Atitech, accordo triennale con Ryanair: a Capodichino la munutenzione degli aerei irlandesi

Ryanair, compagnia aerea irlandese con sede a Dublino, riconferma Atitech come centro di manutenzione dei propri aeromobili.

Questa mattina la sigla del nuovo contratto, presso il quartier generale dell’azienda napoletana a Capodichino, tra Karsten Mühlenfeld, Director Of Engineering di Ryanair, e il presidente di Atitech, Gianni Lettieri, alla presenza di Handy Holder, Deputy Director of Heavy Maintenance di Ryanair, di Alessandro Cianciaruso, Ceo della Società Seas, che svolge l’attività di Line Maintenance per Ryanair su tutto il territorio italiano e scali Emea, e dei rappresentanti Atitech Pietro Pascale, Managing Director, Andrea De Lucia, Chief Financial Officer, Salvatore Russo, Sales Director, Massimiliano Barbaro, Marketing Manager, Osvaldo Ciaravola, Maintenance Manager.

Il contratto avrà una durata triennale, per un numero di circa 150 check del tipo “2 Yrs” più modifiche avioniche, su due linee dedicate di manutenzione.

Si tratta dello stesso tipo di manutenzioni, già eseguite per conto di Ryanair, da novembre 2018 a marzo 2019 su una sola linea dedicata.

L’accordo prevede, inoltre, per la stagione invernale 2019-2020 (da novembre a marzo) una terza linea dedicata per check leggeri di cambio delle marche di registrazione più altri interventi di modifiche, per circa 100 operazioni.

“Il contratto siglato oggi rappresenta una conferma della fiducia nei nostri confronti da parte di uno dei player più importanti a livello mondiale – dice Gianni Lettieri -. Un ulteriore segnale di crescita per Atitech che è sempre più proiettata verso i mercati internazionali attraverso la fornitura di servizi di alta qualità a prezzi competitivi. Attualmente la nostra azienda ha in linea di lavorazione contemporaneamente 20 aerei che rappresentano compagnie di 11 paesi tra Europa, Middle East, Russia e Usa: oltre a Ryanair, tra le più importanti figurano Alitalia, Airfrance, Euroatlantic, Arkia, Yamal, Bluepanorama, Air Italy, Fly Ernest e Mistral, cui si aggiungono i contratti istituzionali stipulati per gli Airbus A319 dell’Aeronautica Militare e gli ATR operati dalla Guardia di Finanza”.

“Rinnoviamo la nostra fiducia ad Atitech perché abbiamo avuto modo di verificare ampiamente che si tratta di una società affidabile ed efficiente che ha sempre rispettato i tempi di consegna – dice Karsten Mühlenfeld -. Per questo motivo abbiamo deciso di estendere il contratto a una durata triennale su due linee fisse di manutenzione, più una terza che si aggiungerà a breve. Atitech è una grande compagnia in grado di stare sul mercato internazionale da protagonista e crescerà ancora grazie alla qualità dei servizi che offre. Ryanair – conclude Mühlenfeld – conferma il proprio obiettivo di creare nuovi posti di lavoro in Italia siglando accordi con società di diritto italiano”.

ATITECH

Atitech spa è tra le prime compagnie di manutenzione aeronautica al mondo e prima industria della città di Napoli per numero di dipendenti (oltre 650 unità lavorative comprese quelle indirette) e fatturato (70 milioni di euro nel 2019).

Duecentosettanta aerei manutenuti in un anno – 210 per manutenzione pesante e 60 per manutenzione leggera -, 5 hangar, con una baia dedicata esclusivamente alla verniciatura, più di 1.000 check effettuati a Capodichino. L’azienda guidata da Gianni Lettieri dal 2009 ad oggi ha rapidamente aumentato il portafoglio clienti, proponendo i propri servizi – dalla manutenzione alla verniciatura, dalle ispezioni ad alto contenuto di tecnologia al supporto logistico – alla maggior parte dei vettori presenti nella regione EMEA (Europe – Middle East- Africa).

Inside Foggia, la città punta sul turismo per agganciare la ripresa

Un caffè, grazie. Sono quasi le 11 quando il bar serve la prima tazzina in una indolente domenica mattina di marzo. Uguale a tutti gli altri giorni della settimana, dice la proprietaria: “Sono stati mandati via anche gli immigrati. Con loro almeno lavoravamo un po’ di più”. Sembra un deserto Borgo Segezia. Così giovane, così trascurato. Aria pulita, tutto verde intorno, potrebbe essere un gioiello questa piccola frazione di Foggia, già solo per il campanile della Chiesa dell’Immacolata di Fatima. Nove piani a loggiato, un richiamo spiccato alla “romanità”, è il gioiello metafisico dell’architetto Concezio Petrucci, chiamato dall’Opera Nazionale Combattenti a redigere il Piano generale urbanistico della bonifica del Tavoliere e a progettare gli edifici pubblici della borgata rurale.

Sottovalutata Foggia. Certo, sono lontani i tempi di Federico II, che spostò qui da Palermo la capitale del suo regno. O quelli delle nozze tra il principe ereditario Francesco di Borbone e la principessa Clementina d’Austria, celebrate nella cattedrale del capoluogo dauno. Ma la storia, nonostante il terremoto devastante del 1731 e i bombardamenti della secondo conflitto mondiale, ha lasciato le sue impronte. Sopra la città e anche sotto. “Il sottosuolo del centro storico nasconde un gran numero di ambienti sotterranei, che lascia pensare a una città sotto la città”, spiega Franca Palese, l’appassionata responsabile del turismo, eventi e scuola dell’Associazione Ipogei di Foggia. Si tratta a prima vista di grandi cantine con soffitti a volta, che nel corso della storia hanno svolto diverse funzioni: si ipotizza siano stati camminamenti sotterranei per lo spostamento di soldati, depositi di derrate alimentari e anche bunker utilizzati come rifugio durante la guerra.

Di fronte all’ingresso c’è la Chiesa di Maria Santissima della Misericordia, più conosciuta come la Chiesa dei morti. Un gioiello barocco, recentemente restaurato, con il tripudio di colori dei marmi che decorano l’altare. Peccato che i ladri abbiano fatto sparire la pala d’altare, la porticina del tabernacolo che conserva le ostie consacrate e persino la spada della statua di San Michele Arcangelo.

Per incrociare il turismo dei grandi numeri bisogna uscire dalla città. A venti minuti d’auto c’è il Santuario della Madonna dell’Incoronata. E’ al settimo posto tra i santuari mariani in Europa. In particolare tra maggio e giugno, è un andirivieni di pellegrini e turisti. Tra i visitatori illustri, basta citare Francesco d’Assisi, Antonio Da Padova, Tommaso D’Aquino, Alfonso Maria de’ Liguori e, in tempi più recenti, Pio da Pietrelcina e Giovanni Paolo II.

