Comparatico: Capuana, Vigo e la burla da cui nacque il verismo

DI FAUSTA TESTAJ’

Quando il giovane Luigi Capuana si presentò a Lionardo Vigo spacciando per antico racconto popolare la sua inedita novella “Comparatico”, non poteva certo immaginare che da questa burla sarebbe nato il Verismo, la stagione più felice della letteratura italiana.
A svelare la drammatica trama e a ripercorrere le tappe di questo appassionante caso letterario, ci pensa lo spettacolo che giovedì 14 febbraio alle 20.30 inaugurerà al Teatro Sangiorgi il cartellone “Un palcoscenico per la città”, promosso e organizzato dal Teatro Massimo Bellini.
“Comparatico” è una produzione dell’associazione Sajamastra che vede un attore del calibro di Pippo Pattavina vestire i panni di Capuana per raccontare la novella e come da essa ebbe origine il Verismo.
L’adattamento teatrale e la regia sono firmati da Ezio Donato, uomo di teatro e autorevole studioso. Le musiche originali, scritte da un compositore di fama internazionale come Matteo Musumeci, saranno eseguite dal vivo da Gianni Amore (fisarmonica) e Giovanni Raddino (pianoforte). In scena due primedonne come l’attrice Egle Doria (Filomena) e la cantante Giusy Schilirò (voce solista).
Come ben ricostruisce Ezio Donato, il primo testo stampato di “Comparatico” di cui si ha notizia risale al 1874 e figura nella “Raccolta amplissima di canti popolari siciliani” di Lionardo Vigo (1799 – 1879). Si tratta di un racconto in versi in “lingua siciliana”, come tutte le altre storie e leggende trascritte da Vigo. Alla fine del racconto figura una semplice sigla “Mineo, C.” che indica il paese dove la leggenda era stata raccolta dalla viva voce del popolo, e il suo raccoglitore, cioè Il giovane Luigi Capuana (1839 -1915). Dai versi e dalla metrica della composizione era plausibile dedurre che fosse opera di qualche cantastorie e perciò, oltre che cantata, era accompagnata anche dalla musica. Fino a questo momento il testo è, dunque, di autore ignoto e catalogato come frutto della letteratura orale e della genuina espressione dell’animo popolare, che nella seconda metà dell’800 altri illustri etnoantropologi, come Giuseppe Pitrè e Salvatore Salomone Marino, raccoglievano in tutta la Sicilia. Senonché nel 1879, non appena morto Vigo, Luigi Capuana lo ripubblica nell’edizione da lui curata delle “Poesie in dialetto siciliano” di Paolo Maura, aggiungendo in appendice ventotto sue composizioni pseudo-popolari, fra le quali “Comparatico” col titolo mutato in “Lu cumpari”.
Nel 1882 ricompare in lingua italiana a firma di Luigi Capuana sulla rivista “Cronaca bizantina” e l’anno successivo nella raccolta di novelle “Homo” dello stesso Capuana che in una nota relativa a questa storia dichiarava che “l’autore di ‘Comparatico’ ha soltanto ripreso quello che è suo e che nel 1868 aveva osato presentare al Vigo come produzione popolare”.
Nel 1911, quattro anni prima della sua morte, Luigi Capuana, spinto forse dal successo e dai significativi profitti che il teatro poteva portare ai suoi autori, valga per tutti il successo dell’adattamento teatrale della novella “Cavalleria rusticana” del suo amico Giovanni Verga, riscrive la storia in versione teatrale in “quattru atti” in dialetto siciliano con il titolo “Cumparaticu”.
“L’interesse nei confronti di ‘Comparatico’ – osserva Donato – sta tutto nella sua genesi e nel suo accidentato percorso che da soli dimostrano come e dove sia nata una delle più felici stagioni della nostra letteratura e di quella siciliana in particolare, chiamata Verismo, senza la quale non ci sarebbero stati Verga, De Roberto, Pirandello, e forse anche quelli a noi più vicini come Brancati e gli stessi Sciascia e Camilleri”.
Basterebbe ricordare, a tal proposito, una lettera che, riferendosi a “Comparatico”, Verga da Milano scrive a Capuana nel 1882 e cioè un anno dopo la pubblicazione de “I malavoglia”: “Io non dimenticherò mai una tua novella in versi, passata al Vigo come canto popolare, in cui si tratta di un marito che fingendosi ubriaco la notte di carnevale, induce il ganzo di sua moglie ad andare in letto tutti e tre insieme, e lo sgozza. Quello è un piccolo capolavoro e devo confessarti che la prima ispirazione della forma schiettamente popolare che ho cercato di dare alle mie novelle la devo a te”.
Oggi ci accorgiamo che “Comparatico” ha un altro primato, questa volta non letterario, ma purtroppo collegato alla cronaca nera. Noi non sappiamo quanti fossero in Italia, all’indomani dell’Unità, i casi di femminicidio legati a gelosie da parte degli uomini nei confronti di mogli, fidanzate o amanti. Certamente molti, se si pensa, anche, alla legittimazione che potevano avere dal così detto “delitto d’onore”. Di conseguenza molte erano le opere letterarie che si ispiravano a quella cronaca. Il racconto di Capuana, invece, spacciato per autentica rielaborazione popolare di un fatto di cronaca, è il primo che narra, accanto al delitto passionale perpetrato da un uomo, un caso di infanticidio: il padre uccide il piccolo figlio per vendicarsi della moglie che lo ha tradito. Una vicenda terribile che allora si stentava a credere che fosse successa o che uno scrittore avesse potuto anche immaginarla. Constatiamo oggi, purtroppo, che la realtà supera di gran lunga qualsiasi immaginazione letteraria.

BUONE NOTIZIE. Il teatro stabile di Catania sta guarendo: al giro di boa l’operazione risanamento

Di Fausta Testaj’


Vi ricordate in che situazione era nell’Agosto del 2017 il T. Stabile di Catania? Commissariato. Poi è stato eletto come Presidente Carlo Saggio, come Vicepresidente la Prof.ssa Lina Scalisi e come direttrice artistica la Genovese Laura Sicignano e a poco a poco non dico che il malato è guarito ma finalmente è in convalescenza. Durante la Conferenza Stampa ,voluta proprio dal C.D.A, è lo stesso Presidente Saggio a raccontare come hanno cercato di portare a termine il tentativo , già iniziato dal Commissario Pace, di risanamento e ristrutturazione del debito che con molta fortuna e senso di responsabilità oggi si può dire che è andato in porto.Certo ancora c’è da lavorare, ma gli obiettivi di rialacciare i fili del dialogo con le Istituzioni e con tutti gli altri soggetti culturali del territorio, di avere un cartellone attraente , un’apertura verso i giovani, ed un rapporto sereno che non sia sempre di emergenza ma anzi che guardi lontano con le persone che lavorono per il Teatro sono stati raggiunti. Lo Stabile sta vivendo una vivacità artistica che da anni aveva perso la Responsabile dell’Ufficio Stampa Caterina Andò ci mette al corrente del successo Nazionale che ha avuto una delle loro coproduzioni “ un momento difficile” con M. D’apporto per la Regia di F. Bordon e dell’altra coproduzione che sta per iniziare la sua tournèe i “Sei personaggi in cerca d’autore”con M. Placido che ne cura anche la regia.

Alla Conferenza era presente anche Barbara Mirabella Assessore alle Pari Opportunità , Pubblica Istrizione, Attività e Beni Culturali, Grandi Eventi, del Comune di Catania che si complimenta con i presenti dicendo di essere orgogliosa dei risultati ottenuti perchè portare una stagione già in un anno e mezzo al + 40per cento con un obiettivo del 48per cento è già un grandissimo risultato e continua dicendo: “ quando in una slide io trovo che di giovani non si è parlato fino al 2016, vuol dire che tu lo volevi chiudere questo teatro, potevi dirlo prima di farci indebitare, perchè bisogna pensare che non si ci può basare solo sui “vecchi” abbonati o acquirenti di biglietti, senò quando moriranno che facciamo? Ci sono anche i nostri bambini ed i nostri ragazzi che devono conoscere, imparare la cultura del teatro, ringrazio la Direttrice per aver già previsto dalla prossima Stagione un lavoro sui bambini, io come Assessore alla scuola sarò al fianco del teatro divulgando al massimo quest’iniziativa.”La Mirabella annuncia anche la sua collaborazione con la Prof.ssa Scalisi per la creazione del Nuovo Museo della Città ed assicura che al Comune stanno lavorando per far riavere allo Stabile la sala 2 (il T.A. Musco) senza la quale il Verga ha dovuto dimenzionare le proprie attività.Prende la parola L. Sicignano ricordando che l’obiettivo di un Teatro Stabile è dal dopo guerra ad oggi quello di ricostruire una coscienza civile e nel caso specifico, lo Stabile di Catania ha il compito di ricostruire ma anche di ricostruirsi secondo delle logiche che siano sempre inclusive di lavoratori, di artisti e soprattutto di pubblico quindi bisogna valorizzare quelle che sono le energie migliori del territorio locale ma anche di un territorio più ampio” perchè noi ci muoviamo sempre di più con interlocutori di tipo Nazionale e ci auguriamo d’interloquire di nuovo con quelli Internazionali.”La Sicignano ricorda che in Italia siamo in un contesto che non vede più un unico teatro ma un proliferare di inziative teatrali dove ciascuno trova la propria identità ed un proprio pubblico ed in questo proliferare positivo di diverse realtà teatrali lo Stabile ha la missione, prescritta dagli Enti Pubblici, di produrre ed ospitare teatro d’arte individuando così una propria utenza.Poi con massima trasparenza ci enuncia i risultati raggiunti ad 1/3 di stagione (cioèquando ancora mancano 9 spettacoli da vedere) paragonandoli a quelli delle intere stagioni precedenti.Già si sono venduti 3.259 abbonamenti con una previsione di vendita futura importante dato il successo della vendita diegli abbonamenti a 13 spettacoli è di quelli più piccoli come la Christmas card che è andata benissimo.A San Valentino si lancerà l’abbonamento Teatro con amore composto da 4 spettacoli è costerà €. 60,00 c’è stato un incremento del + 40 percento che è un numero straordinario raffrontandolo con il percorso del teatro di cui possono essere orgogliosi.Anche per quanto riguarda lo sbigliettamento rispetto allo scorso anno c’è stato un incremento del 30 per cento(sempre ad 1/3 di stagione),l’impennata è stata anche quella degli abbonamenti Giovani grazie a formule intelligenti con abbonamenti piccoli, facili da fare anche on-line ad un costo inferiore adirittura a quello di un biglietto di un cinema che consentono ad un ragazzo di frequentare anche altri teatri ci sono state facilitazioni anche grazie all’E.R. S. U. Per cui l’abbonamento a 5 spettacoli che costava €. 45,00 se si faceva entro il 31/11 costava la metà, importante per abbassare il costo dei biglietti per i giovani è stata la Convenzione con l’Università, per le scuole si sono creati dei mini abbonamenti che le classi comprano vengono al mattino a vedere lo spettacolo e partecipano anche alla vita teatrale e non solo.Il teatro sta avendo uno sbigliettamento eccezionale, importantissimo nella sua economia e nel suo bilancio infatti anche l’Occupazione Sala è passata dal 50per cento all’80 per cento procurando un problema di gestione degli spettatori abbastanza insolito anche nel panorama Nazionale.Anche le iniziative collaterali sono state molto apprezzate come quella degli incontri con gli artisti ai quali il pubblico partecipa con passione, gli aperitivi per avere un momento di convivialità e familiarità, i laboratori sostenuti da Fondazione Sicilia(sponsor privato), il progetto “Bambini che spettacolo”, un’attività di teatro per bambini e famiglie sponsorizzata da FIDES , la collaborazione con il MEDIA PATNER Radio Zammù dove gli studenti Universitari diventano giornalisti coinvolgendo i vari artisti come hanno fatto con M. Riondino, gli incontri all’Università che hanno visto tra i vari protagonisti Letizia Russo(drammaturga del “Maestro e Margherita”)avvenuti grazie al Direttore del Dipartimento Prof.ssa M. Paino, la Convenzione con il COF che permette agli studenti di svolgere stage e tirocinii in teatro con diritto del riconoscimento di crediti formativi.Si è sopperito anche al non aver più una scuola di teatro utilizzando il Palazzo Platamone per varie attività formative alcune indirizzate specificatamente ai ragazzi come :”Piccoli critici crescono”, “le professioni del teatro” “scrittura creativa” altre aperte a tutti, si è pensato anche agli insegnanti con un laboratorio dal titolo :” Teatro in cattedra”.Ed ancora il Giovedi sociale con il prezzo del biglietto a €. 5,00, la rete di convenzioni sempre più allargata per portare a prezzi sempre più bassi al teatro : avvocati, commercialisti, imprenditori ora anche tassisti, corsi di formazione per il personale sulla sicurezza, sui sistemi informatici, legati alla distribuzione degli spettacoli.Il software la Genovese con la collaborazione di tutto il C.D.A. l’ha fatto ripartire ora bisogna pensare anche ad adeguare L’Hardware cioè: Ristrutturazione del teatro, nuovo magazzino, nuovi computer ma a questo deve pensare la Regione, dato che la Mirabella con il Comune in dissesto non può farci niente.

