Matteo Renzi

IL COMMENTO. La legge elettorale e la metamorfosi di Renzi

Antonio Troise

Da grande “rottamatore” ad abile “ricostruttore”. La metamorfosi di Renzi è sempre più evidente. Soprattutto dopo l’avvio, ieri, del dialogo con i transfughi dell’Mpd. Un’operazione che segna la fine della stagione dell’autosufficienza del Pd ed apre, di fatto, nuovi scenari in vista del prossimo appuntamento con le urne. Il cambio di rotta, infatti, arriva a ridosso del voto sulla nuova lette elettorale. Un appuntamento sul quale, fra i renziani, gira con insistenza la voce di un voto di fiducia. Una grana in più per Gentiloni, che deve lottare anche sul fronte della legge di bilancio per convincere anche la sinistra del Pd a votare una manovra “light” e senza mance elettorali. Ma anche un’occasione da non perdere per l’ex premier, alla ricerca di una nuova strategia politica in grado di rilanciare il partito e ridare smalto ad una leadership appannata.

L’apertura a Mpd ha sicuramente un significato tattico, la necessità di ricostruire un consenso più largo attorno al cosiddetto “Rosatellum” e rendere meno accidentato il percorso dell’esecutivo verso le elezioni. Se la manovra andrà in porto, è quasi certo che Gentiloni chiuderà il suo mandato a dicembre, con la possibilità di arrivare al voto fra il 4 e il 14 marzo.

Ma la metamorfosi di Renzi ha anche un altro valore, decisamente più strategico: quello di far diventare il Partito Democratico il baricentro della grande coalizione che, probabilmente, sarà l’unica in grado di dare un governo al Paese dopo il verdetto elettorale. Un partito, insomma, in grado non solo di dialogare con il Centro, ma anche in grado di evitare uno spostamento della sinistra verso le posizioni dei grillini, l’unica opzione attualmente in campo che potrebbe effettivamente aprire le porte dell’esecutivo al movimento pentastellato.

L’apertura di Renzi a sinistra potrebbe anche segnare l’atto di nascita di un nuovo leader del Pd, in grado davvero di dialogare con tutte le anime del partito e non solo con gli uomini della “Leopolda”, i suoi fedelissimi, quelli che hanno accompagnato l’ex sindaco di Firenze nella sua ascesa a Palazzo Chigi. Un ripensamento tardivo? Forse. Ma è anche vero che se il centrosinistra vorrà continuare ad avere un ruolo nel governo del Paese, la strada obbligata resta quella di un ampliamento delle alleanze anche a sinistra con l’obiettivo di arrivare prima rispetto al rinato centrodestra e, in ogni caso, con un peso politico in grado di fermare l’avanzata dei Cinque Stelle e dei partiti populisti.

Certo, il dialogo è appena cominciato e non è detto che dia i frutti sperati. Un fatto è però certo: ancora una volta Renzi gioca, in questa partita, il tutto per tutto. Se riuscirà a ricucire il Pd, avrà dimostrato anche di essere un vero leader. Se l’operazione dovesse, invece, andare male, allora anche il suo destino politico potrebbe essere segnato definitivamente.

Vai a TOP