Il caso Attanasio e le catene che non possono fermare la libertà di stampa

attanasiodi SIMONA D’ALBORA

Si è incatenato ai cancelli della Rai il consigliere comunale dei Verdi, Carmine Attanasio, candidato alla regione Campania. Il motivo? Un articolo de Il Fatto Quotidiano a firma di Vincenzo Iurillo, che è stato ripreso anche dal Tg1. Nell’articolo, che elencava tutti gli impresentabili di questa campagna elettorale, Iurillo nominava anche Attanasio. La sua impresentabilità è dovuta ai troppi cambi di casacca: dai Verdi, a Forza Italia, a Idv, a Rivoluzione Civile a Rifondazione e Pd, fino a ritornare tra le fila dei Verdi. Nei giorni scorsi Attanasio aveva protestato per essere stato accomunato a chi è impresentabile per avere commesso reati. Ma Il Fatto Quotidiano avevano scritto che  “l’articolo in questione chiamava in causa Attanasio per uno dei mali storici della politica italiana, il trasformismo, in un corposo elenco di nomi solo in minima parte collegati a vicende giudiziarie”. 

Così Attanasio ieri, dopo alcune pesanti accuse al giornalista, si è incatenato ai cancelli della Rai e ha iniziato uno sciopero della fame fino a quando il suo nome non verrà cancellato dalla lista pubblicata dal giornale. Alla fine il maltempo e le non precisate condizioni di salute del consigliere lo hanno dissuaso dal proseguire questa battaglia. Già in mattinata era pervenuto un sms anonimo al presidente del Consiglio  sulle cause della sua assenza: ”Saro’ assente causa problemi di camorra giornalistica”. Si è subito pensato che il mittente del messaggio fosse proprio Attanasio, che ha ribadito il concetto in un comunicato stigmatizzando le Penne da Camorra. Per Attanasio in una terra dove c’è un giornalista come Siani ucciso per camorra e giornalisti sotto scorta perché minacciati, “è camorra anche quella che prende le persone oneste e le sbatte in prima pagina come mostri da dare in pasto alla gente arrabbiata ed inferocita contro la politica”. Ma Il Fatto Quotidiano non si è lasciato intimorire, lo stesso Gomez ha risposto ad Attanasio che per lui può anche rimanere attaccato ai cancelli della Rai. La campagna elettorale campana, comunque, ha già preso da tempo una brutta piega, nei giorni scorsi, ai giornalisti che incalzavano il Governatore Caldoro sul perché le valutazioni del candidati  debbano farle i giornalisti e non i partiti, nella conferenza stampa nella quale il candidato Antonio Scalzone annunciava il suo ritiro dalla competizione (ritiro dovuto proprio a un articolo di Iurillo che elencava i suoi guai con la Giustizia per un’accusa di  concorso esterno in associazione mafiosa), Caldoro prima elogiava il lavoro della stampa ma a bassa voce aveva esclamato: “giornalismo del cazzo!”

Quando la politica attacca chi fa il suo dovere per la ricerca della verità, vuol dire che a rimetterci è la libertà di stampa e che non servono manifestazioni mondiali, come quella alla quale hanno partecipato i capi del mondo, all’indomani dell’attentato di Charlie Hebdo, per  difendere la libertà di espressione, se poi l’atteggiamento dei politici è tentare di imbavagliare i giornalisti, anche con le parole.

La libertà di stampa deve essere difesa non solo da chi minaccia di ammazzare i giornalisti ma anche da chi cerca di screditarla con parole o atteggiamenti.

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