Salvini non ferma i clan: ancora sparatorie a Napoli. E’ allarme criminalità

La presenza di Salvini a Napoli, che ieri ha incontrato Sorbillo, il proprietario della famosa pizzeria colpita da una bomba, non ferma l’offensiva dei clan. Torna l’allarme criminalità. Ancora stese e ancora paura tra la gente nel giorno della visita del Ministro dell’Interno. Si continua a sparare. Due raid e 2 avvertimenti nel cuore di Napoli. Al Cavone e alla Sanità ci sono state due “stese” a breve distanza di tempo e, a quanto pare, non collegate tra loro.

Diversi gli obiettivi. E’ in corso una guerra per il controllo dell’estorsione e dello spaccio tra il clan Lepre e i Saltalamacchia dei quartieri spagnoli. Potrebbero essere stati uomini di questa cosca ad aprire il fuoco contro i rivali a scopo intimidatorio. Nove i colpi esplosi, nel pieno pomeriggio, nel Rione Sanità: qui, bersaglio dell’avvertimento, sarebbe un pregiudicato che non risulta affiliato a clan di camorra, Vincenzo Vacca, 42 anni con precedenti per spaccio. Vicino alla sua abitazione in via Villari, alle spalle di Piazza Cavour, sono stati sparati almeno 8 proiettili. Ed è proprio negli ambienti della droga che si concentrano ora le indagini della polizia.

Matera 2019, si parte: e la città dei sassi diventa un set televisivo

 La Rai trasforma i Sassi di Matera in un set televisivo. Oggi, infatti, direttamente dalla Piazza San Pietro Caveoso, nel quartiere dei Sassi, andrà in onda su Rai1, in Eurovisione in diretta da Matera (anche in Hd sul canale 501), la Cerimonia di Inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura dal titolo ‘2019 – Open Future’, un grande evento di arte, musica e spettacolo, tradizione e creatività alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, del premier Giuseppe Conte, del ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, del Presidente della Rai Marcello Foa, dell’ad di Viale Mazzini Fabrizio Salini e del direttore di Rai1 Teresa De Santis. Dal palco che si trova sotto la Chiesa della Madonna dell’Idris, proprio al centro dello scenario più suggestivo di Matera, andrà in scena lo spettacolo condotto da Gigi Proietti, attore legato personalmente alla città lucana che ha ispirato i suoi esordi. Proietti sarà il fulcro di uno show che vedrà sfilare cavalli-ballerini luminescenti e si aprirà alla celebrazione della cultura italiana attraverso la musica di Stefano Bollani; le ‘magie’ del trasformista Arturo Brachetti, che userà la sabbia come un pennello; il medley della cantante inglese Skin. Uno show che si concluderà con le parole del Presidente della Repubblica Mattarella. In mezzo tante sorprese su cui oggi il capo struttura di Rai1, Angelo Mellne, ha creato una certa suspense durante la conferenza stampa organizzata a Matera dalla rete ammiraglia e nel corso della quale sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri, il direttore di Rai 1 Teresa De Santis, il presidente della Fondazione Matera 2019′ Salvatore Adduce, il direttore della Fondazione Paolo Verri. Suspense, quindi, fino a domani alle 18,50. Ma qualche piccola anticipazione non manca. ”Proietti sarà il fulcro di tutto, sia di ciò che accade sul palco che fuori – dice ‘misterioso’ Mellone, lasciando intendere che lo show sarà molto movimentato – Passando da Shakespeare alla Divina Commedia senza dimenticare i versi del poeta lucano Rocco Scotellaro, Proietti porterà la cultura italiana all’attenzione dell’Europa, recitando anche la Divina Commedia in diversi dialetti. In apertura – annuncia infine Mellone -Stefano Bollani si esibirà sia come solista che insieme alle bande nell’inno pensato da lui stesso per Matera Capitale della Cultura Europea 2019”’. Prenderanno parte all’evento altri performer tra cui la soprano bulgara Valya Balkanska e le attrazioni internazionali ‘Supernova’, ‘Spark’ e ‘Quidams’, protagonisti di speciali interventi coreografici. 

SudOnLine quotidiano di venerdì 18 gennaio: tragico inseguimento sulla Telesina, 4 morti – Matera capitale della cultura, domani si parte – Bomba alla Pizzeria Sorbillo, in piazza contro i clan

L’edizione di venerdì 18 gennaio 2019 del “Sud On Line”, il giornale dedicato al Mezzogiorno. Ma non solo. Notizie, approfondimenti e curiosità. Un giornale gratis per i nostri lettori. Per la piena funzionalità del giornale e per i collegamenti occorre scaricare il Pdf.

Si accendono le luci su Matera, capitale della cultura: domani il via

Quindici grandi puntatori luminosi sulla citta’, quarantamila bandierine, musica e spettacoli di ogni genere. Matera, capitale europea della cultura per il 2019, accende i riflettori e in questo lungo fine settimana si prepara a vivere la grande festa. La cerimonia ufficiale di apertura e’ in programma per sabato, ma di fatto si comincia gia’ domani con il progetto “Lumen”, quindici grandi puntatori luminosi in diverse zone della citta’, in sostanza delle vere e proprie installazioni di arte contemporanea. In cartellone anche una serie di visite guidate e la possibilita’ di incontrare gli artisti negli hotel dei Sassi legati al progetto “Matera Alberga”. Il taglio del nastro e’ previsto sabato, in diretta televisiva su Rai1, in eurovisione, a partire dalle 18,50, con una manifestazione condotta da Gigi Proietti, che proprio a Matera ha cominciato la sua lunga e fortunata carriera. Presenti il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, oltre a diversi rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cultura e dello spettacolo, turisti e, ovviamente, tutta la citta’. Sul palco allestito in piazza San Pietro Caveoso, dove e’ previsto il tutto esaurito, si esibiranno la cantante britannica Skin, nota in Italia anche per essere stata giudice in una edizione di “X Factor”, l’attore e regista lucano Rocco Papaleo, il trasformista Arturo Brachetti, il compositore Stefano Bollani e altri artisti.

 La giornata di sabato e’ ricca di diverse iniziative suddivise in cinque momenti, come i cinque temi che caratterizzano il progetto di Matera 2019: Riflessioni e connessioni, Futuro remoto, Radici e percorsi, Utopie e distopie, Continuita’ e rotture. Si comincia con la presentazione di tutto il programma, mentre dalle 9,30 spazio alla musica, alla Cava del Sole, con il concerto “Open sound” che prevede l’esibizione di sette bande lucane e sette europee. Nel pomeriggio, dalle 13, tutti i rioni del centro storico di Matera saranno animati dalle musiche di decine di bande musicali, mentre a cura della Coldiretti saranno distribuiti oltre 5000 piatti di “crapiata”, pietanza tipica materana. Successivamente il Sasso Barisano, il Sasso Caveoso e piazza Duomo ospiteranno “Open light”, con il progetto “Matera cielo stellato”, a cura di Francesco Foschino, con le esibizioni di due cori polifonici materani e spettacoli acrobatici della Compagnia dei folli. Quindi l’apertura ufficiale e la chiusura dell’inaugurazione con una serie di giochi pirotecnici. Da domenica si entra nel vivo del programma con l’apertura di due mostre: al museo Ridola “Ars Excavandi”, a cura di Pietro Laureano, dedicata alla storia delle citta’ ipogee; a palazzo Lanfranchi “Mater(i)a P(i)etra”, rassegna fotografica a cura di Carlos Solito. Per accedere a questi ed a tutti gli altri eventi bisogna avere il “Passaporto per Matera 2019″, disponibile al costo di 19 euro. E se e’ vero che “la bellezza salvera’ il mondo”, l’Italia puo’ sicuramente ripartire da qui. “Chiunque veda Matera – scriveva Carlo Levi, che fece spalancare gli occhi del mondo sui Sassi – non puo’ non restarne colpito, tanto e’ espressiva e toccante la sua dolente bellezza”.

