di Massimo Calise

In Emilia-Romagna, il 16 u.s., si è svolto il “Referendum day” per la Fusione dei Comuni. Circa 60.000 cittadini di sedici Comuni hanno votato per approvare o meno la costituzione di sei Comuni unici. Il risultato è stato inferiore alle aspettative.

I cittadini hanno votato no a quattro delle fusioni proposte: di Borgo Tossignano, Fontanelice e Casalfiumanese; di Campegine, Gattatico e Sant’Ilario d’Enza; di Bettola, Farini e Ferriere e di Ponte dell’Olio e Vigolzone.

Per l’esito finale della fusione fra Mondaino, Montegridolfo e Saludecio si dovrà attendere una decisione dell’Assemblea legislativa regionale.

Invece vi è stato un sì netto alla fusione tra i comuni di Mirabello e Sant’Agostino che istituiranno un nuovo comune unico. Per quest’ultimo, nello stesso referendum, i cittadini hanno scelto il nome “Terre del Reno”.

Terre del Reno è il nono comune unico costituito in Emilia-Romagna negli ultimi due anni e potrà usufruire di contributi statali (decennali) e regionali (quindicinali) per quasi 11 milioni di euro complessivi.

La Regione Emilia-Romagna è, come altre regioni del centro-nord d’Italia, fortemente impegnata a stimolare, supportare e finanziare la fusione dei comuni. Infatti sono convinte che con la costituzione di Comuni unici si avvantaggino fortemente le popolazioni e si agevolino i rapporti fra le istituzioni locali; in particolare fra i Comuni, che si rafforzano ma diminuiscono di numero, e la Regione stessa. Questi avvenimenti provocano due osservazioni.

La prima consiste nel constatare l’enorme importanza e positività del fatto che i cittadini si informino, discutano e poi decidano con il voto l’avvenire delle loro comunità; al di là del risultato che, ovviamente, non potrà accontentare tutti, si tratta di una concreta prova di maturità democratica.

La seconda osservazione ci costringe a rilevare come, ancora una volta, la Regione Campania, con altre regioni meridionali, sia in ritardo nel promuovere politiche attive di riassetto del territorio. Questa colpevole assenza non solo priva le comunità locali di una opportunità concreta di sviluppo ma causa anche la perdita di preziosi finanziamenti statali.