La scommessa, per Foggia, è intercettare i flussi turistici. La chiave di volta, per il sindaco Franco Landella, è nell’ampliamento della pista dell’Aeroporto Gino Lisa. “Dobbiamo ampliare questa benedetta pista – dice – Si tratta di 300 metri che costeranno, calcolati i ribassi d’asta, 7 milioni di euro, a fronte di una somma di 10 milioni già spesi per opere di pertinenza. E’ un’opportunità che non possiamo sprecare. Lì potrebbero atterrare i charter dal Nord Europa”. All’opposizione del governo centrale, come di quello regionale, il primo cittadino è rimasto freddino anche alla visita del premier Conte, che è partito proprio da Foggia per presentare i contratti istituzionali di sviluppo, lo strumento finora mai attivato che dovrebbe mandare in soffitta i patti territoriali tanto cari a De Vincenti, il ministro per il Mezzogiorno del precedente governo Gentiloni. “Conte deve dirci con chiarezza chi deve fare cosa. Servono i cronoprogrammi. La verità è che siamo schiacciati tra il centralismo romano e il neocentralismo regionale”, aggiunge un po’ ruvido l’azzurro Landella, forse anche per motivi di casacca.

“Intanto per attirare i turisti in città – continua – stiamo organizzando eventi culturali e sportivi, dal ritorno della lirica al Teatro Giordano ai campionati europei cadetti di scherma. Abbiamo realizzato una grande area pedonale e stiamo implementando il sistema di videosorveglianza per rendere più sicure le nostre strade. L’ambizione è quella di diventare un hub di servizi per i flussi turistici dell’intera provincia. Abbiamo anche una grande tradizione culinaria, che costituisce un altro forte attrattore turistico, con lo straordinario patrimonio di biodiversità racchiuso in piatti poveri, semplici e molto buoni”.

Un richiamo alla terra ancora molto sentito, dentro e fuori Foggia. A Borgo Incoronata, di epoca fascista come Segezia, c’è Luciano Ciavarella. Aveva 8 anni quando l’Opera Nazionale Combattenti gli costruì intorno quegli edifici con le inconfondibili architetture del Ventennio. Oggi ne ha 87, lavora ancora nel suo negozio di ortofrutta e da lì dispensa lezioni di storia e anche di vita. Ascoltiamolo.

Napoli centrale, la denuncia dei Verdi: “Incuria persistente”. Ecco il video

“Ci sono state segnalate le condizioni di degrado in cui versano i bagni pubblici della stazione di Napoli Centrale. Tra siringhe usate dai tossicodipendenti e rifiuti di ogni genere la situazione è ben oltre i limiti della decenza”. La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e dal conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli. “La presenza di siringhe nei bagni rappresenta un pericolo e ci preoccupa. Si tratta tra l’altro di servizi a pagamento. Abbiamo provveduto a segnalare tale situazione alle Ferrovie dello Stato. Occorre bonificare i bagni dalla presenza di ogni tipo di rifiuto. Si verifichi inoltre l’efficienza del servizio di pulizia. Appare evidente che tale degrado è il risultato di un’incuria persistente. Chi ha bisogno di usufruire dei servizi igienici all’interno di una stazione ha il diritto di trovare i bagni puliti, a maggior ragione se corrisponde un prezzo per accedervi”.

Ecco il video tratto dalla pagina Facebook del consigliere Borrelli:

Sporcizia e siringhe nei bagni della stazione di Napoli Centrale

Degrado nei bagni della stazione di #NapoliCentrale, rifiuti e siringhe usate. Borrelli e Simioli: “Situazione indegna e pericolosa. Tra l’altro si tratta di servizi a pagamento”“Ci sono state segnalate le condizioni di degrado in cui versano i bagni pubblici della stazione di Napoli Centrale. Tra siringhe usate dai tossicodipendenti e rifiuti di ogni genere la situazione è ben oltre i limiti della decenza”. La denuncia arriva dal consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e dal conduttore de "La Radiazza" su Radio Marte Gianni Simioli. “La presenza di siringhe nei bagni rappresenta un pericolo e ci preoccupa. Si tratta tra l’altro di servizi a pagamento. Abbiamo provveduto a segnalare tale situazione alle Ferrovie dello Stato. Occorre bonificare i bagni dalla presenza di ogni tipo di rifiuto. Si verifichi inoltre l’efficienza del servizio di pulizia. Appare evidente che tale degrado è il risultato di un’incuria persistente. Chi ha bisogno di usufruire dei servizi igienici all’interno di una stazione ha il diritto di trovare i bagni puliti, a maggior ragione se corrisponde un prezzo per accedervi”.

Pubblicato da Francesco Emilio Borrelli su Martedì 26 febbraio 2019

Potty ha avuto il suo carrello: un successo la gara di solidarietà promossa anche dal SudOnLine

Potty ha vinto la sua battaglia e oggi è andato a ritirare il carrellino che gli consentirà di camminare, correre e giocare con i suoi colleghi a quattro zampe del parco pubblico di Villa Capriccio a Capodimonte. A regalare il sostegno con rotelle al cagnolino napoletano, reso invalido da un tumore che ha colpito la sua spina dorsale e ha bloccato i suoi arti posteriori, ci ha pensato l’Associazione Abeta (Associazione benessere e tutela animali) di Portici. La onlus, guidata da Filomena Marinaro, è stata contattata dalla giornalista di “Pendici Tv” Mariarca Cozzolino che ha letto in Rete l’appello lanciato da Raffaele Ambrosino, presidente dell’Associazione “Anche Napoli Nord”, e da Sudonline.it.

Detto fatto, Potty è giunto stamattina nella struttura di via San Gennariello, alle pendici del Vesuvio, dove Abeta si prende cura di cani e gatti.

“Abeta – spiega Filomena Marinaro – lavora per aumentare l’indice di adottabilità dei nostri amici a quattro zampe”. In dieci anni di attività, la onlus ha trovato “famiglia” a mille tra cani e gatti. Non a caso, tra i Comuni del vesuviano, Portici è quello che registra il minor numero di presenze nei canili. Appena una trentina contro gli oltre 300 della vicina Ercolano.