LA RECENSIONE. “Belle ripiene” di comicità e di talento

Di Fausta Testaj’

Vale davvero la pena, uscire di casa,prendere la macchina e parcheggiare nelle vicinanze del Teatro Vittorio Emanuele di Messina dove sarà in scena, a conclusione della sua importante tournèe, Martedi 15 e Mercoledi 16 la “gustosa” commedia “BELLE RIPIENE”prodotta dal Teatro Sistina di Roma scritta da Giulia Ricciardi su un soggetto dello stesso regista Massimo Romeo Piparo.Assistere a questo spettacolo per le spettatrici oltre che un vero divertimento sarà una catarsi perchè nei racconti delle protagoniste : ADA( un’impeccabile Tosca D’Aquino), LEDA (una sofisticata Roberta Lanfranchi) ,DADA (una Strepitosa coatta Romana interpretata da Samuela Sardo) e IDA (una sorprendente Rossella Brescia), si compenetreranno del tutto.Ad apertura di sipario  gli spettatori della pièce saranno gradevolmente sorpresi da un delizioso odorino di soffritto, la novità portata in scena è che le protagoniste cucinano davvero infatti oltre alle prove per il normale allestimento teatrale la D’Aquino, la Brescia, la Lanfranchi e la Sardo hanno dovuto sostenere l’esame per acquisire il certificato H.A.C.C.P.per la somministrazione di cibo al pubblico che avrà il piacere di assaggiare “Lo Scrigno della Penisola Italiana alla Belle ripiene” (piatto creato apposta per lo spettacolo dallo CHEF Fabio Toso), il Risotto allo Zafferano e Gamberi Boreali, Le Mezze Lune Pere e Taleggio con crema di zucca e castagne e le perle di Salmone croccante con yogurt ed erba cipollina.

Si racconta di  quattro amiche, rappresentanti tutta la Penisola Italiana, che decidono di aprirsi un ristorante come forma di riscatto della loro vita piena di frustrazioni,La Campana ADA è lo Chef, separata dal marito perchè la tradisce prima con una donna e poi si sposa con un uomo, la Pugliese IDA è piena di debiti e di ipoteche, la coatta Laziale DADA ha un marito che lei chiama Peter da Peter Pan perchè le ha fatto fare cinque figli ma non se ne occupa affatto preferendogli il calcetto e la pizza con gli amici e costringendo la poveretta a portarsi i bimbi piccoli al lavoro non sapendo con chi lasciarli anche la più sofisticata delle quattro, la Lombarda LEDA nasconde la sua insoddisfazione per non aver potuto avere figli, dicendo di essere una Children free.

Tra un racconto e l’altro le ragazze aspettano con inpazienza l’ispettore, nella speranza che gli assegni la famosa stella Michelin ma quando il loro sogno finalmente si realizza subentra un avvenimento inaspettato che tenterà di infrangerlo.Si può pensare che con le disavventure di queste quattro cuoche si divertino solo le donne invece anche gli uomini ridono a crepa pelle grazie soprattutto agli straordinari tempi comici delle protagoniste che riescono anche ad interpretare i  loro personaggi senza strafare( ed era cosa facile),senza andare sopra le righe, mantenendo un’interpretazione misurata.

Fantastica la scenografia di TERESA CARUSO una vera cucina all’Americana girevole con delle telecamere posizionate sopra il palco e dei piccoli schermi messi in modo da far vedere tutti i movimenti che compiono le attrici per cucinare.Divertenti i costumi di CECILIA BETONA,incisive e vivaci le luci di  DANIELE CEPRANIed il Suono di DOMENICO AMATUCCI.Se si vuole passare una serata vedendo qualcosa veramente diversa dalle solite proposte teatrali , in allegria e spensieratezza  ed in compagnia di quattro vere professioniste direi che questo è uno spettacolo assolutamente da non perdere.

Il tributo di Taobuk alla memoria di Amos Oz e al suo monito di pace

Di fausta Testaj’

«Da più di sessant’anni, praticamente tutta la vita, insieme ad altri che la pensano come me, cerco una soluzione pacifica di compromesso al doloroso conflitto che affligge israeliani e palestinesi. Perché il rispetto della vita umana è una priorità irrinunciabile, questo è il mio credo». 

Dalla lectio magistralis tenuta da Oz il 24 giugno 2018 a Taormina in occasione del conferimento del Taobuk Award for Literary Excellence.  

«È con grande emozione e cordoglio che Taobuk porge l’estremo omaggio allo scrittore israeliano, nella consapevolezza del significato che assume

avere avuto l’onore di ospitarlo in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, coronata dal conferimento del Premio all’eccellenza letteraria»,

sottolinea Antonella Ferrara, presidente del festival letterario internazionale di Taormina

TAORMINA – Il 24 giugno di quest’anno, in una cerimonia che resterà a lungo impresa nella memoria dei suoi tantissimi lettori accorsi da tutta la penisola, Amos Oz riceveva a Taormina il Taobuk Award for Literary Excellence, momento clou del festival letterario internazionale ideato e diretto da Antonella Ferrara: un autentico evento da ricordare anche e soprattutto per il monito di pace e tolleranza che il grande scrittore israeliano ha lanciato con ardente militanza non disgiunta da sapiente ironia. «All’indomani della sua scomparsa – sottolinea Antonella Ferrara – quel messaggio suona, se possibile, ancora più forte e illuminante. È perciò con grande emozione e cordoglio che Taobuk porge l’estremo omaggio ad Amos Oz, nella consapevolezza del significato che assume oggi avere avuto l’onore di ospitarlo in una delle sue ultime apparizioni pubbliche: una lectio magistralis e un incontro con il pubblico, coronati dalla premiazione e da cui sono emersi contenuti di altissima levatura civile, com’era nella statura etica di questa straordinaria personalità, non solo voce critica di Israele e figura di riferimento per la cultura ebraica, ma unmaître à penser a tutto tondo, che ha saputo esprimersi attraverso i romanzi, come nei saggi e negli articoli giornalistici, dopo avere anticipato il suo intervento con il testo inedito, pubblicato in esclusiva su un importante quotidiano».

Di notevole rilievo e interesse appaiono le considerazioni di Oz che hanno arricchito la sua densa conversazione, nel corso della quale l’autore di “Una storia d’amore e di tenebra”, Michael mio”, “Giuda” ha toccato fondamentali nodi di riflessione, a cominciare dal concept su cui ruotava l’ottava edizione  di Taobuk, dedicata al tema “rivoluzioni”. «La parola rivoluzione – ammoniva Oz nella sua dissertazione – è vittima dell’ inflazione, contrassegnata da significati troppo eterogenei. Chiamiamo rivoluzione una guerra che miete centinaia di migliaia di vittime, definiamo rivoluzionario un programma televisivo se ci piace e designiamo rivoluzionaria una nuova moda. Così, indifferentemente. Sono assai più severo da questo punto di vista e traccio una linea di demarcazione molto netta nel definire il significato del termine. Sono per quelle rivoluzioni che non presuppongono versamento di sangue, soluzione che deve essere l’ultima spiaggia, invece da duecento anni a questa parte la maggior parte delle rivoluzioni hanno orribilmente prodotto troppi morti. Se fossi un medico prima di amputare un arto, verificherei se tutti gli altri trattamenti e terapie falliscono. Mi rendo ben conto di quanto adescante sia la rivoluzione, di come ecciti gli animi e affascini le persone, ma, viste le conseguenze, bisogna saper stare un passo indietro. Perciò pur essendo un militante che ha fama di essere intransigente, preferisco definirmi un evoluzionista non un rivoluzionario. E da più di sessant’anni, praticamente tutta la vita,  insieme ad altri che la pensano come me, cerco una soluzione pacifica di compromesso al doloroso conflitto che affligge israeliani e palestinesi. Perché il rispetto della vita umana è una priorità irrinunciabile, questo è il mio credo».

Uomo di pace e tolleranza, anche a Taobuk lo scrittore ha manifestato il problematico rapporto con la fede: «Non credo in Dio, ma ne ho paura. Sono nato a Gerusalemme, ma ne so quanto voi di Dio, non so se si tratti di un lui o una lei, ma secondo me non è un grande amico dell’ umanità. Non so darmi altra risposta se penso a quanto la nostra vita sia piena di dolore, sofferenza, ingiustizie, orrore. Allora mi è molto difficile pensare alla figura di questo Dio buono: dite quello che volete, ma mi spaventa e terrorizza da morire».

