Dopo Ventotene, Renzi e Frau Merkel tornano ad incontrarsi all’ombra del Cavallino. Una scelta non casuale: la Ferrari è uno dei luoghi simbolo dei Made in Italy. Ma nessuno dei due leader, ovviamente, poteva mai immaginare che al primo posto nella già ricchissima agenda del vertice bilaterale, ci sarebbe stato il tema del terremoto, con tutta la sua carica di drammaticità e di emergenza. Si partirà e, probabilmente, si finirà proprio qui, dalle macerie dei paesi distrutti e da ricostruire. Ma anche da quel progetto “Casa Italia” per la messa in sicurezza del Paese, che il premier ha già spiegato di voler portare avanti a tutti i costi, con o senza Bruxelles. Un piano di investimenti da 2-3 miliardi all’anno che Renzi vorrebbe “scorporare” dai vincoli del patto di stabilità, portando il deficit fino a ridosso del 3% (se non un tantino oltre). La partita, però, è tutt’altro che semplice. E molto dipenderà dall’atteggiamento che assumerà oggi Frau Merkel, nel corso della riunione.

La Cancelliera tedesca sa bene che Renzi, alla vigilia del referendum costituzionale, deve giocare tutte le sue carte “politiche” per incassare il massimo di quella “flessibilità” di bilancio che l’Europa deve concedere in caso di eventi eccezionali. Ma, nello stesso tempo, la Merkel deve fare i conti anche con il fronte interno. Fra un mese si vota a Berlino, in primavera le urne torneranno ad aprirsi in alcuni importanti lander e poi, in ottobre, ci saranno le elezioni generali. Un atteggiamento troppo “permissivo” nei confronti dell’Italia potrebbe intaccare la sua popolarità, dare forza ai “rigoristi” e saldare quell’asse fra l’estrema destra e l’estrema sinistra che in Germania è tenuto insieme dal comune sentimento anti-europeista. Se a questo aggiungiamo il dossier sulle banche e quello sui migranti, le distanze fra i due Paesi rischiano di allungarsi ancora di più.

Eppure, mai come in questo momento, Renzi e Merkel hanno forse più motivi per cercare un accordo che per litigare. Dopo la Brexit, la Cancelliera non può permettersi un ulteriore strappo da parte di un Paese importante come l’Italia. E, nello stesso tempo, Renzi sa bene che buona parte del suo futuro politico sarà condizionato proprio dalle concessioni che l’Italia riuscirà ad ottenere per varare una manovra economica che dia risposte concrete sul fronte dello sviluppo e, ovviamente, della ricostruzione post-terremoto. Il vertice di Maranello, insomma, si è involontariamente trasformato in un snodo cruciale per il futuro dell’Europa. Se continueranno a prevalere i veti e i “nein” tedeschi, il Vecchio Continente rischia di imboccare una deriva forse addirittura più rischiosa di quella innescata dal voto inglese. E, questa volta, proprio di fronte ad un evento drammatico come quello del terremoto, sarà davvero difficile parlare solo con la logica dei “ragionieri di Bruxelles” senza tentare uno sforzo per dare, finalmente, voce alla politica: quella con la P maiuscola.