Nuova giornata di tensione alle Fonderie Pisano di Salerno, dove questa mattina si è svolta un’assemblea con tutti i lavoratori nell’ambito del presidio permanente organizzato davanti allo stabilimento. Al centro dell’incontro, l’aggiornamento sulla vertenza dopo il confronto avuto lunedì 30 marzo all’Associazione Industriali Salerno con la parte datoriale e la definizione delle prossime iniziative di mobilitazione.

Il quadro che emerge, secondo sindacati e maestranze, è sempre più preoccupante. A pesare è soprattutto la posizione assunta dalla proprietà che, in attesa dell’esito dell’impugnativa davanti al Tar, ha comunicato di non voler fare ulteriormente ricorso agli ammortizzatori sociali, mettendo di fatto “in libertà” tutti i lavoratori.

Cresce l’angoscia per il futuro occupazionale

La decisione dell’azienda alimenta un clima di forte angoscia tra i dipendenti, già colpiti dal blocco produttivo e dall’incertezza sul futuro dello stabilimento. Sul fronte complessivo della vertenza, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, continua a pesare il fermo regionale tuttora in essere, mentre si fa sempre più evidente la mancanza di risposte concrete agli appelli rivolti alle istituzioni.

Secondo sindacati e Rsu, finora non sono arrivati segnali sufficienti né sul piano del sostegno immediato né su quello di una prospettiva industriale capace di garantire continuità produttiva e occupazionale.

“Serve una rete istituzionale per nuovi investimenti”

Le organizzazioni sindacali insistono sulla necessità di costruire una rete tra istituzioni locali, Regione e governo per favorire un programma di nuovi investimenti e dare una prospettiva reale ai lavoratori e all’indotto.

Nell’ultima settimana, oltre alle iniziative di sensibilizzazione già portate avanti nei mesi scorsi, sono state avanzate nuove richieste formali: una ulteriore richiesta di incontro alla Regione Campania da parte di Cgil e Fiom, a livello regionale e provinciale, e una richiesta della categoria nazionale per la convocazione di un tavolo al Mimit.

La convinzione di sindacati, Rsu e maestranze resta che una soluzione sia ancora possibile, ma solo attraverso un coinvolgimento istituzionale diretto e tempestivo.

Il timore di una crisi sociale oltre che industriale

Nel documento diffuso al termine dell’assemblea, i lavoratori parlano apertamente di un “dramma occupazionale” che rischia di trasformarsi in una crisi sociale ancora più ampia. Il timore espresso è che la disperazione di tante famiglie possa minare la stessa tenuta democratica del confronto, se dovesse proseguire una fase di stallo senza risposte.

Per questo, viene respinta con forza ogni ipotesi di attendismo. “Occorrono dialogo e percorsi reali”, chiedono i lavoratori, sollecitando interventi concreti a garanzia del lavoro e dello sviluppo del territorio salernitano.

L’appello a Comune, Provincia, Regione e Ministero

Le richieste sono rivolte a tutti i livelli istituzionali. Agli enti locali viene chiesto di aprire ogni spazio possibile di confronto per evitare la perdita di occupazione e di capacità produttiva nella provincia di Salerno.

Alla Regione Campania sindacati e lavoratori chiedono invece di riaprire con urgenza il tavolo con le organizzazioni sindacali, dando seguito agli impegni assunti nell’incontro del 3 marzo scorso sul diritto al lavoro e sulla possibilità di mettere in sicurezza un progetto di nuovo investimento.

Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy viene infine chiesto un ruolo di sostegno e accompagnamento nel confronto con gli attori locali e regionali, dal momento che la vertenza, sottolineano i sindacati, coinvolge ormai un intero gruppo industriale e un indotto significativo del territorio.

Domani la mobilitazione con corteo a Salerno

Per tenere alta l’attenzione sulla vicenda, Rsu, sindacati e lavoratori hanno deciso di promuovere una nuova iniziativa di mobilitazione per domani, giovedì 2 aprile 2026.

È previsto un corteo che vedrà la partecipazione di lavoratori e famiglie. Il concentramento è fissato alle ore 10 negli spazi antistanti la Provincia di Salerno. Il corteo proseguirà poi con una sosta all’altezza della sede del Comune di Salerno per concludersi davanti alla Prefettura, dove è stato chiesto un incontro ufficiale.

Una vertenza che riguarda tutto il territorio

La crisi delle Fonderie Pisano si conferma così una delle vertenze industriali più delicate del territorio salernitano. Non riguarda soltanto il destino dei dipendenti dello stabilimento, ma investe un’area produttiva più ampia, con ricadute economiche e sociali che toccano famiglie, imprese collegate e intero tessuto locale.

Per i lavoratori, il tempo delle attese è finito: ora chiedono risposte immediate, ammortizzatori, investimenti e una prospettiva concreta per non perdere definitivamente lavoro e futuro.

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