Fuggono all’alt e si scontrano con un Tir, tragico incidente sulla telesina: 4 morti e un ferito gravissimo

e’ di 4 morti e 2 feriti il bilancio di un tragico incidente lungo la statale Telesina, nel beneventano, avvenuto dopo un rocambolesco inseguimento tra un’auto dalla targa sospetta già segnalato alle forze dell’ordine con a bordo 5 persone. L’auto non si era fermata all’alt di una volante della Polizia. Quindi, 20 km ad alta velocità per seminare gli inseguitori: un sorpasso azzardato è stato fatale: lo scontro frontale con un autoarticolato ha terminato la folle corsa dei fuggiaschi.

Il violento impatto ha ribaltato l’auto e sbalzato due delle vittime fuori dalla vettura. Una è finita nella scarpata, l’altra tra le ruote del tir. Gli altri due corpi sono rimasti incastrati tra le lamiere. Il quinto passeggero ora lotta tra la vita e la morte all’ospedale di Benevento.

Paura anche per una donna a bordo di una Fiat Panda coinvolta nell’incidente, ferita lievemente. Nessuna notizia certa sull’identità delle vittime: non si esclude che possano essere tutte di nazionalità straniera. Altri indizi all’interno della vettura, dove sono stati trovati gioielli e oggetti oro. Gli inquirenti sospettano apposta trattarsi di una delle bande di malviventi che da qualche tempo mettono a segno, nella tranquilla valle Telesina, furti e rapine in casa isolate, molto di frequente con modalità violente.

SudOnLine quotidiano di giovedì 17 gennaio 2019. Bomba alla pizzeria Sorbillo, Napoli non cede – Assolta la leghista che scrisse “Forza Vesuvio” – Giovani studenti da Trapani al Mit di Boston

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Scrisse “forza Vesuvio”, assolta la leghista

Ha usato in forma “sgradevole e rozza” un “luogo comune intriso piu’ di ignoranza che di dato ideologico”, senza mettere in atto, pero’, alcuna “condotta propagandistica”. Lo scrive la Corte d’Appello di Milano nel motivare l’assoluzione dell’ex consigliera provinciale di Monza in quota Lega Nord, Donatella Galli, che era stata condannata in primo grado a venti giorni di reclusione e poi prosciolta, lo scorso novembre, per aver pubblicato su Facebook nel 2012 un post con su scritto “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili”, augurandosi “una catastrofe naturale nel centro-sud Italia”. Galli era accusata, in particolare, di aver propagandato “idee fondate sulla superiorita’ razziale ed etnica degli italiani settentrionali rispetto ai meridionali” e di “discriminazione razziale ed etnica”. Il processo era scaturito dalla denuncia dell’avvocato Sergio Pisani, parte civile in qualita’ di presidente della Ottava Municipalita’ di Napoli. Per la Corte, tuttavia, come si legge nelle motivazioni, “l’imputata si e’ limitata a lasciare un commento ad un post altrui” nel quale era pubblicata una “fotografia dell’Italia ‘dimezzata’”. E ha dato si’ un “individuale e soggettivo contributo” ad un “luogo comune intriso” di ignoranza, ma la sua non fu propaganda di idee razziste. Secondo la Corte (Ondei-Puccinelli-Nunnari), tra l’altro, c’e’ “identica rozzezza e sgradevolezza” negli “slogan beceri” che si sentono negli stadi con “invocazioni verso i vulcani presenti al Sud” contro le “popolazioni residenti nel Meridione”, ma anche questi slogan hanno “scarsa attitudine alla ‘propaganda’ ideologica”.

Dal liceo di Trapani al Mit di Boston per raccogliere satelliti spaziali: giovani scienziati del Sud crescono

Tutto pronto, all’istituto tecnico industriale Leonardo da Vinci di Trapani. Il 26 gennaio un team di studenti volerà a Boston , nel prestigioso Mit, per partecipare alla finale di una gara robotica internazionale promossa anche dalla NASA. Cinque studenti presenteranno il proprio progetto. La trasferta, finanziata grazie al contributo del comune di Trapani e di alcune aziende, cittadini e parrocchie, consentirà ai giovani di presentare il progetto per recupare i minisatelliti sparsi nello spazio e che si trovano in avaria.
Un problema importante perchè provoca inquinamento spaziale. L’idea è quella di inserire su questi minisatelliti strumenti in grado di farli localizzare da altri satelliti per poi recuperarli., guidandoli nell’aggancio, che è la parte più difficile di tutta l’operazione. Andare al MIT, in ogni caso, è un sogno che si realizza per questi ragazzi che, per la quarta volta, sono in finale.
A maggio il team ha vinto la gara nazionale con un progetto di un robot che può aioutare gli insegnanti nell’nclusione di ragazzi che hanno delle difficoltà nell’apprendimento.

“Non ci resta che la mozzarella contaminata di Caserta”, questa volta la bufala è nel film. Produttori infuriati

A volte basta davvero poco per penalizzare un comparto produttivo che ha numeri importanti dal punto di vista del fatturato e dell’occupazione. il tutto, poi, per una battuta in un film che è nelle sale in questi giorni.
Nella pellicola, “non ci resta che il crimine”, è uno dei tre protagonisti, Marco Giallini che rivolto ai suoi “complici”, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, dice sconsolato: “ Siamo rovinati. Non ci resta che vendere la mozzarella contaminata di Caserta…”.
Una licenza, per così dire, artistica che tira in ballo un settore che rappresenta il 12% del PIL della Campania e dà lavoro a ventimila persone e produce 50 milione di chili all’anno, 15 dei quali vanno all’estero.
Proprio ieri una delegazione giapponese era in visita al consorzio per la valorizzazione della mozzarella campana.
Gli accordi col Sol Levante sono importanti: la mozzarella è il cibo più richiesto dai mercati giapponesi.
Non c’è nessuno che non l’abbia mangiata una volta, è amata da tutti. Inoltre, i controlli sanitari nelle aziende bufaline del casertano sono serrati- Anche perchè ne hanno passate di tutti i colori: dalla diossina la brucellosi fino all’emergenza della cosiddetta Terra dei Fuochi, che ha gettato un’ombra su tutto l’alimentare made in campania.
Ma la frase nel film, però, è una battuta infelice proprio perché è il prodotto più controllato di tutti. Controlli estesi a tutta la filiera lattiero casearia. Otretutto è anche il prodotto che ha la massima esportazione in Europa. E nessun paese dell’Europa si è mai opposto alla alla commercializzazione.
Insomma, la possiamo mangiare senza alcun problema e alcuna diffidenza.
Allora la vera bufala è questa battuta del film.
Ora i responsabili del consorzio si aspettano una telefonata di scuse dagli autori e dagli attori del film, anche per evitare di andare in tribunale e avviare una causa di risarcimento. sarebbe anche l’occasione per un “salutare” assaggio di vera mozzarella di bufala campana.

