Quattro anni dopo la scorsa volta, Aperitivo d’Autore riabbraccia uno dei maggiori
scrittori italiani, autore di romanzi come Tutto chiede salvezza e La casa degli sguardi:
Daniele Mencarelli. Giovedì 23 aprile, a Massafra, lo scrittore romano presenterà il
suo nuovo libro (il primo edito da Sellerio), Quattro presunti familiari. Si tratta del
suo unico appuntamento in Puglia. L’evento si terrà a Masseria Ciura, luogo
incantevole in cui il format di Volta la carta torna a poco più di un anno dalla volta
precedente. I partecipanti alla serata avranno l’opportunità di degustare un delizioso
aperitivo realizzato da Le Vetrine del Gusto e gli ottimi vini di Giustini. Si comincia
alle 19.30.
Mencarelli in questo romanzo giallo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato.
Attorno a un enigma che risveglia nei personaggi spettri di dolori irrisolti, svela un
mondo nero, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. In queste
oscurità si muovono le anime che l’autore come pochi sa raccontare, figure macchiate
dalla colpa, intossicate da errori e sogni. In loro si annida il tesoro più prezioso, la luce
di una redenzione e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità. Ad
Aperitivo d’Autore ne parlerà con Vincenzo Parabita.
L’ingresso è con ticket esclusivamente in prevendita sul circuito Postoriservato al link
https://bit.ly/4v88CHx e nei punti vendita autorizzati. Sarà possibile acquistare i ticket
fino alle ore 15 del giorno dell’evento. Per ulteriori informazioni: 380.4385348 –
aperitivodautore@gmail.com
L’AUTORE
Daniele Mencarelli è nato a Roma nel 1974. La sua produzione poetica, a partire
dall’esordio sulla rivista clanDestino, si afferma soprattutto grazie alla raccolta
“Bambino Gesù” (Edizioni Nottetempo). È autore di cinque romanzi, tutti pubblicati da
Mondadori: “La casa degli sguardi” (2018, Premio Volponi, Premio Severino Cesari
Opera Prima, Premio John Fante Opera Prima), “Tutto chiede salvezza” (2020, Premio
Strega Giovani, da cui è tratta per Netflix la serie omonima), “Sempre tornare” (2021,
Premio Flaiano per la narrativa), “Fame d’aria” (2023, Premio Clara Sereni), e “Brucia
l’origine” (2024, Premio Ugo Riccarelli). Nel 2024 “Degli amanti non degli eroi” segna
il suo ritorno alla poesia. A gennaio di quest’anno è uscito “Quattro presunti familiari”
(Sellerio). Collabora con diversi quotidiani e riviste per i quali scrive di cultura e
società.
IL LIBRO
Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno
scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia
molti anni prima, solo la fatalità e le particolari condizioni ambientali hanno potuto
salvaguardarli. A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del
maresciallo Damasi e dell’appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese né
qualità, ma con una fame insaziabile di esperienza. Bisogna dare un nome a quelle
ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari. In
tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la
scomparsa di un loro caro. Chi avrà lo stesso DNA recuperato dallo scheletro vincerà
una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il
proprio congiunto sparito nel nulla. Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa
di nuovo e forse di inaspettato. Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole
segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di
desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le
fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa e sempre si
trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una città, Latina,
che per alcuni continua a chiamarsi Littoria. Un’energia che entra nei corpi e nelle
menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilità frustrata, gesto feroce e
autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di
ordine e gerarchia. In queste oscurità si muovono le anime che Mencarelli come pochi
sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate
da errori e sogni. In loro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione e di
un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coercizioni.
LA LOCATION
La masseria Ciura venne costruita nei primi del ‘600 a Massafra per volere della
famiglia dei baroni Ciura. Si tratta di uno dei migliori esempi di dimora gentilizia e si
trova in una tenuta di 60 ettari. Un pezzo di terra che i Ciura avevano scelto per dar
vita a una piantagione che raccontasse la vita stessa: olio straordinario, arance,
mandarini e limoni. La Masseria Ciura era un luogo di comunità, una famiglia allargata
dove i bambini delle terre circostanti venivano istruiti nella scuola del borgo, un atto
che dava forma a una speranza: l’istruzione come chiave di riscatto. E, come ogni
storia che affonda le sue radici nel passato, anche quella della masseria ha visto il
passare del tempo, e con esso nuovi volti, nuove mani che hanno continuato a
tracciare il cammino di una tradizione mai abbandonata. Nel corso dei secoli il sito ha
subito diverse trasformazioni, specialmente nel periodo barocco in cui molte masserie
pugliesi, tra cui la Ciura, vennero ampliate e abbellite, diventando anche residenze di
campagna per nobili e ricchi proprietari terrieri. Gli edifici furono arricchiti con
elementi architettonici di pregio, come portali in pietra scolpita, volte a botte e a
stella, e cortili interni. Nel XIX secolo la masseria continuò a prosperare grazie alla
produzione agricola, in particolare di olio d’oliva e vino. Oggi la figura dell’attuale
proprietario Stefano Montanaro e della sua famiglia è quella di chi ha raccolto l’eredità
di un sogno, non solo garantendo la continuità di quella produzione agricola che la
famiglia Ciura aveva iniziato, ma facendo proprio il sogno di Thomas Ciura:
trasformare la masseria in un luogo di accoglienza sincera. Ogni evento che si celebra
alla masseria è un viaggio indimenticabile, un’esplosione di colori, odori e sensazioni
che raccontano la vita contadina con un cuore moderno, capace di fondere passato e
futuro.
I VINI
In una terra di mezzo, tra il mare di Taranto e le alture della Valle d’Itria, a San
Giorgio Ionico, nel cuore della DOC Primitivo di Manduria, da quattro generazioni la
famiglia Papadopoli si tramanda tradizioni, esperienza e passione per il vino. Giustini è
guidata da Giuseppe Papadopoli insieme ai figli Salvatore e Federico. Giuseppe dà
inizio alla storia nel 2005 e mette in campo tutta la sua conoscenza nella gestione dei
vigneti per crescere uve di massima qualità; Salvatore è un giovane e appassionato
enologo con la voglia di sperimentare ed estrarre il miglior vino possibile dal lavoro di
suo padre; Federico invece è il capocantiniere, sguardo e braccia a garanzia di tutte le
operazioni quotidiane. Interventi minimi in vigna e affinamenti mirati in cantina
donano ai vini di Giustini i profumi delle uve da cui prendono vita. A pochi passi dal
Mar Piccolo, dove soffiano decisi i venti di scirocco e tramontana, hanno trovato il loro
piccolo angolo di paradiso. Qui le viti crescono vigorose su un terreno unico fatto di
argilla, sabbia e fossili di conchiglie, donando ai vini che verranno tutta l’emozione, la
forza e la profondità del mare. Attualmente sono tre le linee prodotte da Giustini:
Avoglia (vini del piacere e delle conferme, sinonimo di abbondanza e mai di
negazione, tipico e sincero), Design (vini che esprimono a pieno l’autenticità e la
grandezza delle uve di Giustini, risultato di una continua ricerca e di un lavoro
costante, con un immancabile tocco di stile) e Acinorè (migliore interpretazione
aziendale di Primitivo di Manduria, queste etichette nascono da un antico sistema di
allevamento chiamato ad alberello e un vigneto speciale dove le piante hanno in
media 50 anni di età).
Vincenzo Parabita
Ufficio stampa / Direttore artistico Aperitivo d’Autore