Idee. Come far ripartire la scuola dopo il Covid

Insegnamento in sicurezza, distanziamento sociale, didattica a distanza da mettere a sistema per non esserne schiacciati, aumento del personale e del numero di ore, investimenti Ue. Soprattutto un rapporto più diretto tra studente e docente, contro la scuola-mostro con migliaia di allievi e le classi pollaio: questi e molti altri i punti cardine evidenziati dalla professoressa Laura Patrizia Cagnazzo, docente e vice presidente dell’Associazione AssoMiMe (Mezzogiorno Italia Mediterraneo Europa), delegata alla Scuola e alla Formazione, che apre ampi scenari rispetto a quello che appare al momento un futuro incerto, verso la ripartenza dell’anno scolastico, tra criticità ed opportunità.

“I valori non sono innati, i valori vengono insegnati. È questo il primo assioma da cui ripartire”, esordisce il vice presidente nella sua analisi, evidenziando la necessità di “una nuova visione strategica della scuola”, in cui il concetto di educazione supera quello di istruzione.

 

Le criticità sono sotto gli occhi di tutti. Vi è un problema legato alla sicurezza, alla produzione di strutture che possano agevolare il mantenimento e il distanziamento dei nostri studenti nelle classi. E’ un problema che dovrà essere dibattuto principalmente dal comitato tecnico scientifico e dai dirigenti scolastici che hanno una grandissima responsabilità, oltre quella di docenti e studenti che vanno responsabilizzati in un progetto educativo–formativo – spiega la professoressa Cagnazzo – Durante la fase di lockdown il nostro lavoro si è concentrato sugli aspetti empatici ed educativi per reagire all’emergenza: una questione che dovremo affrontare anche nei prossimi anni probabilmente, perché i virus sono sempre lì, in agguato, e dovremo imparare a gestirla.

Le opportunità, però sono tantissime. Perché attraverso un accordo anche con l’Ue, sembra ci sia la possibilità di aumentare del 4,5 – 5% il Pil, investendo proprio nel settore scuola. È un progetto importantissimo.

EDUCAZIONE CHE SUPERA IL CONCETTO DI ISTRUZIONE

E aggiunge: “Significa trasformare la Scuola in un laboratorio permanente per un esperimento sociale legato alla trasformazione delle nuove generazioni. È un’analisi che, a consuntivo del lockdown, dobbiamo assolutamente fare sia come classe sociale, che come corpo docente e scuola. Abbiamo un problema enorme: il futuro e l’incertezza di questo futuro, che non può prescindere o trascurare l’aspetto dell’educazione. Parlo di educazione e non istruzione, perché noi classe docente siamo stati deontologicamente coinvolti: abbiamo la responsabilità di aiutare i nostri i giovani a pensare in maniera aperta, esponenziale e ad evitare radicalismi, guardando soprattutto con estrema attenzione alle nuove forme di protesta. I segnali ci sono, perché i movimenti giovanili si stanno facendo sentire, sembra che ci sia una vera ribellione verso la “cancel culture”. Significa che i giovani hanno iniziato a comprendere l’importanza della scuola, dell’istruzione e dell’educazione”.