Blitz anti-caporalato a Matera, sfruttavano 200 lavoratori rumeni pagati 3 euro all’ora

Operazione anticaporalato della procura di Matera: sono finiti in carcere alcuni imprenditori agricoli della fascia Ionica. Si tratta di un gruppo di cittadini rumeni accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere pluriaggravata. Avrebbero sfruttato più di 200 braccianti stranieri. E ora si cercano altri complici.
Il primo approccio avveniva in Romania, con offerte di lavoro pubblicate sui social network. Il viaggio in autobus fino alla Basilicata costava ogni bracciante 100 euro. Una volta in Italia, in un appartamento di Scanzano, i romeni venivano istruiti sulle condizioni di lavoro. Almeno 14 ore al giorno per 3 euro all’ora. Erano sistemati in una baracca nei campi di Policoro, in cambio di 100 euro al mese che i caporali trattenevano direttamente dalle paghe.
Sarebbero circa 200 i lavoratori che, tra il 2014 e il 2018, sono finiti nel giro illegale internazionale scoperto dalla Procura di Matera insieme ai Carabinieri del comando provinciale del nucleo tutela del Lavoro.
Quattordici le misure restrittive scattate nella notte nei confronti di otto italiani e sei romeni. Undici sono stati portati in carcere. Insieme avrebbero gestito un business di circa 1,4 milioni .Tra gli arrestati anche un funzionario del comune di Scanzano che, secondo gli inquirenti, rilasciava in cambio di soldi e frutta, i documenti di identità necessari per aprire conti bancari ai braccianti. Nel mirino almeno altri due i cittadini rumeni, per i quali potrebbe arrivare un mandato di arresto europeo.
Le indagini non finiscono qui. Continueranno anche per capire il ruolo svolto da altre persone.
Tutto è partito da una denuncia di un lavoratore che stanco di tutte le imposizioni cui era sottoposto ha ritenuto di rivolgersi prima all’ambasciata rumena e poi ai Carabinieri. Il successo dell’operazione è stato dovuto alla grande sinergia collaborazione che vi è stata fra le varie componenti dell’arma. Grazie anche al supporto del primo presidio di legalità sul territorio, le stazioni Carabinieri.

SudOnLine quotidiano di Mercoledì 16 gennaio. Bomba alla pizzeria Sorbillo – blitz contro i falsi imprenditori anti-clan – Quanto vale il reddito di cittadinanza

L’edizione di domenica 13 gennaio 2019 del “Sud On Line”, il giornale dedicato al Mezzogiorno. Ma non solo. Notizie, approfondimenti e curiosità. Un giornale gratis per i nostri lettori. Per la piena funzionalità del giornale e per i collegamenti occorre scaricare il Pdf.

Bomba alla Pizzeria Sorbillo di Napoli. “Così i clan vogliono mettere le mani su un business miliardario”

Una bomba e’ stata fatta esplodere davanti all’ingresso della storica pizzeria Sorbillo di via Tribunali, nel cuore del centro di Napoli. L’episodio alla vigilia della giornata internazionale della pizza italiana che si festeggia in tutto il mondo il 17 gennaio. “Un vile attacco della malavita che colpisce un intero settore dal fatturato stimato in 15 miliardi che sostiene l’occupazione di 200.000 addetti a tempo pieno e nel weekend” commenta la Coldiretti. “La pizza in Italia e’ il settore di punta dell’agroalimentare dove – sottolinea la Coldiretti – il volume d’affari delle agromafie e’ salito a 21,8 miliardi con attivita’ che riguardano l’intera filiera del cibo, compresa la ristorazione. Un business molto appetibile grazie alle 127.000 pizzerie presenti in Italia nel 2018 con la Campania che – precisa la Coldiretti – e’ la regione che ha il maggior numero di attivita’ inerenti alla pizza, con il 16% sul totale delle pizzerie (e simili)”.

 “E’ un attacco alla rinascita di Napoli, alla legalita'”. Gino Sorbillo si dice sconvolto e a tratti anche scoraggiato. Una bomba davanti alla sua storica pizzeria di via Tribunali non se l’aspettava. “Ho trascorso tutte le feste di Natale a dire a tutti venite a Napoli, venite da noi ed ora arriva questa bomba”, racconta all’ANSA. Non ha paura e non cambia i programmi. “Ora – dice – qualcuno pensa che se la puo’ giocare, che se ha messo una bomba a me lo puo’ fare anche ad altri esercenti della zona ma noi non molliamo”.

Blitz contro i falsi imprenditori anti-clan a Caserta: per la Procura erano collusi con i casalesi

Erano noti per imprenditori anti-clan. Per i magistrati, invece, erano collusi con i Casalesi. Terremoto nel Casertano per l’arresto di alcuni noti industriali. Secondo la Procura avrebbero favorito proprio le cosche casalesi.

Eppure, fino ad oggi, i Diana erano considerati clan paladini della legalità in un territorio difficile, Siamo a Casapesenna, in provincia di Caserta: qui i Diana avevano creato anche una fondazione che organizza eventi anticamorra. Ieri sono finiti ai domiciliari con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa Armando Diana e i nipoti Antonio e Nicola, figli di Mario Diana, ucciso 30 anni fa dalla camorra e ritenuto vittima innocente.

Dalle indagini della squadra mobile di Caserta, coordinate dalla Dda di Napoli, sarebbe emerso un vero e proprio patto criminale stretto dai Diana con il clan dei casalesi fin dagli anni 90.

In cambio di protezione, secondo alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia, suffragate dai risultati delle indagini, le società dei Diana sarebbero stati al servizio del clan nel cerchio magico del super boss Michele Zagaria.

Cambiavano assegni per conto del clan e all’esigenza provvedevano rifornire la camorra con denaro proveniente dalle stesse società, tutte sottoposte ora sequestro preventivo. La Erreplast di Gricignano di Aversa, gestita dai fratelli Antonio e Nicola, azienda che ricicla la plastica raccolta con la differenziata. Ma anche società immobiliari, ditte di imballaggi, esercizi commerciali, società agricole dislocate nell’agro Aversano a Caserta. Ma anche a Napoli e a Milano.

Negli anni i Diana sono diventati veri e propri testimonial della legalità nel 2010: Legambiente nomina Antonio Diana ambientalista dell’anno. La fondazione, costituita da Antonio e Nicola dopo la morte del padre, assegna ogni anno borse di studio a giovani svantaggiati. E proprio sulla fondazione anticamorra sono in corso ora accertamenti patrimoniali.

TRASPORTI: DAL DIRE AL FARE ANDATA E RITORNO – Il modello Eav di Umberto De Gregorio

La comunicazione social ha conquistato da tempo l’agenda politica e, di conseguenza, quella istituzionale. Ormai le elezioni si vincono (e si perdono) sulle pagine Facebook. Non solo in Italia. Certo all’elettore non si risparmiano i colpi bassi (alla verità) attraverso le fake news. Difendersi dalle notizie palesemente false è ormai un nuovo aspetto delle scienze della comunicazione. Ma intanto chi ha responsabilitè pubbliche deve fare una scelta. Essere o non essere con un piede dentro la realtà virtuale? L’opzione del confronto diretto anche via social con gli utenti dei servizi pubblici ha in Campania (forse in Italia) un precursore: Umberto De Gregorio. Commercialista, revisore contabile e opinion maker, quando tre anni fa ha accettato l’incarico di presidente dell’Eav ha saputo mettere a frutto la sua duplice competenza”: saper “quadrare i numeri” e saper “persuadere”. Tenendo ferma la regola aurea del giornalismo anglosassone: i fatti prima delle argomentazioni.

Così, da tre anni, l’agenda del presidente si divide tra il “fare” e il “comunicare”. Ed è un continuo rimbalzo dai dossier che scottano (su treni e stazioni e altre emergenze quotidiane) alle parole – che certo non sono da meno – su giornali e social.

De Gregorio non le manda a dire, anzi ha mostrato di saper sostenere anche posizioni scomode. Come quando il fuoco dell’indignazione volge le polemiche alla temperatura del calor bianco, soprattutto su argomenti come le distorsioni, i paradossi, le assurdità del “diritto allo sciopero”.