Ed ecco che il pensatore svela il narratore, che da bambino sognava di diventare un libro, come scrive in “Una storia d’amore e di tenebra”: «Sono nato nel lontano 1939 e mi rendevo conto già da piccolo, tra gli orrori della guerra, che intorno a me morivano non solo gli adulti ma anche i bambini. E allora ho pensato che fosse decisamente una cosa più sicura se avessi avuto la possibilità di crescere diventando un libro:  è vero pure che i libri si possono distruggere così come si può privare gli esseri umani della vita, però può darsi magari che una coppia superstite sopravviva in una remota libreria a Reykjavik, San Paolo, Tokyo. Ma adesso che sono cresciuto sono felicissimo di non essere diventato un libro e trovo più piacere nel vivere da essere umano, è molto più eccitante. Certo vuol dire anche provare dolore e scontento, però perlomeno non ho passato il novanta per cento della mia vita dimenticato su uno scaffale coperto di polvere! Poi vi voglio confidare un segreto e per quale ragione mi considero un narratore: quando avevo cinque anni ero gracile e quindi piuttosto lento, non sapevo cantare, non sapevo danzare, non ero proprio il massimo negli sport. Dall’ asilo in poi, per tutta la durata della scuola, l’unico modo che avevo per attirare le ragazze era raccontare loro delle storie. Ho capito presto che narrare è l’azione umana più antica del mondo, più antica della letteratura, dei romanzi lunghi e brevi, della tradizione orale, della ricostruzione dei fatti storici. Già al tempo delle caverne i primitivi usavano elaborare racconti, immaginate l’atmosfera, le grotte di notte, illuminate solo dalla luce del fuoco, immaginate questi esseri, seduti intorno ai legni ardenti, mettere a disposizione degli altri la propria fantasia e raccontare esagerando la realtà, o elaborando i loro sogni. Se mi chiedete a quando risale la narrazione, secondo me è assai più antica addirittura della sessualità umana, che si differenzia da quella animale perché coinvolge e riguarda sempre una storia, se non addirittura una fiaba, nel senso che spesso noi attiriamo il nostro partner con racconti che affascinano la sua testa. E quindi il narrare è addirittura più antico di quanto non lo sia la sessualità nell’uomo».

Come si è anticipato, c’è una compenetrazione tra i romanzi di Oz e i suoi saggi. A fare discutere di più è stato sicuramente “Cari fanatici”, in cui si analizza un fenomeno che oggi sembra investire tanti piani della nostra esistenza, in una società polarizzata, in cui le opinioni contrapposte non si confrontano ma si scontrano in un clima di intolleranza. «Il fanatismo – rimarcava infine Oz – è davvero la cosa peggiore che ci ha portato il nostro tempo, non si colloca semplicemente fra i gruppi di fanatici islamici, ma c’è un gene del fanatismo presente in ogni singolo essere umano e dobbiamo prenderne coscienza, sia che si tratti di religione, sia che si tratti di ideologia o di qualsiasi altra tematica, dal femminismo al nazionalismo all’arianesimo, ivi compreso tutto quello che riguarda i risvolti sessuali della nostra vita. Sono assolutamente sicuro che Stalin e Hitler, nonostante non penso volessero farci questo regalo, hanno suscitato il nostro disgusto per i loro metodi, una reazione positiva che per cinquanta, sessant’anni ci ha liberati dal coltivare sentimenti di fanatismo, razzismo, violenza. Questa sorta di trauma “pacifico” è stata la conseguenza di quello che loro hanno perpetrato, ma tale effetto è arrivato ad una data di scadenza e le nuove generazioni ne sono immuni, poiché non hanno vissuto gli orrori del fanatismo di nazisti o bolscevichi. I giovani stanno quindi crescendo con un’inclinazione al fanatismo che si estende a parecchie problematiche e tendono a paragonare le responsabilità di un genocidio a quelle di coloro che si nutrono di carne, fino a contestarli con manifestazioni abbastanza violente. Ricordiamoci sempre che c’è questo gene silente dentro di noi, questo piccolo fanatico dormiente. Se mi fosse data la possibilità, creerei un antidoto, una pastiglietta del buonumore, giacché non ho mai visto un fanatico rendersi conto di cosa sia sentirsi allegro e ben disposto verso gli altri. Allora potrei accettare, se non il premio Nobel per la Letteratura, almeno quello per la Medicina, dal momento che questa pastiglietta sarebbe un grande servizio reso all’umanità».

Natale al Bellini, regalati il “massimo” della musica
di Fausta Testaj

Il Teatro Massimo rinnova un’offerta di qualità che fonde la suggestione dell’opera e dei valzer con la spiritualità dei canti tradizionali e del gospel

CATANIA – Per il terzo anno consecutivo torna la rassegna “Natale al Bellini”, che accompagnerà il pubblico catanese lungo le imminenti Festività. Il Teatro Massimo Bellini, con la sua Orchestra e il suo Coro, invita così la città a condividere una straordinaria colonna sonora, che parte dalla tradizione dei canti natalizi e del gospel, per approdare al rito del concerto di Capodanno, ormai un must dei maggiori teatri d’opera e delle più prestigiose sale da concerto. Tre gli appuntamenti: il Concerto di Capodanno diretto dal grande Gianluigi Gelmetti sarà infatti preceduto il 23 dicembre dal programma corale Christmas Carol e il 27 dai canti afroamericani del prestigioso gruppo Eric Waddell & Abundant Life Gospel Singers.

Ad aprire “Natale al Bellini” sarà dunque, domenica 23 dicembre alle ore 20.30, il concerto intitolato “Christmas Carol” con il Coro del Teatro Massimo Bellini diretto da Luigi Petrozziello, solista la prima arpa del Teatro, Giuseppina Vergine, al pianoforte Gaetano Costa. Tra gli autori in programma Benjamin Britten con A Ceremony of Carols, per soli, coro femminile a tre voci e arpa (soliste il soprano Graziella Alessi, il mezzosoprano Antonella Fioretti, l’alto Francesca Aparo e appunto Giuseppina Vergine); Gabriel Fauré con Cantique de Jean Racine per coro misto; Franz Schubert con Mille cherubini in coro per soprano e coro femminile (solista Maria Antonietta Di Benedetto); Johannes Brahms con Ninna nanna; Cole Porter con Another op’nin, another show (dal musical Kiss me, Kate), per basso e coro misto (solista Daniele Bartolini). Una sequenza ricchissima senza dimenticare alcuni traditional spiritual per coro maschile e due brani celeberrimi come Astro del ciel di Franz Xaver Gruber e Adeste, fideles per soprano e coro misto di autore anonimo (solista Aurora Bernava).

Seguirà, giovedì 27 dicembre, sempre alle 20.30, l’esibizione dell’ensemble Eric Waddell & Abundant Life Gospel Singers divenuto in pochi anni uno dei gruppi di spicco di Baltimora nel Maryland e presto acclamato tra i più rinomati a livello internazionale. Nella sua prodigiosa crescita il coro ha raggruppato un numero sempre crescente di vocalisti fenomenali: al momento conta circa cinquanta coristi e una band d’eccezione. Sotto la direzione magistrale di Eric Waddell, front-man e leader del gruppo, ha raggiunto un livello di perfezione vocale che ricorda le formazioni di Hezekiah Walker e Ricky Dillard. Eric Waddell è uno fra i più eccellenti direttore di coro: nella sua carriera ha prestato la sua opera in prestigiose rassegne di musica religiosa. Famoso docente e compositore, ha studiato presso il Conservatorio Peabody come salmista. Il suo amore per il gruppo da lui stesso creato, The Abundant Life Singers, gli ha permesso di condividere e sviluppare i suoi doni attraverso la musica. Molti dei brani in repertorio sono di sua composizione: un sound che abbina le sonorità del gospel tradizionale con le nuove tendenze del contemporary gospel.

Infine il Teatro Massimo Bellini darà il benvenuto al 2018 con il Concerto di Capodanno, fissato per il primo gennaio alle ore 19 e già avviato verso il sold out. Sul podio ritorna un maestro del calibro di Gianluigi Gelmetti. Il maestro romano, direttore principale ospite del Teatro, guiderà l’Orchestra e il Coro istruito da Luigi Petrozziello. Immancabili naturalmente le melodie e i ritmi trascinanti di Johann Strauss figlio, di cui verranno eseguiti Unter Donner und Blitz, Tritsch-Tratsch-Polka, la Sinfonia dall’operetta Il Pipistrello. Come potrebbe poi mancare il valzer Sul bel Danubio blu?!
Al Leitmotiv dell’Austria Felix si alterneranno alcune tra le pagine sinfoniche e corali più amate del repertorio operistico, come l’Intermezzo e il coro “Inneggiamo al Signor” da Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, il Valzer dal Faust di Charles Gounod o il Coro a bocca chiusa dalla pucciniana Madama Butterfly. Largo spazio a Giuseppe Verdi con il Preludio all’atto I e il Coro di Zingarelle e Mattadori dalla Traviata, la Sinfonia dei Vespri siciliani e il coro “Va, pensiero” da Nabucco. In locandina anche la Carmen Suite n.1 di Georges Bizet, Pavane di Gabriel Fauré e il Valzer dei Fiori dallo Schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij. E tra i bis a sorpresa che Gelmetti concederà al pubblico c’è da scommettere che farà capolino anche Johann Strauss padre con la Radetzky-Marsch.
Tre serate davvero da non perdere, con una programmazione che fonde la musica classica dell’opera e dei valzer con la spiritualità afroamericana e i canti natalizi popolari, per vivere al meglio l’atmosfera delle feste. Info:teatromassimobellini.it

La Capinera di Mogol e Bella, prima mondiale al Bellini di Catania

Fausta Testaj

 

Prima mondiale per “La Capinera”, melodramma “moderno” in due atti che vanta le prestigiose firme di Gianni Bella per la musica, Mogol per le liriche, Giuseppe Fulcheri per il libretto tratto da Verga e Geoff Westley per l’orchestrazione. La produzione è realizzata dal Teatro Massimo Bellini di Catania, dove lo spettacolo farà il suo debutto assoluto e resterà in scena dal 9 al 18 dicembre. Regia, scene e costumi sono di Dante Ferretti, già tre volte Premio Oscar. Orchestra e Coro del Teatro; direttore Leonardo Catalanotto, maestro del coro Luigi Petrozziello.

