False interviste, volti noti, testate giornalistiche imitate nei minimi dettagli e piattaforme di trading che cambiano nome di continuo. È il meccanismo di una truffa online sempre più diffusa, che sfrutta la credibilità di politici, economisti, giornalisti e personaggi pubblici per convincere gli utenti a investire denaro in presunte operazioni ad alto rendimento.
Il raggiro parte spesso da post sponsorizzati su Facebook e Instagram. Le inserzioni rimandano a falsi articoli, costruiti graficamente per sembrare pubblicati da grandi testate come la Repubblica. All’interno compaiono interviste mai avvenute, dichiarazioni inventate e accuse clamorose rivolte a banche o istituzioni, con l’obiettivo di attirare l’attenzione e indurre il lettore a cliccare.
I volti usati per dare credibilità alla truffa
Tra i nomi sfruttati dai truffatori compaiono Giorgia Meloni, Elisabetta Belloni, Mario Draghi, Lucrezia Reichlin, Antonio Scurati e diversi giornalisti, tra cui Sigfrido Ranucci, Enrico Mentana e Milena Gabanelli.
Il meccanismo è sempre lo stesso: una personalità nota viene falsamente associata a un’intervista televisiva o giornalistica in cui consiglierebbe una piattaforma di investimento. In un caso citato da Rai News, un utente racconta di essersi fidato di una presunta intervista a Milena Gabanelli vista sul cellulare e di aver perso tutto.
Nessuno dei personaggi coinvolti ha mai suggerito investimenti di questo tipo. Le dichiarazioni sono completamente inventate e servono solo a rendere credibile la trappola.
Come avviene l’adescamento
L’adescamento parte da pagine social create appositamente, con nomi generici o apparentemente giornalistici come Prima Italia, Italia Ora, Tutta Italia, Global Insight, Heather Schmid o Trash Fire.
Cliccando sull’inserzione, l’utente viene indirizzato a un falso articolo. Da lì, un link porta alla piattaforma di investimento. Anche i nomi delle piattaforme cambiano continuamente: Credoravia, Oxelvian, Fortunezza, ImmediateForce, Vercadix, Salda Capitòn, Valutorre, Valor Guadagivon. Sono denominazioni generate in modo automatico, spesso con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
L’uso dell’AI consente ai truffatori di produrre rapidamente contenuti credibili, immagini di identità false e, in alcuni casi, deepfake.
Dalla registrazione alla telefonata del call center
Una prova sul campo condotta con l’esperto di sicurezza informatica Pierguido Iezzi e la squadra cyber di Maticmind ha permesso di ricostruire il percorso seguito dalla vittima.
Il link porta a una pagina di trading attraverso reindirizzamenti difficili da notare. L’utente arriva così su piattaforme come Fortunezza, collegate ad altri siti creati appositamente. Qui viene chiesto di inserire nome, cognome, indirizzo e-mail e numero di telefono.
Dopo pochi minuti arriva la chiamata da un call center. L’operatore spiega che il denaro sarà trasformato in criptovalute, che sui rendimenti non si pagheranno tasse e che sarà possibile rientrare dell’investimento in qualsiasi momento.
Segue poi l’invio di una mail con le istruzioni per versare una prima somma, di solito 250 euro, tramite bonifico o carta di credito.
Iban, identità false e piattaforme fantasma
Le comunicazioni appaiono professionali. Le e-mail indicano il nome di un presunto referente, una foto spesso generata con l’intelligenza artificiale e domini che suonano affidabili, come quelli che richiamano la Svizzera o il mondo finanziario.
In realtà, questi domini non hanno alcun legame con le piattaforme su cui l’utente si è registrato. I bonifici vengono indirizzati verso Iban intestati a soggetti o società difficili da ricostruire.
Una volta effettuato il primo versamento, la vittima viene spinta a investire somme sempre maggiori. Quando prova a ritirare il denaro, iniziano rinvii, richieste di ulteriori pagamenti, commissioni o presunte verifiche fiscali. Alla fine, i soldi spariscono.
Il ruolo delle piattaforme social
Il fenomeno riguarda soprattutto Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, dove circolano molte inserzioni sponsorizzate fraudolente. La policy dell’azienda prevede controlli preventivi attraverso strumenti di intelligenza artificiale e apprendimento automatico per identificare e rimuovere contenuti illegali.
Eppure, molte pubblicità truffaldine riescono comunque a passare i filtri. Negli Stati Uniti, il procuratore generale della Pennsylvania, Dave Sunday, ha chiesto a Meta di rivedere le proprie procedure di controllo sugli annunci fraudolenti legati agli investimenti. In alternativa, ha proposto lo stop totale alla pubblicazione di inserzioni di questo tipo.
Non solo social: i falsi articoli anche su siti web
Meccanismi simili si trovano anche su siti che imitano portali informativi o finanziari, con inserzioni camuffate da articoli giornalistici. L’obiettivo è sempre lo stesso: convincere l’utente che una fonte autorevole stia raccomandando un investimento sicuro e molto redditizio.
Il consiglio resta uno: non fidarsi mai di chi promette guadagni elevati, rapidi e senza rischi. Nessun politico, giornalista, economista o personaggio pubblico serio può garantire rendimenti miracolosi. Oltre alla perdita di denaro, le vittime rischiano anche che i propri dati personali vengano riutilizzati in altre truffe, compresi schemi basati su deepfake e identità false.