LA GRANDE ROTAIA

L’ente gestisce i trasporti su ferro della grande provincia napoletana, che è poi gran parte del territorio campano, certamente la parte più inurbata e densamente abitata. Circumvesuviana, Circumflegrea e Cumana sono le arterie ferroviarie che si spingono verso i punti cardinali. Senza di esse, l’intera regione, che inevitabilmente gravita su Napoli, si fermerebbe. Al timone della società De Gregorio è arrivato il 27 luglio del 2015. In tre anni ha “rimesso sui binari” la gestione dell’Ente, dandogli nuovo impulso con venti treni in più e una teoria di stazioni riqualificate e riprogettate dopo anni in cui languivano nel degrado. Dal rischio di fallimento, sotto il peso di 560 milioni di debiti, in venti mesi l’Eav passa da una perdita di 27 milioni (2015) a un utile di 30 (2016), chiudendo 1300 contenziosi.

Consapevole della necessità di mantenere posizioni sul terreno della corretta informazione, il presidente non perde occasione per comunicare i passi che compie sia mediante lo strumento classico dell’intervento sui giornali offline che con i post su Facebook.

IL RILANCIO IN TRE ANNI

Quando ha raccolto le redini di Eav, la società era sul punto di portare i libri in tribunale, oberata da 750 milioni di debiti. Con un parco rotabile fermo a marcire nelle officine, privato anche delle risorse per banali manutenzioni. Con stazioni ed infrastrutture che versavano in stato di completo abbandono. E parliamo di un’azienda che si estende per tutto il territorio regionale, tocca tutte le province, 100 comuni, 10 linee ferroviarie, una linea metropolitana, 160 stazioni, una funivia e centinaia di bus.

In tre anni – soli tre anni- vengono ripianati i debiti: così il presidente si guadagna sul campo non solo il “diritto di parola”, ma un patrimonio di credibilità e reputazione da spendere.

OPERAZIONE RESTYLING

A parte il ripiano dei debiti, di proporzioni epiche, la cronaca registra la restituzione al decoro e alla funzionalità di 21 stazioni tra le più degradate dell’intera rete. La prossima è la Stazione di Agnano della Cumana, dove giovedì 17 gennaio 2019 viene inaugurata la prima delle tre opere di restyling che costituiscono il progetto “Operazione Trasparenza”, interamente finanziato con fondi ottenuti da EAV in sede legale, ossia come risarcimento per illeciti riguardanti passate gestioni.

Il recupero architettonico e funzionale di tre stazioni storiche nasce grazie alla collaborazione tra Ente Autonomo Volturno, Accademia delle Belle Arti di Napoli e INWARD – Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana.

“Intorno all’idea di trasparenza – si legge in una nota Eav – si sviluppa l’intero progetto: l’acqua (stazione di Agnano), l’aria (stazione Dazio) e la luce (stazione di Grotta del Sole – Monteruscello) sono gli elementi naturali scelti per rappresentare il tema”.

STAZIONE DOPO STAZIONE

“Con il recupero della storica stazione di Agnano – afferma De Gregorio – continua il nostro impegno per restituire ai cittadini campani un trasporto pubblico degno di questo nome, stazione dopo stazione, treno dopo treno, giorno dopo giorno”.

Il messaggio lanciato è chiaro: la trasparenza è un plus che rende alla collettività più servizi, più bellezza, più fiducia.

BIGLIETTO ONLINE

La gestione spinge il cambiamento anche sul terreno della tecnologia. L’innovazione in questo campo si chiama “GoEAV”, l’app che consente di acquistare il biglietto con il cellulare. Disponibile in italiano ed inglese, l’applicazione consente di consultare gli orari da smartphone, pianificare il percorso ed acquistare il biglietto anche un attimo prima di iniziare il viaggio. Il ticket dura due ore dal momento dell’acquisto, che è sicuro e si può effettuare in diverse modalità: con carta di credito, con Postpay, sul circuito Sisal, caricando il borsellino elettronico e tanti altri modi ancora. Inoltre l’App riporta in tempo reale le notizie sulla regolarità della circolazione e su eventuali variazioni. GoEav è pubblicata sugli store di Android ed Apple, è di facile installazione e semplice da utilizzare.

LA LETTURA. Siamo in guerra con i Jihadisti e non siamo noi a deciderlo

Nelle vacanze di Natale siciliane ho letto uno studio del professore Alessandro Orsini, «L’Isis non è morto. Ha solo cambiato pelle», Rizzoli (2018). Ad un certo punto del testo il professore chiarisce: «Terrorismo e immigrazione sono strettamente legati, nel senso che tutti gli attentatori dell’Isis in Europa occidentale erano immigrati». Pertanto la notizia che hanno dato tutti i media del 9 gennaio scorso che dietro al traffico di esseri umani si nascondono i terroristi dell’Isis deve allarmarci non poco. C’è un dettagliato intervento abbastanza inquietante proprio del 9 gennaio, sul quotidiano online «Gli occhi della guerra», «Il rischio del terrorismo negli sbarchi fantasmi». (www.gliocchidellaguerra.it). «Il quadro che emerge è dunque tanto chiaro quanto allarmante: gli sbarchi nel trapanese, avvenuti più in sordina a livello mediatico in quanto minori di numero rispetto a quelli che coinvolgono l’agrigentino, trasportano gente che ha un alto livello di pericolosità criminale. Persone ricercate in Tunisia, che riescono ad entrare nel nostro paese. E l’attenzione, sotto il fronte del rischio terrorismo, rimane dunque molto alta».
Tuttavia Orsini ci tiene a precisare che la sua tesi non intende diffondere il terrore. Il suo intento è quello di «aiutare il mio Paese nella lotta contro l’Isis attraverso gli strumenti di cui dispongo, che sono strumenti culturali». In particolare, come scrive nel libro, i suoi studi scaturiscono dalle sue ricerche condotte al MIT di Boston, una delle università più prestigiose del mondo.


Orsini su questo argomento è categorico: «siamo in guerra […] i discorsi degli analisti italiani che affermano che, invece, non saremmo in guerra sono frutto della retorica di chi non ha niente da dire. Non siamo noi a stabilire se siamo in guerra oppure no».
Tra la letteratura che riguarda il terrorismo jihadista, forse il libro di Orsini è quello che riesce più dia ltri a dare un quadro completo e soprattutto realistico del complesso fenomeno dello Stato islamico (ISIS). Nato nel 2014, con un’avanzata travolgente ha conquistato parte dell’Iraq e della Siria. Con la caduta di Raqqa a fine 2017, il «mostro spaventoso» si è liquefatto, dopo soli 3 anni. Il testo di Orsini già nel titolo parte da una tesi che nonostante lo Stato islamico sia crollato, l’Isis continua ancora oggi a rappresentare un pericolo per le città in Occidente. Il pericolo ha assunto diversi, nuovi, imprevedibili volti che Orsini ci illustra per cercare di prevedere le mosse future, soprattutto dei cosiddetti «lupi solitari».
Intanto il professore Orsini, ricordo che è un esperto di terrorismo, essendo professore di Sociologia del Terrorismo, è direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS di Roma e del quotidiano online «Sicurezza Internazionale», già dal 1° capitolo parte da una precisazione o meglio pretesa: «Tutta la verità sull’Isis (diversamente da quello che ci hanno raccontato i media)».


