IL COMMENTO. La falsa partenza della flat tax

Antonio Troise

Per l’opposizione è stata una “falsa partenza”. Per i partiti della maggioranza “gialloverde”, solo uno “scivolone” dettato da un equivoco. Fatto sta che l’esordio del nuovo governo Conte sul fronte dell’economia è stato segnato dalle polemiche sulla “flat tax”. A innescare il polverone, le dichiarazioni dell’economista vicino alla Lega, Alberto Bagnai, su una possibile partenza a due velocità del nuovo sistema a due sole aliquote (15 e 20%): prima le imprese e poi le famiglie. Scenario subito smentito dall’ideologo della “flat tax”, il leghista Armando Siri. Troppo tardi: era già partito il fuoco di fila delle critiche. Ma, al di là dell’inevitabile (e, perfino scontato) scontro politico, gli italiani vorrebbero  conoscere un’altra cosa. E, cioè, se le promesse fatte in campagna elettorale – dal fisco alle pensioni fino al reddito di cittadinanza – siano effettivamente compatibili con i nostri conti pubblici.

Tutto dipenderà, ovviamente, dalle decisioni che assumerà il nuovo governo Conte nei prossimi giorni, subito dopo aver incassato la fiducia delle Camere. Ma è davvero difficile immaginare di poter fare tutto e subito rispettando, nello stesso tempo, le regole dell’euro e della moneta unica. I conti sono presto fatti: se davvero si volesse realizzare nel 2019 tutto quello messo nero su bianco nel contratto del governo, occorrerebbero non meno di 100 miliardi di euro. Una cifra improponibile per le nostre finanze pubbliche, già alle prese con un debito pubblico mostruoso. Salti nel buio, da questo punto di vista, possono essere pericolosi. I primi avvertimenti ci sono stati nei giorni scorsi, quando nel pieno del caos della crisi politica, lo spread è schizzato a livelli che non raggiungeva da anni.

Scorciatoie, insomma, non sono consigliabili. Anche perché l’Italia, dopo le ultime turbolenze istituzionali e dopo la più lunga e complessa crisi politica dal dopoguerra, deve soprattutto ricostruire un clima di fiducia sui mercati, come ha avvertito ieri il Centro Studi di Confindustria. Il rischio, insomma, è che per seguire promesse o impegni irrealizzabili, si finisca per sollevare una nuova e pesante ondata di incertezza, con un incremento dei tassi di interesse e, quindi, con un rallentamento di una ripresa economica ancora troppo fragile. Il conto sarebbe salato per tutti, sia per famiglie sia per le imprese. E finirebbe anche per neutralizzare gli effetti positivi e i vantaggi previsti dagli interventi economici che il nuovo governo “giallo-verde” vorrebbe mettere in campo per accelerare la crescita. Prima di tutto, insomma, occorrerebbe che tutti agiscano con “responsabilità”, chiudendo finalmente la fase elettorale e cominciando davvero a governare il Paese. Il tempo delle promesse è davvero scaduto per tutti.

fonte: l’Arena

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