Charlie Hebdo e Erri De Luca, i due pesi e le due misure della libertà di opinione

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Di SIMONA D’ALBORA

Solo l’11 gennaio quasi tutti i Capi di Stato del mondo sfilavano a Parigi, in una marcia per le vittime dell’attentato di Charlie Hebdo e in difesa di quella libertà di opinione e di espressione che è alla base delle democrazie e che in questi anni ci ha sempre fatto sentire diversi dagli assassini dei giornalisti del settimanale satirico francese. Era lì anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a rappresentare lo Stato italiano, a difendere la libertà. Quello Stato italiano che oggi in patria celebra un processo proprio contro la libertà di espressione.

“Non sono comparabili la strage di Parigi con questa piccola e balorda mia vicenda giudiziaria” si schernisce Erri De Luca, lo scrittore napoletano che oggi è chiamato a rispondere in aula di istigazione a delinquere per avere sostenuto i sabotaggi in Valsusa contro la Tav. Proprio fuori al tribunale di Torino un presidio di No Tav distribuisce gratuitamente l’ultima fatica letteraria dello scrittore, “La parola contraria”, nel quale ribadisce le sue opinioni. Tutto rinviato al 16 marzo comunque, quando si ritornerà in aula.

Ma prima dell’udienza lo scrittore ha ricordato che lotta No Tav è civile e democratica: “Esiste una frase  di un testo della Sacra Scrittura – ha dichiarato – nei proverbi che dice: apri la tua bocca per il muto. Ritengo che sia compito dello scrittore farlo.” E ancora: “Vorrei sapere se davvero ho istigato io qualcuno e chi? Casomai sono stato io istigato a prendere le parti di questa piccola comunità, ben organizzata e che lotta per qualcosa di giusto.”

Lo scrittore risponde serenamente alle domande dei giornalisti: “Se sarò condannato, non farò ricorso – dichiara – Quello che ho da dire è quello che ho già detto. Uno scrittore – ha aggiunto – deve difendere le sue opinioni, che in questo caso per me sono poi diventate convinzioni. Cosa altro deve fare se non difenderle?”

“Come procura abbiamo il dovere di verificare se certi casi debbano essere sottoposti al vaglio di un giudice. E in questo caso riteniamo di sì”: lo ha detto il pm Andrea Beconi nel suo intervento all’apertura del processo a Torino a Erri De Luca “Questo reato – ha osservato Beconi – è discutibile e si presta a strumentalizzazioni, ma nell’ordinamento esiste e dobbiamo farci i conti”

Adesso tutto rinviato al 16 marzo.

De magistris

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