Il soggetto s’ispira liberamente al romanzo epistolare di Giovanni Verga “Storia di una capinera”, straordinario successo editoriale dell’illustre scrittore etneo, padre del Verismo, qui intento a narrare il conflitto interiore di una giovane cui è stata imposta la monacazione. Di questo capolavoro, pubblicato nel 1871, sono state realizzate nel Novecento diverse riduzioni cinematografiche, la più famosa delle quali diretta nel 1993 dal regista Franco Zeffirelli. Al  bestseller ottocentesco si schiude ora la scena lirica, come accadde a suo tempo a “Cavalleria rusticana”, altro titolo verghiano che, dopo aver trionfato in prosa, fornì l’argomento ai librettisti dell’omonima opera di Pietro Mascagni, tra le più rappresentate al mondo.

Bella e Mogol, legati da una lunga collaborazione nel comune campo della canzone d’autore, si sono ritrovati insieme a dare vita ad una creazione mirata a fare rivivere, rinnovandola, la straordinaria fortuna del melodramma italiano. La peculiarità è che il quartetto degli autori si accostava alla lirica per la prima volta. È il caso di Gianni Bella: «Capivo dentro di me – rivela – che stava per nascere qualcosa di completamente nuovo. Questo mi dava la carica per proseguire giorno dopo giorno nella composizione, e più proseguivo più mi convincevo che era così». Ed è il caso di Mogol: «Quando Gianni Bella – racconta – mi propose di scrivere le liriche delle romanze, gli chiesi se avesse mai acquisito una cultura operistica, mi rispose di no e io logicamente non accettai. Ma il genio va al di là del pensiero logico e quindi ascoltando la sua musica, qualche mese dopo decisi di scriverne le liriche».

Un veterano dell’opera lirica è invece Dante Ferretti, che ha concepito uno spettacolo di grande impatto visivo e scenico.

Come sottolineano il sovrintendente del teatro Roberto Grossi e il direttore artistico Francesco Nicolosi: «Con la produzione del melodramma moderno “La Capinera”,  il Teatro Bellini intraprende strade nuove per rilanciare un genere tutt’altro che esaurito, in cerca di rinnovata ispirazione. Assumendosi la paternità dell’operazione, il Bellini produce Cultura con un’iniziativa pilota e si presenta al panorama musicale internazionale con un allestimento di qualità artistica di livello mondiale. Non poteva esserci allora scelta più appropriata di un titolo che si rifacesse alle radici  letterarie e musicali della Sicilia, terra dalla ricchissima tradizione storica e culturale.  In questa visione “La Capinera” vuol  essere un omaggio a Verga ma anche alla melodia belliniana, come pure al sentimento popolare religioso che culmina nella festa di Sant’Agata. La partitura è un inno alla città che, sconfiggendo terremoto e lava, ha saputo risorgere dalle proprie ceneri e costruire la Catania barocca che fa da scenario all’azione: un’ambientazione sospesa tra l’architettura settecentesca e il profilo svettante del Vulcano, l’una e l’altro dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. E siamo onorati che le liriche di un poeta come Mogol esaltino la vena melodica di Gianni Bella, altro illustre figlio dell’Etna, rinnovando così la tradizione del belcanto».

La messinscena, prodotta dal Teatro Bellini grazie anche al contributo della Siae e della Camera di Commercio della Sicilia Orientale, premia così una partitura che aspettava di approdare in palcoscenico dal 2007, anno del suo completamento. Come sottolinea il librettista Giuseppe Fulcheri: «Finalmente “La Capinera” spiccherà il volo. L’orgoglio di aver proposto a Gianni Bella di intraprendere questa avventura, che ha poi visto anche il coinvolgimento di Mogol, ha oggi più che mai ragione di esistere dentro di me. Grazie a tutti per il sogno che si avvera».

Il plot, dalle tematiche sociali fortemente attuali, rimane ambientato durante l’epidemia di colera che colpì la Sicilia a metà ‘800 e narra la storia dell’amore senza speranza tra la novizia Maria e Nino, destinato a sposare la sorellastra di lei. A Maria, tanto cara al padre quanto vittima delle manovre della matrigna, non resta che tornare alla clausura: una condizione che, nel finale voluto da Mogol e diversamente da quanto accade in Verga – non sarà fonte di folle disperazione, ma le rivelerà, al contrario, la genuinità e la forza della propria vocazione, ora abbracciata con tragico slancio mistico.

Nel corso delle sette repliche i soprani Cristina Baggio e Giulia De Blasis si alterneranno nel ruolo della protagonista; i tenori Andrea Giovannini e Alessandro Fantoni in quello di Nino; i baritoni Francesco Verna e Salvatore Grigoli in quello del Padre. Il colera sarà personificato dal basso Carlo Malinverno che si alternerà con Giuseppe De Luca. Sonia Fortunato è la matrigna; Sabrina Messina la sorellastra Giuditta; Lorena Scarlata la badessa; Alfonso Ciulla il prete.

Un melodramma moderno, dunque, ma pur sempre melodramma per voci liriche, e non un musical, come spiega il musicologo Pierguido Asinari. «Pop-lirico? Lirico-pop? Oltre. La Capinera è alchimia, frutto di mutazioni in fieri di un tetraedro creativo – un compositore, un orchestratore/elaboratore, un liricista, un librettista – che dal pop scende (o sale) cercando appigli sul terreno scosceso del melodramma, reincarnatosi in un nuovo corpo, fusosi con la contemporaneità. Popolare il melodramma lo è stato. Popolare come oggi non lo è, stretto fra i tentacoli colti e quelli prodotti dalle icone del pop. La Capinera recupera quei caratteri di popolarità. Insiti nella vicenda, prima di tutto: la decifrabilità delle situazioni, le passioni, i contrasti, l’aspersione degli urti emotivi. Nell’elemento testuale: la trasparenza della narrazione, la comprensibilità del linguaggio, l’aderenza del testo alla musica. E musicale: la chiarezza tonale, le consonanze, le omoritmie, le reminiscenze tematiche, le citazioni, paradigmi istituzionalizzati di concessione della musica alla cultura di massa». Info teatromassimobellini.it

Via dei Corti, grande successo per la serata conclusiva con Mario Incudine, Uccio De Santis e Tony Sperandeo

Di FAUSTA TESTAJ’

GRAVINA DI CATANIA – Grande successo per la quarta edizione di “Via dei Corti” – Festival Indipendente di Cinema Breve che si è svolta a Gravina di Cataniada giovedì 29 novembre adomenica 2 dicembre 2018, presso l’Auditorium Angelo Musco, la Sala delle Arti – Parco Borsellino e all’interno dell’area eventi del Parco Commerciale Katanè.

La kermesse, organizzata dalle associazioni Gravina Arte e No_Name con il Patrocinio del Comune di Gravina di Catania ha catalizzato nella cittadina etnea artisti di fama nazionale, scuole da tutta Italia e tantissimi giovani, curiosi di scoprire il mondo del cinema e non solo.
Durante la serata conclusiva del Festival, domenica 2 dicembre, tanti ospiti, tra cui Tony Sperandeo, Uccio De Santis e Mario Incudine, che si è esibito insieme ai giovani dell’Associazione Gravina Arte.
Per il sindaco Massimiliano Giammusso “Grazie a voi la città di Gravina di Catania è diventata al centro di un’importante dibattito culturale, arricchito dalla presenza di ospiti di rilevanza nazionale”. Per l’assessore alla cultura Patrizia Costa “l’appuntamento, come da quattro anni a questa parte, è per l’anno prossimo. Come amministrazione siamo lieti di sostenere progetti come questi”.

“E’ doveroso ringraziare – afferma il direttore artistico del Festival Cirino Cristalli – l’amministrazione comunale di Gravina di Catania, sempre in prima linea per la buona riuscita del Festival. Altrettanto doveroso – conclude Cristaldi – ringraziare tutti i componenti dello staff, gli studenti della sezione Campus e soprattutto i numerosi volontari, vera anima del Festival”.
Per Marcella Messina, presidente di Gravina Arte, “eventi come questi fanno davvero comprendere quanto i giovani abbiano la voglia di imparare, di conoscere non solo il mondo del cinema, ma l’arte in generale”.

Proiezioni, campus con studenti di scuole superiori, siciliane e non, e universitari, durante i quali gli appassionati di cinema hanno potuto dialogare con personalità di spicco del panorama nazionale, tra cui, solo per citarne alcuni: gli attori Barbara Tabita (Premio al Talento siciliano),Uccio De Santis (Premio Wow in Sicily), Carmelo Caccamo (Premio al Talento siciliano), Tony Sperandeo (Premio al Talento siciliano), Barbara Bacci, David Coco, Paola Roccuzzo,i registi Cristiano Anania (Premio Miglior Opera Prima con “L’Eroe”),Massimiliano Russo (Premio Film in Sicilycon “Transfert”),Giovanni Virgilio (Premio Film in Sicily con “Malarazza”), Riccardo Camilli (Premio Miglior Commedia indipendente 2018 con “Peggio per me”), Adam Selo e Max Narrai (Premio CineMigrare 2018, rispettivamente per“19’ 35’’” e “L’amore non ha religione”);la scrittrice Barbara Bellomo, il cantautore Mario Incudine (Premio al Talento siciliano). Tra i premiati anche il giovane regista catanese Joshua Pellitteri con “Cetti voti” (Premio Globus per la valorizzazione del territorio),il fotografo Dino Stornello (Premio al Talento siciliano) e il direttore artistico del Festival di Lenola, Ermete Labbadia (Premio Una Vita per il Cinema). Due le menzioni speciali Campus, a Nino Giuffrida e Daniele Di Mauro, rispettivamente per “Sono un supereroe” e “Smiley”.

Ecco invece i vincitori della quarta edizione del Festival: “The essence of everything” di Daniele Barbiero per la sezione Corti Internazionali; “Inanimate”di Lucia Bulgheroni si aggiudica il Miglior Film per la sezione Animazione;“La finestra sul porcile”di Salvo Manzone vincitore per la sezione Documentari; infine, “Split screen” dell’I.C.S. San D.Savio Sicignano Degli Alburni (SA) per la sezione Corti scolastici.
L’appuntamento è per l’anno prossimo con la quinta edizione del Festival “Via dei Corti”

 

Fausta Testaj

Si terrà dal 30 giugno al 6 luglio 2019 la sessantacinquesima edizione del Taormina FilmFest, prodotto ed organizzato da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonteentrambi confermati alla guida del Festival dopo il grande successo della scorsa edizione.

La Fondazione Taormina Arte Sicilia e l’Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo hanno particolarmente apprezzato il programma di massima che prevede serate di gala e premiazione al Teatro Antico, con grandi nomi del cinema nazionale ed internazionale e proiezioni al Palazzo dei Congressi. E sempre al Teatro Antico tornano gli appuntamenti giornalieri con le proiezioni di anteprime internazionali.

