All’Ucciardone di Palermo si insegna “l’arte della libertà”

All’Ucciardone di Palermo si insegna “l’arte della libertà”

La pratica artistica come nuova metodologia per generare condivisone e stabilire una connessione tra il carcere e le istituzioni culturali è al centro del progetto L’ARTE DELLA LIBERTÀ, introdotto all’interno della Casa di Reclusione Calogero di Bona – Ucciardone di Palermo, a cura di Elisa Fulco e Antonio Leone.

Il progetto, a cui attualmente partecipano trenta persone, tra detenutioperatori socio sanitari e operatori museali, e che per la prima volta in Italia coinvolge anche la polizia penitenziaria, utilizza la formula del workshop con l’artista come dispositivo relazionale in grado di migliorare il clima interno e attivare percorsi di cambiamento.

Persone provenienti da mondi diversi, sotto la guida dell’artista Loredana Longo e la supervisione scientifica dello psichiatra Sergio Paderi dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo (ASP), da qualche mese si ritrovano per discutere di arte contemporanea e di libertà, sperimentando differenti linguaggi artistici per dare vita a una nuova rappresentazione del carcere dal volto umano: un racconto corale, una sorta di grande rete in cui mettere in scena con parole, immagini, fotografie e performance l’ambiguità insita nel concetto di libertà.

Il workshop, la cui frase manifesto è “Volare per una farfalla non è una scelta” è il primo step di questo ambizioso progetto che, partito a febbraio 2019, andrà avanti fino a febbraio 2020. L’obiettivo è di costruire ponti tra il dentro e il fuori, attraverso differenti azioni che scaturiscono dalla fiducia nel credere che riqualificando esteticamente gli spazi di detenzione e offrendo occasioni di produzione e di fruizione culturale al gruppo di lavoro, sia possibile migliorare la qualità dei rapporti e trasmettere all’esterno un’immagine positiva del carcere.

Oltre al workshop, diversi saranno gli interventi messi in campo in questi mesi: dalla creazione di un nuovo spazio laboratoriale, alla realizzazione di un’opera d’arte site specific di Loredana Longo all’interno del carcere; dalla costruzione di un ricco palinsesto di attività per garantire una formazione continua ai detenuti, introducendo in carcere lezioni di arte contemporanea, invitando esponenti del mondo culturale e sociale a raccontare e far sperimentare la loro pratica (Letizia BattagliaStefania GalegatiMarco MirabileIgnazio MortellaroGiulia Ingarao Marco Stabile), alle visite guidate nei principali luoghi culturali cittadini (Galleria d’Arte Moderna, Palazzo Branciforte e Palazzo Butera).

Il progetto si concluderà a febbraio 2020 con una mostra presso la Galleria d’Arte Moderna e Palazzo Branciforte, in cui saranno raccolte le opere e le installazioni prodotte con la regia di Loredana Longo. Un racconto polifonico di immagini e parole emerse nel corso del progetto che darà spazio a voci diverse che difficilmente dialogano tra loro, per veicolare il tema della libertà e delle possibilità trasformative dell’arte come nuova forma di welfare culturale.

«Lo spazio di una cella coincide con uno spazio vitale negato al carcerato. Il concetto di spazio vitale è ambiguo e assolutamente personale, così come il limite è qualcosa d’immateriale e indescrivibile. Può essere rappresentato da un velo, da un pensiero, da una parola, o da una barriera fisica costituita da veri e propri oggetti che si frappongono fra le persone. Il mio obiettivo è di riuscire con la pratica artistica a creare una serie di lavori che infine svelino le capacità e anche le possibilità intrinseche delle persone con le quali mi relazionerò». — Loredana Longo

Loredana Longo è nata nel 1967 a Catania, vive e lavora a Milano. Artista poliedrica e performer, crea installazioni con tecniche diverse: video, fotografia, scultura e scenografia. Per molti anni ha lavorato su un concetto che definisce “Estetica della distruzione”, in cui attraverso un processo di costruzione, distruzione e ricostruzione cerca di superare l’idea del limite e dei condizionamenti familiari e culturali. Dal 2005 realizza una serie di lavori, The Explosions, veri e propri set teatrali in cui recupera filologicamente arredi e orpelli di interni borghesi, per poi farli esplodere ricomponendone simbolicamente i pezzi. Nella serie Floors, la sua attenzione si sposta sull’utilizzo del cemento impoverito nelle costruzioni siciliane denunciandone l’abuso in molti dei lavori che utilizzano pavimenti di cemento con oggetti di recupero al suo interno. Negli ultimi anni il suo lavoro sviluppa temi sociali e politici con performance e installazioni, documentati da video e fotografie. Il suo medium preferito è il fuoco con cui scrive e scava ogni superficie. 

L’ARTE DELLA LIBERTÀ è un progetto curato da Elisa Fulco (Associazione Acrobazie) e da Antonio Leone (ruber.contemporanea), ed è sostenuto da Fondazione con il SUD e Fondazione Sicilia, con la partnership della Casa di Reclusione Calogero di Bona – Ucciardone, della Galleria d’Arte Moderna di Palermo e dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo.

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