Per ringraziare tutto lo staff di Abeta, Potty invita tutti a inscriversi alla pagina Facebook della onlus e, magari, a lasciare un piccolo contributo

Ecco come può camminare Potty ora

… e come si muoveva prima

Prima

Scampia, inaugurata la nuova stazione di interscambio. De Luca: “Riportiamo le periferie al centro”. Ecco le foto

Stamattina, con il Presidente della Regione De Luca, è stata inaugurata la nuova stazione di interscambio di Scampia. I lavori sono stati consegnati con due mesi di anticipo rispetto al cronoprogramma e con una spesa di circa il 5 per cento inferiore rispetto a quanto programmato. I lavori erano fermi dal 2010. “Ad Agosto 2017 abbiamo riaperto il cantiere, oggi consegniamo l’opera”, ha detto De Luca.
Il nuovo edificio è su due livelli per una superficie di 1200 mq al piano terra, con ascensori, impianto di diffusione sonora, telecamere, finiture e rivestimenti di pregio, allestimenti artistici.
EAV ha inoltre realizzato una nuova piazza di circa 2800 mq pavimentati con nuovi sottoservizi e servizi di pubblica illuminazione e videosorveglianza. Installato un albero di Natale di 12 metri e arredo urbano con verde. “Abbiamo donato alla Municipalità un tagliaerba per la cura del verde. Aspettiamo con ansia che venga effettuato l’allacciamento del nuovo impianto di illuminazione della piazza ad opera di Citellum (Comune). Sarebbe ingiusto che tutta la città è illuminata a festa e solo la nuova piazza di Scampia debba restare nella penombra”.
Stamattina all’alba ha iniziato la sua opera Jorit (due opere raffiguranti Pasolini ed Angela Davis) con questa frase: “ti insegneranno a non splendere…e tu splendi, invece”. “Vogliamo riportare la periferia al centro dell’attenzione. Da Scampia gli sguardi di Pasolini ed Angela Davis sulle periferie del mondo, sulle periferie emarginate, sulle diversità. Un nuovo centro crocevia di popoli e di razze”, ha concluso De Luca.

Salerno, concerti e mostre fra le Luci d’Artista: al via il festival della creatività giovanile

Nell’era del digitale e dei selfie, c’è chi sceglie di utilizzare un vecchio banco ottico per raccontare, con 33 primi piani, la storia degli ospiti di un centro di recupero dalla tossicodipendenza di Forlì che hanno vinto la loro battaglia. Sembrano immagini antiche. In realtà sono state scattate appena un anno fa da Pierluigi De Simone, affermato fotografo e docente dell’Ilas Designers School, in mostra a Salerno (via Portacatena, 62), fino a domenica, per la sesta edizione del festival della creatività giovanile. Inaugura, infatti, oggi “Creattiviamo la città”, la kermesse promossa da InformaGiovani Salerno, a cura di Arci Salerno, con il patrocinio del Comune di Salerno. Tre giorni di dibattiti, workshop, mostre e concerti dedicati al tema del lavoro e dell’arte.

“Occupati d’arte” è il tema scelto per questa edizione del festival, un’occasione per riflettere sulle dinamiche dello sviluppo dell’occupazione giovanile nel mondo dell’arte. Dai dati raccolti nel lavoro di informazione e orientamento rivolto ai giovani tra i 16 e i 35 anni svolto dallo sportello InformaGiovani, è emerso che una fetta sempre più consistente di giovani riesce a trovare una propria dimensione lavorativa sfruttando le proprie competenze artistiche o, comunque, riesce a inserirsi fruttuosamente nell’ambito dei processi produttivi dell’industria artistico-culturale. Il nome della manifestazione diventa, così, una duplice occasione di riflessione: “occupàti d’arte” , come analisi dei casi positivi, rassegna e racconto di chi è riuscito a creare lavoro nell’arte. E “òccupati d’arte”, come stimolo a seguire l’esempio di chi ce l’ha fatta, di chi ha trovato lavoro valorizzando e sfruttando le proprie competenze artistiche e gestionali.

“Per tre giorni – afferma il presidente del comitato provinciale Arci Salerno, Francesco Arcidiacono – abbandoniamo lo spazio fisico dello sportello per far conoscere ai giovani i nostri servizi di informazione e orientamento, e nello stesso tempo offriamo loro anche una nuova prospettiva, un nuovo modo di pensare e vivere la questione del lavoro”. Sulla stessa linea, Angelo Cariello, coordinatore del servizio InformaGiovani di Salerno: “Abbiamo deciso di raccontare, ai tanti giovani pieni di talento che arrancano a trovare un posto di lavoro, la storia di chi si è occupato di arte e ha trovato occupazione nel mondo dell’arte, della cultura, della comunicazione. Anche il nostro sportello ha bisogno di essere ripensato, di accettare le sfide del nostro tempo, di adeguarsi e partecipare alla rivoluzione sociale e culturale costantemente in atto”.

Si inizia oggi con i due workshop, rivolti agli studenti del Liceo statale Alfano I di Salerno, sulla storia di due festival artistici campani che, negli anni, sono diventati un fattore di sviluppo per l’intero territorio, creando occupazione e sviluppo: “Disorder. Storia di un festival che ha già fatto storia”, a cura di Felice Calenda (Macrostudio) e “Giffoni Film Festival. Il caso di un festival di fama mondiale” a cura di Luca Fresolone (Giffoni Experience).

Sabato invece, alle 19, sempre in via Portacatena, si inaugurerà la mostra fotografica “I giganti del blues a Salerno. La storia di un festival negli scatti di Pasquale Stanzione”, una raccolta delle immagini più belle che il fotografo salernitano, prematuramente scomparso, ha prodotto durante l’età dell’oro della musica dal vivo a Salerno, gli anni tra l’87 e il 1995 in cui l’Arci e il Circolo Mumble Rumble, portarono in città artisti del calibro di B. B. King e Chick Corea.

In serata, nella Chiesa della Santissima Annunziata, il concerto di Bruno Bavota, protagonista della scena modern-classic internazionale, tra i migliori esempi di pop pianistico, compositore e polistrumentista, scelto da Paolo Sorrentino per la colonna sonora di “The Young Pope” e dalla Apple per la musica di uno spot in America.

Domenica sera, a chiusura del festival, al Teatro Augusteo, il concerto di Francesco Di Bella, ex front man dello storico gruppo 24 Grana, preceduto dall’esibizione del gruppo salernitano Aliante.

A corredo alla tre giorni, anche l’installazione ambientale “La sospensione del giudizio”, di Valentina Gaudiosi, e “44°16’47.66″ N 12°06’18.89″, ossia l’esposizione dei 33 volti immortalati a Forlì da Pierluigi De Simone.

Le “Città del vino e dell’olio”, il grande patto dei piccoli sindaci

Il Reportage

Parte dal Gargano la lobby dei sindaci dell’Italia rurale. Rappresentano le comunità operose delle Città dell’olio e delle Città del vino, due associazioni in costante crescita che, da Nord a Sud, aggregano un migliaio di Comuni, tra i territori a spiccata tradizione olivicola e quelli del Vigneto Italia. Di recente hanno deciso di unire le forze per praticare una più efficace attività di lobbying, a Roma come a Bruxelles, e tutelare al meglio gli interesse della nostra economia rurale. A partire, per l’appunto, dai due prodotti d’eccellenza della tavola italiana: l’olio e il vino.

