Il Commento. Perchè Salvini non può rompere con i Cinquestelle

Il Commento. Perchè Salvini non può rompere con i Cinquestelle

Molti ormai sollecitano Salvini a rompere il sodalizio con 5 Stelle allo scopo – irraggiungibile – di rinnovare in anticipo il Parlamento. C’è  un motivo valido in teoria: dicono che la Lega, soggiacendo alle pretese programmatiche dei grillini, sia destinata a perdere consensi soprattutto da parte di chi ha a cuore l’economia. E vero, i conti dell’Italia piangono e non promettono nulla di buono nel futuro prossimo. Ma c’è un particolare da non sottovalutare: mettiamo che il capo del Carroccio, stanco di soccombere a Di Maio, compia il gesto estremo, mandando al diavolo il governo in carica. Poi cosa accadrebbe? Due opzioni. La prima, auspicata in particolare dagli imprenditori e da molta gente, è che Mattarella decida di sciogliere le Camere e indica nuove elezioni onde verificare gli umori del Paese, secondo i sondaggi assai diversi rispetto a 13 mesi orsono. La seconda, meno ottimistica da un certo punto di vista, è che il Movimento – attualmente detentore a Montecitorio e a Palazzo Madama del 33 per cento – pur di non uscire di scena si aggrappi al Pd che, col proprio 20 per cento – sarebbe in grado di compensare numericamente la dipartita di Alberto da Giussano.Inutile attendersi un’idea del futuro dalle forze che hanno cominciato la campagna in vista dell’europee. Ma in teoria l’Europa dovrebbe essere il tema dominante come mai in passato. In parte lo è davvero, purché non si pretenda qualcosa di più delle affermazioni generiche. Ognuno fa un gioco corto, pensa in modo quasi esclusivo alle convenienze domestiche e bada a cogliere le opportunità del momento, giorno dopo giorno. Questo vale per il partito di Zingaretti, che pure si richiama al grande ombrello del socialismo europeo, probabile secondo raggruppamento nel prossimo Parlamento. Non così esente da contraddizioni anche il Pd, se è vero che Calenda (capolista nel Nord-Est) preferirebbe ritrovarsi in un gruppo macroniano, magari nuovo di zecca; allo stesso modo la pensano gli amici di Renzi, che peraltro non sono molto amici di Calenda e tantomeno del neo segretario. In fondo il segmento più coerente, sotto il profilo europeista, resta quello di Emma Bonino e Benedetto Della Vedova: PiùEuropa. Tutto questo può dipendere dal sistema proporzionale che esalta le identità, per cui il messaggio politico arriva chiaro quando a lanciarlo è una piccola formazione. Peraltro diventa cruciale riuscire a superare la soglia del 4 per cento quando tutti cominceranno a sgomitare nei giorni caldi della campagna. Per Salvini e Di Maio l’obiettivo è logico: più che all’Europa sono interessati agli equilibri in Italia, ma proprio a tal fine è utile non apparire isolati e marginali su scala continentale.

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