Cuccurese (Partito del Sud): “Così continua lo scippo al Mezzogiorno”

Natale Cuccurese, presidente del Partito del Sud, si dice che il paese non riparte senza il Sud. Ma poi permangono le differenze. Perchè?

Perché come dimostrato anche dall’ultimo Rapporto Eurispes 2020, la sottrazione al Sud di risorse a vantaggio del Nord, dovute in base alla semplice percentuale della popolazione residente (34%) è massiccia e pervasiva ed ammonta a ben 840 Miliardi di Euro solo nel periodo dal 2000 al 2017.

Basta guardare solamente la differenza in infrastrutture per rendersene conto.

Permane nei governi nazionali una visione monoculare che da sempre privilegia il Nord e la sua presunta funzione di “locomotiva”, con la conseguente destinazione della stragrande maggioranza delle risorse.

In realtà non solo questa presunzione si è dimostrata da sempre infondata, portando all’attuale situazione di un Paese a due velocità, visto che la sottrazione di risorse continua inesorabilmente, addirittura aggravandosi ad un ritmo di 61,3 Miliardi di Euro all’anno, ma ha portato alla richiesta sempre più pressante di Autonomia differenziata da parte di alcune Regioni del Nord oltre ad un sempre più indecente, sentimento di superiorità di stampo razzista introiettato dalle classi dirigenti nordiche grazie ad un leghismo sottotraccia sempre più pervasivo. In realtà di “virtuoso” c’è poco. Sono semplicemente “virtuosi” coi soldi a pioggia degli altri, come ampiamente dimostrato in Lombardia con l’emergenza pandemiche che ha messo in evidenza carenze organizzative drammatiche.

Che cosa sta succedendo sulle risorse destinate al Sud?

Sono semplicemente dirottate al Nord. Anche in quest’ ultimo D.L. Rilancio vediamo come malgrado le assicurazioni governative, più volte espresse, ancora una volta chi paga è il Sud, esattamente così come già da marzo era stato indicato dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Solo come esempio ed analizzando le 464 pagine del Decreto appare evidente come:

-Nell’articolo 231 CAP. XI Coesione territoriale pag. 426 si legge che “in via eccezionale i Fondi sviluppo e coesione possono essere destinati ad ogni tipologia di intervento a livello nazionale, regionale o locale per fronteggiare l’emergenza Covid-19… coerenti come da importanti modifiche recentemente apportate ai regolamenti europei ai sensi del Regolamento (UE) 2020/460 del 30 marzo 2020 e del Regolamento (UE) 2020/558 del 23 aprile 2020…”

Quindi lo scippo al Sud, l’ennesimo negli ultimi anni sui Fondi di coesione, è ufficialmente confermato!

-Nell’art.232 è confermato che non sarà più necessario il cofinanziamento del Governo italiano sui fondi europei, anche qui come da indicazioni europee, il che si tradurrà in una più rapida possibilità di spesa senza impattare sul piano di stabilità, ma anche in un minor apporto di fondi (quelli che avrebbe dovuto mettere il Governo italiano) e visto che gran parte del cofinanziamento riguarda regioni del Sud il tutto si tradurrà nei fatti nell’ennesima sottrazione di fondi al Sud.

-Titolo II Art.27 pag. 49
Versamento IRAP sospeso per una serie di categorie. Interessante questo machiavello per finanziare il Nord in modo non palese. Con l’IRAP (33% circa) si finanzia la Sanità.
Il MES ci presta soldi, ad un tasso molto basso, solo per finanziare la Sanità.
Risultato: le imprese (che sono in larga maggioranza al Nord) non pagheranno la tassa aumentando gli utili, i soldi alla Sanità arriveranno in sostituzione (in quota parte) dal MES e la restituzione del nuovo debito la pagheranno tutti i cittadini, anche quelli del Sud…

-Reddito di Emergenza art.87 pag.160 una misura tampone per due mesi, da 400 euro a 800 euro. Esclusi totalmente i nuclei familiari in cui c’è un pensionato o una persona che percepisce il RDC, categorie in maggioranza al Sud.

