CHE SUD CHE FA / Basilicata, prime prove di reddito minimo

In tempi in cui ferve il dibattito tra le forze politiche sui temi caldi del reddito minimo garantito e del reddito di base, la Regione Basilicata ha bruciato le tappe, stanziando 7 milioni e mezzo di euro per il Programma “Reddito minimo di inserimento”. Ne dà notizia il Quotidiano della P.A. – Regione Basilicata.

In particolare, si sottolinea che – con la Delibera n. 936/2015 della Giunta lucana, pubblicata sul n. 26 del BUR Regionale – si è concluso il percorso iniziato con la Delibera n. 769/2015 dell’Esecutivo regionale, con la quale il programma in esame era stato definitivamente approvato.

Il percorso intrapreso dalla Giunta presieduta da Marcello Pittella è articolato in sei fasi, grazie alle quali la Regione lucana ha voluto “fornire uno strumento in grado di offrire un sostegno economico ai soggetti maggiormente svantaggiati che vivono sul territorio regionale”.

La Regione ha, quindi, scelto di “affrontare in maniera strutturata il problema della povertà e del disagio sociale”. Nel provvedimento n. 769 dell’Esecutivo si evidenzia il chiaro intento di “incentivare il sostegno e l’accesso ad iniziative di inserimento sociale ed occupazionale per i soggetti più vulnerabili, a rischio di esclusione sociale” … oltre che “offrire un sostegno economico ai soggetti che vivono in uno stato di grave deprivazione materiale …”.

La Giunta Regionale ha scelto di differenziare i soggetti destinatari del sostegno in due categorie:

-la categoria A, comprendente i residenti in Basilicata fuoriusciti dalla platea della mobilità in deroga per effetto del Decreto interministeriale 83473/2014 (Decreto Poletti), con un ISEE inferiore a 15.500 euro annui;

-la categoria B, riguardante i residenti nella regione lucana disoccupati e/inoccupati da almeno 24 mesi ovvero da almeno 12 mesi, che presentino un ISEE del nucleo familiare fino ad un massimo di 9.000 euro.

In base alla decisione assunta dall’Esecutivo regionale, questi soggetti avranno diritto a percepire (in media) la somma di 450 euro mensili (cifra variabile sulla scorta del reddito ISEE e del carico familiare).

Il sostegno economico è, tuttavia, subordinato all’espletamento di attività di pubblica utilità e di politica attiva che la Giunta presieduta da Pittella organizzerà in tempi brevi.

Nella Delibera si precisa che il beneficio sarà corrisposto a fronte dell’espletamento “almeno dell’80% delle ore di lavoro”.

Da segnalare che la Delibera n. 202/2015 dello stesso Esecutivo lucano aveva individuato il tipo di attività richiesto nell’ambito della valorizzazione dei beni artistici e culturali; delle prestazioni “di tipo sociale” e di tutela dell’ambiente.

Quanto ai fondi stanziati, 2.700.000 euro sono destinati alla categoria A ed i restanti 5 milioni alla categoria B. Si precisa allo scopo che le risorse derivano dai fondi comunitari destinati alla programmazione europea 2014/2020, oltre che da quanto previsto al comma 2 dell’art. 15 della Legge Regionale n. 26/2014.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 29 luglio in modalità esclusivamente on line, fino alle 12 del 15 settembre 2015.

Come si è detto, La Giunta Regionale ha definito questo tipo di sostegno economico “reddito minimo di inserimento”; definizione che, quindi, si affianca a quelle già ampiamente utilizzate nel settore in esame, vale a dire il “reddito minimo garantito” ed il “reddito di base” (o “reddito di cittadinanza” o “reddito universale”).

In particolare, il “reddito di base”, soprattutto nell’esperienza europea, è concesso indipendentemente da altri redditi e altri eventuali patrimoni posseduti dal soggetto interessato. In sostanza, il solo requisito richiesto è quello della cittadinanza.

Il “reddito minimo garantito”, invece, è una forma di sostegno economico senza limiti di tempo, riservata a chi ha difficoltà ad inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro e che può integrarsi con un altro reddito già esistente, sempre che quest’ultimo non superi la c.d. “soglia di povertà” (soglia minima), sulla cui individuazione, naturalmente, si confrontano varie tesi e soluzioni.

Il “reddito minimo garantito” viene spesso subordinato alla prestazione di particolari attività obbligatorie per il soggetto destinatario del beneficio, oltre che essere – eventualmente – integrato da benefit di varia natura, come ad esempio l’uso gratuito dei mezzi pubblici o la partecipazione (sempre gratuita) a corsi di formazione, il pagamento delle spese di affitto, eccetera.

In questo contesto, il “reddito minimo di inserimento” individuato dalla Regione Basilicata assomiglia, in parte, al “reddito minimo garantito”, ma nella sostanza costituisce un’opzione che ha una sua originalità, rispetto alle altre soluzioni.

Moreno Morando

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