Allarme di Musacchio: “Una sentenza che può far collassare la lotta alle mafie”

Allarme di Musacchio: “Una sentenza che può far collassare la lotta alle mafie”

Vincenzo Musacchio, giurista, già docente di diritto penale in varie Università italiane e presidente dell’Osservatorio Antimafia del Molise studia il fenomeno mafioso e le strategie di lotta da circa venticinque anni. E’ tra quelli che non condividono la sentenza sull’ergastolo ostativo di pochi giorni fa.

I giudici europei invitano il nostro Paese a rivedere l’ergastolo ostativo per concedere benefici penitenziari ai condannati non pentiti che ne pensa lei da esperto della materia?

I boss torneranno a brindare così come fecero quando hanno fatto saltare in aria Falcone, sua moglie e gli uomini della sua scorta! Era ciò che si aspettavano dallo Stato italiano, invece, l’hanno ottenuto dall’Europa. Passa il concetto che anche il più feroce assassino alla fine esce dalla galera. Un segnale di nuova sconfitta delle istituzioni. Si rischia di cancellare tutti i successi ottenuti grazie alla nostra legislazione antimafia.

Ci fa comprendere meglio?

Certamente. E lo faccio con gli insegnamenti di Giovanni Falcone. Il mafioso che ha giurato fedeltà all’organizzazione criminale di appartenenza, una volta uscito dal carcere, non potrà non tornare a servirla fino alla morte. Non dobbiamo mai dimenticarci che i mafiosi di cui parliamo sono stragisti o persone che ne hanno seguito le strategie senza batter ciglio. Personalmente credo che la necessità di evitare rapporti tra gli esponenti carcerati e quelli a piede libero sia irrinunciabile. Ricordiamoci bene che riscontri oggettivi e probatori nei vari processi per mafia comprovano chiaramente che la detenzione dell’imputato di delitti di mafia non interrompe né sospende il vincolo associativo né sostanzialmente impedisce al detenuto di concorrere alla consumazione di gravi reati all’esterno degli stabilimenti carcerari con istigazioni, sollecitazioni, ordini e altre similari attività. Quello che questi giudici non conoscono è che un capomafia resta tale per tutta la vita.

E l’ergastolo ostativo?

Unito alla confisca dei beni e al 41-bis, è uno degli strumenti che ha consentito con il maxi processo di Palermo di mettere all’angolo la criminalità organizzata. Il fatto che il capomafia non uscirà mai e non potrà esercitare il suo enorme potere rappresenta anche un segnale di forza delle istituzioni. Se cade questo baluardo, rischiamo di vanificare tutta la lotta alle mafie.

Gli strumenti che ha appena citato favoriscono i mafiosi a collaborare?

Assolutamente si! Senza questi strumenti oggi non avremmo conoscenza neanche della struttura delle mafie e dei loro capi storici. Ma davvero c’è qualcuno che possa immaginare un mafioso collaborante per crisi mistiche, morali o ideologiche? Chi collabora lo fa solo per convenienza, per il proprio tornaconto ma, di fatto, rende un servizio alla giustizia. Se andranno in crisi questi strumenti, le collaborazioni con la magistratura di certo diminuiranno. È certo. Se sai di uscire anche senza collaborare perché aiutare la giustizia? I boss storici, ma anche i nuovi, non vogliono né il 41bis, tantomeno l’ergastolo ostativo e lo dimostra che abbiano tentato più volte in passato di mettere mano proprio sul regime carcerario del 41bis e sul superamento dell’ergastolo per i boss. Un boss che non può uscire più dal carcere non ha più potere al contrario se potrà uscire, il suo potere è enorme quasi uguale a quello che avrebbe da uomo libero. Chi conosce le mafie, sia per esperienza vissuta sul campo sia per studio, sa che sfruttano l’ingenuità dei cittadini che non conoscono l’enorme capacità delle organizzazioni mafiose di rigenerarsi in pochissimo tempo con la sola presenza dei loro boss storici.

Come mai lei a differenza di molti altri giuristi è contro la sentenza della Cedu?

Non sono contro, semplicemente ne analizzo gli effetti deflagranti per cui non ne condivido la sostanza. Falcone e Borsellino che conoscevano i mezzi per combattere la mafia avevano capito l’importanza di tali strumenti e pagarono con la vita la loro forte azione repressiva. Personalità del calibro di Chinnici, Caponnetto, Terranova, Falcone, Borsellino avevano compreso con largo anticipo su noi “comuni mortali” che, per spezzare l’omertà, non c’è che l’ergastolo, quello non a caso definito “ostativo”, anche se molti “furbetti del quartierino” oggi dimenticano diventando paladini del garantismo in manifestazioni, ricorrenze e convegni. Certamente mi sarebbe convenuto maggiormente sposare la tesi “pseudo-progressista” e “pseudo-garantista” ma per mia sfortuna io agisco in base ai miei valori e uno di questi, che mi fu insegnato dal mio maestro Antonino Caponnetto, è la lotta a tutte le mafie senza se e senza ma. L’antimafia delle parole, se va bene a tutti, non va bene a me. Io sono per quella dei fatti, che ti porta ad agire e a rischiare in prima persona. Questa antimafia purtroppo piace a sempre meno persone. Piacerò ad alcune persone e a tantissime altre no. Me ne farò una ragione!

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