Parole di vivo compiacimento sono state espresse dall’assessore regionale al Turismo  Sandro Pappalardo: “Siamo estremamente soddisfatti dell’imminente avvio di tutta la macchina organizzativa. Il Governo regionale sarà al fianco degli organizzatori e di Taormina nella realizzazione di un festival che deve segnare il rilancio di un grande appuntamento culturale. Nel solco di una tradizione che quest’anno festeggia la sua sessantacinquesima edizione”.

I due direttori artistici sono già a lavoro per allestire il programma e completare l’elenco degli ospiti. Le prime grandi novità saranno annunciate nel corso di una conferenza stampa che si terrà nei prossimi giorni.

 

Scintille apre la stagione del teatro Verga di Catania

Di FAUSTA TESTAJ’

Il  9 Ottobre è cominciata la stagione 2018/2019 del Teatro Verga Di Catania con un interessantissimo testo scritto dall’attuale Direttore Artistico Laura Sicignano che ne ha curato anche la Regia.Protagonista assoluta un’intensa e camaleontica LAURA CURINO che ha fatto rivivere al numeroso pubblico presente in sala la tragedia dell’incendio della fabbrica TRIANGLE (TWC), produttrice di camicette, avvenuto a New York il 25 Marzo 1911 provocando la morte di 146 operaie, molte immigrate Italiane ma anche Russe, Polacche, Rumene, Slovacche, Ucraine, Ungheresi  tutte arrivate in America con le loro famiglie in cerca di un lavoro e quindi di una propria dignità.In particolare in :” SCINTILLE”, questo è il titolo della Ps Teatrale,si mette in evidenza la storia della Famiglia Maltese composta dalla Madre Caterina, 39 anni, la figlia Lucia, 20 anni l’altra figlia Rosa, 14 anni e dal padre, personaggi che la CURINO interpreta in maniera egregia effettuando cambiamenti di voce, di movenze, tutto in modo talmente naturale da far commuovere tutta la platea.

Alla TWC erano state assunte Caterina, Lucia e Rosa, diventate il sostegno economico della famiglia, lo spettacolo descrive la speranza in un futuro migliore,i sogni che avevano queste due giovani ragazze ed i forti legami che si erano venuti a creare con le altre lavoratrici,soprattutto tra Lucia e la Russa Dorina sempre in prima fila per cercare di far valere i loro diritti lesi ma è bastata una :”SCINTILLA” ad uccidere i loro sogni, provocata probabilmente da una delle lampade a gas che illuminano le file di cucitrici, in un attimo all’ottavo piano del grattacielo che ospita la fabbrica prendono fuoco le camicette appese sopra le teste delle lavoratrici insieme agli avanzi di tessuti ammucchiati negli stanzoni, il fuoco impedisce di fuggire e poi le porte sono sbarrate, le hanno chiuse i proprietari della fabbrica per impedire che le lavoratrici uscissero prima dell’orario stabilito.

La tragedia si svolge in 18 minuti, le operaie dell’ottavo, nono e decimo piano sono imprigionate dalle fiamme non gli resta che cercare di saltare dalle finestre al marciapiede, Lucia e Rosa non ce la fanno saranno tra i vari corpi in fiamme che cadono dall’altezza di 100 metri e si schiantano per terra, Caterina sopravvive,la fabbrica viene temporaneamente chiusa ma dopo vari processi dai quali i proletari ne usciranno come al solito impuniti viene riaperta e Caterina,colonna portante della famiglia vi torna a lavorare chiedendo allo spettatore di non dimenticare con la delicatezza di una mamma e di una donna che ha subito un torto ma non può da sola trovare un risarcimento.

Le donne si sono sempre battute per i loro diritti e per affermare la loro dignità partendo dal 1971 quando in piena Rivoluzione Francese Olympe de Gouges volle la Dichiarazione dei Diritti della donna e della Cittadina continuando con le Suffragette che nel 1865 in Gran Bretagna lottavano per far acquisire il diritto di voto anche alle donne, negli anni 60 negli Stati Uniti le femministe rivendicavano i diritti riproduttivi ma anche quelli di parità di genere sul posto di lavoro ottenendo nel 1961 la messa in commercio della pillolla contraccettiva anche in Italia il movimento femminista prende forma e negli anni 70 le donne scendono nelle piazze per  ottenere dei diritti ancora negati come quello di divorziare o di interrompere una gravidanza indesiderata si battono anche per modernizzare il Diritto di Famiglia facendo rimuovere il cosiddetto delitto d’onore che assicurava pene ridotte agli uomini che assassinavano la moglie adultera.

Dagli anni novanta ad oggi , sulla carta, uomini e donne dei Paesi Occidentali dovrebbero avere pari opportunità ma le discriminazioni non sono ancora scomparse soprattutto nel mondo del lavoro dove spesso vi è un divario salariale ed una maggiore difficoltà per le professioniste nel fare carriera per non parlare delle molestie sessuali ( vedi movimento ME  TOO e caso Weinstein),certo oggi le donne si possono permettere di scendere in strada a protestare contro la politica di TRAMP o in Cina di lottare per i propri diritti ma quanti femminicidi ci sono ancora e quanti ce ne saranno è parità? E’ dignità?Ognuno tragga le sue conclusioni.Intanto al Verga si continua la stagione con uno spettacolo fuori abbonamento i “SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE”di L. Pirandello con la regia di M. PLACIDO che ne interpreta anche il padre, sarà in scena dal 20 ottobre per continuare con: “ PENSACI GIACOMINO”sempre di Pirandello con la Regia di Fabio Grossi e nei panni di Giacomino il grande LEO GULLOTTA in scena dal 30 Ottobre all’11 Novembre.

Autunno all’Odeon, due pièce nel rinato teatro di Taormina

Di Fausta Testaj’

La Fondazione Taormina Arte Sicilia per il ricco programma “Autunno all’Odeon”  propone nel rinato teatro romano, venerdì 19 e sabato 20, due intense pièce teatrali: Addabbanna, la forma del viaggio testo, regia e coreografia di Patrizian Veneziano Broccia, con Domenica Bravo, Anna Collisani , Viviana Lombardo e Federica Marullo, produzione Teatri storici di Sicilia , collborazione artistica e organizzativa di Studio Danza 2;  Patres testo e regia di Saverio Tavano , con Dario Natalia e Gianluca Vetromilo, foto di scena Angelo Maggio e Pasquale Cimino.

Addabbanna, la forma del viaggio è un lavoro sull’identità siciliana, sulla metafora di un cambiamento necessario, una trasformazione. Lo sguardo dei personaggi è rivolto in avanti, aldilà di una porta invisibile, limite di quell’altrove sempre oltre il mare. Addabbanna è un luogo imprecisato, temuto, desiderato, dove si è talmente nessuno da non avere né spazio, né identità. Storia di gente comune che vorrebbe cambiare, ricominciare, riscrivere il proprio destino, sognando di approdare in un Nuovo Mondo, dove tutto “è grande … sono grandi le case, grandi le persone, sono grandi le strade e si può fare tutto quello che si vuole!”. Quasi per tutti quindi è il primo viaggio della vita. Non sono eroi, sono persone semplici che non vanno in cerca né di fortuna né di gloria. Portano con sé qualche vestito, pochi soldi, foto di famiglia, passaporti, e addosso l’odore della loro casa, insieme a tante, tante speranze.

Patres, vincitore del Premio contro le mafie del MEI 2014, vincitore del Festival Inventaria 2014 Roma, secondo premio al Festival Teatrale di resistenza – Museo Cervi (RE), è la storia di un giovane Telemaco di Calabria che attende da anni il ritorno di suo padre, paralizzato nell’attesa, davanti all’orizzonte che può solo immaginare dal buio della sua cecità: attende su una spiaggia bagnata dal Mar Tirreno, mette le mani in avanti per vedere l’orizzonte, si rivolge verso il mare e aspetta che questo padre ritorni. È il mare che scandisce e accompagna la vita di questo figlio, incapace di vedere come di andare, in attesa di un padre che invece non è in grado di restare/tornare a casa, in una terra a volte ostile. Un “Pater” che lega il figlio ad una corda perché altrimenti potrebbe perdersi, incapace di stargli accanto, non ritrova il coraggio della testimonianza e la forza della trasmissione. Telemaco dalla lunga attesa, non aspetta un Godot, aspetta realmente qualcuno e l’attesa è dinamica, come un’erranza, un rischio. Goethe dice che l’eredità sta in un movimento di riconquista, vero erede è un orfano a cui nessuno garantirà nulla. Ereditiamo il niente, ma non proveniamo dal niente, occorre quindi recuperare il nostro scarto col passato.

Il progetto della ri-apertura del teatro romano di Taormina è finanziato da Sensi Contemporanei ed è condiviso dalla Fondazione Taormina Arte Sicilia con il Parco Archeologico Naxos Taormina. La finalità del progetto è di valorizzare un importante sito archeologico favorendone la  sua fruizione ai numerosi turisti presenti nel territorio grazie a spettacoli di nicchia e di grande qualità che realizzano una concreta azione di promozione culturale.

 

Info:

Costo biglietto € 10,00 posto unico (sino ad esaurimento posti)

Biglietterie:

Online  www.ctbox.it o www.boxol.it

Punti vendita Boxoffice

Biglietteria in loco Corso Umberto,19 (9.00-13.00)

Venerdì 12 e sabato 13 (9.30-13.00/16.30-18.30)

www.taormina-arte.com

tel. 391.7462146

Riapre il Teatro Romano Odeon di Taormina: ecco il programma

DI Fausta Testaj’

IL 21 settembre  per merito della FONDAZIONE TAORMINA ARTE SICILIA si è riaperto al pubblico un importante sito archeologico Siciliano il TEATRO ROMANO ODEON di TAORMINA. L’inagurazione dell’ODEON ha visto esibirsi sul palco il favoloso quartetto jazz composto da ANNA BONOMOLO alla voce, DIEGO SPITALERI al piano, GIUSEPPE SINFORINI alla batteria e FABIO LANNINO al basso. Il quartetto ha fatto ascoltare al numeroso ed entusiasto pubblico musiche di JOE SEMPLE, GEORGE GERSHWIN, BILLY PAUL, PINO DANIELE,DONNY  HATHAWAY, AMY WINEHOUSE, STEVIE WONDER.La Bonomolo si è confermata cantante dalle grandi qualità con la sua voce Scura simile a quella di Aretha Franklin che naturalmente è irraggiungibile.Questo è stato il preludio ad un ricco programma che si svolgerà durante il mese di Ottobre e che vedrà in scena : il 6 OTTOBRE L’ORCHESTRA A PLETTRO CITTA’DI TAORMINA con la Direzione artistica di ANTONINO PELLITTERI(Musiche di Mascagni, Falvo, Calì), il 12 OTTOBRE è la volta di :” ENTRO A VOLTE NEL TUO SONNO”di Sergio Claudio Perroni un reading interpretato dallo stesso autore su musiche e videoproiezioni di Massimiliano Pace, per la regia di Guglielmo Ferro.

