Le notizie del giorno. Salta lo stop alla prescrizione

Politica Interna

Prescrizione rinviata al 2020. I 5 Stelle incassano lo stop della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, ma rinviata al 2020. La Lega dà il via libera condizionato a una riforma del processo penale. Alla fine, i due partiti al governo raggiungono un’intesa-compromesso sulla prescrizione, che sarà inserita nel disegno di legge anti corruzione all’esame della Camera, ma con entrata in vigore il 1 gennaio del 2020. E a Montecitorio va in scena uno scontro con le opposizioni, che incontrano il presidente M5S Roberto Fico e chiedono l’annullamento del voto in commissione sull’ok all’inserimento della riforma nel ddl Bonafede. Decisivo il vertice mattutino delle due delegazioni guidate dai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. I due fronti si presentano con linee contrapposte. Sarebbe stato proprio il premier a trovare il punto di equilibrio. Matteo Salvini spiega: «Abbiamo trovato l’accordo sulla prescrizione, ma solo con tempi certi sui processi». Delusione e rabbia tra i pentastellati. Mentre Di Maio esulta con l’hashtag #bastaimpuniti, il M5S ribolle sui social.

Dalla Ue: per l’Italia deficit 2019 al 2,9%, poi oltre il 3. Dura la reazione del ministro Tria: analisi non attenta e parziale della manovra – Prescrizione, compromesso M5S-Lega: stop nel 2020. I malumori interni e dell’opposizione – M5S pronto a rivedere il reddito di cittadinanza. Simulazione Svimez: al Sud il 63% – Nuova strage in California, 12 morti a festa universitaria

Scontro alla segreteria del Pd. «Hanno il terrore di cambiare ma è l’unica cosa da fare». Alla vigilia della riunione della corrente renziana di Salsomaggiore che certificherà sostanza e contenuti del sostegno a Marco Minniti, Nicola Zingaretti inizia la sua battaglia. Prima di tutto non vuole farsi confinare in un recinto ideologico, la sinistra e basta. Si è risentito per l’immagine del congresso che l’ex ministro accredita: un duello tra lui il riformista e il governatore punta della sinistra. Zingaretti con i suoi amici ci tiene a puntualizzare: «Non si capisce perché chi ha vinto anche recentemente la seconda regione d’Italia, grazie a una maggioranza larga ma unita non dovrebbe essere riformista mentre un’armata Brancaleone che ha perso tutto lo è». Ci sono già gli elementi dello scontro, anche se la data del congresso non è ancora fissata, di candidati ufficiali ce ne sono quattro (Zingaretti, Francesco Boccia, Matteo Richetti e Cesare Damiano) ma mancano gli altri due annunciati: Minniti e Maurizio Martina. L’assemblea nazionale è il 17.

Politica Estera

Nuova strage in California. Undici giovani morti oltre al killer, suicida, e a un sergente di polizia, Ron Helus, che aveva tentato invano di fermarlo. Bandiere di nuovo a mezz’asta sulla Casa Bianca. L’ennesima strage di ragazzi americani, stavolta in California, aggiunge un’altra paura a quelle di un Paese che si arma fino ai denti ma poi non sa come difendersi da esplosioni di violenza imprevedibili anche perché le armi sono ovunque: la paura di un nuovo tipo di follia, quella dei veterani di guerra tornati dall’Afghanistan e dall’Iraq con traumi mentali spesso occulti. Potrebbe essere anche il caso del 28enne Ian David Long che l’altra sera, vestito di nero e armato di fumogeni e di una pistola Glock calibro 45, ha fatto strage nel Borderline Bar e Grill: ritrovo popolarissimo di Thousand Oaks, una tranquilla cittadina di centomila abitanti 65 chilometri a nord di Los Angeles, dove in quel momento circa 200 ragazzi, soprattutto universitari, stavano prendendo parte a una festa studentesca a base di musica country.