Pertanto Orsini precisa che «L’Isis era travolgente senza essere forte. L’esercito messo in piedi da al-Baghdadi è sempre stato un fenomeno militarmente irrilevante, Avanzava perché l’esercito siriano e l’esercito iracheno, ormai allo sbando, si ritiravano anziché combattere». Pertanto quello che gli attribuivano i nostri Media all’Isis per il professore era tutto falso. Infatti, quando «gli eserciti della Siria e dell’Iraq si sono riorganizzati, l’Isis ha iniziato ad arretrare inesorabilmente». Per Orsini sicuramente «La storia dell’Isis, é una storia di debolezza».
In questo capitolo il professore napoletano illustra con chiarezza le vicende complesse sul terrorismo jihadista, fornendo diverse prove. Si comincia con la conquista di Mosul, la città dove al-Baghdadi proclamò la nascita dello Stato Islamico, il 29 giugno 2014. In quell’occasione il professore Orsini, chiarisce che non fu una conquista del potente esercito dell’Isis. «La verità é che fu abbandonata dai soldati iracheni, che si confusero tra i civili dopo aver gettato armi e divise. Altro che inarrestabile armata jihadista raccontata dai Media».
Orsini può scrivere queste cose dopo aver consultato giornali e documenti come il «New York Times» che utilizzava il termine «sgretolamento» da parte dell’esercito iracheno. Allora, «Perché l’Isis ha avuto successo?». Secondo Orsini, perché i Paesi del medio Oriente erano divisi: «L’Isis è stato favorito dalla rivalità del blocco anti-Isis guidato dagli USA e quello guidato dalla Russia». Non si possono dare certezze quando è iniziato questo «gioco», ma certamente è durato dal 29 giugno 2014 fino all’insediamento di Trump alla casa Bianca, il 20 gennaio 2017.


Secondo Orsini il problema di Obama e Putin e dei loro alleati regionali, non era di sconfiggere l’ISIS, ma di conquistare Damasco per inghiottirsi la Siria. Infatti queste due coalizioni anti-Isis invece di cooperare tra loro, si ostacolavano. A questo proposito Orsini, fa rilevare il cinismo di queste grandi potenze nella politica internazionale, sostenendo che Russia e Stati Uniti, invece di arrestare la guerra civile in Siria, hanno fatto di tutto per alimentarla, almeno fino al 2017. Un altro fattore di ostacolo è stato la contrapposizione della Turchia con l’Iraq, quest’ultimo non intendeva ricevere aiuti dai turchi sunniti. La Turchia in questo scenario svolge un ruolo alquanto ambiguo, fa la guerra all’Isis per liberare il Nord della Siria, ma lo fa per toglierlo ai Curdi. Altra contesa che favoriva l’Isis era l’odio atavico tra Israele e la Siria. Naturalmente al-Baghdadi gioiva davanti a simili divisioni.
In questo groviglio di continui conflitti, l’autore del libro non prende nessuna posizione a favore di qualche contendente. Comunque sia il fattore che ha contribuito maggiormente alle fortune dell’Isis è la politica settaria del primo ministro sciita dell’Iraq, Nuri al-Maliki, dal 2006 al 2014. «Particolarmente nefasto – per Orsini – fu il suo rifiuto di integrare circa centomila soldati sunniti nel nuovo esercito, come richiesto dagli americani». Infatti poi un gran numero di questi soldati si arruolò nelle fila dell’Isis per avere uno stipendio e per vendicarsi degli sciiti.
Nel libro Orsini racconta, errore dopo errore, come al-Maliki ha contribuito ad alimentare il ruolo politico dell’Isis. Infatti a questo proposito, il professore smentisce, quella leggenda metropolitana, sostenuta da tanti giornali: «l’ascesa dell’Isis non è stata favorita dai servizi segreti americani, da Israele o dal capitalismo in cerca di petrolio. L’isis – scrive Orsini – è un fenomeno sociale complesso che nasce dal basso, ovvero dal ventre della società irachena e della società siriana».


Nel testo Orsini conferma in modo chiaro che gli americani non hanno avuto nessun interesse a creare l’Isis. «I documenti storici smentiscono nettamente l’affermazione secondo cui gli americani avrebbero operato per creare le condizioni favorevoli all’ascesa dello Stato islamico. Semmai è vero il contrario e cioè che gli americani esortarono il governo al-Maliki a rimuovere i fattori incentivanti all’arruolamento nelle formazioni jihadiste». Queste tesi sono rafforzate con le conversazioni che l’autore ha avuto con Barry Posen, uno dei più autorevoli studiosi di relazioni internazionali. Inoltre occorre ricordare che anche il professore Orsini è un autorevole studioso, un ricercatore, uno che passa molto tempo a monitorare documenti, articoli, libri sul terrorismo jihadista nelle varie regioni del mondo dove opera concretamente.
Un’altra testimonianza che avvalora la tesi del professore Orsini è quella di Ali Khedery, cittadino americano, pubblicista del «Washington Post», che dovrebbe essere letta per avere un’idea chiara delle cause che hanno favorito l’ascesa dell’Isis.
Ali Khedery sostiene che lo stato iracheno non fu demolito dall’Isis, bensì dalla corruzione dei suoi governanti sciiti: «i terroristi dell’Isis diedero soltanto la spallata finale a un edificio marcio nelle fondamenta. Non si trattò dell’avanzata irresistibile dell’Isis, quanto del crollo inesorabile dello stato iracheno a causa del sentimento di vendetta della sua classe governante e della sua incapacità a svolgere persino le più elementari funzioni di governo». In pratica secondo Khedery, il partito Bath di Saddam Hussein è stato sostituito dal Dawa, quello di Maliki.
Un altra considerazione importante che Orsini affronta è che il complottismo, a cui molti fanno riferimento, certamente non spiega l’ascesa dell’Isis. La teoria del complottismo, per Orsini, è il modo migliore per allontanarsi dalla comprensione della realtà. Infatti chi sostiene questa teoria, cerca di fare credere al proprio pubblico di conoscere chissà quali segreti gravissimi, inoltre gli permette di non studiare il problema.
Sarcasticamente Orsini, scrive: «il complottista non ha bisogno di raccogliere documenti, elaborare dati o ricercare informazioni; a un complottista non verrebbe mai in mente di passare anni a studiare in un archivio perché, siccome é tutto un complotto, i documenti sono stati distrutti o falsificati».Tuttavia per Orsini chi ragiona con la logica del complottismo lo fa perché non ha tempo di studiare, però sente il bisogno di dire il proprio parere, di entrare nel dibattito da protagonista, senza il minimo sforzo intellettuale o sacrificio per l’analisi: basta dire subito, «è un complotto». Infine un ultimo elemento che ha favorito l’ascesa dell’Isis, è stato la guerra civile in Siria.