I quattordici testi che Sergio Claudio Perroni ha scelto dal suo ultimo libro accarezzano l’anima, la scuotano, mostrano scorci di bellezza assoluta, di forza possente, che si spalanca sull’intensità dolente dei sentimenti, sulla leggerezza dei gesti piccoli e delle emozioni più universali. Prosa poetica, poesia in prosa, interpretati dallo stesso autore con un forte impatto emotivo che ci permetteranno di esplorare, come in un ideale atlante dell’anima, tutte le variazioni dell’esistenza. Il 13 ottobre andrà in scena invece Pomice di fuoco, Confessioni postume di Ignazio Buttitta a cura e per la regia di Vincenzo Pirrotta, con Filippo Luna e musiche dal vivo di Alessio Biondì.Uno spettacolo che racconta Ignazio Buttitta, per quello che è, e per quello che ha rappresentato per la Sicilia. Un ritratto forte della nostra terra povera e in mano alla criminalità organizzata ma anche e soprattutto una terra di odori, sapori, tradizioni e cultura. Il 19 ottobre la sicilianità e la sicilitudine sono ancora al centro del programma “Autunno all’Odeon” con Addabanda, la forma del viaggio, un testo di Patrizia Veneziano Broccia che cura anche la regia e la coreografia, con Domenico Bravo, Anna Collisani, Viviana Lombardo, Federica Marullo. Uno spettacolo realizzato in collaborazione con Teatri Storici di Sicilia sull’identità siciliana, sulla metafora di un cambiamento necessario, una trasformazione.Addabbanna è un luogo imprecisato, temuto, desiderato, dove si è talmente nessuno da non avere né spazio, né identità.

Il 20 ottobre si continua con il vincitore del premio Pradella lo spettacolo Patresdi per la regia di Saverio Tavano, con Dario Natale e Gianluca Vetromilo è la storia di un giovane Telemaco calabrese che attende da anni il ritorno di suo padre, attende sulla spiaggia e si rivolge al mare che lo accompagna e scandisce la lunga attesa. Telemaco dalla lunga attesa, non aspetta Godot, aspetta realmente qualcuno un padre. È il mare in questo caso che scandisce e accompagna l’attesa di questo figlio incapace di vedere come di andare, in attesa perenne di un padre che invece non è in grado di restare/tornare a casa, in una terra ostile. Il programma realizzato dalla Fondazione Taormina Arte in Sicilia si conclude il 26 ottobre con I solisti dell’Orchestra da Camera di Messina, Antero Arena e Joseph Arena al violino, Rosanna Pianotti alla viola e Mirko Raffone al violoncello. L’Orchestra nata per eseguire esclusivamente musica barocca ha, negli anni, sempre più ampliato il proprio repertorio fino a spingerlo a quello contemporaneo eseguendo, nelle varie formazioni, anche musiche in prima assoluta composte e dedicate al gruppo stesso. Nel gruppo si sono alternate le più svariate formazioni ed è attualmente composto da affermati docenti e musicisti che hanno già svolto un’ampia attività concertistica sia in Italia che all’Estero in diverse formazioni. Il 26 l’Ensemble  ha in programma le musiche di Mascagni, Mozart, Bach e Monti. Inizia così a prendere forma il progetto finanziato da Sensi Contemporanei e condiviso con il Parco Archeologico Naxos Taormina di valorizzare un importante sito archeologico favorendone la  sua fruizione ai numerosi turisti.

 

 

Taormina, restituito all’arte l’Odeon Romano. Si parte il 21 settembre

Si riapre alla fruizione l’Odeon Romano a cura della Fondazione Taormina Arte Sicilia. Uno spazio storico nel cuore di Taormina che ritorna alla sua naturale destinazione di  rappresentazioni musicali, teatrali e letterarie. La riapertura è il preludio ad un progetto che vedrà la completa utilizzazione dello spazio con una agibilità che raggiungerà i 250 posti. Un progetto già finanziato da Sensi Contemporanei e attualmente in fase di stesura del bando pubblico.Il progetto è condiviso con il Parco Archeologico Naxos Taormina.

Si avrà così la valorizzarzione di un importante sito archeologico favorendo la  sua fruizione ai numerosi turisti. Saranno portati in  scena spettacoli di nicchia e di grande qualità cherealizzano una concreta azione di promozione culturale e territoriale, riportando il teatro romano di Taormina al suo antico splendore.

 

La riapertura il 21 settembre alle 18.30 con il raffinato jazz in progresse le atmosfere tipiche del sound jazz di improvvisazione pura con la voce unica di Anna Bonomolo, nota da tempo a quel pubblico che ricerca una musica raffinata e allo stesso tempo un po’ “sporca”, come quella che sanno regalare solo i cantanti neri. Apprezzata per una particolare vocalità un groove di rythm’n bluesnel suo ultimo lavoro, dal titolo “Jazz in Progress“, la raffinata cantante siciliana rivisita in chiave jazzy, bluesy, ma anche molto pop, alcuni dei brani più noti della storia della musica di qualità (Round Midnight, Ain’t No Sunshine, Roxanne, What a Wonderful World, Tenderly, If I Were Your Woman, Why). Braniresiancora più unici dalla sua innata capacità interpretativa. A tutto questo si aggiunge la bravura dei musicisti che la accompagnano per l’occasione: al piano Diego Spitaleri, musicista eclettico dal temperamento mediterraneo che vanta collaborazioni conNoa, Mario Venuti, Alessandro Haber, Sarah Jane Morris, Paolo Fresu, FlavioBoltro, Franco Cerri, Enrico Rava, Ray Mantilla, Irio de Paula, ArtieTraum, Glen Velez, Tiziana Ghiglioni, PaolinoDalla Porta, Tony Remy, Rim Banna, Nick the Nightfly, Sarah Jane Morris; alla batteria Giuseppe Sinforini, entusiasmante e versatile, appropriato nel riprodurre diversi stili dal jazz, all’ r&b, al latin. Al basso elettrico Fabio Lannino, navigato e solido musicista, che ha suonato e portato in tour ArtieTraum, Sarah Jane Morris, Nico DiPaolo, Ricky Portera, Gary Lucas, Jonathan Kane, ed ha accompagnato in alcuni seminari dal vivo Robben Ford, Mike Stern, Paul Gilbert.

 

 

Info:

Costo biglietto € 5,00 posto unico

Biglietterie:

Online www.ctbox.it o www.boxol.it

Punti vendita Boxoffice

Biglietteria in loco Corso Umberto,19 (9.00-13.00)

www.taormina-arte.com

tel. 391.7462146

La Fondazione Taormina Arte Sicilia presente nella programmazione di Anfiteatro Sicilia, la manifestazione culturale promossa dall’Assessorato regionale al Turismo, che contamina la storia, i luoghi, il territorio siciliano con spettacoli unici di alto livello artistico con l’intento di promuovere la Sicilia e racchiudere in circuito le produzioni messe in scena negli incantevoli teatri di pietra siciliani(Taormina, Catania, Tindari, Morgantina, con l’aggiunta della Villa Romana del Casale).

Dopo il grande successo dello scorso anno la Fondazione Taormina Arte Sicilia ripropone nella stupenda Villa del Casale a Piazza Armerina “Suoni e luci” (10, 18, 24 e 31 agosto). Suoni e Luci è un progetto che riporta la villa romana alle atmosfere originali con la presenza di musicisti all’interno della villa. Il tutto è reso suggestivo da un’illuminazione artistica realizzata appositamente per l’evento. In programma le arpe del Duo Palazzolo, gli archi e il clavicembalo di Ensemble Barocco di Messina, la musica barocca con il Duo Ars Vetus e il concerto conclusivo su musiche di Mozart del Quintetto Almeyda.   Il progetto è realizzato con la collaborazione dell’Orchestra da Camera di Messina e la Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana.

 

Nella meravigliosa cornice del Teatro Antico di Taormina il 12 agosto la Fondazione Taormina Arte Sicilia propone “Antigone” di Sofocle, con Massimo Venturiello, Giulia Sanna, Ludovica Bove, Stefano De Santis, Francesco Patanè, Carla Cassola, Andrea Monno, Franco Silvestri, Andrea Colangelo, Angelo Tanzi, Giuseppe Spezia. La regia è curata dallo stesso Venturiello, le scene da Alessandro Chiti, i costumi da Helga William, le luci di marco Laudando e le musiche da Germano MazzocchettiDopo tanti secoli il conflitto tra Creonte e Antigone continua ad interrogare la coscienza degli uomini, opponendo alle ragioni e alla potenza dello Stato, quelle del cuore.  È la grande forza politica del testo a renderlo sempre attuale: l’eterna lotta tra ribellione libertaria e potere tirannico, Pietas contro politica. È la rappresentazione della lotta mai arrivata a conclusione tra autorità e potere: un tema tuttora di costante attualità, purtroppo. Si pensi ai regimi totalitari in cui l’autorità è esercitata in maniera disumana. In replica il 13 agosto al Teatro Antico di Tindari. Sempre a Tindari il 19 agosto “Le Troiane” di Seneca con Paolo Bonacelli, Edoardo Siravo, Alessandra Fallucchi, Silvia Siravo, Marcella Favilla, Cecilia Zingaro e Gabriella Casali, per la regia di Alessandro Machìa. In una Troia avvolta dalle fiamme dall’inizio alla fine della tragedia, Seneca mette in scena un universo segnato dal lutto, dalla perdita del controllo sulle passioni, in cui l’umano si afferma soltanto nella sua possibilità di fare il male. Gli dei sono ormai presenze lontane e insignificanti, c’è solo l’uomo nella sua infinita solitudine e sofferenza. A dominare è la guerra. E la morte: una morte che è anche liberazione dal dolore e dall’assurdo della vita.

 

La Fondazione Taormina Arte Sicilia anche quest’anno inaugura la sua programmazione nel cuore della Sicilia antica nel magico Teatro di Morgantina L’11 agosto “Kkore. Canto delle accorate per chi ha un cuore” di Lina Prosa e il 12 agosto “Empedokles” per la regia di Enzo Gambino. “Kkore”con Sara Donzelli e Giulia Quagliarella, per la rega di Giorgio Zorcù, è uno dei miti fondanti dell’umanità, legato alla fertilità e quindi al futuro della specie. Al centro c’è una giovane donna, col suo carico di trasgressione, di attrazione, di pericolo; la “ragazza indicibile”, come l’ha chiamata il filosofo Giorgio Agamben. La grande drammaturga palermitana Lina Prosa – l’autrice italiana attualmente più tradotta all’estero – ha ripreso il mito per creare un nuovo testo teatrale al centro del quale ha posto la coppia madre – figlia. “Empedokles”, con Enzo Gambino, Barbara Capucci, Sandro Sciarratta ed Edoardo Savatteri, è un eroe tragico moderno perché supera la scissione ontologica con il binomio colpa-espiazione. È vittima delle violente tensioni tra natura e arte, figlio della sua epoca, vittima delle tensioni tra la forza universale e quella organica maneggiata dall’uomo). Egli è l’incarnazione stessa del destino che solo nella scelta estrema può riunificare soggetto e oggetto.