Trump contro il Russiagate. Il nuovo segretario alla Giustizia ad interim, Matthew Whitaker, ha già iniziato a lanciare segnali su come intende chiudere o frenare l’inchiesta sul Russiagate del procuratore speciale Mueller. L’ex direttore dell’Fbi avrebbe cominciato la scrittura del rapporto conclusivo, e dietro le quinte si fanno sempre più insistenti le voci secondo cui il presidente Trump ha accelerato il licenziamento del ministro Sessions per evitare l’imminente incriminazione di suo figlio Don junior. Whitaker, ex giocatore di football e procuratore in Iowa, è uno stretto alleato politico del capo della Casa Bianca, dove è andato ieri. Prima di entrare al dipartimento della Giustizia come capo dello staff di Sessions aveva criticato il Russiangate, dicendo che l’inchiesta aveva valicato i suoi limiti e andava fermata. Ieri, secondo il Washington Post, fonti vicine a Whitaker hanno chiarito altri due punti importanti: primo, il segretario ad interim non ha alcuna intenzione di ricusarsi dalla gestione dell’inchiesta, anche perché questo era l’errore fondamentale che Trump rimproverava al suo predecessore; secondo, è contrario a qualunque «subpoena» contro il presidente, ossia richieste da parte di Mueller per interrogarlo.

Economia e Finanza

Manovra, nuovo scontro Tria-Ue. È un quadro di finanza pubblica italiana gravemente deteriorato quello che la Commissione europea ha illustrato ieri a Bruxelles, pubblicando nuove previsioni economiche. L’esecutivo comunitario ha spalancato la porta a una procedura per debito eccessivo, prevedendo un forte aumento del disavanzo sia nel 2019 che nel 2020. Le nuove stime hanno provocato la dura reazione del ministero dell’Economia, peggiorando non poco il rapporto tra Roma e Bruxelles. La Commissione prevede che il deficit aumenti dall’1,9% nel 2018, al 2,9% nel 2019, al 3,1% del Pil nel 2020 (1,8, 2,4 e 2,1% le stime del governo Conte). L’anno prossimo «la spesa pubblica è destinata ad aumentare significativamente sulla scia dell’introduzione di un salario minimo (il cosiddetto reddito di cittadinanza), maggiore flessibilità nel pensionamento anticipato, e un incremento degli investimenti». Il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha definito il lavoro di Bruxelles «una analisi non attenta e parziale del Documento programmatico di bilancio, della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia». Il ministro, che oggi a Roma incontrerà il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno, ha parlato di «défaillance tecnica». Dal canto suo, il premier Giuseppe Conte ha difeso la strategia del governo e definito «inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani».

Reddito di cittadinanza. I sondaggi calano, la paura è tanta e i Cinque Stelle sono costretti a ripensare la natura del reddito di cittadinanza. Tra i vertici grillini desiderosi di attenuare l’immagine assistenzialista che si porta dietro la loro misura simbolo, circola questo slogan: «Più giovani disoccupati, meno famiglie». E infatti da settimane sono stati rivisti al ribasso i coefficienti del quoziente familiare. Perché, è l’esempio che si fa spesso nel M5S, «meglio aiutare un neolaureato a cercare un lavoro che una casalinga». Ma non è solo questo il problema: occorre ridurre l’impatto sui conti pubblici. Un’esigenza che ha ben presente Giovanni Tria. Il ministro dell’Economia non molla la presa e continua a far pressione sui due azionisti di maggioranza, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, per spostare il più possibile in avanti, almeno a fine 2019, i costi del reddito grillino e controriforma delle pensioni. Difficile che i due vicepremier daranno questa concessione. L’unico compromesso possibile seguirebbe lo stesso schema in due tempi adottato ieri per trovare la quadra sulla prescrizione voluta dal M5S e osteggiata dal Carroccio: approvare un decreto-bandiera prima del voto e rinviare l’erogazione delle misure di diversi mesi. Intanto, nel rapporto annuale la Svimez calcola l’impatto positivo della manovra finanziaria nel Mezzogiorno, mettendo in luce però lo squilibrio tra sussidi e investimenti. Nel 2019 la legge di bilancio contribuirà alla crescita del Pil in misura dello 0,29% al Sud contro lo 0,19% del Centro-Nord. Nel 2020 si passerà rispettivamente a 0,41 e 0,24%. L’impatto è superiore nel Mezzogiorno per effetto dei consumi.

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