Il commento. Quella giurisdizione rubata al Sud

La giurisdizione, a parole mie, è la competenza attribuita, ovvero l’attività e l’organizzazione dello Stato, diretta all’attuazione della norma giuridica nel caso concreto. In questo mio articolo voglio permettermi di additare la giurisdizione della Corte dei Conti che è sancita dalla legge 14 agosto 1862 n. 800. Quella legge quindi descrive l’ambito in cui la Corte deve operare e come disse il ministro delle Finanze Quintino Sella che la illustrava al Parlamento: “….perocché questo Magistrato deve essere, rispetto all’Amministrazione, il vigile custode delle leggi, e rispetto agli agenti che maneggiano il pubblico danaro, il giudice de’ loro conti. A presentarvi il disegno di una nuova legge mossemi il convincimento che una sola debba essere oggimai la Corte de’ Conti, affinché essa corrisponda all’unità politica ed amministrativa del Regno. Creando una sola Corte non appariva conveniente istituire delle Sezioni di essa là dove si abolivano le antiche Corti……” Oggi rileggendo quel discorso noto che era già parte del disegno architettato a scapito del Meridione. Il Re ed il parlamento mettevano dei magistrati contabili a guardia dei soldi che loro destinavano, a loro piacimento, agli enti, ovvero regimentavano, senza possibilità di sforamenti autonomi, la spesa pubblica.

Ma molti anni dopo apparve la Costituzione che all’art 3 stabilisce: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Ed ancora all’ art. 100 statuisce: “Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione. La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito. La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.”

Alla luce di questi due articoli nessuno si è però mai interessato, dalla promulgazione della Costituzione dal 1948 ad oggi, di dare una diversa giurisdizione o compito alla Corte dei Conti ovvero oltre a quelli progettati dal Re d’Italia e dai parlamentari di quell’epoca. Sarebbe stato opportuno e corretto vigilare amministrativamente, attraverso la Corte dei Conti, sull’effettivo concretizzarsi dell’art. 3 della Costituzione. Quindi questa volontà politica non ha mai voluto creare gli specifici compiti, o tecnicamente giurisdizione, della Corte dei Conti per avere un giudice amministrativo che vigilasse affinché tutti i cittadini italiani avessero egual trattamento. Quindi la Corte dei Conti vigila solamente sulla corrispondenza della spesa che gli enti locali effettuano delle erogazioni statali, MA NESSUNO È AUTORIZZATO PER LEGGE A SINDACARE SUI DIFFERENTI TRATTAMENTI ECONOMICI DEGLI ENTI CHE POSSONO ESSERE ARBITRARIAMENTE E LIBERAMENTE ADOTTATI CON DIFFERENTI ELARGIZIONI, DA SEMPRE, DALLO STATO REPUBBLICANO ORA E DAL REGNO ALL’EPOCA. Quindi i nostri governanti operano da sempre creando figli e figliastri perché l’organizzazione dello Stato non è dotata di uno specifico organo che abbia questo compito e che consenta la vigilanza sui dispari trattamenti economici permettendone la correzione.

Questa mancanza e questo modo di fare razzista ha creato due Italie, quella dove abitiamo noi meridionali, inferiori (cito il mancato Presidente della Repubblica Feltri) dove possiamo, o addirittura dobbiamo, avere meno e l’altra Italia che può vedersi accreditare tutti i soldi che crede senza controllo per dispari trattamento di alcuno.

Certo i politici argomenterebbero che far nascere una Sezione della Corte dei Conti per la valutazione di identiche erogazioni in servizi ed infrastrutture a tutti i cittadini italiani potrebbe incidere ed interferire sulle decisioni politiche. CERTO CHE DEVE INFLUIRE!!!! È criminale continuare a trattare una parte degli italiani in maniera diversa dagli altri come accade ancora oggi sulla nostra pelle da 160 anni!!Questa impostazione giurisdizionale della Corte dei Conti, a mio giudizio, non permette neanche al dettato della Costituzione di trovare piena applicazione e la mortifica nella sua attuazione. La situazione creatasi permette solo ad una élite di italiani di agiarsi di punti di forza economici tali da schiacciare l’altra parte dell’Italia: il Sud.L’imminente ulteriore regimentazione dell’autonomia differenziata regionale farà sì che queste disuguaglianze vengano cristallizzate e l’unico sistema per dare giustizia al Meridione sarebbe l’attribuzione di questo incarico specifico alla Corte dei Conti, oltre a quelle già esercitate, al fine di ottenere giudizi di CONGRUITÀ ED EGUAGLIANZA delle erogazioni di fondi che i cittadini del Nord e del Sud ottengono per i servizi e per le infrastrutture. Si dovrebbe anche creare una Sezione temporanea della Corte dei Conti per valutare la CONGRUITÀ ED EGUAGLIANZA STORICA di tutte le erogazioni di fondi dall’unità d’Italia ad oggi, questo metterebbe una pietra tombale su tutte le infamie accreditate ai Meridionali spreconi ed incapaci nel gestire i soldi pubblici.

Massimo Cogliandro dal Partito del Sud Reggio Calabria.

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