In conclusione del capitolo Orsini sentenzia «che le più eclatanti conquiste dei jihadisti potevano essere facilmente evitate. L’Isis era ben altro che l’organizzazione guerriera incontenibile descritta dai tanti commentatori».
Nel 2° capitolo l’analisi di Orsini si concentra sul rapporto dello Stato islamico e l’Europa. Il giornalista napoletano risponde alla domanda sul perché gli attentati dell’Isis si concentrano nel Regno Unito e in Francia. Inoltre risponde a un’altra domanda che sta più a cuore agli italiani: «perché l’Isis non abbia finora colpito l’Italia». Anzi per essere più precisi, l’Isis, non solo non ha mai colpito l’Italia, ma nemmeno ha mai tentato di farlo. Sono 2 quesiti a cui Orsini risponde con una disarmante banalità. L’Isis non ha mai cercato di fare una strage in Italia tipo quella di Parigi del 13 novembre 2015, perché il nostro Paese non ha truppe dell’esercito impegnate a combattere i jihadisti. Colpisce la Francia, l’Inghilterra, ma anche la Germania, perché loro sono impegnate sul terreno a combattere l’Isis.
I capi dell’Isis per esempio sono a conoscenza delle operazioni militari francesi, in particolare in Africa. Qui Orsini porta l’esempio dell’attacco terroristico all’Hotel Splendid nel centro di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Alla liberazione degli numerosi ostaggi, hanno attivamente contribuito i soldati francesi.
I jihadisti sono molto informati, agiscono come quegli ultrà delle squadre di calcio, che sanno tutto dei propri beniamini e sulle squadre avversarie. Ascoltano sempre le stesse trasmissioni radiofoniche e sanno dove attingere le informazioni.
Il professore Orsini nel suo studi divide gli attentatati in tre categorie: 1 quelli organizzati direttamente dai capi dell’Isis; 2 organizzati dai lupi solitari; 3 quelli delle cellule autonome. Naturalmente per ogni categoria fa l’esempio concreto. L’attentato di Parigi del 13 novembre 2015 e quello di Bruxelles, fanno parte della 1 categoria.
Orsini nel suo studio ha monitorato anche la «gerarchia dell’odio» da parte dei jihadisti nei confronti dei paesi europei.
Certamente secondo Orsini, l’Italia è odiata meno perché in quelle regioni mediorientali non ha un ruolo combattente. In nessun paese l’Italia «ha mai elaborato un piano contro i terroristi nonostante le organizzazioni jihadiste siano presenti […]».Orsini è convinto che i jihadisti non odiano le nostre libertà, le nostre società, ma ci uccidono perchè noi uccidiamo loro. Sembra che nella mentalità dei terroristi prevalga il concetto che «noi musulmani dell’Isis vorremmo essere liberi di scannarci con i musulmani moderati». «Il problema è che tutte le volte che siamo in vantaggio, gli occidentali accorrono in difesa dei musulmani moderati e ci costringono ad arretrare. Questa è la ragione per cui vi attacchiamo».
Il 3° capitolo, Orsini risponde alla domanda se l’Italia corre qualche pericolo di essere attaccata. Secondo i dati in possesso dello studioso sembra che al momento non ci sono particolari pericoli, anche perché l’Italia non ha mai contribuito a bombardare in Siria. Inoltre non ci sono attentati perché nel nostro Paese esiste un’efficace strumento dell’espulsione da parte del nostro governo nei confronti dei radicalizzati. Certo è anche perché abbiamo dei servizi segreti efficienti che vantano una lunga esperienza costruita negli anni in cui erano impegnati contro il terrorismo delle BR. Anche se per Orsini questo non significa nulla, perché i terroristi hanno colpiti quei Paesi dove c’erano i migliori servi segreti del mondo, vedi Russia, Stati Uniti, Israele.
Nel 4° capitolo, Orsini insiste sul fatto che l’Isis non è quello che ci hanno raccontato i mass media: «è il nulla che avanza nel niente». Orsini precisa, a proposito di quelle immagini più volte mandate in onda della bandiera nera in Piazza S. Pietro: l’Isis non aveva nessuna possibilità di marciare su Roma. I media italiane, attraverso la ripetizione ossessiva di quell’immagine, hanno cercato di atterrire le persone inducendole a credere che lo Stato islamico fosse una minaccia enorme.
Orsini fa una dura critica alle televisioni italiane e peraltro lamenta la traduzione in italiano di pochi testi importanti sul terrorismo. A questo punto Orsini si lancia in una accesa polemica contro un certo modo di fare giornalismo in Italia, puntando l’attenzione sull’importanza dello studio del terrorismo. Un giornalista non deve aver paura di andare anche controcorrente. «Un vero studioso non si identifica con un’ideologia, ma con un metodo di studio, che è basato sull’osservazione della realtà. Perciò deve essere sempre pronto ad attaccare il senso comune, di conseguenza, ad accettare il disprezzo del pubblico che causa isolamento e solitudine».
Ritornando all’Isis, Orsini è convinto che anche senza uno Stato, l’Isis può compiere lo stesso attentati. «Il problema è capire di quale tipo saranno». Molti dipende anche se i due gruppi terroristici di Isis e al-Qaeda ritornano ad avere rapporti di collaborazione, se questo avviene, allora aumenteranno i pericoli per la nostra sicurezza. Se resteranno divisi, quindi nemici, i pericoli per noi diminuiranno. Attenzione il professore ricorda che le divisioni tra l’Isis e al-Qaeda sono per questioni personali e non ideologiche, inoltre secondo Bruce Hoffman, il maggiore esperto al mondo di terrorismo, le convergenze tra i gruppi, sono maggiori delle divergenze.

Domenico Bonvegna

LA RECENSIONE. “Belle ripiene” di comicità e di talento

Di Fausta Testaj’

Vale davvero la pena, uscire di casa,prendere la macchina e parcheggiare nelle vicinanze del Teatro Vittorio Emanuele di Messina dove sarà in scena, a conclusione della sua importante tournèe, Martedi 15 e Mercoledi 16 la “gustosa” commedia “BELLE RIPIENE”prodotta dal Teatro Sistina di Roma scritta da Giulia Ricciardi su un soggetto dello stesso regista Massimo Romeo Piparo.Assistere a questo spettacolo per le spettatrici oltre che un vero divertimento sarà una catarsi perchè nei racconti delle protagoniste : ADA( un’impeccabile Tosca D’Aquino), LEDA (una sofisticata Roberta Lanfranchi) ,DADA (una Strepitosa coatta Romana interpretata da Samuela Sardo) e IDA (una sorprendente Rossella Brescia), si compenetreranno del tutto.Ad apertura di sipario  gli spettatori della pièce saranno gradevolmente sorpresi da un delizioso odorino di soffritto, la novità portata in scena è che le protagoniste cucinano davvero infatti oltre alle prove per il normale allestimento teatrale la D’Aquino, la Brescia, la Lanfranchi e la Sardo hanno dovuto sostenere l’esame per acquisire il certificato H.A.C.C.P.per la somministrazione di cibo al pubblico che avrà il piacere di assaggiare “Lo Scrigno della Penisola Italiana alla Belle ripiene” (piatto creato apposta per lo spettacolo dallo CHEF Fabio Toso), il Risotto allo Zafferano e Gamberi Boreali, Le Mezze Lune Pere e Taleggio con crema di zucca e castagne e le perle di Salmone croccante con yogurt ed erba cipollina.

Si racconta di  quattro amiche, rappresentanti tutta la Penisola Italiana, che decidono di aprirsi un ristorante come forma di riscatto della loro vita piena di frustrazioni,La Campana ADA è lo Chef, separata dal marito perchè la tradisce prima con una donna e poi si sposa con un uomo, la Pugliese IDA è piena di debiti e di ipoteche, la coatta Laziale DADA ha un marito che lei chiama Peter da Peter Pan perchè le ha fatto fare cinque figli ma non se ne occupa affatto preferendogli il calcetto e la pizza con gli amici e costringendo la poveretta a portarsi i bimbi piccoli al lavoro non sapendo con chi lasciarli anche la più sofisticata delle quattro, la Lombarda LEDA nasconde la sua insoddisfazione per non aver potuto avere figli, dicendo di essere una Children free.

Tra un racconto e l’altro le ragazze aspettano con inpazienza l’ispettore, nella speranza che gli assegni la famosa stella Michelin ma quando il loro sogno finalmente si realizza subentra un avvenimento inaspettato che tenterà di infrangerlo.Si può pensare che con le disavventure di queste quattro cuoche si divertino solo le donne invece anche gli uomini ridono a crepa pelle grazie soprattutto agli straordinari tempi comici delle protagoniste che riescono anche ad interpretare i  loro personaggi senza strafare( ed era cosa facile),senza andare sopra le righe, mantenendo un’interpretazione misurata.

Fantastica la scenografia di TERESA CARUSO una vera cucina all’Americana girevole con delle telecamere posizionate sopra il palco e dei piccoli schermi messi in modo da far vedere tutti i movimenti che compiono le attrici per cucinare.Divertenti i costumi di CECILIA BETONA,incisive e vivaci le luci di  DANIELE CEPRANIed il Suono di DOMENICO AMATUCCI.Se si vuole passare una serata vedendo qualcosa veramente diversa dalle solite proposte teatrali , in allegria e spensieratezza  ed in compagnia di quattro vere professioniste direi che questo è uno spettacolo assolutamente da non perdere.

