Autonomia differenziata, i 7 paletti del Sud

Autonomia differenziata, i 7 paletti del Sud

“Autonomia differenziata. Il percorso possibile”. Al dibattito, promosso da Unione Industriali Napoli e Federico II, sono intervenuti il presidente di Unione Industriali Napoli Vito Grassi, il giurista, già presidente Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, il presidente Svimez Adriano Giannola, il giornalista Marco Esposito, il rettore della Federico II Gaetano Manfredi, il vice direttore di “la Repubblica”, Sergio Rizzo (moderatore).Dal dibattito è emerso che la richiesta di autonomia differenziata avanzata da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna pone l’Italia di fronte a un bivio: può portare a una secessione mascherata oppure può diventare l’occasione per l’intera Italia per rivedere il funzionamento della Repubblica, superando le forti distorsioni del federalismo le quali – in carenza di una preventiva definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (i LEP) – hanno portato a riconoscere fabbisogni standard iniqui in delicati ambiti sociali (sanità, università, asili nido, istruzione, trasporto pubblico locale, assistenza ai disabili e agli anziani non autosufficienti).

A ciò si aggiunga che l’assenza dell’asticella – cioè della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili – ha finora impedito all’Esecutivo (art. 120 Cost) di sanzionare la macroscopica inefficienza di talune amministrazioni e di sostituirsi alle amministrazioni inadempienti, nell’interesse dei cittadini.

L’occasione quindi va colta per intraprendere un percorso nel quale siano trasparenti le finalità, le regole e l’arbitro, con una proposta che promuova in ciascuna comunità responsabilità, efficienza e un’equità finalizzata sia all’attrattività economica, sia alla reale convergenza e tenuta sociale dei territori, riconoscendo al Parlamento e al Governo il ruolo di garanzia e di intervento a correzione degli eventuali effetti distorsivi.

Ma va colta anche per accrescere la competitività nazionale e dei territori interessati, rafforzando, d’un lato, alcune potestà legislative statali in materie nevralgiche per lo sviluppo economico nazionale (infrastrutture strategiche, energia, ambiente ecc.) e, d’altro lato, perseguendo l’obiettivo della semplificazione della pubblica amministrazione.

Perché l’autonomia sia ben realizzata, il percorso deve prevedere i seguenti punti:

Rapido avvio del processo di riconoscimento delle competenze – come richiesto da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna – in base al principio del trasferimento finanziariamente neutrale delle risorse;

Contestuale definizione, per ciascuna delle competenze già assegnate o da trasferire agli enti locali, dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;

Previsione nella legge attuativa di un sistema di monitoraggio pubblico affinché il Governo, come previsto dall’articolo 120 della Costituzione, possa tempestivamente sostituirsi a organi delle Regioni e degli altri enti locali a tutela dei livelli essenziali delle prestazioni;

Riconoscimento nella legge attuativa di un ruolo esplicito del Parlamento sia per il monitoraggio degli effetti sia per la potestà di effettuare, con procedura ordinaria, le modifiche che dovessero manifestarsi come necessarie.

Correzione delle norme incoerenti con il pieno finanziamento delle funzioni pubbliche assegnate agli enti locali, a partire dalla rimozione del dimezzamento del target perequativo (legge 232/2016, comma 449, lettera c);

Recupero della piena potestà statale in materia di perequazione per superare gli attuali sistemi di solidarietà conflittuale tra enti locali del medesimo livello, collegando l’erogazione di risorse alla puntuale verifica dell’efficienza della spesa.

Recupero della potestà statale di indirizzo per le materie nevralgiche per lo sviluppo economico nazionale.

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