 

La programmazione 2018 della Fondazione si conclude al Teatro Antico di Taormina l’11 settembre con “Orlando furioso. Il cavalier e l’Angelica”, opera musicale di Salvatore Guglielmino con l’Orchestra Sinfonica diretta dal Maestro Giuseppe Romeo. Un’opera che narra una successione di avventure, duelli, amori e magie, l’amore di Orlando per Angelica, la sua pazzia, le sue gesta, la sua dipartita a Roncisvalle attraverso la narrazione di due personaggi presenti anche nelle fantastiche avventure di Re Artù: il Mago Merlino e la Maga Morgana.

 

PS.

 

Gli spettacoli al Teatro Antico di Taormina iniziano alle 21.30.

Gli spettacoli al Teatro Antico di Tindari alle 21.00.

Gli spettacoli nell’area archeologica di Morgantina alle 20.30.

Biglietti in prevendita su: www.boxol.it  o www.ctbox.it .

Punti venditi sul territorio Boxoffice.

In loco un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

www.taormina-arte.com

tel. 391.7462146

Taormina Film Fest 2018, Bizio e Casadonte fanno goal

 

Quella del Taormina Film Fest 2018 è stata la settimana dei miracoli, salvato da Lino Chiechio e Maria Guardia Pappalardo in rappresentanza di VIDEOBANK e condotto per mano dai due eccezionali Direttori Artistici Gianvito Casadonte e Silvia Bizio, questa Manifestazione  organizzata in soli 20 giorni udite udite è stata un successo sia di pubblico che di proposte cinematografiche.

Abbandonati  lustrini e paillettes Il Festival ci ritorna a proporre film come :” TRANSFERT” del catanese Massimiliano Russo avvincente thriller psicologico interamente girato in Sicilia ed in particolare a Catania che finalmente si allontana dal classico clichè di film siciliano che parla di mafia ma ci presenta una Sicila inquieta,turbolenta, moderna.Al centro della storia Stefano, questo terapeuta che è una presenza costante per tutto il film e tutti i suoi pazienti tra i quali colui che comprometterà la sua carriera e lo costringerà a riconsiderare la sua vita, la sua professione e le sue abitudini.Russo ci ha dimostrato che con una buona sceneggiatura di base si possono fare, anche con pochi soldi, film di qualità.Da vedere anche il documentario “BE KIND”con la regia di Sabrina Paravicini e Nino Monteleone(mamma e figlio)nel quale Nino affetto da Sindrome di Asperger intervista coloro che per un qualche motivo sono diversi o per religione o per il colore della loro pelle o perchè malati.

Nino ha affermato una cosa molto bella :” la diversità è come un elefante con la brobocide corta, è una rarità”, questo ragazzino di soli 12 anni è riuscito a far vedere che la diversità è solo negli occhi di chi guarda. L’Anteprima Internazionale : “HOME” di Dario Pleic , film croato,ci fa riflettere sui tribunali corrotti, i banchieri avidi e investitori immobiliari senza scrupoli, questo film è arrivato a Taormina quasi appena uscito dal montaggio l’unica proiezione antecedente è stata a Pula dove vive il regista.Altro film in Concorso, sempre Anteprima Internazionale,“ICE CREAM AND THE SOUND OF RAINDROPS” (Giappone) regia di Daigo Matsui, film girato tutto in un unico piano sequenza ed incentrato sulla preparazione di una recita teatrale con attori non professionisti,la performance viene annullata ma una delle attrici suggerisce di continuare a provare e per un mese tutti gli attori si destreggiano tra realtà e finzione, così come tra film, scena e vita vissuta.” IT WILL BE CHAOS”Regia di Lorena Luciano e Filippo Piscopo (Anteprima Internazionale in concorso) si svolge tra l’Italia e il Corridoio Balcanico, interponendo 2 storie di profughi che incarnano forza di volontà e resistenza umana.”LEAVE NO TRACE” (Anteprima Italiana) regia di Debra Granik, racconta di  una relazione tra un padre ed una figlia adolescente che ci guidano all’interno dei problemi dell’America di oggi e soprattutto dei veterani che ritornano e che non hanno più case dove stare.Il polacco “ONCE UPON A TIME IN NOVEMBER”(Anteprima Italiana)Regia di Andrzej Jakimowski, ha una narrativa quasi intimistica, pone l’attenzione sulle vicissitudini di madre e figlio,persone di cultura che hanno perso tutto e che lottano per sopravvivere.

La ballerina, conduttrice radiofonica e tv Rossella Brescia debutta al cinema nel film “ROAD TO THE LEMON GROVE”regia di Dale Hildebrand(Anteprima Internazionale)si narra, in maniera ironica, della faida fra 2 famiglie e della missione di un figlio, di un padre defunto, di spargere le sue ceneri per i limoneti della Sicilia e nello stesso tempo di mettere pace tra le famiglie.”TATTERDEMALION”(Anteprima Internazionale) il bellissimo film con la regia di Ramaa Mosley mette in evidenza il personaggio di una donna soldato affetta da sindrome post traumatica.Cristiano Anania ha portato in Anteprima Mondiale “l’EROE”con S. Esposito storia di un mediocre ma ambizioso giornalista licenziato e riassunto dopo vari eventi accaduti.

Anche A. Grimaldi ha presentato la sua Anteprima Mondiale:”RESTIAMO AMICI”preferendo Taormina ad altri illustri Lidi tratto dal romanzo di B. Burbi”si può essere amici per sempre” è una storia di amicizia e tentata truffa.”SEGUIMI”di C. Sestieri ci descive un pittore che confonde vita e arte, una modella giapponese abituata a giocare con il proprio corpo e una truffatrice che non ha ancora fatto i conti con il suo passato.Il documentario di Luca Vullo “CA’SEMU”da voce ai Lampedusani che raccontano tutte le difficoltà che si hanno vivendo sempre in un’isola, emblema dell’accoglienza ,e il grande amore che si ha per la stessa.”LA LIBERTA’ NON DEVE MORIRE IN MARE”del catanese A. Lo Piero ci descrive i patimeni che hanno dovuto soffrire uomini e donne per approdare a Lampedusa attraverso le immagini e i loro racconti.Eccellente la prima regia di Rupert Everet che nel film “THE HAPPY PRINCE”ci illumina su gli ultimi anni di vita di O. Wilde, quelli dopo la condanna ai lavori forzati a causa della sua omosessualità, passati in esilio in Francia sotto falso nome.M. G. Cucinotta, membro di giuria, ha presentato un corto dal titolo “IL COMPLEANNO DI ALICE” trattando con delicatezza il tema del bullismo.”TRAUMA IS A TIME  MACHINE” è il film indipendente (Anteprima Internazionale) di A. Zollo parla di una giovane in fuga dalla famiglia violenta che fa di tutto per nascondere il proprio dolore finchè viene violentata dal proprio fidanzato ed è costretta ad affrontare questo trauma che cura nel tempo.”ANGEL FACE” di Vanessa Filho(Anteprima Italiana)ci descrive un esempio negativo di donna, che abbandona la figlia Elli per un uomo incontrato da poco, la piccola dovrà conbattere con i demoni della madre per cercare di riaverla con se.

Questo miracoloso Festival ha presentato tanti altri Film, Corti e Documentari: L’anteprima Italiana di L.Charles “IO, DIO E BI LADEN”con N. Cage,”DARK CRIMES” con J.Carrey(Anteprima Italiana), “GOTTI”con J.Travolta(A. Italiana)OCEAN’S EIGHT(A.Italiana)con S. Bullock,”THE TALE”(A. Italiana), IN BICI SENZA SELLA(2017-Italia), IO E LEI e VIAGGIO SOLA di M. S. Tognazzi,” COUNTRY FOR OLD MEN”dei Cravero, “GREETINGS FROM AUSTIN”di Bongiorno,”HANDS OF GOD”di Romani, LIKE A PEPPLE IN THE BOOT(Choquette), MIKEL-C’E’ ALTRO DA GUARDARE OLTRE(di Varese), LA STORIA DIMENTICATA DI CAMP MONTICELLO(Borgardt), MARE DI GRANO(Guarducci),PRIMA CHE IL GALLO CANTI- IL VANGELO SECONDO ANDREA(Damato), WHY Knot(Dhawan), e CARLO DI PALMA, I COLORI DELLA VITA nel quale sua moglie,Adriana Chiesa,intervista tutti  gli illustri registi Montaldo, Bertolucci, Allen, C. De Sica, Wenders con i quali il celebre direttore della fotografia scomparso nel 2004 ha collaborato.Infine un fiore all’occhiello di questo Taormina Film Fest sono state le imperdibili conversazioni che Silvia Bizio ha condotto con:M S. Tognazzi,T. Gilliam, M.Guerritore, S. Guzzanti, M. Modine.

Il cinema africano protagonista al SalinaDocFest

Abderrahmane Sissako, uno dei maestri del cinema africano, sarà l’ospite internazionale della XII edizione del SalinaDocFest diretto da Giovanna Taviani che si svolgerà a Salina dal 13 al 15 settembre a partire da una riflessione sul tema della Comunità come valore portante dell’edizione 2018.

Il grande regista, candidato all’Oscar con Timbuktu come miglior film straniero, ha vinto in Francia ben 7 Premi César. Tra questi quello per il miglior film, miglior regista e migliore sceneggiatura originale, scritta a 4 mani con la sceneggiatrice Kessel Tall, anche lei ospite del SalinaDocFest che sarà protagonista di una masterclass incentrata sulla scrittura di Timbuktu tra realtà e finzione.

Abderrahmane Sissako porterà al festival proprio Timbuktu (2014), uno dei capolavori del cinema africano, che ben si presta a essere una riflessione sull’importanza dei valori legati alla comunità. Il film, che sarà presentato dal regista in un incontro pubblico preceduto dalla masterclass di Kessen Tall è un potente grido d’allarme verso l’Occidente. Sissako racconta la vita di una piccola comunità del Mali: un villaggio oppresso dal fondamentalismo religioso. Il suo è un racconto rigoroso e al contempo ironico ma senza mai dimenticare la severità del tema legato all’integralismo islamico. Nel villaggio, in nome della Jihad è proibito tutto: musica, colori, sigarette, le tinte vivaci degli abiti e perfino il calcio. Le contraddizioni e i mille volti dell’islam emergono con forza prepotente e spiazzante in un film che rivela all’occidente la complessità di una realtà tanto vicina a noi, quanto ancora poco conosciuta nei suoi molteplici aspetti. A introdurre e moderare l’incontro con Abderrahmane Sissako e Kessen Tall i critici Fabio Ferzetti e Enrico Magrelli.