Le notizie in evidenza sui giornali di martedì 15 gennaio. Battisti in Italia, in carcere a Oristano – Torna il rischio recessione

Rischio recessione. Si moltiplicano i segnali di un più lungo rallentamento della crescita di Eurolandia. I dati sulla produzione industriale di novembre sembrano escludere la possibilità che il pil dell’Unione monetaria possa rimbalzare, se non marginalmente, nel quarto trimestre del 2018 – come si prevedeva – dopo il +0,2% registrato in estate. Il dato segna una flessione dell’1,7% mensile, dopo una revisione al rialzo dell’incremento di ottobre, portato al +0,1% dal -0,1% inizialmente pubblicato – e un decremento del 3,3% rispetto al novembre 2017. È il peggior dato degli ultimi tre anni. E anche dalla Cina le notizia non sono positive: le esportazioni di Pechino a dicembre, hanno registrato una caduta inaspettata del 4,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, riportando il peggior dato mensile da due anni a questa parte. Le importazioni, per di più, hanno registrato un calo del 7,6 per cento, il declino più forte dal luglio 2016. Di conseguenza, il trade surplus cinese mensile è stato di 57,06 miliardi di dollari. Al quadro si aggiunge il fattore valutario, penalizzante per l’export cinese. Lo yuan sta crescendo a vista d’occhio dai minimi raggiunti in ottobre, con una crescita dello 0,9% fino a raggiungere quota 6,7 per dollaro sull’anno.

Banche. La Vigilanza bancaria avrebbe inviato una missiva alle banche italiane nello scorso mese di dicembre contenente una deadline per ogni istituto per azzerare gli Npl, orizzonte che mediamente si aggirerà attorno al 2026. La richiesta di Francoforte sui crediti deteriorati emersa venerdì con il caso Mps, a cui la Vigilanza ha imposto di azzerare il peso degli Npl in portafoglio entro sette anni, non è insomma isolato. Ma se è vero che la Vigilanza Bce ha rivolto l’invito di alzare progressivamente le svalutazioni sui crediti deteriorati a tutte le banche europee, è anche vero che il tema riguarda da vicino soprattutto il settore italiano del credito, su cui pesa il fardello più rilevante dei crediti deteriorati su scala europea. Intanto, proprio sul fronte italiano, si va concreto il rischio che i cinquecento milioni di euro stanziati nella manovra per rimborsare i risparmiatori vittime dei crac bancari possano finire congelati fino al 2020 per un contenzioso con l’Europa. Una beffa che il governo avrebbe potuto evitare ascoltando il parere tecnico formulato dagli esperti del Tesoro lo scorso dicembre, alla vigilia delle modifiche alla legge di Bilancio, come risulta da un documento datato 16 dicembre nel quale l’ufficio di coordinamento del ministero dell’Economia metteva in guardia dal rischio di una procedura d’infrazione per alcune norme tecnicamente sballate, invitando l’esecutivo a non recepire alcune modifiche alla legge di Bilancio contenute in un emendamento dei 5S. ma il governo decise di estendere comunque la platea dei rimborsi a microimprese e onlus.

Politica interna

Cesare Battisti. Cesare Battisti, atterrato ieri a Ciampino dopo l’arresto in Bolivia, non è stato rinchiuso a Rebibbia, come inizialmente ipotizzato, ma nel di massima sicurezza di Massama, a Oristano, dove è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri scortato dagli agenti del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria. Dopo 38 anni di latitanza, l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo comincerà a scontare le condanne all’ergastolo per quattro omicidi, con isolamento diurno per sei mesi. Sono stati i poliziotti della Criminalpol e dell’Antiterrorismo a bloccarlo sabato a Santa Cruz, in Bolivia, dopo un’indagine lampo. Battisti è rimasto in silenzio durante il suo sbarco a Ciampino. In una stanza dello scalo romano, due funzionari di polizia gli notificano gli atti delle varie procure e gli comunicano il trasferimento ad Oristano. Lui, muto. Non una parola. Il criminale che insieme ad altri criminali chiamati Proletari Armati per il Comunismo mette a segno quattro omicidi. Poi l’evasione dal carcere di Frosinone nel 1981, la fuga in Brasile passando, prima, e a lungo, per una vita nuova costruita in Francia, a Parigi. Critiche bipartisan invece sulla presenza dei ministri Salvini e Bonafede a Ciampino. Dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani (FI), per il quale “si accolgono le vittime, non i terroristi” — al quale fa eco la collega Mariastella Gelmini che parla di “trofeo Battisti” —, all’ex premier Paolo Gentiloni (Pd), che commenta: “Qualche passarella di troppo in aeroporto me la sarei risparmiata”.

Scenario politico. Questa sera al ristorante romano La Lanterna, in occasione di un evento organizzato dall’associazione “Fino a prova contraria”, sederanno allo stesso tavolo Maria Elena Boschi, Marco Carrai, Francesco Bonifazi, il presidente della Fondazione Open Alberto Bianchi da una parte e Matteo Salvini dall’altra. C’è dunque un terreno di confronto possibile tra la Lega e il Pd che si riconosce in Renzi? Da tempo è partito un tam tam che tende a ridurre le distanze, a collegare i puntini che potrebbero far incrociare le strade del ministro dell’Interno ed dell’ex premier. Intanto il M5S apre la propria campagna elettorale in vista del voto sulle europee con un messaggio on the road di Di Maio e Di Battista diretti a Strasburgo: un viaggio on the road insieme: ieri la prima diretta Facebook durante il viaggio per Strasburgo: “Stiamo di nuovo insieme dopo qualche mese e sono molto contento e fiducioso che si possano fare delle belle cose in Italia e mandare un messaggio anche in Europa”, dice Di Battista; “Come ho detto ho deciso di non candidarmi ma certe battaglie si portano avanti”. Ma la non candidatura di Di Battista non è ancora una certezza: rappresenterebbe per il M5S infatti un asso nella manica da calare in crso di campagna elettorale. Lato Pd, prime polemiche dopo la diffusione dei dati sui congressi locali, secondo cui Nicola Zingaretti sarebbe in vantaggio du Maurizio Martina. La polemica verte proprio sul fatto che siano filtrati numeri non ufficiali, e non sembra un buon viatico in vista della tornata elettorale europea, che si annuncia difficile. Nicola Zingaretti ha fiutato il rischio e consiglia ai dem di non affidarsi alla “teoria minimalista”, che dice “aspettiamo, facciamoli governare e poi gli italiani torneranno da noi”.

Politica estera

Omicidio del sindaco di Danzica. Pawel Adamowicz, sindaco 53enne di Danzica, è morto ieri dopo essere stato accoltellato nella serata del 13 gennaio da un 27enne che accusava l’opposizione liberale di averlo “torturato” con un’incarcerazione ingiusta. L’aggressione è avvenuta nel corso del concerto benefico in diretta tv organizzato dalla Ong “Wosp” che raccoglie fondi per reparti di pediatria e organizza corsi di pronto soccorso. Con Pawel Adamowicz se ne va uno dei politici più popolari della Polonia: cattolico, pragmatico, europeista e anti-nazionalista, considerato il simbolo della resistenza contro il sovranismo di Kaczynski: quando il governo proponeva leggi che limitavano i diritti omosessuali, Adamowicz offriva la città per “il più grande Gay Pride polacco”. Ai discorsi incendiari del premier Morawiecki controbatteva con la dolcezza, perché “la violenza fisica è di solito preceduta dal quella verbale. Se il linguaggio delle élite viola ilimiti genera sempre più violenza”.

