Politica interna         

Berlusconi: Silvio Berlusconi oggi compie ottant’anni e nei giorni che anticipano il suo compleanno dimostra la consueta imprevedibilità e velocità d’azione. Martedì pomeriggio, in un albergo al centro di Milano, il presidente ha incontrato l’ex moglie Veronica Lario, probabilmente per mettere fine ai contrasti e trovare un accordo economico che chiuda i contrasti mai definitivamente appianati dopo il divorzio del 2014. Ieri, invece, Berlusconi ha incontrato, sempre a Milano, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Dopo la consultazione i tre hanno ribadito il loro impegno per il No al referendum. Infine l’ex premier ha programmato un viaggio negli Stati Uniti, destinazione New York. Sui motivi del volo ci sono molte ipotesi ma per ora nessuna conferma ufficiale: un controllo medico di routine dopo l’intervento a cuore aperto del 14 giugno scorso; una vacanza per stare lontano dall’Italia dove il 3 ottobre è in programma l’udienza del Ruby-ter; un incontro con Rupert Murdoch in relazione alla trattativa ancora aperta tra Mediaset e Vivendi.

 M5S-quote rosa: Il sindaco Virginia Raggi ha aperto il congresso organizzato dal “Women’s international networking” a Roma definendo le quote rosa “una sorta di recinto per panda in cui si è voluta circoscrivere la presenza femminile”. Sulla stessa linea, ma con toni differenti, il sindaco di Torino Chiara Appendino: “Il modello ideale a cui tendere è quello senza quote rosa”, bisogna introdurre “un nuovo welfare che aiuti le donne sul posto di lavoro”. In passato, tuttavia, Raggi e Appendino erano su posizioni opposte. Il motivo di questo cambio di rotta sembra nascondersi all’ombra del Campidoglio e alla ricerca dei nomi necessari per completare la giunta romana. Il paletto delle quote rosa nella già difficoltosa ricerca di candidati, infatti, diventerebbe un criterio troppo stringente. Da qui, gli attacchi preventivi lanciati in queste ore, per fornire un alibi in occasione delle future polemiche che potrebbero nascere intorno a una giunta che difficilmente riuscirà a mantenere pari numero di uomini e donne al suo interno.

Politica estera

Shimon Peres: Shimon Peres, 93 anni, ex presidente israeliano e premio Nobel per la pace, è morto ieri, dopo essere stato colpito da un ictus due settimane fa. Il cordoglio è stato mondiale, e ai funerali di domani parteciperanno capi di Stato di oggi, tra cui Francois Hollande e Joachim Gauck, e di ieri, come Bill Clinton (che non sarà accompagnato dalla moglie Hillary). Papa Francesco si è augurato che l’eredità di Peres “ispiri tutti a prodigarsi urgentemente per la pace”, mentre il presidente Barack Obama lo ha definito “l’essenza di Israele”, con una visione unificata “delle dignità umana e del progresso”. Per il premier Matteo Renzi è “una di quelle figure che valgono doppio”. Tanti elogi, quindi, con una parola ricorrente (“pace”), una definizione costante (“un gigante”), ma anche una voce controcorrente, quella del movimento e partito politico di Hamas, che ha definito Peres un “criminale” e la sua morte “una gioia” per tutti i palestinesi.

 

Volo MH14: Ieri in Olanda, la speciale commissione d’inchiesta che indaga sul Boeing della Malaysia Airlines diretto da Amsterdam a Kuala Lumpur abbattuto due anni fa sull’Ucraina dell’Est, ha confermato che l’aereo sarebbe stato abbattuto da un missile lanciato dall’area in cui agivano i ribelli filorussi e ha adombrato il “possibile coinvolgimento di Mosca nella responsabilità dell’incidente”. Secondo la commissione olandese il missile sarebbe partito dalla zona di Perviamjskoje che era allora in mano ai ribelli, inoltre nelle carte dell’inchiesta ci sarebbe la ricostruzione di come una batteria di Buk sarebbe arrivata direttamente dalla Russia proprio la sera prima della tragedia, e dopo l’incidente la stessa sarebbe stato portata indietro in gran fretta per evitare sospetti. Da parte sua Mosca respinge le accuse, definendo l’inchiesta “deludente e politicamente motivata” e opponendo obiezioni tecniche.

 

Economia e Finanza

 

 Pensioni: Anticipo pensionistico sperimentale per due anni con il meccanismo del prestito bancario assicurato; no tax area per i pensionati a 8.125 euro; quattordicesima per altri 1,2 milioni di lavoratori e aumento medio del 30% del bonus per i 2,1 milioni di soggetti che già ne beneficiano; ricongiunzioni gratuite; accesso agevolato alla pensione per “precoci” e “usuranti”. Sono i cinque punti del pacchetto previdenza che entreranno nella legge di Bilancio per effetto del verbale siglato ieri da governo e sindacati alla fine di un incontro che ha visto protagonisti il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e il sottosegretario alla Presidenza Tommaso Nannicini con i leader di Cgil, Cisl e Uil. Restano tuttavia ancora dei nodi da sciogliere, a partire dalle risorse realmente a disposizione per il prossimo anno e dalla definizione della platea dell’Ape social e delle categorie di lavoratori che potranno accedere a questo strumento. Per questo governo e sindacati torneranno a vedersi prima del varo della legge di Bilancio atteso per metà ottobre.

 Petrolio: Ad Algeri l’Opec è riuscita a ricompattarsi e a trovare un accordo per il taglio di produzione di oltre 700mila barili al giorno di petrolio, il primo da otto anni a questa parte. L’output verrà limitato a 32,5 mgb rispetto all’attuale livello di 33,24 mgb. La notizia ha proiettato in rialzo del 5% le quotazioni del greggio, portando il Brent a chiudere a 48,69 dollari al barile. L’esecuzione del piano, su cui saranno chiamati a collaborare anche i produttori non Opec, è rinviata al prossimo vertice ufficiale dell’Organizzazione, in programma per il 30 novembre a Vienna. In quella sede si promette di risolvere il nodo più difficile, col rischio, in caso di fallimento, di svuotare di significato l’intero accordo: dovranno infatti essere assegnati i livelli produttivi consentiti a ciascun Paese, in pratica le quote individuali alle quali l’Opec si era rassegnata a rinunciare nel 2006. Resta inoltre il nodo della Russia, che se da un lato continua ad offrirsi di collaborare all’azione dell’Opec, dall’altro, grazie all’avvio di nuovi giacimenti, ha bruscamente accelerato la sua produzione.

 

 

 

Draghi: Mario Draghi ha lasciato ieri il Parlamento di Berlino con un pacchetto di certezze, la più importante delle quali è la sicurezza che il governo tedesco non intralcerà la politica monetaria della Bce. Il confronto del presidente della Banca centrale europea con tre commissioni del Bundestag è stata forte di contenuti e toni, ma a pesare è stato soprattutto la sorta di endorcement arrivato da Wolfgang Schauble. Il ministro delle Finanze tedesco, infatti,  ha detto di condividere il punto di vista del presidente della Bce sulla necessità di dare dinamicità all’economia dell’Eurozona attraverso riforme strutturali e investimenti. Molte le critiche per i tassi d’interesse a zero, a cui Draghi ha risposto sottolineando che in realtà “nel complesso i risparmiatori, i lavoratori, gli imprenditori, i pensionati e i contribuenti di tutta l’area euro, compresa la Germania, sono in una situazione migliore grazie alla nostra azione”. Oggi è previsto l’incontro con la cancelliera Angela Merkel, con l’obiettivo comune di abbassare i toni per non affossare l’Europa.