L’alleanza è stata siglata in occasione della 47esima Assemblea nazionale delle Città dell’olio, riunita nei giorni scorsi a Carpino, nel foggiano. “Le Città dell’olio e del vino – spiega Enrico Lupi, presidente della Città dell’olio – esprimono l’eccellenza delle nostre terre e condividono valori e obiettivi comuni di promozione e valorizzazione dei territori rurali. Con i 450 soci delle Città del vino e i nostri 330, rappresentiamo una grande lobby. Autentiche antenne sul territorio, i nostri sindaci sono portatori di aspirazioni, istanze e problematiche. Un battaglione di circa mille soggetti che hanno il diritto di proporsi come interlocutori delle amministrazioni regionali, del governo nazionale e dell’Unione europea”. Per Lupi, il patto firmato tra le due associazione dà il via libera all’organizzazione di una serie di iniziative congiunte che puntano allo sviluppo di un turismo esperienziale e soprattutto destagionalizzato. “Bisogna avvicinare le persone ai territori – aggiunge anche in previsione del 2019, anno dedicato al turismo lento”.

Una sfida anche per Floriano Zambon, presidente delle Città del vino: “L’intesa porterà a una più solida integrazione tra le due associazioni che già condividono esperienze e finalità. Non a caso sono molti i Comuni che aderiscono a entrambe le associazioni. Lavoreremo ancora di più insieme per far sì che gli interlocutori istituzionali, e non solo, abbiano maggiore attenzione per i nostri settori. Penso a norme come quella sull’enoturismo che ha avuto un timido inserimento Finanziaria dell’anno scorso e che deve trasformarsi in misure concrete”.

Punta le sue carte su uno sviluppo più marcato del turismo enogastronomico esperenziale il sindaco di Carpino, Rocco Di Brina. Un’opportunità che può coinvolgere anche i Comuni vicini che affacciano sul Lago di Varano, da Ischitella a Cagnano.


Intervista con il sindaco di Carpino, Rocco Di Brina

Un’occasione per lasciarsi alle spalle un anno segnato, in Puglia, dal maltempo, che ha messo in ginocchio gran parte degli agricoltori, e ripartire.

Andrà in scena mercoledì 19 dicembre, alle 20.30, al Teatro Auditorium Don Bosco (via Don Bosco 8, Napoli) “Vox Mundi Christmas Show”, spettacolo di Natale della scuola di danza Vox Mundi, diretta dalla ballerina, docente e coreografa Flora De Caro, per raccogliere fondi da devolvere ai cagnolini ospiti del Rifugio Charly di San Felice a Cancello.

Laura Arcudi
Laura Arcudi

In scaletta, esibizioni di danza del ventre, con la stessa De Caro e Dayana Bruno, Ats con Elvira Maione, Tribal fusion con Laura Arcudi, Bollywood con Veronica Aishanti e il maestro Bhangra, e flamenco arabo con Amalia Belgiovine. “Sarà una gran festa – spiega De Caro – per tutte le allieve della Vox Mundi, ma anche l’occasione per offrire un sostegno concreto al Rifugio Charly che, nonostante la mancanza di fondi pubblici, riesce ancora tra mille difficoltà a dare ospitalità a decine e decine di cani abbandonati. Tutto il ricavato della serata andrà per l’acquisto di cibo e medicinali per i nostri amici a quattro zampe”.


Spazio anche alla Pole dance con Serena Musella, che si esibirà sulle note delle canzoni interpretate da Milena Setola.
In programma, infine, la sfilata dell’Accademia di moda di Maria Mauro con gli abiti disegnati e realizzati da Maria Carmen Vassallo e la possibilità di degustare i prodotti della Momi Pollo.

Vox Mundi Christmas Show
Cento ballerine di danze orientali in scena per il Rifugio Charly
mercoledì 19 dicembre, alle 20.30, Teatro Auditorium Don Bosco
(Salita Doganella, Napoli)

Per info, 3510545691

Carpino e i suoi Cantori: nenie, tarantelle e sonetti ‘di sdegno’ risuonano nello Sperone d’Italia

Viaggio a Sud

Un mastino a guardia del monumento principale del paese. Lo guardi per la prima volta e non sai se azzanna o se alla fine scodinzola. Nicola Gentile, ultima generazione dei Cantori di Carpino, ha l’aspetto severo come la roccia del Gargano. Ma il sorriso aperto quando imbraccia una chitarra “battente” e parte con una tarantella, Montanara o Rodianella che sia. O meglio ancora con un sonetto “di sdegno”, quei canti pieni di sarcasmo e cattiveria che uomini rabbiosi “dedicavano” alle donne che li avevano lasciati. Al suo fianco, la moglie Rosa Menonna, compunta dolcezza di mamma, che di strumenti ne sa suonare due: le sue inseparabili castagnole e una voce melanconica che intona i canti antichi di queste terre.

Arrivi a Carpino, quattro sassi immersi nella campagna di quello che viene chiamato lo Sperone d’Italia, il Gargano, e scopri che l’intero paese è intriso delle tarantelle e delle nenie popolari che Rosa e Nicola testardamente difendono e tramandano.

Una tradizione che ha conquistato un americano, Alan Lomax, arrivato qui quasi per caso negli anni ’50 per sfuggire alla caccia alle streghe dei maccartisti. Rimane subito colpito da questi canti così pieni di vita e a bordo di un furgone, armato di registratore e apparecchio fotografico, comincia a girare i paesini in lungo e in largo, raccogliendo migliaia di materiali, tra istantanee e documenti sonori, conservati oggi negli Archivi di Etnomusicologia di Roma. Tracce di una tradizione nata e cresciuta all’ombra degli ulivi del Nord della Puglia.

E’ la musica il vero attrattore turistico del paese. In estate, agli inizi di agosto, i turisti arrivano a frotte per il Carpino Folk Festival. Nei mesi invernali si tira un po’ la cinghia, anche se il sindaco Rocco Di Brina si sta industriando per destagionalizzare i flussi. Ma, gira e rigira, è sempre la musica ad arrivare al cuore di chi arriva da queste parti. Non a caso, cerchi una guida turistica e si presenta Michele Simone, presidente della Pro Loco, che ti racconta una storia, quella dei Cantori. Qualche accenno, sì, alla Chiesa madre, al falò purificante, secondo la tradizione religiosa, che si accende in piazza alla vigilia dell’Immacolata, e persino al film con la Lollo, “La legge”, girato nel ’58 proprio a Carpino. Ma poi torna a parlare della musica e di Antonio Piccininno, suo zio, ultimo dei grandi maestri del gruppo, morto nel 2016 a cent’anni, la cui salma è stata trafugata e ritrovata dopo 87 giorni dopo. “Un po’ come accadde a Mike Bongiorno – dice – E’ stata una vicenda che ha scosso molto la nostra collettività. Questi maestri, amati anche da artisti del calibro di Eugenio Bennato, Renzo Arbore e Teresa De Sio, sono stati i veri ambasciatori del nostro piccolo paese. E’ grazie a loro che il nome di Carpino è arrivato a Milano, a Venezia e anche fuori dei confini nazionali”.

