economiche  Da Matteo Renzi, nelle ore decisive della trattativa di governo, arriva un pressante invito alla responsabilità. Occorre un atto di coraggio di tutti nell’interesse del Paese: «Da un lato – dice – chi vuole il bene dell’Italia accetti il compromesso e facda il Governo. Dall’altro chi pensa solo all’interesse di parte continui pure a chiedere “Elezioni” sapendo che sarebbero una sciagura per la nostra economia».  Il nuovo governo, aggiunge, deve nascere per evitare l’aumento Iva, che sarebbe «la mazzata finale sui consumi delle famiglie», abbassare lo spread e riportare l’Italia in Europa. E rispondere alle attese del Nord riaprendo i cantieri e riconoscendo maggiore autonomia ai comuni. Ma sul Corriere della Sera, Salvatore Rossi esclude che nel nostro paese esista lo «spazio fiscale» per consentire una manovra economica espansiva, anche nel caso in cui l’economia modiale dovesse cadere in una fase recessiva. “Il debito già accumulato – ammonisce – impedisce a noi italiani di usare a piacimento il bilancio pubblico come strumento di politiche «anticicliche»”. E questa constatazione, aggiunge, “non ha coloriture politiche, è semplice aritmetica condita di buon senso. Ma è una ragione in più per lavorare a una ristrutturazione radicale del bilancio pubblico, che ne riduca lo sbilancio negativo e al tempo stesso lo renda più favorevole allo sviluppo economico di medio-lungo periodo; a certe condizioni, anche di breve. Un compito che esige un governo nella pienezza dei suoi poteri e una coalizione di maggioranza coesa e dalle strategie chiare”.

Quota 100   È uno dei capitoli “coperti” della trattativa traM5S, Pd e il premier incaricato Giuseppe Conte. Tanto è vero che non compare in nessuno dei documenti programmatici circolati da quando è cominciato il confronto per la nascita di un nuovo governo giallorosso. Il destino di “quota 100” ha però subito trovato posto nell’agenda dei lavori dei tavoli tecnici di Dem e Cinque stelle. E la riflessione su una delle misure bandiera di quello che era l’esecutivo giallo-verde è stata di fatto già avviata. Il provvedimento voluto dalla Lega, potrebbe finire al termine del trienio di sperimentazione al 2021. Se non prima. Liberando risorse per circa 12 miliardi fondamentali per la legge di Bilancio del prossimo anno. Tre le ipotesi di lavoro: rimodulare le finestre di acceso alla pensione; adeguamento automatico rigido e soglia a 64 anni.

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