Di formazione e temperamento apparentemente opposti, Franco Longhi, artista bergamasco classe 1944, si impone, con le sue opere, all’attenzione delle critiche artistiche nazionali e internazionali, attraverso la dolcezza e la prepotenza del colore.

Di cultura classica ma con lo spirito e l’atteggiamento da scapigliato, i suoi dipinti emanano il chiaro concetto di arte e armonia di colori conferendo alla scena il giusto connubio ed equilibrio tra soggetto principale e prospettiva, lasciando trasparire la sua sensibilità attraverso l’amore per una luce determinata dallo scintillio del colore.

L’artista riesce, attraverso tecniche svariate, a trasferire su tela quelle emozioni simili ad onde virtuali proiettate nell’oceano quantistico al fine di trasmettere al pubblico la giusta serenità, sprigionando energia positiva.

I soggetti preferiti da Longhi sono le maschere le quali, spesso, occupando il centro della tela, vogliono simboleggiare l’impedimento dell’uomo a manifestare se stesso( causa ambiente, cultura, formazione e così via) nella società: un ricordo quasi pirandelliano che pone l’individuo ad accollarsi il peso sociale e a comportarsi in modo consono all’ambiente e non per come vorrebbe la sua intimità.

Le composizioni frontali quali “Donna dei sogni” e “Pierrot galanti” sono accuratamente studiate e calibrate limitando gli effetti prospettici e valorizzano il dipinto dando libero corso alla passione per l’analisi della luce e allo sviluppo degli accordi cromatici particolarmente raffinati, in cui la piccola pennellata fa vibrare la superficie della tela.

La purezza formale e la ricerca scientifica delle sue opere, conferiscono loro, una poesia quasi musicale dove la luce e il colore hanno la capacità di realizzare il sogno di una nuova arte fondata sulla quantistica emozionale.

Di B. S. Aliberti Borromeo

Specialista in storia delle religioni e filosofia teoretica, insegna a Jena, Messina, Roma e Budapest.