Michele non smetterebbe mai di raccontare. E’ un piacevole affabulatore, ma è tardi. Deve recupera un po’ di legna per il falò dell’Immacolata. La sera in piazza c’è la festa “Frasca, fanoia e olio novello”, manifestazione che da vent’anni celebra l’oro verde del Gargano. Bancarelle, pancotto, ceci, fave e vino. Arrivano Nicola, Rosa e il resto del gruppo. Inizia la festa. Inizia il concerto dei Cantori di Carpino.

Nozze a Carpino tra olio e vino per valorizzare i territori rurali

Le Città dell’Olio e le Città del Vino pronte a sottoscrivere un impegno comune per la promozione e valorizzazione dei territori rurali. L’intesa tra le due associazioni sarà siglata in occasione della 47esima Assemblea nazionale delle Città dell’Olio in programma da domani, venerdì 7 dicembre, fino al 9, a Carpino, nel foggiano. Alla manifestazione, organizzata dal Comune di Carpino e dall’Associazione nazionale Città dell’Olio, con il patrocinio di Regione Puglia, Camera di Commercio di Foggia, Università di Foggia, Pro Loco di Carpino e Parco Nazionale del Gargano, sono attesi olivicoltori e sindaci da tutta Italia.
Un appuntamento importante, non a caso ribattezzato gli Stati generali dell’olio extravergine d’oliva”, che cade in quello che Coldiretti Puglia ha non ha esitato a definire l’annus horribilis dell’olivicoltura locale. Le gelate di febbraio e marzo, prima, le grandinate violente dei mesi successivi, la Xylella a Lecce e la straordinaria ondata di maltempo che si è abbattuta di recente su Brindisi e Taranto: i danni sono stimati intorno a un miliardo e 600 milioni di euro.
Un’iniezione di fiducia può venire dalla tre giorni di Carpino, dove si è data appuntamento la rete delle Città dell’Olio, un’associazione che di anno in anno vede registra l’adesione di nuovi enti pubblici. Ad oggi, da Nord a Sud, se ne contano 320, impegnati nella cura e nella conservazione dei frantoi antichi e tipici, nella costruzione di percorsi ad hoc dedicati alla scoperta dell’oro giallo, con visite guidate al paesaggio ricco di oliveti secolari e degustazioni di olio extravergine nei ristoranti e nelle piazze.
A Carpino, intanto, fari puntati suòla firma del protocollo che vedrà le Città dell’Olio e le Città del Vino sottoscrivere un impegno comune nella promozione e valorizzazione dei territori rurali, dal punto di vista paesaggistico, turistico e delle loro produzioni enogastronomiche che meglio rappresentano il mondo imprenditoriale che fa riferimento a tutta la filiera vitivinicola ed oleicola. Uno strumento utile ad attivare specifici eventi e progetti in particolare relativi allo sviluppo di un turismo enogastronomico esperenziale.
Spazio anche alla musica. Domani, in Piazza del Popolo, è in programma “Frasca e Fanoia e Olio Novello”, la manifestazione dedicata all’olio e all’antica tradizione olivicola locale, con le degustazioni e lo spettacolo musicale dei Cantori di Carpino.

“Reflection”, in 50  scatti la complessità del quotidiano tra Napoli e Colombo

Cinquanta scatti per raccontare sguardi, oggetti e paesaggi incontrati in una vita sospesa tra lo Sri Lanka a Napoli. Inaugura oggi, sabato 10 novembre, alle 19 all’Istituto Froebeliano di via Stella, la mostra “Reflection” del fotografo Samantha Dharmawardane, organizzata e prodotta dall’Associazione Traparentesi. Una piccola sintesi del percorso fotografico e artistico iniziato dieci anni fa a Colombo dal giovane singalese che, nella sua esplorazione più recente, fa entrare in gioco anche la città di Napoli, dove vive e lavora.

“Tra i soggetti in mostra – spiega la curatrice Alessandra Ferlito – troviamo esseri viventi, persone, animali e vegetali, ma anche oggetti, luoghi, paesaggi, situazioni, momenti, frammenti di vite in corso. Lo sguardo del fotografo, a tratti ironico, a tratti drammatico, è rapito dall’ambiguo, dal bizzarro, da ciò che è nascosto, da ciò che potrebbe essere. Ci fa imbattere nelle più disparate espressioni dell’infanzia e della giovinezza o nella pienezza di volti monumentali, più o meno solcati dalla vita”.

Pur testimoni del vissuto dell’autore, gli scatti selezionati non vogliono documentare la realtà delle cose. “Non sono una rappresentazione nostalgica, né un atto di rivendicazione o denuncia – continua la curatrice – Non informano su fatti o eventi specifici e non offrono alcuna garanzia di autenticità o verità assoluta. Forse, più semplicemente, chiedono di esistere”. La stessa istanza che, silenziosamente, il fotografo-immigrato presenta all’Occidente.

L’esposizione, che gode del patrocinio della Terza municipalità del Comune di Napoli, resterà aperta fino a domenica 11 novembre.

IL REPORTAGE. Alla scoperta della Daunia: la scommessa dello “slow tourism”

Di Enrica Procaccini

L’abbiamo portato in tasca fino al ’79 sulla banconota da 5.000 lire, quella, per intenderci, con Antonello da Messina. Qualche mese fa, poi, è volato a Dubai sulla copertina del dossier della missione istituzionale della Regione Puglia in vista di Expo 2020. E’ il rosone a undici petali ricamati in pietra della cattedrale di Troia, capolavoro del romanico pugliese di una delle più belle località della provincia foggiana che a breve, nel 2019, festeggerà i primi mille anni di storia. Siamo in Daunia, distretto storico-geografico della Puglia settentrionale. Una Puglia meno conosciuta, meta di un ristretto turismo colto o di quello delle gite fuori porta. Ancora pochi i posti letto e un turismo più vicino all’artigianato che all’industria dei grandi numeri.

A mezz’ora di auto, c’è Ascoli Satriano che conserva i pregiati Grifoni marmorei del IV secolo avanti Cristo. Appena diecimila i biglietti staccati all’ingresso del Polo museale in un anno, scolaresche comprese.

Povera Puglia? Forse, a ben vedere, no. Per questo fazzoletto di terra, un tempo al confine tra Oriente e Occidente, tra l’Impero bizantino e il principato longobardo di Benevento, l’aver mancato l’appuntamento con i flussi del turismo di massa standardizzato può rappresentare oggi un vantaggio straordinario. L’autenticità dei luoghi e delle persone si presenta, infatti, quasi prodigiosamente preservata. Un’autenticità genuina e non, paradossalmente, artefatta, inventata ad arte e divenuta essa stessa merce per un turismo dallo sguardo esotizzante, appagato dal recupero fittizio di tradizioni ormai inesistenti. Questo lembo di Puglia autentica si rivela oggi perfettamente adeguata al nuovo paradigma del turismo di qualità. Lo “slow tourism”, un turismo attento alle identità culturali, al paesaggio ambientale e umano, al valore antropologico delle tradizioni di cui la Daunia è ricca.