Brexit. Questa sera il Parlamento inglese è chiamato a votare l’accordo sulla Brexit; “date una seconda occhiata alla mia proposta” ha detto ieri la premier Theresa May, nel tentativo di convincere i deputati di Westminster ad approvare il suo accordo, evocando il rischio di una spaccatura del Regno Unito, rafforzando le tendenze indipendentiste in Scozia e il desiderio di riunificazione in Irlanda. L’accordo raggiunto è un compromesso, ha detto la premier, e come tale non ideale, ma è anche “l’unico mezzo possibile per garantire l’uscita dall’Unione Europea”. La May ha anche annunciato di avere ricevuto una lettera dalla Ue che contiene nuove rassicurazioni sulla “backstop”, la garanzia che non si tornerà a un confine interno in Irlanda,che è il punto più controverso dell’accordo. Ma si prevede che l’intesa proposta dalla premier potrebbe subire una sconfitta schiacciante, cosa che aprirebbe due scenari: un no deal con rottura traumatica, e conseguenze economiche nefaste, o un nuovo referendum.

L’uovo di Instagram, ecco il post più amato di sempre. Eppure è solo un uovo

Per favore non aspettarti che quello che leggerai abbia davvero un senso. Ma resta il fatto che domenica notte, la foto di un uovo, arancione e leggermente lentigginoso, ha battuto perfino l’annuncio della nascita di Kylie Jenner, diventando il post più amato di Instagram di sempre.

L’uovo è incrostato di diamanti? L’uovo ha un famoso canale YouTube di cui nessuno ha mai sentito parlare? È una celebrità sexy? No. Nessuno dei precedenti. Solo un uovo. Eccolo.

L’uovo di Instagram

Questo è tutto. Questo è l’uovo che più di 24 milioni di account hanno “gradito” a partire da lunedì mattina, quando ancora guadagnava i like ad un ritmo vertiginoso.

Non sappiamo ancora chi ha pubblicato l’uovo il 4 gennaio, perché è stato pubblicato, o perché questo tentativo di impostare un record ha funzionato.

Né siamo in grado di spiegare perché questo è accaduto. A volte, la volontà di Internet è davvero difficile da prevedere, e in questo caso, Internet ha deciso che era in quell’uovo.

Eppure, potresti deridere il significato culturale dell’uovo a tuo rischio e pericolo.  Se tutti quelli a cui è piaciuta la foto avessero creato una nuova città, sarebbe la seconda più grande al mondo dopo Shanghai. Se dovesse crescere al ritmo attuale, i fan dell’uovo potrebbero presto superare la popolazione dell’Australia.

SudOnLine quotidiano di Domenica 13 gennaio. Lezzi: “Nessuno prenderà un euro al Sud” – La cattura di Cesare Battisti – I primati del Regno: quando Napoli era la capitale dell’omeopatia

L’edizione di domenica 13 gennaio 2019 del “Sud On Line”, il giornale dedicato al Mezzogiorno. Ma non solo. Notizie, approfondimenti e curiosità. Un giornale gratis per i nostri lettori. Per la piena funzionalità del giornale e per i collegamenti occorre scaricare il Pdf.

L’Altra storia del Sud: quando Napoli era la capitale dell’omeopatia

Christian Friederich Samuel Hahnemann pubblica nel 1796 il “Saggio su un nuovo principio per dimostrare il valore curativo delle sostanze medianali “, che costituisce una pietra miliare della sua ricerca umana e scientifica, dopo una periodo di profonda crisi come medico che utilizzava le tecniche del tempo. Nasce così l’Omeopatia in Germania affermando il principio di malattia intesa come alterazione della Forza Vitale che si esprime come un quadro di sintomi, fisici e mentali, complessi e fortemente legati all’individualità del paziente, curabile attraverso l’impiego di rimedi simili alla malattia (Similia cum similibus curentur).
Napoli, vivace capitale europea della cultura e della scienza illuministica del tempo, recepisce precocemente il messaggio innovativo della nuova dottrina.


Samuel Hahnemann


L’”Osservatore Medico” di Napoli (anno II pag.48-49; anno III pag. 104-147) pubblica già nel 1801 notizie sull’omeopatia, in particolare sull’uso di Belladonna nelle epidemie di scarlattina. Bisognerà attendere il 1821, un decennio dopo la pubblicazione dell’Organon di Hahnemann, opera fondamentale della Medicina Omeopatica, per poter constatare i primi impieghi clinico-terapeutici della nuova dottrina a Napoli. La circostanza politica e militare si concretizza quando Ferdinando I decide di chiedere l’aiuto delle armate austriache per sedare sommosse e ribellioni. Giunti a Napoli, i notabili austriaci, ufficiali e medici, propongono un incontro culturale presso l’Accademia Reale delle Scienze.
Molti dei medici militari al seguito delle truppe austriache praticavano l’Omeopatia, come lo stesso Mathias Marenzeller, medico capo delle armate austriache. Carlo Filippo, Principe di Schwarzenberg, Feld-Maresciallo austriaco, si cura omeopaticamente ed è paziente dello stesso Hahnemann.
In questa occasione il barone Von Kòller dona alla Accademia la seconda edizione de [“’Organon dell’Arte del Guarire e la “Materia Medica Pura” di Samuel Hahnemann.

Francesco Romani


L’Accademia Reale di Napoli incarica Alberto di Schoenberg, medico militare austriaco, di recarsi da Hahnemann, per apprendere i fondamenti della nuova dottrina. Al suo ritorno, Schoenberg fa una esposizione sulla metodologia omeopatica: “Il sistema medico di Samuel Hahnemann” alla reale Accademia delle Scienze di Napoli (1822).
I medici della città partenopea (tra i primi Cimone) iniziano a utilizzare autonomamente i rimedi omeopatici ottenendo i primi successi.
Nel 1824 viene tradotto da Bernardo Quaranta, in italiano, l’Organon. Successivamente lo farà Cosmo de Horatiis (1841).
Georg Necker di Melnik, medico militare austriaco, si stabilisce nella città partenopea aprendo un dispensario e ottenendo i primi importanti risultati.
L’entusiasmo valica i confini della città. Il Principe di Wuttenberg, venuto in Italia per motivi di salute, viene curato dallo stesso Necker con successo.
Medici e cattedratici napoletani diventano allievi di Necker, tra questi Francesco Romani, Giuseppe Mauro e Cosmo Maria de Horatiis direttore della Clinica Chirurgica dell’Università di Napoli.
De Horatiis diviene medico di Francesco I, curandolo con successo con l’omeopatia, di una fastidiosa angina. Nel 1826, Giacomo Tomasini, allopata della famiglia reale, poi convertito alla omeopatia, nell’ambito di un viaggio di aggiornamento sulla sanità nel Regno delle Due Sicilie, riferisce sul sistema medico di Hahnemann, in una seduta all’Accademia: «… Che in principio egli aveva ritenuto assurde le pretenzioni di Hahnemann, ma poi molti fatti lo avevano convinto che con il metodo omeopatico si vincono ostinate affezioni ribelli a tutti gli altri tentativi, e si frenano pur anche alcune acute infiammazioni…”.
L’eco di guarigioni impensabili per la medicina dell’epoca, ottenute a Napoli con l’Omeopatia, oltrepassano i confini del Regno delle due Sicilie.
Nel 1828 Sebastiano de’ Guidi, medico campano che esercita a Lione, dove è riparato per motivi politici, raggiunge Pozzuoli per sottoporre la moglie affetta da patologie respiratorie, a cure mediche.
De’ Guidi tramite il Cimone, omeopata dell’area flegrea, conosce il Romani ritenuto caposcuola dell’omeopatia a Napoli e gli affida la moglie che guarisce rapidamente.
Ciò spinge de’ Guidi ad abbracciare l’Omeopatia e a divenire allievo del Romani. L’incontro di de Guidi con Cimone e Romani è il ponte di collegamento tra Napoli e la Francia.


Fonte: Museo della medicina ospedale incurabili