Fondi Europei, l’economista Viesti assolve il Sud: “Troppi luoghi comuni, le colpe sono altrove…”

Gianfranco ViestiI ritardi della spesa dei fondi comunitari non sono imputabili al Mezzogiorno che non sa o non vuole spendere le tante risorse disponibili, ma alla lentezza nella realizzazione delle opere pubbliche». Gianfranco Viesti, professore di Economia applicata all`Università di Bari, considerato uno dei maggiori esperti nello studio dell`economia del Meridione, va controcorrente in un’intervista rilasciata al Giornale di Sicilia. «Può sembrare strano, ma non molti hanno cercato di rispondere con precisione a questa semplice domanda. I più si accontentano di dire che il ritardo nella spesa dei fondi comunitari dipende dal Mezzogiorno. Ma se si guardano i dati contenuti nel portale OpenCoesione emerge una risposta molto più interessante. Il ritardo riguarda tutta l`Italia ed è riconducibile a una pluralità di cause: nuove e più complesse regole per l`attuazione dei programmi comunitari; una maggiore incidenza di grandi progetti infrastrutturali, la cui gestione è particolarmente complessa; i vincoli di bilancio che hanno ostacolato le capacita? di cofinanziamento statale e regionale. Non si tratta dunque, banalmente, dell`incapacità del Mezzogiorno ma di questioni più complesse e importanti. E superficiale dare la colpa al Sud. È un problema nazionale di lentezza delle opere pubbliche e non un difetto specifico del meridione. Informazioni molto utili per cercare di migliorare le cose, quantomeno nel periodo di programmazione 2014-20 che si è appena aperto».
fondi europei 2014-2020Ma non basta. «Se si suddividono gli interventi per natura (opere pubbliche e altro) e per territorio (Centro Nord e le tre aree Campania-Calabria-Sicilia, Basilicata-Puglia, Abruzzo-Molise-Sardegna) emerge che la lentezza del Sud nella spesa comunitaria è spiegata dai ritardi dei lavori pubblici rispetto alle altre tipologie di intervento. Se si prendono in considerazione, infatti, gli interventi che non rientrano nei lavori pubblici (e cioè acquisti di beni e servizi, contributi e incentivi alle imprese) a fine 2013 la velocità della spesa è uguale in tutto il Paese: le regioni del Centro Nord avevano speso il 70,9% del totale. Una percentuale inferiore rispetto alle regioni Abruzzo-Molise-Sardegna (79,8%), ma del tutto identica sia a Campania-Calabria-Sicilia (71,1%), sia a Puglia-Basilicata (70,1%). Il quadro cambia se si guarda invece ai lavori pubblici: la percentuale di spesa è molto bassa in tutto il paese, del tutto simile fra Centro Nord (44,4%) e Mezzogiorno, con l` eccezione delle regioni Campania, Calabria e Sicilia dove è inferiore (27,9%) .11ritardo complessivo del Sud, di cui tanto si parla, dipende, dunque, dal fatto che al Sud i fondi europei vengono utilizzati soprattutto per le opere pubbliche, le quali sul totale della programmazione comunitaria 2007-2013 pesano molto di più (50%) che al Centro Nord (19,8%). I lavori pubblici cofinanziati dai fondi strutturali ammontano a 18,8 miliardi nel Mezzogiorno (circa metà del totale) e a 2,6 miliardi nel Centro Nord (circa il 20% del totale). Vi è poi un problema specifico di ritardi ancora maggiori in Campania, Calabria e Sicilia: regioni che specie all` inizio hanno avuto difficoltà notevoli nell`individuazione delle opere da finanziare».

Viesti assolve anche i Comuni: «Non sembra essere qui l`origine dei maggiori ritardi del Sud. In Sicilia la velocità della spesa dei Comuni non è bassa. L`avanzamento della spesa nel Sud è di  circa il 36 per cento contro il 38 nel Centro. In particolare, i comuni siciliani hanno speso il 40 per cento dei fondi, contro il 50 della Puglia e il 58 della Basilicata. Il maggior ritardo di Campania, Calabria e Sicilia diviene più chiaro guardando agli altri soggetti attuatori. Le province hanno risultati molto peggiori che nelle altre aree. L`avanzamento finanziario dei progetti dei grandi soggetti pubblici Rfi, per la realizzazione delle ferrovie e l`Anas per le strade, è ovunque modesto; ma nelle tre regioni in ritardo (dove valgono ben 3,5 miliardi di finanziamento pubblico) siamo al 34,2%; dieci punti meno rispetto a quanto gli stessi enti raggiungono in Puglia e Basilicata».

In sostanza, il problema è nell`incapacità di realizzare le infrastrutture. «Piuttosto che parlare di Nord che spende e di Sud incapace, bisogna concentrarsi sui lavori pubblici. Non è un problema di fondi europei, perché la progettazione delle infrastrutture è lenta indipendentemente da chi li finanzia, se lo Stato o Bruxelles. I tempi della progettazione sono biblici e spesso le imprese non sono in grado di portare a termine i lavori. Più che gingillarsi in spiegazioni anche interessate, comode solo a far destinare più soldi al Nord, conver- rebbe riflettere su queste gravissime criticità dell`intero sistema paese».
La Sicilia, lo scorso dicembre, aveva speso il 56 per cento, 2 miliardi e mezzo, del totale della programmazione. Da qui a fine anno resta ancora da spendere circa un miliardo e 800 milioni. C`è il rischio che queste somme tornino a Bruxelles? «In verità, le risorse europee perdute sono state sempre pochissime. I dati di consuntivo per il 2014 mostrano che si tratta di cifre molto contenute. Sappiamo però che le cifre da rendicontare per il 2015 sono enormi e quindi esiste un rischio concreto per la fine di quest`anno. Le regioni non stanno con le mani in mano, ma sono state avviate opere la cui realizzazione è lenta. Con il risultato che finché le infrastrutture non vengono collaudate non si può pagare alle ditte il saldo finale. Inoltre, le amministrazioni in tutta Italia ma particolarmente nel Sud non sono riuscite ad anticipare i soldi, perché il Patto di stabilità limita le spese che possono fare comuni e regioni. Siamo in un mondo schizofrenico. Da un lato si dice di spendere i fondi comunitari, dall`altro c`è il vincolo di spesa che non si può superare ogni anno. Tutti problemi che hanno contribuito a ritardare la spesa pubblica».

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