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Antonio Troise

L’azienda Italia riscalda i motori. E’ presto per cantare vittoria o dichiarare chiusa la più lunga e dura recessione dal 1929. Ma l’ultima fotografia scattata dall’Istat contiene finalmente qualche incoraggiante  macchia di rosa su uno sfondo rimasto per troppo tempo a tinte scure. Il Pil è tornato ad avere il segno più dopo quattro anni di recessione. La fiducia dei consumatori è in moderata ripresa. Dal fronte della produzione industrale arrivano segnali di ottimismo. Lo spread continua a calare Mentre Bruxelles ha di fatto promosso la legge di stabilità del governo Renzi allontanando, per il momento, l’ipotesi di nuovi sacrifici per risanare i conti pubblici. Insomma, ci sarebbe solo da incrociare le dita, rimboccarsi le maniche e continuare su questa strada.

Eppure, anche questa volta, quello che avviene sulla scena dell’economia stride non poco con quello che si registra, quotidianamente, nelle aule del Parlamento o nei quartier generali dei partiti. Sempre le stesse abusate liturgie, le solite polemiche pregiudiziali, gli scontri di potere e la difesa ad oltranza di rendite di posizione. Un copione che non risparmia nessuna forza politica. Basta vedere quello che avviene all’interno del Pd, diviso fra il vecchio quadro dirigente, la sinistra radicale e il gruppo di stretta osservanza renziana. Le cose non cambiano se ci spostiamo in casa Forza Italia dove lo scontro fra Berlusconi e i dissidenti ha ormai raggiunto livelli insostenibili. La lega non è da meno, con la guerra ormai dichiarata fra Salvini e Tosi. Mentre nel Movimento Cinque Stelle i mal di pancia dei dissidenti sono all’ordine del giorno.

Eppure,  mai come in questo momento, sarebbe necessario che, almeno per una volta, i tempi e le strategia della Politica fossero in linea con quelle dell’Economia. La lunga crisi ha di fatto reso ancora più agguerrito il mercato globale, colpendo in particolare i paesi meno attrezzati, a cominciare dall’italia, dove il gap di competitività continua ad essere molto forte. Nel nosto Paese, la recessione ha pesato, in media, dieci volte di più rispetto alle altre nazioni di eurolandia. Per recuperare terreno e uscire dal tunnel della recessione occorrerebbe un cambio di passo anche da parte di tutte le forze in campo. Sarebbe necessario remare nella stessa direzione, mettendo per un attimo da parte i riti e le abitudini dei vecchi partiti. Riti e abitudini che sono già costati molto al Paese. E che oggi, alla viglia di una possibile ripresa, sarebbero davvero insostenibili economicamente. Oltre che incomprensibili da parte dei cittadini, finendo per alimentare il vento dell’antipolitica.

fonte: L’Arena