Crocetta si salva, respinta la mozione di sfiducia. Ma l’esperimento Sicilia è finito

 
L’Assemblea regionale siciliana ha respinto la mozione di sfiducia per il Presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, portata oggi in aula dal Movimento cinque stelle. Al termine del voto, con appello nominale, sono stati 46 i voti contro la sfiducia e 31 a favore della sfiducia. Erano 77 i deputati presenti e la maggioranza necessaria era di 46.
 Il ‘modello Sicilia’ non c’e’ piu’. Morto e sepolto. La mozione di sfiducia, che ha tenuto i deputati dell’Assemblea regionale incollati agli scranni di sala d’Ercole per nove ore di fila, ha scavato un solco difficilmente colmabile tra i grillini e il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che si sono fronteggiati in aula a viso aperto, scambiandosi accuse velenose, scomodando condottieri e storici, poeti e persino facendo riferimento a salmi sacri. L’affondo del capogruppo del M5s, Giancarlo Cancelleri, e’ stato immediato. Il grillino, relatore della mozione, ha citato il condottiero e politico inglese, Oliver Cromwell, facendo un salto indietro nel tempo, nientemeno al 1653. “E’ tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto. Siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esau’ per un piatto di lenticchie”. E ancora: “Siete diventati intollerabilmente odiosi, portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave, in nome di Dio”. Perche’ “questa sfiducia”, ha incalzato, “l’hanno firmata i precari, i disoccupati, le famiglie, le imprese, quelle piccole e quelle medie, gli agricoltori, gli allevatori, i giovani e gli anziani: la rivoluzione di Crocetta non ha portato a niente”. Concludendo: “Siamo un movimento di pace, siamo stati collaborativi e nessuno potra’ negare che abbiamo provato a cambiare le cose, ma abbiamo solo ricevuto silenzi”. Parole che hanno infuocato il governatore. La sua e’ stata una invettiva di 78 minuti, quasi per intero rivolta ai cinquestelle. “Vi chiedo di non scomodare Dio”, ha esordito Crocetta. Poi ha alzato i toni. “Siete diventati partitocratici come tutti gli altri, siete soltanto dei politicanti, mi sento tradito da un movimento in cui credevo”. Perche’ “ho operato in assoluta buona fede con i ragazzi dei cinquestelle, ma quando cominciano a ‘inciuciare’, chi e’ la mosca nocchiera che guida il bue ed e’ convinto di guadarlo?”. Di fronte a un’Assemblea silenziosa, Crocetta ha mostrato la sua busta paga: “Sono vittima di una campagna di sciacallaggio da parte dei Cinquestelle, dicono che guadagno quanto Obama, la verita’ e’ che il mio stipendio netto al mese e’ di 7.495 euro”. “Col mio stipendio”, ha proseguito, “pago l’affitto della casa a Palermo perche’ non vivo nell’appartamento di servizio a Palazzo d’Orleans e pago di tasca mia anche le missioni: mi rimangono 5.500 euro”. Ventuno minuti di numeri e cifre, “perche’ voglio chiudere una volta e per tutta questa storia”. Per le spese di rappresentanza, quest’anno il governo ha previsto impegni per 43 mila euro rispetto agli 813 mila euro dell’anno scorso, al milione e 700 mila euro del 2011 e al milione e mezzo di euro del 2010. “Volete sapere quanto ho speso dei fondi riservati al presidente? Zero”, ha tuonato, ricordando che il suo predecessore, Raffaele Lombardo, aveva speso 400 mila euro prima di dimettersi. Poi ha ribattuto punto per punto alle critiche degli altri deputati dell’opposizione, parlando dell’azione amministrativa compiuta “in questo primo anno di governo” e bollando la mozione come “un atto intriso di pregiudizio, perche’ non si puo’ presentare una sfiducia ad appena un anno dall’inizio della legislatura”. E ha riferito che il suo governo “ha presentato 30 denunce alle procure siciliane: bisogna aspettare ma vi assicuro che quello che succedera’ sara’ straordinario e vedrete quando qualcuno sara’ arrestato, perche’ rispetto a Pasolini, io so e ho le prove”. Contrari alla mozione il Pd, l’Udc, il Megafono e i gruppi Articolo 4 e Drs, oltre ad alcuni deputati dell’opposizione in dissenso con i propri gruppi parlamentari. Favorevoli, oltre ai Cinquestelle, tre deputati su quattro della lista Musumeci, il Pdl, il Pds-Mpa.

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