La battaglia contro la centrale a carbone a Saline Joniche

Questo pomeriggio gli attivisti di Greenpeace Italia hanno effettuate un blitz sulla ciminiera dell’impianto industriale di Saline Joniche (RC) per dire NO alla conversione del vecchio impianto in una centrale a carbone.

La scritta composta, lunga circa 70 metri, recita chiaramente la frase “STOP CARBONE” e rientra nelle attività per la campagna “Accendiamo il Sole” a favore delle energie rinnovabili e che gli stessi attivisti portano avanti da molto tempo.
Per sostenere la campagna è necessario firmare la petizione al seguente link –>http://bit.ly/2cZkW4G

La storia di Saline Joniche è da sempre stata travagliata, sin da quando nel 1971, a seguito dei Moti di Reggio, arrivarono i soldi del famoso “pacchetto colombo”, che fece piovere miliardi di lire per la realizzazione di grandi insediamenti industriali in Calabria, tra cui anche il polo siderurgico di Gioia Tauro (progetto fallimentare che lasciò il posto al più famoso Porto) e la SIR (Società Italiana Resine) di Lamezia Terme.

Ovviamente progetti fallimentari, che illusero le aspettative dei calabresi e li costrinsero a vedere cementificate intere aree (distruggendo vere e proprie oasi da punto di vista naturalistico) in cambio di sviluppo e posti di lavoro: gli unici che ebbero benefici da queste opere, furono le cosche mafiose che si insediarono in modo definitivo e duraturo nelle strutture statali.

Tornando a Saline Joniche, l’impianto fu destinato alla produzione di bioproteine per l’alimentazione animale e che furono immediatamente vietate dall’Istituto Superiore della Sanità in quanto prodotte con sostanze derivate dal petrolio.
Quindi lo stabilimento chiude a pochi mesi dalla sua apertura, lavoratori in cassa integrazione (che durò circa 30 anni con una spesa immensa da parte dello Stato), nessuna riconversione da parte di tutti i Governi successivi e un territorio sventrato ed abbandonato.
Ancora oggi svetta l’orribile torre fumaria di 175 metri, che nulla ha a che fare con l’area intorno ad essa.

Ma i problemi per Saline non finiscono qui: nel 2006 l’impresa svizzera Sei S.p.a. (filiale di Repower) acquista l’area dove sorge l’ex Liquichimica con l’intenzione di realizzare una centrale a carbone…nel XXI secolo.

Ed è in questo momento che i cittadini della zona grecanica della provincia di Reggio Calabria si sono organizzati e hanno fondato il “Coordinamento Associazioni Area Grecanica”, per la difesa e salute del territorio e per dire no al carbone –>http://bit.ly/2dKSs3i (sito ufficiale).

Le iniziative di questo comitato sono di sensibilizzazione su quelle che possono essere le conseguenze della conversione dell’impianto e ovviamente chiedono la completa bonifica dell’area abbandonata al suo destino da troppo tempo.
Esiste anche una pagina facebook dove seguire le iniziative del comitato: NO alla Centrale a Carbone di Saline Joniche (RC).

Nel frattempo non possiamo che ringraziare i ragazzi di Greenpeace che aiutano a diffondere queste battaglie portandole a livello internazionale, dato che all’Italia ed in particolare ai nostri politici non interessano minimamente.

#NOCARBONE #SalineJoniche

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