Questo modello di incoming è stato benedetto pochi mesi prima della disfatta elettorale del Pd del 4 marzo scorso dall’allora ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, intenzionato a fare del 2019 l’anno del “turismo lento”. Una bella idea ora in stand by. C’è da capire se, come e quando il governo gialloverde riprenderà in mano il progetto.

Intanto questo nuovo umanesimo dell’accoglienza è praticato a Orsara di Puglia, borgo a 30 chilometri da Foggia, che per i riti di Ognissanti organizza l’evento della tradizione “Fucacoste e cocce priatorje”, la notte dei falò e delle zucche intagliate, o anche il festival estivo di musica jazz, richiamando migliaia di visitatori da tutta la Puglia e anche da fuori.

Scansata la mummificazione dei luoghi a uso e consumo del turismo, i borghi della Daunia possono progettare uno sviluppo di tipo nuovo, volto alla sperimentazione e all’innovazione. A pochi metri dalla cattedrale di Troia, su via Regina Margherita, c’è ad esempio la pasticceria Casoli che ha inventato un dolce, la passionata. “Quando la mangi ti appassioni. E’ preparata con tutti ingredienti genuini e sani del nostro territorio: ricotta di bufala, mucca e pecora, marzapane con pasta di mandorle pugliesi”, dice Lucia Casoli che, nonostante il successo di vendite anche nei circuiti della ristorazione del Nord, non si è mai fermata e ha già sperimentato molte varianti della ricetta originale.

Altro grande innovatore è Raffaele Giannelli, laureato in Tecnologie alimentari, che da qualche anno ha preso le redini della ditta di famiglia specializzata nell’offerta di carni. Ha stravolto completamente le ricette e, avendo eliminato i conservanti, sostituiti da elementi naturali quali il miele, l’aglio, il vino e il peperone dolce, oggi produce salumi d’eccellenza. Tra cui, un pregiato insaccato, battezzato Salame del Sud, tutto tagliato a mano, interamente naturale, condito con vino Nero di Troia. Raffaele, dal suo salumificio di Troia, è riuscito addirittura a farsi notare nella Food Valley d’Italia, Parma. Un po’ come vendere frigoriferi agli eschimesi.

Con un piede nella tradizione e uno nell’innovazione è l’ingegnere foggiano Marcello Salvatori, esperto di energie rinnovabili, che ha avviato, con successo, nelle campagne di Troia una produzione vinicola ricorrendo a metodi di lavorazione rigorosamente ecosostenibili. Da pochi mesi la sua azienda, Elda Cantine, ha debuttato sul mercato delle “bollicine” italiane con uno spumante rosé, il Pesca Rosa, prodotto con metodo classico e il 100 per cento di uve biologiche di Nero di Troia.

Seguendo quasi per gioco le orme del nonno, anche i fratelli Michele e Urbano Di Pierro, hanno iniziato a produrre Nero di Troia. Prima solo per gli amici, poi, costituita la Cooperativa Decanto di Troia, anche per il mercato. “L’enogastronomia – dicono – è un importante attrattore turistico”. Un’occasione per irrobustire i flussi turistici di cui i Monti Dauni hanno bisogno. E per dimostrare, con qualche sforzo in più, che si può superare l’antica contraddizione per cui ciò che è di qualità è per pochi. Oggi i Di Pierro vantano un vino dal sapore davvero originale, l’Unus, un Nero di Troia 100 per cento. Sull’etichetta hanno stampato l’immagine stilizzata del monumento simbolo del loro territorio. Quel rosone a undici colonne della cattedrale di Troia.

LE TRADIZIONI DEL SUD. Il falò e la festa, così a Orsara di Puglia il contro-Halloween più grande d’Italia

A mezzanotte in punto, secondo la tradizione, si spengono le fiamme dei falò che hanno illuminato Orsara di Puglia e la festa dei santi lascia il posto alla commemorazione dei defunti. Anche quest’anno il piccolo Comune del foggiano ha vinto la sfida della destagionalizzazione con l’invasione pacifica di migliaia di persone richiamate dalla festa dei Fucacoste e cocce priatorje. Affollatissimi laboratori di intaglio delle caratteristiche zucche, musica, stand con prodotti tipici: una ‘ricetta’ consolidata, divenuta un attrattore turistico di grande richiamo per l’intera area dei Monti Dauni.

Le anime dei defunti, tornando fra i vivi, facciano visita ai parenti e tornino alle dimore

Una tradizione che risale addirittura al 1200, per un evento che ancor oggi è un misto di fede e religiosità popolare. Un rito che addirittura avrebbe origini spagnole, anzi galiziane, essendo Orsara, cittadina sorta dove vi era il rifugio di un’enorme orsa coi suoi piccoli, una fondazione della Galizia, poi finita nelle mani degli Aragonesi. Lungi dallo Shamain celtico-irlandese che diede vita ad Halloween, i galiziani già veneravano i defunti con processioni e rutuali legati al fuoco. Nella sera di Ognissanti i vivi si radunavano nella chiesa del paese per onorare i loro morti, lì sepolti

Negli ultimi 10 anni, non meno di 200mila persone sono arrivate a Orsara per scoprire tradizioni, spettacolo e sapori di questa grande ricorrenza. I Fucacoste sono stati raccontati da oltre 100 testate giornalistiche, hanno trovato spazio in dirette e servizi giornalistici della Rai e anche la BBC inglese ha dedicato spazio all’evento in un documentario sul Bel Paese. Beffarde, sorridenti, misteriose: nella notte dei falò, le anime del purgatorio sono guidate dai lumi posti all’interno delle zucche che prendono sembianze umane. In questo periodo, gli orsaresi scelgono le zucche più belle dei loro campi e le intagliano per la notte del 1° novembre.

Elemento caratterizzante dei fuochi è la ginestra, un arbusto che in fiamme si volatilizza facilmente, facendo sembrare che il legame cielo-terra si compia sotto i nostri occhi. E’ convinzione che le anime dei defunti, tornando fra i vivi, facciano visita ai parenti e tornino alle dimore. Secondo la credenza popolare, la zucca accesa fa ritrovare al defunto la casa dove era vissuto. In onore dei defunti, si consumano cibi poveri ma simbolici: il grano lesso condito col solo mosto cotto, le patate, le cipolle, le uova e le castagne cotte sotto la brace.

