Gabriele Muccino: Napoletani e Casertani, boicottate i prodotti coltivati sulle discariche dei veleni

Cari Napoletani, Casertani, cari abitanti di quelle zone in cui il limite tra bene e male non è più definito nella testa di molti, se lo Stato non blocca le coltivazioni che crescono su quelle discariche e vengono innaffiate con acque radioattive, se nulla dovesse muoversi, distruggetele voi quelle piantagioni. Boicottate voi quei prodotti distruggendolo quel cibo che vi avvelena. Dalle parole passiate ai fatti. C’è un limite oltre il quale si passa dalla disperazione alla ribellione. Fate i nomi delle aziende che acquistano e distribuiscono quei prodotti. Fate qualcosa che faccia rumore se dopo venti anni siete stati uccisi nel silenzio.

il 26 OTTOBRE, alle 16 in Piazza Dante a NAPOLI, si svolgerà una grandissima mobilitazione senza partiti né bandiere, pianificata e organizzata da mesi dalla gente di Napoli, e chiunque altro vorrà unirsi a loro contro la camorra e il crimine organizzato che avvelena da vent’anni le terre, l’aria e uccide di cancro e malattie persino peggiori, decine di innocenti, madri incinta, bambini, feti, adulti e ragazzi che a 20 anni di età combattono col cancro da oltre metà della loro vita.
Ogni giorno che passa, i nostri fratelli del Sud nel silenzio ancora più sordo del resto del nostro Paese e delle Istituzioni, ci lasciano per sempre.

I camorristi, gente povera, spesso ignorante, cresciuta spesso senza andare a scuola, con enormi e inimmaginabili lacune culturali, divenuta parte dell’abbandono da parte dello Stato, della miseria dei valori e della totale incapacità di credere che vivere può significare anche altro come avere un lavoro, una casa, una routine, un ordine morale e vivere anche in un ambiente che consideri la bellezza e faccia sentire più dignitosi anche coloro che lì vi vivono, vivono letteralmente chiusi in un microcosmo dal quale è difficile persino comprendere la realtà, il bene e il male. Le cose che contano sono il potere,, chi lo gestisce, e naturalmente i soldi.

Crescono a volti arricchendosi spaventosamente nella sporcizia e nell’assenza assoluta di vita tra quelle orribili borgate e colate di cemento, con le esalazioni dei fuochi che appiccano notte e giorno e i rifiuti ospedalieri, termonucleari, tossici, sotterrati come se la terra li potesse inghiottire e risputare in una galassia lontana lontana. Hanno macroscopicamente e temo irreversibilmente inquinato falde acquifere, terre, coltivazioni di pesche, pomodori, bestiame e molto, molto altro che troviamo nei supermercati nazionali e quindi sulle tavole delle nostre città e non solo nostre. Il paradosso più grande e quasi compassionevole è che quelle esalazioni, quelle acque dal sapor d’amianto, quei frutti, li mangiano e respirano anche le mogli, i figli, le madri di questi stessi camorristi. E’ questo il degrado che va combattuto per primo. Il degrado dell’ignoranza.

I cimiteri si affollano di carnefici uccisi prima che dal bisogno di un lavoro, proprio da questo male che invece sarebbe curabile. Ed è proprio l’ignoranza.
Sono invece morti di cancro come tutti gli altri.

Ora riposano per sempre accanto alle loro vittime che per troppo tempo non hanno saputo che respirando e nutrendosi del cibo di quelle terre così fertili e uniche al mondo, si sarebbero ammalati e morti assai prematuramente. Ora giacciono sepolti proprio accanto alle famiglie dei Casalesi che li hanno uccisi. Morti della stessa malattia gestita e orchestrata da mani che hanno fatto affari miliardari ben lontano da quei cimiteri.

Il 26 Ottobre a Napoli, chiunque voglia far sentire i napoletani per una volta meno abbandonati, chiunque si senta responsabile per averli giudicati troppe volte troppo sommariamente, chiunque voglia aggiungere alle loro voci la propria, cerchi di parteciparvi. Loro hanno bisogno di tutti noi. Soprattutto per ricordare ai clan camorristi che hanno trasformato un business in un omicidio e suicidio di massa dalle proporzioni oggi inimmaginabili e di cui nessuno, davvero più nessuno, può più sentirsi al sicuro.

GM

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