-Visto che il settore turistico, i bar e i ristoranti sono sostenuti col taglio della prima rata dell’IMU, nei fatti il “sostegno governativo” si scarica sulle spalle dei comuni già in ampia difficoltà.
Si può ben immaginare quale effetto disastroso avrà questa mancata entrata sui conti dei comuni in dissesto, in larga parte parte al Sud, a partire da quello di Napoli come infatti denunciato dal Sindaco de Magistris, che vedono così messi a rischio conti e servizi

Se a questa prima analisi aggiungiamo per la “clausola 34%”, sospesa nella bozza Dipe, che il Def 2020, appena approvato, non contiene l’elenco dei programmi di spesa e le Amministrazioni tenute a rispettare la riserva del 34% sulla spesa in conto capitale al Meridione da inserire, secondo la legge 196/2009 e successive modifiche e integrazioni che regola i documenti di bilancio della contabilità pubblica, nella Sezione II del Documento di Economia e Finanza recentemente approvato dal Parlamento come, ad esempio, è stato correttamente fatto nel DEF 2019, è chiaro che, malgrado le rassicurazioni ministeriali,  il quadro per il Sud è a dir poco a tinte fosche.

E’ una storia già vista: è successo anche in passato, con Tremonti. Perchè il Nord riesce a difendersi meglio?

Il Nord ha da sempre il controllo economico del Paese, di conseguenza controlla i mezzi di informazione e del racconto mediatico. Basta guardare il nome dei proprietari dei grandi giornali o delle televisioni private nazionali per rendersene conto, mentre la televisione pubblica è da tempo controllata e megafono esclusivo  del potere politico, sempre legato a doppio filo al potere economico. Ogni inefficienza, ogni problematica è sempre scaricata sugli ultimi, meridionali prima, migranti poi. Ecco perché per un meridionale essere razzista è doppiamente immondo.  Interessante a tal fine ricordare che da uno studio condotto da due docenti dall’università del Salento [ ‘La parte cattiva dell’Italia: Sud, media e immaginario collettivo’, di Stefano Cristante e Valentina Cremonesini], negli ultimi 30 anni i tg nazionali hanno dedicato solo il 9% del loro tempo a parlare del Sud in generale, e il 90% di questo 9% per mettere in risalto solo episodi negativi, quasi sempre di cronaca, malgrado iniziative lodevoli sui territori da parte di cittadini o comitati, le tante bellezze naturali, gli eccellenti prodotti enogastronomici dei territori ed il patrimonio storico e culturale universalmente riconosciuto. Ecco perché nei confronti del Mezzogiorno si può parlare di un vero e proprio razzismo di Stato e della riduzione a  mercato interno a vantaggio nella larga parte dei casi di merci prodotte al Nord o da aziende con sede legale al Nord. Basti pensare che in campo bancario, assicurativo, della distribuzione ecc. tutte le grandi aziende presenti al Sud sono del Nord.

Perchè in Parlamento non si crea una forza in grado di difendere gli interessi del Sud?

Questo è un problema che era già presente dai tempi di Salvemini. I motivi sono sempre economico-mediatici. Oggi se non si ha visibilità , se non si appare soprattutto in televisione per contrastare il racconto mediaticamente imposto grazie a stereotipi e discriminazioni decennali, racconto che ovviamente il potere economico predilige, semplicemente non si viene percepiti nell’immaginario collettivo, non si è rilevati e quindi risulta difficile aggregare.

Malgrado queste difficoltà noi del Partito del Sud proseguiamo da anni per portare in ogni assise possibile i nostri temi, non ci arrendiamo. A tal fine negli ultimi anni abbiamo stretto rapporti di collaborazione con partiti di quella sinistra che hanno, come noi, una visione gramsciana, l’unica che può portare fuori il Mezzogiorno dallo stato attuale di colonia interna estrattiva e dare una possibilità concreta di rappresentanza meridionalista a livello nazionale senza lacci e lacciuoli. Per gli stessi motivi e per portare il tema della “Nuova questione meridionale” anche in Europa siamo entrati a far parte del Partito della Sinistra Europea con la formula della cooperazione rafforzata.

Una delle leggende sul Sud racconta che spesso i soldi investiti nelle nostre aree si sono tradotti in sprechi. E’ così?

Su questo punto è meglio essere chiari: gli sprechi ci sono stati e noi certamente non difendiamo i responsabili, anzi li condanniamo doppiamente, ma anche qui si evince un problema mediatico pressante se pensiamo che sprechi ce ne sono stati molti di più al Nord e per importi di gran lunga maggiori, eppure hanno fatto meno “rumore”. D’altra parte il potere economico è stabilmente al Nord e tutti gli scandali economico finanziari degli ultimi decenni sono lì scoppiati. Per non parlare poi dell’intreccio politico-economico-mafioso che spesso appare da alcune inchieste in controluce.

La linea della palma , come scriveva Sciascia, ha da tempo superato le Alpi. Le mafie sono il primo nemico del Sud, il primo tassello di controllo e asservimento del territorio. Diciamo che su questi aspetti il Paese, da Nord a Sud, è semplicemente da rifondare al più presto.

C’è una responsabilità anche della classe dirigente meridionale?

