Carcere di Pozzuoli, Impegno (Pd): migliora ma manca progettualità

Leonardo Impegno

“La situazione sta migliorando, ma c’è ancora molto da fare nonostante il buon lavoro della direttrice per rendere il carcere femminile di Pozzuoli un luogo pienamente decoroso”. Lo ha detto Leonardo Impegno, deputato del Pd e iscritto al Partito Radicale, che stamattina ha effettuato un sopralluogo nella struttura detentiva di  Pozzuoli.
“Il problema del sovraffollamento – osserva il parlamentare – è migliorato, ma non ancora risolto. Rispetto all’anno scorso, quando l’emergenza toccava picchi record del 120 per cento, oggi va meglio, ma non bene: rispetto ai 98 posti regolari, la popolazione carceraria ammonta a 155 persone”.
Per Impegno, “vanno meglio anche le attività extra rivolte alle detenute. Una di quelle che maggiormente coinvolge le detenute è quella della torrefazione del caffè. Ma per questa, come per le altre attività, tutto si basa esclusivamente sulla disponibilità dei volontari. Servirebbe, invece, un progetto coordinato dallo Stato in grado di assicurare una programmazione più fitta e interventi organici”.
“La stessa mancanza di progettualità – prosegue il parlamentare – emerge con forza se si considera la dotazione finanziaria: il Dap ha messo a disposizione per quest’anno, per l’intera Campania, 20mila euro, di cui 3.500 andranno alla struttura di Pozzuoli. Certo, a questi fondi si aggiungono le risorse messe a disposizione della Asl. Ma non c’è un quadro preciso delle risorse e delle competenze tra gli enti preposti”.
Per Impegno, resta da risolvere la questione della vivibilità delle celle. Stanze ancora troppo piccole – dice – Ci si avvicina al parametro dei tre metri, che di regola spettano a ciascuna detenuta, solo grazie al regime delle ‘celle aperte’, la meritoria iniziativa che rende possibile la socializzazione tra le detenute per 12 ore al giorno al terzo piano dell’edificio”.
“Mi ha colpito molto – conclude Impegno – trovarmi di fronte a questa popolazione carceraria. Molte di loro sono in attesa di giudizio, moltissime sono immigrate. ‘Povere criste’ che hanno ben poca dimestichezza con la nostra lingua, seguite da avvocati d’ufficio che, in base ai loro racconti, assicurano un’assistenza frettolosa e non sempre adeguata”.

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