Sissako andrà il prestigioso Premio Ravesi ‘Dal testo allo Schermo assegnato dal Comitato d’Onore del SalinaDocFest.

Giurati del XII Concorso Internazionale del Documentario narrativo – Premio Tasca D’Almerita – saranno Giorgio Gosetti (delegato Generale Giornate degli Autori di Venezia), Felice Laudadio (Direttore del Bif&st – Bari International Film Festival) e Gianfilippo Pedote (produttore – Imagofilm di Lugano), che decreteranno il film vincitore dell’edizione 2018 del festival. A concorrere saranno 7 titoli di cui 5 italiani e 2 stranieri selezionati da Antonio Pezzuto e Giovanna Taviani con la consulenza per i titoli stranieri di Ludovica Fales Stefano Missio.

Primo titolo italiano in concorso, in attesa degli altri titoli che a breve saranno resi noti, La strada dei Samouni di Stefano Savona che alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2018 ha vinto il Premio della Giuria Oeil d’Or come miglior film documentario. Quello di Savona è un film sperimentale e suggestivo, che vede protagonista il conflitto israelo-palestinese raccontato anche, grazie, alle animazioni di Simone Massi. Al centro il massacro di 29 membri della famiglia dei Samouni da parte dell’esercito e dell’aviazione israeliana. La storia è raccontata attraverso lo sguardo di una bambina, Amal, che è rimasta sotto le macerie creduta morta, ma che ha assistito all’uccisione della sua famiglia e alla distruzione dell’intero quartiere, allo sradicamento da parte dei carri armati degli ulivi e del grande sicomoro, simbolo del villaggio.

Il film di Savona competerà alla 91a preselezione degli Oscar grazie al premio Oeil d’or che viene assegnato ogni anno a Cannes. È il primo e unico premio francese riconosciuto dall’Academy che ha permesso al film di essere inserito nell’elenco ufficiale dei premi idonei per la preselezione agli Academy Awards.

Savona e Sissako con le loro opere ci aiutano a indirizzare lo sguardo fuori dai nostri confini e fuori dai nostri orizzonti per provare a ripensare all’altro e al diverso da noi attraverso una prospettiva condivisa in cui il valore della comunità diventa centrale per la comprensione della società e dei suoi cambiamenti.

 

Il SalinaDocFest, alla sua XII edizione è nel Calendario dei Grandi Eventi della Regione Sicilia, i film del Concorso Internazionale del Documentario narrativo concorrono per il Premio Tasca D’Almerita ePremio Signum del Pubblico, il Premio Irritec, per la grande serata di chiusura, andrà a un ospite siciliano speciale che presto sarà reso pubblico. A questi si aggiunge il Premio Lady Wilmar, una finestra sul mediterraneo assegnato a un “docu-corto” in anteprima siciliana subito dopo Venezia dove fotografia e documentario si incontrano sui fondali dei nostri mari.

 

Il SalinaDocFest è promosso da Comune di Santa MarinaComune di MalfaSalina Isola Verde – Associazione Albergatori di Salina, Comune di Rapallo.

Con il sostegno del MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema  – è realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Cinema, Regione Siciliana – Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo – Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo, Sicilia Film Commission in collaborazione con il Comune di Palermo, l’Università degli Studi di Messina, Città di Messina, Messina Film Commission, Città di Enna – Vento di Cultura, UNHCR, Cidi Palermo, Associazione Carta di Roma, 100 Autori, Doc/it, AMC, AFIC, Apollo 11, il Portale del Documentario e con una rete di partenariati e gemellaggi con alcuni tra i principali festival e realtà internazionali e nazionali dedicate al documentario

Cala il sipario sulla 64° edizione del Taormina Film Fest

Di Fausta Testaj

Si sono auspicati buoni intendimenti per il futuro alla conferenza stampa che chiude i battenti  del Taormina Film Fest 2018 L’Assessore alla Cultura del Comune di Taormina Francesca Gullotta asserisce che il Sindaco M. Bolognari e tutta la Giunta da la piena adesione a collaborare con altri Enti Istituzionali in modo da potere iniziare una pianificazione progettuale di ampio respiro, culturale prima di tutto ed artistica, in modo che la città possa diventare insieme a questa progettazione e programmazione un veicolo di eventi importanti.”L’Obiettivo della Giunta è quello di fare diventare Taormina Arte un polo catelizzatore di tutti gli eventi culturali perchè il brand è conosciutissimo ed ha anche alle spalle una sua storia,  bisogna salvare, migliorare e continuare nell’ambito di una ricerca di valore credo che questo sia fondamentale per il futuro,noi vogliamo continuare ad esserci il professore Bolognari mi ha detto di dire che l’Amministrazione Comunale di Taormina è al fianco di chi lavora in modo che questa manifestazione possa risorgere dalla palude nella quale in questi anni è stata trascinata per vicende a tutti note.

Il Festival dei miracoli ha acquisito un giovane Sponsor  Banca IGEA rappresentata in conferenza stampa dal dott. Giuseppe Di Silvestri (menbro del Consiglio di Amministrazione)il quale subito dice che l’anno prossimo si augura di avere un legame ancora più corposo con questa Manifestazione e con Videobank perchè loro sono una giovane banca nata dall’iniziativa di imprenditori catanesi e palermitani che hanno rilevato una Banca catanese commissariata e malgrado si sono già proiettati su una base Nazionale tramite la banca digitale e le Agenzie(la loro sede legale è a Roma) non scordano la Sicilia, senza la quale non esisterebbero e sono felici di affiancare Videobank in questa ulteriore coraggiosa avventura Videobank che è un gioiello tecnologico del quale i siciliani devono essere orgogliosi.M.G.Pappalardo(amministratore unico Videobank),ringrazia soprattutto noi gionalisti per averli sostenuti infatti hanno avuto un ottimo riscontro mediatico.

S.Bizio, una delle artefici del miracolo Taorminese, dice di essre molto contenta perchè il suo sacrificio e quello di G. Casadonte, di costruire un Festival in soli 20giorni è stato pienamente ripagato dall’affluenza di pubblico e dall’interesse dimostrato verso i film sintomo che quando si porta la vera arte il pubblico risponde e conclude “ se in così poco tempo siamo riusciti a mettere su un programma di tutto rispetto immaginate cosa possiamo fare lavorandoci un anno”.Casadonte rafforza il concetto e dice che fare un Festival non è difficile, è difficile farlo in 20 giorni quindi se iniziamo a progettarlo da Settembre si può fare una grandissima Manifestazione e questo è importante per Taormina che è il gioiello più prezioso della Sicilia dove vogliono venire tutti e chi dice il contrario dice fesserie.

L’Avv.Panzera più che da Segretario Generale di Taormina Arte parla da cinefilo facendo i complimenti per questo Festival a tutti anche per aver fatto tornare quel clima di simpatia che da tempo mancava intorno alla Manifestazione, ribadisce che Taormina Arte ha attraversato il deserto in perfetta solitudine ma che adesso è alle spalle porta i saluti del Commissario della Fondazione Di Miceli e afferma che il lavoro che è stato fatto in tutti questi anni con grande responsabilità è stato fatto esclusivamente per amore di Taormina e del suo Festival finora su questa Manifestazione sono emerse più notizie negative che positive ma io e i mie collaboratori abbiamo scritto pagine storiche per la Sicilia e questo , oggi,tante volte sembra essere stato dimenticato, dateci il tempo di programmare e vi prometto che Taormina Arte e il Taormina Film Fest saranno come una locomotiva alla quale dovranno venire a pregarci per salire ed io mi ricorderò chi sul treno ci è salito quando era fermo.M. G.Cucinotta (membro della giuria)ha presenziato a questa conferenza perchè assente alla prima, da messinese dice che per lei da piccola vedere arrivare al Festival le star Internazionali era un sogno ed è il sogno di tutti i ragazzi siciliani quindi un Festival deve dare la possibilità a quei giovani che non si possono permettere di prendere l’aereo di confrontarsi con il cinema Estero in modo da poter crescere, capire cosa c’è al di la e avere l’opportunità di provarci.

In chiusura i Direttori Artistici rispondendo alle nostre domande dicono che nel 2019 le proiezioni averranno anche al T. Greco, il Festival tornerà alla sua collocazione originaria di fine Giugno anche perchè è il periodo migliore per le distribuzioni Italiane Internazionali e Mondiali, per la disponibilià degli attori, degli studenti universitari, infatti vogliono tornare ad avere i Campus,annunciano che si sono già sentiti con L.Delli Colli perchè ci tengono che facesse parte di questo progetto futuro riavendo una sinergia con i Nastri D’Argento,dicono che il loro sogno è di riportare al Festival un misto di Sezioni anche di flim e documentari sulla Scilia e sui problemi che sta vivendo,come già hanno iniziato a fare quest’anno, fare venire giovani filmaker, rafforzare il rapporto con il Centro Sperimentale, quindi i Corti,arricchire ancora di più la sezione documentari(molto cara alla Bizio), portare il cinema indipendente e dicono a proposito di questo di avere già intrapreso un pò di discorsi con alcuni Paesi dell’Est che definiranno nei prossimi giorni per fare un FOCUS su vari Paesi diversi  e per questo devono avere la collaborazione dei rispettivi Ministeri della Cultura e dei Governi .

Affermano che il Festival già quest’anno ha avuto una precisa identità con la scelta di vari film diretti da donne e di film che hanno a che fare con i problemi e i temi che l’Italia e Tutto il Mondo stanno affrontando, hanno confermato il Premio alla Memoria del Critico cinematografico e scrittore originario di Santa Venerina Sebastiano Gesù voluto fortemente da Videobank, hanno confermato il Premio A. D’Arrigo e quello P. Ferrari Di Benedetti.La Cucinotta dice di trovare la parola giudicare restrittiva perchè lei è una sola persona e non può sindacare sul lavoro che avviene su un set cinematografico fatto da centinaia di persone, lo trova offensivo verso  chi mette insieme tanta energia  e volontà  per comunicare il proprio punto di vista, l’unica cosa che rinprovera ai giovani registi è quella di pensare più alla parte tecnica che a quella della recitazione perchè ogni tanto pur di fare si pensa poco alla direzione degli attori per il resto i film sono tutti belli e diversi fra loro anzi ho notato che i giovani attraverso i film ci fanno capire cosa vogliono per il futuro, le loro anzie e paure.Casadonte ci saluta facendo un appello proprio ai giovani:” Non raccontate voi stessi ma raccontate il Paese”.