Sicuramente, per gestire il potere inserirsi in un partito nazionale può per alcuni apparire più semplice, anche per arrivare a gestire una quota di potere, ma poi si deve giocoforza mediare o sottostare ad alcune regole non scritte che non sempre sono a vantaggio del territorio che si amministra. Bisogna trovare il modo di unirsi fra volenterosi per liberarsi della cappa di oppressione che da decenni impedisce al Sud di liberare le energie represse per poter autonomamente e nel proprio interesse, ovviamente armonizzato e solidale con il resto del Paese, come da dettato costituzionale, affrancarsi da una condizione che nei fatti è coloniale.

Cosa proponete per risalire la china dopo il disastro del covid?

Proprio pochi giorni fa il nostro Consiglio Direttivo Nazionale ha approvato un documento al riguardo, documento che il Vs. giornale ha pubblicato e per questo Vi ringraziamo.

Invece di cervellotiche decisioni sempre a vantaggio dei territori e delle categorie più ricche, spesso dettate da stereotipi e discriminazioni territoriali, servirebbero per il Sud politiche di sviluppo e di investimento, per creare posti di lavoro e combattere la disoccupazione, considerando che, in modo particolare negli ultimi venticinque anni, guarda caso dalle prime affermazioni elettorali della Lega Nord, la forbice degli investimenti pubblici è andata a divaricarsi sempre più fra Nord e Sud del Paese, con una spesa costantemente maggiore al Nord anno su anno.

Senza investimenti pubblici non è possibile rilanciare il Sud. Anche l’attuale governo, purtroppo, come i precedenti, sta continuando in una cieca politica di austerità che mette in ginocchio il Paese e il Mezzogiorno in particolare, del tutto insensibile alla drammaticità dell’emergenza in corso, basti pensare alla lentezza dell’arrivo di misure a sostegno di famiglie e piccole imprese che stanno creando veri e propri drammi umani e gettando i cittadini disperati nelle mani di usurai e faccendieri.

In breve sintesi nel documento abbiamo quindi indicato un primo pacchetto di possibili interventi per ripartire da Sud, purtroppo le nostre linee guida non han trovato applicazione nel D.L. Rilancio, la cosa non ci ha stupito.

Qual è il vostro giudizio sul decreto rilancio appena approvato dal governo?

Considerazione generale: pochi soldi veri, sussidi a pioggia soprattutto alle grandi aziende, sconto Irap e proroga delle tasse, ma nessun rilancio dell’economia reale. Per il Sud ho già risposto nel dettaglio in precedenza.
Coi fondi scippati al Sud e allocati al Nord vince Confindustria, che come sempre guida le scelte anche di questo governo che di sinistra ha ben poco. Solo con il Sud il Paese può ripartire. L’Italia non può pensare di definirsi un grande Paese democratico europeo se continuerà in barba a decenza e dettato costituzionale a trascurare le Regioni del Sud e ad umiliarne i cittadini. Purtroppo si continua anche durante un’emergenza pandemica drammatica come quella in corso con la consueta sottrazione di Fondi a vantaggio esclusivo del Nord. La misura è colma!

L’impressione è che il Sud, ora ha anche la “colpa”, agli occhi di alcuni razzisti e boiardi di Stato, di essere riuscito coi propri scienziati, medici, politici, cittadini, ad organizzarsi e disciplinarsi contenendo l’ondata pandemica, resistendo anche al “rientro caotico dal Nord” dei propri emigrati innescato da colpevoli anticipazioni governative ai media, pur con mezzi ridotto all’osso dai continui tagli, dimostrando così, nei fatti, di essere riuscito a reagire meglio del Nord.

Un Sud che ha rialzato la testa e perciò ora deve essere ancora punito, ma è difficile pensare che dopo il fallimento totale del racconto mediatico imposto da decenni i cittadini del Sud possano tornare ad abbassare la testa. Il re è nudo. Il vecchio approccio del Sud visto come un salvadanaio sempre a disposizione, dopo la presa di coscienza da parte di una moltitudine crescente di cittadini del Mezzogiorno che han preso atto in questa emergenza delle proprie eccellenze, delle discriminazioni da sempre subite a favore di territori la cui “virtuosità ed efficienza”, è stata messa in forte discussione dall’emergenza Coronavirus, potrebbe preludere, visto la contemporanea reiterazione delle richieste di “Secessione dei Ricchi” da parte dei governatori del Nord, le giornaliere e sempre più pesanti provocazioni mediatiche a reti unificate e lo stato di prostrazione economica di sempre più larghe fasce di popolazione del Sud, a quella “tempesta perfetta” prodromica a cambiamenti epocali.

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