UN PROGETTO EDUCATIVO-FORMATIVO CONTRO ANALFABETISMO DI RITORNO E FUNZIONALE

“Dobbiamo porci un problema, come istituzione: vogliamo soltanto ammodernare le aule, creare classi più contemporanee per i nostri studenti o, invece, insistere in un progetto educativo, formativo ed istruttivo che ci permetta di scalare la classifica internazionale in cui siamo tra i Paesi ultimi per l’indicatore “istruzione”? Qua si apre tutto il discorso sull’analfabetismo di ritorno o funzionale che riguarda la cultura di questi ultimi anni che ci ha visto più sottesi alla spending review che all’investimento nella scuola. Sarà necessaria una visione strategica del mondo scuola. Certo questo sta alla filosofia e alla capacità di governanti, ministri, ma anche di quella parte sociale ed intellettuale che dovrebbe muovere le fila verso un futuro diverso. Dovremmo evitare l’effetto Dunning-Kruger, venuto fuori da uno studio di psicologi americani che sottolineano “l’atteggiamento delle persone incompetenti a non riconoscere la propria incompetenza”: questa è una cosa gravissima. Abbiamo tantissime persone che ci rappresentano che credono di essere più intelligenti, per cui sottovalutano il sapere degli altri. Citando Leo Longanesi, si può affermare: “Siamo buoni a nulla, ma capaci di tutto. Questo è l’elemento che dovremmo sollevare rispetto al nostro futuro.

RIDIMENSIONAMENTO DELLE CLASSI, NUOVO RAPPORTO STUDENTI-DOCENTI e UOMO-NATURA

Una visione strategica della scuola che intende, quindi, un contatto più diretto studente-docente. “In una classe con 27-28 ragazzi, diventa difficile. In una struttura, per quanto accogliente, per quanto attrattiva, moderna, è difficile che un solo docente in maniera personalizzata possa dare ai discenti le capacità per accrescere le proprie skills – continua la professoressa – Dice Gardner che noi possediamo 9 intelligenze, sta al buon maestro capire quale sia quella predominante per poterla esprimere nella sua interezza. Siamo simili, non uguali, ogni essere umano ha le sue peculiarità, che non riesce ad esprimere in classi pollaio”.

Ribaltare, quindi, l’istituzione scolastica, ripartendo da un investimento nella scuola, come asserisce la professoressa Cagnazzo“Non significa immettere solo strutture più belle, più attrezzate, più moderne, con il 5G o sedioline con le rotelline. Significherà investire nella formazione dei docenti, nel numero delle ore che gli studenti dovranno trascorrere con i professori. Significa capovolgere l’impianto normativo, ma anche la parte contrattuale con la valorizzazione del personale e degli Ata. Sono contraria a quelle scuole-mostro con 1.700-1.800 studenti in cui il dirigente scolastico deve utilizzare risorse ingenti per organizzarle e tenerle sotto controllo. Servono figure di sistema intermedie e dare al dirigente il ruolo di educazione, istruzione e formazione. Le parti amministrative regolamentali devono essere assegnate ad altri profili specializzati nel settore.

Questa è la mia visone di scuola: ampia, che guarda al futuro e che va ad allinearsi ai livelli delle realtà europee, come Svezia e Finlandia che danno un impatto sociologico enorme alle future generazione. Next generation, quindi, ma parliamone in maniera sana e solidale. La scuola non è un parcheggio. Siamo un gruppo di persone che crede fermamente nella trasmissione e nell’insegnamento di valori. Come possiamo farlo con le ore di 50 minuti? O lasciando i ragazzi a casa, o ancora alternandoci o facendo scuola pomeridiana? L’insegnamento in totale sicurezza è possibile, ma con l’aumento del numero del personale e delle ore”.

FORMAZIONE DEI DOCENTI

Anche la formazione degli insegnanti dovrà subire delle trasformazioni effetto della contemporaneità e dell’evoluzione dei digital device, nell’era dello smart working, con difficoltà infrastrutturali e assenza di banda larga.

“Occorre evitare di essere schiacciati dalla macchina dello smart working. Servirà una fase di transizione. La didattica a distanza deve essere messa a sistema, valutandone le criticità, le opportunità, per capire in quali aree il docente dovrà intervenire in maniera precisa. La scuola in presenza ha un altro sapore, un’altra vita e gli studenti hanno compreso quanto sia essenziale. La capacità di trasferimento valoriale deve lasciare una traccia nel loro Dna. Non bisogna avere una visione miope della politica scolastica, ridotta al contingente, all’immediato. Dobbiamo proiettarci al cognitivo, all’aspetto educativo. Istruire non è difficile, educare lo è molto di più ed è un processo lento, proteso al sociale”.

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