Sono state aperte dal Ministero per il Sud e la Coesione territoriale le candidature riservate alle aree urbane per creare gli ecosistemi dell’innovazione al Sud Italia. Il concorso di idee e progettualità è rappresentato da luoghi di contaminazione e collaborazione tra Università, Centri di ricerca, settore privato, società civile e Istituzioni rivolti allo sviluppo di idee e soluzioni innovative.

Le finanze del bando saranno attinte dal Fondo complementare per la Coesione Sociale e sono state stabilite in 350 milioni di euro spalmati nel quinquennio ’22/26. Ogni città che concorrerà alla progettazione potrà usufruire di un finanziamento compreso tra i 10 ed i 90 milioni complessivi a totale finanziamento coperto dallo Stato. 

L’opportunità è, esclusivamente, riservata ai contesti urbani marginalizzati delle Regioni meridionali. L’intento della misura risiede nel voler promuovere progetti che tengano insieme il valore innovativo, la riqualificazione e rifunzionalizzazione dei siti nei quali saranno realizzati. Pertanto ex aree industriali, edifici storici, fabbricati senza specifiche funzioni potranno trasformarsi in luoghi di ricerca e sperimentazione dove Impresa, Università ed Amministrazioni lavoreranno insieme.

Proviamo ad immaginare, inserendo di diritto, previo presentazione di progetti consoni ed adeguati ai dettami della visuale green, pedissequamente, richiesti, i contesti urbani e periurbani delle aree industriali dismesse o parzialmente tali sparsi lungo le realtà antropizzate dell’Arco Jonico. Si capisce che questi, quasi senza soluzione di continuità, da Taranto a Crotone passando per Corigliano-Rossano (Tamburi, Passovecchio, Sant’Irene, ma anche siti Sin minori quali quelli presenti in territori come Cassano allo Ionio , Cerchiara di Calabria e Cirò Marina) trovino terreno fertile in alcune delle aree comunali mai perfettamente integrate ai relativi contesti e bisognose, più di altre, di processi di ricucitura, restiling, innovazione e bonifica. Lo stesso discorso vale per altre realtà urbane non comprese nella linea di costa dell’Arco Jonico. Si pensi, per un attimo, alle ex aree industriali di Lamezia Terme e Vibo Marina, così come a realtà siciliane del calibro di Gela o Augusta, ma anche lucane come la città di Melfi, va da sé che le realtà negli anni segnate da processi di industrializzazione, pesanti e leggeri a seconda dei casi, si prestino come set naturale ad accogliere il concorso di idee finalizzato al riuso di quartieri ed edifici degradati dall’incuria e dall’abbandono nel tempo. 

Una rifunzionalizzazione strutturale di porzioni d’area comunale che potrebbero essere reinserite in un nuovo contesto funzionale creando i presupposti per la crescita armoniosa dei relativi contesti urbani. Il tutto in una rinnovata possibilità di aumento concreto dell’offerta di lavoro, vero cancro delle realtà meridionali. Ergo i benefici che sarà possibile ottenere per i territori impatti, sia in termini economici che sociali, saranno, estremamente, rilevanti. 

Ritornando alle vicende nostrane, le Amministrazioni joniche hanno a disposizione circa un mese prima della scadenza dei termini di presentazione delle progettualità. Si profila un treno freccia all’orizzonte che non possiamo permetterci, assolutamente, il lusso di perdere. Un’idea progettuale da condividere tra alcune realtà urbane della fascia jonica potrebbe essere quella di partire dai siti SIN di Crotone, Cassano allo Jonio e Cerchiara di Calabria da allargare all’ex Centrale Enel di Corigliano-Rossano e al dismesso Syndial-Eni di Cirò Marina.  

Domenico Mazza — Cofondatore Comitato per la Provincia della Magna Graecia 

Giovanni Lentini — Già Assessore alla cultura della Provincia di Crotone. 

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