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La Corte dei Conti contesta a Rosario Crocetta, Governatore della Sicilia e Antonio Ingroia, Sicilia e-Servizi controllata dalla Regione, che gestisce il sistema informatico regionale, un danno erariale di un milione di euro. L’inchiesta, coordinata dal magistrato Gianluca Albo, ha chiesto il rinvio a giudizio del governatore, del presidente della società e dei sei ex assessori Nello Scilabra, Dario Cartabellotta, Patrizia Valenti, Ester Bonafede, Michela Stancheris e Nino Bartolotta. L’udienza è stata fissata il 15 maggio 2015. La contestazione del danno ha scatenato le reazioni. 

Crocetta replica immediatamente: “E’ un’assurda iniziativa della Corte dei Conti, quasi un’istigazione a commettere reato”.Non è la prima volta che la Sicilia e-Servizi è nota alle cronache per le vicende sulle assunzioni: era stato proposto lo spostamento di personale già in servizio alla Regione, sottoponendolo ad una necessaria formazione, dal momento che la società si occupa esclusivamente di informatizzazione. Ma nessuno ha mai avviato i corsi di aggiornamento per i funzionari regionali. Antonio Ingroia ammette: “Bisognava farlo prima e immagino si potesse fare. Ma la questione andrebbe affrontata con chi ha pensato questo sistema, 7 anni prima che io arrivassi a Sicilia e-servizi. Quando sono arrivato io era troppo tardi, anche se bisogna riconoscere che la maggior parte degli assunti sono ingegneri informatici e sinceramente non so quante professionalità di questo tipo si possano contare tra i dipendenti regionali. Altro che corsi di aggiornamento!.  

Ingroia, tiene a dire “di non aver ricevuto ad oggi alcuna notifica, la vicenda dipenderebbe da “una assurda iniziativa della Procura della Corte dei Conti”. Secondo l’ex pm si tratterebbe quasi di una “istigazione a commettere reato” e aggiunge che, “il rinvio a giudizio oggi, significa oggi non dare seguito a ben due sentenze del Tribunale del lavoro di Palermo, che negli scorsi giorni io ho inviato per conoscenza alla Corte dei Conti, secondo cui quelle assunzioni non solo andavano fatte, ma erano obbligatorie e a tempo indeterminato.  Si trattava infatti di personale assunto dal socio privato Sisev, che al momento dell’uscita dalla società partecipata doveva essere assunto da quest’ultima. La procura della Corte dei Conti mi chiede di non proseguire i rapporti di lavoro per non aggravare il danno erariale, ma nei prossimi giorni procederò ad altri reintegri, come ordinato dal Tribunale del lavoro. Io non posso commettere un reato disapplicando le sentenze di un Tribunale, solo perché istigato in questo senso da una stravagante, incredibile, assurda e infondata teoria di un magistrato contabile. E quindi la Procura della Corte decida se incriminare, oltre me, anche i giudici del lavoro”