 

Troia, l’hastag tabù: corre in Daunia la paura di venire bannati da Instagram

di Enrica Procaccini

Rischiare o non rischiare. È’ questo il dilemma di blogger, instagrammer e influencer ospiti in questi giorni del Daunia Press Tour per la promozione territoriale di alcuni Comuni di quella che fu la Capitanata. Bene Orsara di Puglia, che si prepara alla lunga notte dei Fucacoste. Strada in discesa anche per Ascoli Satriano, con i suoi pregiati Grifoni marmorei. Ma veicolare su Instagram le bellezze della “perla” della Daunia, può costare caro.

Con #Troia il web ti spalanca una finestra sul mondo del porno o giù di lì

L’hastag di rigore sarebbe #Troia, la città del foggiano che vanta la magnifica cattedrale dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta in Cielo e che conserva tre preziosi Exultet, meta di un turismo attento e colto. Ma con #Troia il web ti spalanca una finestra sul mondo del porno o giù di lì. Un clic ed ecco una galleria sconfinata di allegre signorine. Possono i nostri comunicatori 2.0 rischiare di essere condannati dalla policy di Instagram? “Me ne guardo bene dall’usare questo hashtag perché rischio di veder bannato non solo il post ‘incriminato’ bensì il profilo”, spiega Simona Vespoli che, ispirata dalla costiera amalfitana dove vive, ha aperto anni fa oltreleparoleblog.com per consigli e idee di viaggio. “Trovo insopportabile – incalza Simona – che chi usa l’hastag in maniera scorretta crei problemi a chi invece vorrebbe utilizzarlo per valorizzare il patrimonio del territorio”.

Sul banco degli imputati finisce così il popolare social. Per Claudia Barbieri, ideatrice del travel blog vocedelverbopartire.com, “il grande paradosso di Instagram è che consente di far lievitare il numero di ‘seguaci’ attraverso l’utilizzo di metodi scorretti, dall’acquisto di follower e Bot – lamenta la vulcanica blogger di Rimini – e poi se impieghi un singolo hashtag per valorizzare una città d’arte rischi di vedere bannato il tuo stesso profilo”. 

Si cercano così soluzioni alternative, ma con scarso successo. “Abbiamo sperimentato l’antica dicitura Troja, ma le,foto osé continuano ad avere la meglio”, racconta l’ingegnere di Lucca, Raffaella Martini, che ama allo stesso modo i viaggi e l’edilizia e che ha creato  il blog ingegnererrante.com. “A questo punto – spiega – ho deciso di utilizzare la geolocalizzazione per far capire dove ci troviamo”. 

Finite le critiche a Instagram? Macché. “Questo social – attacca la ligure Veronica Meriggi, che firma il blog dedicato alle gite fuori porta oggidoveandiamo.com – non fornisce un’assistenza diretta e la risoluzione di un problema diventa cosa lunga. Perdere il profilo per settimane? Non ci voglio neanche pensare”.

Matteo Bellocchio con il suo giovane blog travelstelling.com, dove gli itinerari di viaggio risalgono su per pile di libri di storia e di filosofia, ha tagliato la testa al toro: “Non uso Instagram, preferisco altri canali e taggo direttamente il Comune di Troia. Considerato che sono una buona forchetta e che qui in Daunia si mangia e si beve divinamente, uso l’hastag #allingrasso e via”.

Fuochi, fiamme e ‘cocce priatorje’: così i Monti Dauni festeggiano Ognissanti

Alle sette di sera, i rintocchi della campana della Chiesa madre daranno il via alla notte più lunga di Orsara di Puglia, quella a cavallo tra le celebrazioni di Ognissanti e la commemorazione dei defunti. E’ la notte dei “Fucacoste e cocce priatorje” che, con le fiamme di cento falò e il bagliore di mille zucche-lanterna, illuminerà il piccolo Comune del Foggiano. Un evento tradizionale che, anno dopo anno, arricchisce il suo programma con musica, giocolieri, laboratori di intaglio delle zucche, degustazione dei prodotti locali. Una grande festa in grado di intercettare un numero sempre maggiore di visitatori.

Ma non è questo il solo evento per il ponte di Ognissanti che la Puglia più autentica, quella dei Monti Dauni, riesce a offrire. C’è anche Troia con la sua Chiesa dei “Murticill”, da cui partirà la tradizionale processione in omaggio ai defunti nel giorno del loro ricordo. Un patrimonio di tradizioni e usanze popolari, sedimentatesi in mille anni di storia che la città festeggerà nel 2019, tra cui la consuetudine, la notte tra il primo e il 2 novembre, di riempire di dolciumi le calze poste accanto ai letti dei bambini come dono ricevuto dai cari defunti.

E ancora Ascoli Satriano che, nel rapporto con l’aldilà, vanta la famosa coppia di Grifoni. Si tratta di meravigliosi e rarissimi marmi policromi datati 325-300 avanti Cristo che adornavano una tomba dell’élite principesca dauna, rinvenuti solo negli anni Settanta.

I Comuni in questione arricchiscono quel giacimento turistico-culturale diffuso dei Monti Dauni ai quali la giunta della Regione Puglia ha deciso di destinare otto milioni di euro. Una boccata di ossigeno per rivitalizzare le attività economiche delle aree interne ed evitarne lo spopolamento, come ha sottolineato il governatore Michele Emiliano, illustrando la delibera con cui la sua giunta ha approvato, il 16 ottobre scorso, la variazione di bilancio necessaria a finanziare, con fondi europei, gli interventi per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale. In particolare, del copioso finanziamento, un milione di euro andrà per il recupero del Castello Ducale di Ascoli Satriano e 800 mila euro permetteranno di cantierizzare il quarto stralcio dei lavori di restauro del Palazzo Torre Guevara di Orsara di Puglia.

In occasione dei riti di Ognissanti, Daunia Press Tour, l’organizzazione per la promozione degli attrattori culturali della provincia di Foggia, ha organizzato un tour per giornalisti, blogger, instagrammer e influencer che, dal 29 ottobre al 3 novembre, farà tappa a Troia, Comune capofila del progetto, Orsara di Puglia e Ascoli Satriano. Obiettivo dell’iniziativa, favorire la conoscenza dei luoghi e la destagionalizzazione del turismo.

I Giovani di Confindustria a Capri: “La manovra ci ruba il futuro”

Enrica Procaccini

Una manovra di corto respiro. La legge di bilancio del governo gialloverde dimentica i giovani e ipoteca il futuro del Paese. Chili di cambiali in bianco che peseranno sulle prossime generazioni. Gli under 40 della Confindustria, riuniti per la tradizionale kermesse di Capri, mostrano tutta la loro allegria per la manovra economica che, secondo il leader dei giovani imprenditori, Alessio Rossi, rappresenta “un ritorno al passato”.
Nella prima giornata del convegno caprese non c’è nessuno del governo a fare da controcanto alle accuse che arrivano dal palco. Forse solo oggi ci sarà il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, sempre che riesca a incastrare l’appuntamento isolano con l’imprevisto consiglio dei ministri convocato d’urgenza dopo il giallo del comma scomparso e ricomparso del decreto fiscale. Alessio Rossi va giù duro: “Basta con le sceneggiate delle manine misteriose, fanno ridere. Anzi, quando coinvolgono le più alte istituzioni della Repubblica, fanno piangere”.

