LE NOTIZIE DEL GIORNO. Centrodestra a pezzi, Bertolaso alla Meloni: faccia la mamma – Svolta di Putin, via dalla Siria – Spread ai minimi

Politica interna

 

Bertolaso – I commenti di Guido Bertolaso a “Fuori onda” infiammano un centrodestra che a Roma è più diviso che mai. “Giorgia Meloni deve fare la mamma… Perché la dobbiamo costringere?”, dice l’ex capo della Protezione civile riferendosi alla possibile partecipazione della leader di FdI alla corsa per la poltrona di sindaco di Roma. Lei replica che “le donne riescono a conciliare maternità e impegni di lavoro”. E il candidato sostenuto da Silvio Berlusconi finisce di nuovo sulla graticola dei leghisti: “Se c’è il muro contro muro le nostre strade si dividono. Mi chiedo: chi stiamo favorendo? Renzi?”, si domanda il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio. Bertolaso mette le mani avanti: “Se Giorgia si candidasse in nome e per conto di tutto il centrodestra, io mi ritirerei”. Ora la decisione spetta a Berlusconi. Giorgia Meloni raccoglie la solidarietà della presidente della Camera Laura Boldrini e delle ministre Maria Elena Boschi e Beatrice Lorenzin.

M5S – Dopo il ritiro della candidata del Movimento 5 Stelle a sindaco di Milano, Patrizia Bedori, è molto probabile che il nuovo nome che correrà per i pentastellati sarà deciso con una consultazione online. La decisione dovrebbe essere presa dai vertici entro un paio di giorni. La vicenda della Bedori ha generato strascichi velenosi. Lei ha voluto “levarsi qualche sassolino dalla scarpa” accusando via Facebook quelli che l’hanno insultata, come Tonino Silvestri, reo di averla definita “grassa e brutta”, o la deputata espulsa dal Movimento, Serenella Fucksia: “Sei famosa perché non mantieni la parola data ai tuoi elettori”. E ancora: “Il maggior partito d’opposizione non può presentare il sindaco della seconda città più importante con lo spirito e i numeri di una riunione di condominio”.

Politica estera

 

Siria – In diretta televisiva il presidente Vladimir Putin ha dichiarato che le forze armate russe “hanno svolto il compito assegnato” e quindi possono ritirarsi in parte dalla Siria. In questi mesi di raid intensi l’aviazione russa è riuscita a ribaltare la situazione sul terreno. Con Mosca al suo fianco il presidente Assad recupera i territori presi dalla guerriglia e torna a controllare una parte importante del Paese. Ora la questione siriana si sposta a Ginevra, dove i colloqui di pace si svolgono con una formula inconsueta, non sono diretti. È l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura ad incontrare separatamente le parti e a fare da “collegamento” tra i vari gruppi. Chi pensava di poter discutere del futuro della Siria senza Assad ormai deve abbandonare l’idea. Il presidente siriano ha addirittura confermato le elezioni che si dovranno tenere tra breve nei territori controllati dalle truppe regolari, anche se è chiaro che gli oppositori non ne riconosceranno l’esito.

 

Germania – Il giorno dopo la sconfitta elettorale della Cdu in tre regioni, Angela Merkel ha fatto sapere che la politica di apertura ai rifugiati da parte del governo tedesco non cambierà. Ieri la giornata è partita con gli attacchi di Horst Seehofer, leader del partito gemello Csu in Baviera, che ha imputato la sconfitta alla politica di apertura della Merkel ai rifugiati. La cancelliera ha ammesso che domenica è stata “una giornata difficile per la Cdu” ma dal punto di vista della politica sui profughi si continua come prima. Sono stati fatti progressi, nella crisi, “ma non abbiamo ancora una soluzione sostenibile: sono pienamente dell’opinione che abbiamo bisogno di una soluzione europea e che questa soluzione richiede tempo”.

Economia e finanza

Mercati – Ieri mattina fra i decennali dei titoli di Stato di Italia e Germania la differenza di rendimento è scesa fino a 101 punti, per poi attestarsi sul finale di giornata appena un centesimo sopra i 100 punti: livelli che non si vedevano da oltre due mesi. La riduzione del divario è legata alle misure supplementari che la Bce ha messo in campo giovedì scorso e agli effetti che queste produrranno a partire dalle prossime settimane per almeno un anno. I motivi che portano a preferire la “periferia” dell’Europa, e in particolare l’Italia, rispetto alla Germania sono diversi. Innanzitutto la redditività dei titoli a lunga scadenza di Italia, Spagna e Portogallo, che rispetto ai Bund continuano a offrire un barlume di rendimento. Si deve inoltre considerare l’effetto indiretto determinato dall’allargamento del piano Draghi ai corporate bond, che ha ridotto gli spread per queste categorie di obbligazioni di società non legate al settore finanziario e a cascata tende a comprimere anche i differenziali dei titoli di Stato.

Bcc – Ieri sera la maggioranza, in una lunga riunione alla Camera, ha raggiunto un compromesso sulla riforma delle banche di credito cooperativo: gli istituti più grandi che decideranno di restare fuori dalla cosiddetta holding unica potranno restare tali, pur pagando una tassa straordinaria del 15-20 per cento del patrimonio netto. Il testo di legge approvato a febbraio dal consiglio dei ministri avrebbe di fatto escluso dal sistema cooperativo tutte le banche che non avessero aderito alla holding unica chiesta da Federcasse, ma la pressione della lobby di alcune banche cooperative più piccole del nord, contrarie allo schema e sostenute della sinistra Pd, è stata potente. Da qui la soluzione di compromesso: formalmente il principio della holding unica resta, ma tutte le banche con più di duecento milioni di capitale indiviso potranno rimanere cooperative, e saranno autorizzate a costituire una società per azioni attorno alla quale aggregare le banche più piccole che decideranno di farlo.

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