 

La legge di Bilancio al centro della prima giornata del convegno degli under 40 di Confindustria. Atteso oggi l’intervento del ministro Savona

Ma le critiche non si fermano qui. Il reddito di cittadinanza? “Mi piacerebbe più il reddito di sviluppo”. Quota cento per le pensioni? “Sarà un macigno sui contribuenti futuri”. L’Unione europea? “Non abbiamo nessuno nostalgia di lire e di dogane”.
Sul palco si alternano le voci critiche dei corrispondenti dei giornali stranieri in Italia, ma anche quella di Mister Spending review e candidato per una manciata di ore alla presidenza del consiglio dei ministri, Carlo Cottarelli. “ “Questa è una manovra di vecchio stampo che ci fa ripiombare negli anni Settanta, quando si pensava di fare la crescita con il deficit”. I margini di trattativa con Bruxelles, per il professore della Cattolica, sono pressoché inesistenti: “La commissione europea boccerà il documento, ma il governo lo confermerà. Alcune voci di spesa accresceranno il debito di 45 miliardi nei prossimi tre anni”.
Come uscire dalla tempesta? L’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri, ritiene che lo Stato possa vincere la battaglia contro “quel rancore creato dall’incontro tra tecnologia e sofferenza”. Lo ha dimostrato Genova, per il manager pubblico, con il lavoro dei pompieri che hanno scavato tra le macerie del ponte crollato. O Amatrice dove, anche grazie al contributo dell’Agenzia per lo sviluppo del Paese, è stata ricostruita la scuola crollata dopo il terremoto.
Resta da capire dove sono quei consensi raccolti alle ultime elezioni e soprattutto negli ultimi sondaggi che danno in crescita le forze di governo. Certo non qui a Capri dove la frettolosa bocciatura di reddito di cittadinanza e Quota cento rischia di far perdere ai giovani il contatto con la realtà o quanto meno con i temi che sono più a cuore agli italiani dopo otto anni dall’inizio della grande crisi.

Valle d’Itria, Saponaro: “Così rilanciamo i nostri borghi”

“In Valle d’Itria sono due i Comuni ammessi nella rete dei Borghi più belli d’Italia, Cisternino e Locorotondo, ma potrebbero esserne di più. Servirebbe un manuale di cose da fare rivolto ad amministratori, imprenditori e semplici cittadini per tutelare e valorizzare i piccoli Comuni dell’entroterra. Di linee guida per lo sviluppo dei borghi abbiamo discusso in questi giorni a Cisternino”. Parla Mario Saponaro, assessore al Lavoro del Comune del brindisino, con delega alla Promozione del turismo. L’occasione è la sesta edizione della Conferenza dei Borghi più belli del Mediterraneo, che si è svolta dal 4 al 7 ottobre a Cisternino. Fitto il calendario di mostre, proiezioni ed escursioni, ma il piatto forte è stato il confronto tra istituzioni, accademici ed esperti intorno a un tema specifico: abitare il paesaggio. 

Mario Saponaro

Assessore, come facciamo a far decollare i borghi della Valle d’Itria?

“Dobbiamo recuperare le migliori pratiche che si sono realizzate nei borghi del Mediterraneo e poi divulgarle. E’ quello che abbiamo cercato di fare con la Conferenza di Cisternino, alla quale hanno partecipato anche ospiti provenienti dal Giappone e dall’Egitto. Questo appuntamento è diventato molto importante grazie alla collaborazione con il Politecnico di Bari e la supervisione dell’Associazione dei Borghi più belli d’Italia”.

Quali sono i problemi da risolvere?

“Il rischio più grave è lo spopolamento. Dobbiamo fare in modo che questi borghi restino vivi e che i giovani non siano costretti a fare le valigie e cercare lavoro altrove”.

Non bastano i turisti a tenere in vita questi borghi?

“No. Non siamo Disneyland, dobbiamo difendere l’autenticità dei luoghi. Più che a un turismo mordi e fuggi, penso che i borghi della Valle d’Itria, forti delle loro tradizioni locali, debbano aprirsi al fenomeno del turismo esperenziale. Il turismo è un volano importante perché attiva altre economie, dall’agricoltura ai servizi, al commercio”.

Cosa è stato fatto per incentivare i flussi?

“I Comuni della Valle stanno lavorando a un’offerta turistica integrata. Abbiamo già creato un brand, con logo e sito Internet dedicato, per rendere immediatamente riconoscibile l’identità dei luoghi e valorizzare le capacità dell’area di attirare nuovi flussi. La vera sfida ora è quella della destagionalizzazione per allungare la stagione turistica e incrementare, quindi, il fatturato del settore e il benessere della comunità”.

Sud, Primi: “Più risorse per scongiurare lo spopolamento dei borghi”

“Investire sui borghi significa migliorare la qualità di vita di chi li abita, ma anche offrire nuove occasioni di lavoro. Questo discorso vale da Nord a Sud, ma qui nel Mezzogiorno è più importante perché più alto è il rischio spopolamento e quindi quello di ritrovarsi in una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale”. Ne è convinto Fiorello Primi, presidente dell’Associazione dei Borghi più belli d’Italia, ospite della sesta edizione della Conferenza dei Borghi più belli del Mediterraneo, che si è svolta dal 4 al 7 ottobre a Cisternino, Comune del brindisino.

Presidente, perché è così complicato abitare in un borgo?

“La maggiore criticità risiede soprattutto nella accessibilità. Molti borghi sono stati costruiti per essere inaccessibili, quando nel Medio Evo l’isolamento era garanzia di sicurezza. Non è facile vivere in case-torri, tra scale e scalette dove non è possibile girare in auto e dove i maggiori servizi, dalla scuola alle poste, dalla banca al supermercato, si sono spostati nei quartieri di più recente costruzione. Però i borghi rappresentano un patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni molto importante per il nostro Paese e noi abbiamo il dovere di preservarli e valorizzarli”.

Come?

“Servono due cose: più risorse e una maggiore progettualità. C’è bisogno di investimenti nazionali per creare le infrastrutture necessarie e per la messa in sicurezza dei luoghi. Puntare sul recupero dei borghi, il miglioramento dei servizi e dell’accessibilità, significa creare lavoro per ingegneri, architetti, restauratori e per le maestranze. Una cosa non di poco conto soprattutto nelle regioni dove il tasso di disoccupazione è alto e i giovani professionisti sono costretti a fuggire”.

Qual è l’appello che l’Associazione lancia da Cisternino?

“Chiediamo agli amministratori della cosa pubblica di investire sul passato per costruire un futuro”.